The Danish Girl | Tra realtà e cultura di massa

Qual’è la trama di The danish girl e qual’è la vera storia, tra realtà e cultura di massa, di Lili Elbe una delle personalità danesi più importanti di sempre.

The Danish girl è un romanzo scritto da David Ebershoff, edito in Italia da Giunti, per il quale ho avuto una lettura alquanto insolita, almeno rispetto ai miei standard di divoratrice di pagine e quindi di libri.

Acquistato poco dopo la sua pubblicazione nel Febbraio del 2016, l’ho ovviamente iniziato come mio solito pronta a finirlo, nel giro di qualche giorno. Invece per una serie di circostanze tra cui l’avvio di Erudito Burger Bar, le cose sono andate in maniera infinitamente diversa.

Dire che avevo preso sottogamba, la mole di lavoro che si cela dietro l’avvio di un’attività, è un pallido eufemismo! Ma tralasciando quanto è stato totalizzante quel periodo, torniamo a The danish girl, e al fatto che l’ho ripreso in mano a distanza di mesi da quel Febbraio, dopo aver ceduto alla tentazione di vedere il film che il libro ha ispirato.

Ecco quindi che mi sarà difficile parlare solo del libro, anzi penso che affrontare di concerto il romanzo, il film e la realtà, che effettivamente ha poco a che fare con i primi due, riesca a sciogliere molti dubbi in merito a chi era la “ragazza danese” nella realtà e chi è diventata nella cultura di massa, in senso letterario e cinematografico.

Ricominciata la lettura da zero, avevo ormai nella mente i volti degli attori Eddie Redmayne per Einar Wegener & Lili Elbe,  e di Alicia Vikander per Gerda Wegener, quindi non sono riuscita a staccarmi da quest’immagine per crearne una mia. Questo non l’ho mai ritenuto un problema, insomma non è stata la prima e non sarà di certo l’ultima volta che vedo un film prima di leggere il libro da cui è tratto. Il problema sorge quando nella lettura si riscontrano una serie di “interruzioni” imposte dall’autore stesso, che durante tutto il romanzo sospende la descrizione in corso per fare una digressione, neanche troppo breve; su un avvenimento a cui il personaggio in quel momento volge il pensiero.

Questa tecnica narrativa, si trova spesso in romanzi più lunghi, nel nostro caso parliamo di un romanzo di 367 pagine, nota al testo e ringraziamenti compresi! Ne risulta quindi un racconto un po’ caotico, dove una lettura che per combinare gli impegni del quotidiano deve essere interrotta; fatica ad essere ripresa e quindi a trasportare il lettore, come una trama del genere vorrebbe.

Quindi sicuramente consiglio di leggere questo libro, ma di farlo solo se si decide di leggerlo tutto d’un fiato onde evitare di perdere il ritmo, di una così intensa trama.

Qual’è la trama di The Danish girl e di cosa parla il libro?

The Danish girl, il libro! è un romanzo ispirato a fatti realmente accaduti ma non da intendersi come un riferimento se si vuole conoscere la reale storia di Lilli Elbe, Greta Wegener ed Einar Wegener. Per quello ci si dovrà rifare al testo (non tradotto in italiano) Man into Woman pubblicato nel 1933, acquistabile online e sicuramente anche in qualche libreria in centro, che tratta libri in lingua.

Il romanzo, ambientato (almeno nella prima parte) a Copenhagen in Danimarca, inizia con la narrazione di quella è la vita di una coppia di pittori sposati da meno di dieci anni. Gerda ed Einar che all’epoca era alquanto famoso, con i sui paesaggi raffiguranti sostanzialmente sempre lo stesso soggetto, ossia la palude non lontano da quella che fu la sua casa d’infanzia.

Gerda, anche lei pittrice ed ex allieva del professor Einar Wegener,

trascorreva come suo marito le giornate a dipingere

(nel suo caso), ritratti di committenti borghesi davvero poco ispirati e privi d’alcun carattere. A differenza di Einar, Gerda è solita indossare il suo camice, originariamente bianco, ormai irrigidito da macchie di vernice, a protezione di abiti di quello che era lo stile femminile dei primi anni del ‘900, dettaglio apparentemente irrilevante se non fosse che sono proprio gli abiti e i tessuti a farla da padrone durante tutta la storia.

Entrambi pittori ma non di uguale successo. Gerda viene considerata come la moglie di Wegener e non come la pittrice che di li a poco si troverà suo malgrado a diventare, proprio grazie ad un abito che per citare Dante Alighieri ne “La divina commedia” fu galeotto, e segnò quello che fu il destino di entrambe.

E scrivo entrambe, non come errore di battitura, ma perché da quel momento in cui Gerda chiesa ed Einar di posare per lei, vestendo i panni di una cantante lirica. Quello che dapprima sembra essere il primo momento in cui Einar entra in contatto con il suo alter-ego femminile, battezzato dalla cantante lirica in questione Lili, è invece solo il momento in cui il vaso di Pandora viene definitivamente aperto, dopo che già da ragazzo Einar ci aveva sbirciato dentro, senza seguito.

Invitati ad un evento mondano, Greta suggerisce ad Einar di accompagnarla nei panni di Lili, che superato l’impaccio iniziale cede infine alle lusinghe di un pittore omosessuale, che finge di essere attratto da Lili, ma che in realtà ha riconosciuto in lei lo stesso Einar.

Ciò di cui viene reso partecipe il lettore, nel corso della narrazione, è che Einar non percepisce se stesso come omosessuale, Einar infatti sente di essere Lili, ossia si sente donna.

Questo senso di frustrazione esistenziale aumenterà sempre di più nel corso della narrazione raggiungendo il suo climax, neanche a dirlo, alla fine del libro dove il tutto si perde nell’immensità e nella profondità della vita stessa.

Nonostante possa sembrare che sia Lili/Einar (è proprio il caso d’invertire l’ordine dei nomi) l’eroina di questo romanzo, quest’onere è invece riservato a sua moglie Gerda, che si troverà da sola, salvo qualche breve intromissione del fratello e di Hans un amico d’infanzia di Einar e commerciante d’arte, a sostenere da sola il peso della trasformazione del marito.

The Danish girl è quindi, non soltanto la storia del(la) prim(a) transgender della storia, ma quella intima di un matrimonio e di quanto questo possa sopportare pressioni proteggendo chi vi è, per così dire, all’interno offrendo sempre un rifugio sicuro, al di là di quelli che sono i conflitti interiori, che sono il binario lungo il quale l’intera storia, su più fronti evolve.

Gerda è stata per suo marito questo; sin da quando scelse di andare a Parigi (era il 1912 nella realtà) per evitare “imbarazzi sociali” al marito, finendo poi con il diventare lei stessa una famosa pittrice chiamata (nella realtà) ad illustrare anche su Vogue!! e non solo. La sua musa divenne proprio suo marito, nelle vesti che meglio gli appartenevano di Lili Elbe, una giovane poco più che ventenne dai tratti ovviamente androgeni, ma più che altro dalla voce flebile e dal passo leggero, in netto contrasto con quella che invece è stata la sua forza nel sottoporsi a quelle che (nella realtà), sono passate alla storia come le prime operazioni volte al cambio di sesso.

Chi è stata realmente Lili Elbe?

In sostanza, seppur lo stesso autore nella sua nota al testo sottolinea che si! si è ispirato a fatti realmente accaduti, ma che la sua è un’opera di fantasia, risulterà difficile scindere la Lili Elbe del romanzo, da quella che è passata alla storia come la prima transessuale della storia e divenuta per tanto icona del movimento LGBT.

Leggendo queste pagine, o guardando il film, lo sforzo che si dovrà fare sarà quello di entrare nella mente del personaggio di Lili e percepire il suo sentirsi donna, come lo stesso autore ha effettivamente fatto a sua volta esagerando (chiaramente), quando descrive il momento della prima operazione come rivelatore di un piccolo sistema riproduttivo femminile, delle ovaie atrofizzate, a supporto “scientifico” del senso di non appartenenza al genere maschile in cui Lili era nata, nelle evidentemente errate sembianze di Einar.

Dobbiamo percepire la fiducia che questa persona aveva nel suo sentirsi donna, al punto da recarsi da sola in Germania per sottoporsi ad una serie di interventi di riassegnazione sessuale, pur sapendo che mai prima di allora si era tentato qualcosa di simile.

La prima, la più coraggiosa! ecco perché la cultura di massa la conoscerà sempre come LA ragazza danese,

una ragazza nata a Vejle il 28 dicembre 1882, che a seguito delle operazioni smise persino di dipingere non identificandosi più come pittrice, in quanto quella era un’etichetta di Einar Wegener e non Lili Elbe.

Gli anni dell’operazione

Nel 1930 Lili Elbe si recò in Germania per sottoporsi al primo intervento chirurgico di riassegnazione sessuale, all’epoca ancora sperimentale.

Nel complesso di sottopose a cinque operazioni. Il primo intervento fu la rimozione dei testicoli (orchiectomia) sotto la supervisione del sessuologo berlinese Magnus Hirschfeld. La seconda operazione consistette nella rimozione del pene e nel trapianto delle ovaie, rimosse in un secondo momento con altri due interventi occorsi a causa di un rigetto e di altre gravi complicazioni. La quinta operazione fu il trapianto dell’utero, per poter consentire a Lili, allora quasi cinquantenne, di diventare madre.

La sua storia sul cambio di sesso suscitò la curiosità della stampa in Danimarca e in Germania, tanto che l’allora re di DanimarcaCristiano X, invalidò il suo matrimonio con Gerda nell’ottobre del 1930. Nel romanzo invece, l’annullamento del matrimonio viene descritto come originato da Gerda che si reca dalle autorità le quali, conoscendo i fatti archiviarono rapidamente la pratica, classificando Einar come scomparso e non morto, in quanto non vi era alcuna tomba.

Sempre nel 1930 Lili, riuscì a ottenere il riconoscimento legale del suo nuovo sesso e il cambio di nome, ricevendo il passaporto come Lili Elbe. Ovviamente nel romanzo tutto questo trambusto burocratico viene romanzato, descrivendo solo il modo romantico il cui Lili sceglie il suo nuovo cognome.

Dopo il cambio di sesso smise di dipingere, sostenendo che fosse un qualcosa che apparteneva solo a Einar, e anche nel romanzo nonostante Gerda la spronasse, si evidenzia un certo calo di interesse anzi persino, assenza di ricordi legati ad eventi legati alla pittura.

Lili Elbe morì nel 1931 a causa di complicazioni, tre mesi dopo la sua quinta e ultima operazione. Si pensa che la causa della sua morte, avvenuta il 13 Settembre di quell’anno, sia stato il rigetto dopo l’impianto dell’utero, che avrebbe dovuto darle la possibilità di diventare effettivamente madre. Venne sepolta a Dresda, in Germania.

I quadri di Gerda e qualcosa su di lei

I quadri che vediamo nel film, non sono quelli realmente dipinti da Gerda Wegener. Sono infatti rifacimenti, ispirati allo stile della pittrice ma decisamente più somiglianti agli attori del film, per ovvi motivi.

Nella realtà questa pittrice e illustratrice nata a Hammelev il 15 Marzo 1886, oltre ad essersi mostrata al grande pubblico come la raffiguratrice di Lili, sua musa; divenne nota anche per le sue illustrazioni, tra le altre di natura erotica. Nel film questo aspetto della pittrice, viene evidenziato in un atteggiamento di forte intesa, gioco e curiosità sessuale che Gerda condivideva con suo marito Einar.

Dopo l’annullamento del matrimonio ad opera del sovrano danese Cristiano X, Gerda si risposò con un ufficiale militare italiano: Fernando Porta, e si trasferì in Marocco. Lì visse per diversi anni ma finì col divorziare dal marito, quindi tornò in Danimarca, dove morì a Frederiksberg il 28 Luglio 1940.

Il film, se non fosse chiaro da quella che è la trama e la vicenda narrata nel complesso, è di genere drammatico. Evidentemente non è un film leggero, anzi richiede una profonda attenzione e introspezione. Senza dilungarmi troppo, che credo di essere stata sufficientemente esaustiva, vorrei concludere con un pensiero fatto a posteriori. Come scritto all’inizio ho visto prima il film di leggere il libro, quindi se anche voi avete seguito quest’ordine, vi consiglio di rivedere il film!

Tutto il girato acquista uno spessore e ricchezza di dettagli che ad una prima visione, sono praticamente inesistenti, in quanto rimandano a fatti e dettagli che troviamo nel libro. Posso quindi dire che il libro è complementare al film, e sicuramente non me l’aspettavo.

Marzia

Il momento della scelta del vestito giusto quando sono nella cabina armadio, è di cruciale importanza!

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