Il libricino della felicità | Maria Beatrice Alonzi

Il libricino della felicità | Maria Beatrice Alonzi

Se la tua vita ad oggi non è come la vorresti e ti senti che arranchi ogni giorno trascinandoti dietro zavorre e convinzioni che oramai non ti appartengono, sappi che è qualcosa che puoi cambiare e lo puoi fare adesso.

Il cambiamento nasce da dentro, dal comprendere che la responsabilità: della nostra vita, del nostro successo, della nostra felicità dipende da noi, dipendono da te

Oggi, e in ogni momento delle 24 ore che compongono la tua giornata (ma è meglio se la notte dormi invece che rimuginare sulla tua vita), puoi decidere di cambiare le cose, di sbarazzarti di quello che non vuoi e soprattutto di quello che ti fa male: primo fra tutti il senso di colpa.

Maria Beatrice Alonzi nel suo “Il libricino della felicità” definisce il senso di colpa come:

il più potente guinzaglio del mondo

e ora che hai sentito questa definizione per la prima volta, così messa nero su bianco, tu sai che è vero. E lo sai perché spesso hai usato questo “strumento di controllo” sugli altri e ancora più spesso gli altri lo hanno usato su di te.

Ma il senso di colpa è qualcosa da cui liberarsi perché ti tiene incatenat* ad un passato che non è più modificabile in quanto tale, e allora che senso ha continuare a pensarci e a sentirsi in colpa?

C’è una bella differenza tra il sentirsi in colpa ed essere consapevole della tua responsabilità nei confronti di un determinato avvenimento nella tua vita, e tu hai la responsabilità della consapevolezza di te in ogni momento perché è l’unico vero controllo che potrai mai avere nella tua vita.

Solo tu, la tua vita, i tuoi sogni e il tuo impegno.

E ti dico nella tua di vita, perché devi anche smetterla di voler controllare gli altri, di volerli cambiare perché il tuo unico compito nella vita è di renderti felice e portare gioia e soddisfazione nella tua esistenza. Dato che ne hai solo una ti conviene farne buon uso e goderne appieno senza lasciarti schiacciare da pesi che non è tuo compito portare/sopportare, sganciandoti da tutti quei legami che di fatto ti impediscono di avanzare nel tuo percorso, nel tuo essere te stess* e se in questo percorso sentirai il bisogno di cercare, e di accettare un po’ di auto ben venga!

Tutti gli uomini e le donne che hanno raggiunto grandi obiettivi si sono lasciati aiutare.

Leggendo la parola legame magari hai anche pensato alla relazione che stai vivendo, o a quella dalla quale hai avuto il coraggio di separati prendendo un’altra strada, poiché oramai quella condivisa non andava più bene per te (e non era giusto nemmeno per l’altra persona continuare a condividere un percorso che non si vuole più davvero portare avanti insieme).

Fare il meglio che puoi è il massimo che puoi fare.

I motivi per i quali una relazione non funziona più per te possono essere davvero tanti e ti possono garantire che a prescindere dalla quantità questi “tutti” tu li sai bene. Ma indipendentemente da questo numero, in realtà ti basta un solo motivo per intraprendere un percorso diverso, ed è questo: “Tu non sei più felice in quella relazione”; basta, ti basta solo questo ed è il motivo più importante e l’unico che davvero conta.

Massi che ostruiscono la strada

Ogni aspetto della tua vita, anche il più piccolo ti costa impegno e attenzione, allora scegli di impegnarti per la tua felicità! È una strada che ti stancherà, che ti verrà voglia di abbandonare perché sì, cambiare è difficile e a dirla tutta è anche doloroso perché devi scardinare delle convinzioni che proprio tu (o qualcun altro in altri casi) hai non solo messo nella tua testa, ma hai provveduto a consolidare cementificando a dovere tenendotele ben strette come se fossero l’unica certezza della tua vita.

Aver sbagliato non è altro che la certezza di aver tentato.

Ti sentirai di romperti in mille pezzi, di sgretolarti fino a diventare polvere, ma sappi che da quella polvere tu proprio come la fenice risorgerai diventando non solo la tua miglior versione, ma anche l’unica possibile.

Così come hai letto in Brodo caldo per l’anima, troverai che anche le parole di Maria Beatrice Alonzi ti scaldano il cuore e ti insegnano che la prima persona che deve avere fiducia in te sei proprio tu!

Cominci. Non c’è altro che tu oggi debba fare: comincia.

Inizia a perdonarti, inizia ad amarti e ad accoglierti e ad avere fiducia in te, e se hai bisogno di una certezza dalla quale partire parti da questa:

Una fenice non pensa mai speriamo che anche questa volta vada bene, lo sa per certo” e questo vale anche per te.

Ora che hai finito di leggere queste righe fai tre bei respiri profondi, osserva la tua vita e prenditi l’impegno e la responsabilità di riempirla di felicità.

Perché per ottenere tutto ciò che si vuole

è necessario mettere a disposizione tutto ciò che si ha.


Titolo originale: Il libricino della felicità (italiano)

Autore: Maria Beatrice Alonzi

Prima pubblicazione: 2021

Prima pubblicazione in Italia: 12 Dicembre 2019

La mia edizione: 2019

Editore italiano: Il libro è un “self publishing

Collana: –

Genere: Autoaiuto, Crescita personale

Numero di pagine: 153

Preceduto da: Il libricino della felicità è il primo libro dell’autrice

Seguito daNon voglio più piacere a tutti – 2021

Pensa che ti passa | Francesco Muzzarelli

Pensa che ti passa | Francesco Muzzarelli

Diversamente da quanto ho scritto per il libro Le ore di Michael Cunningham, di questo libro mi ricordo bene il momento dell’acquisto.

Ero alla Borri Bookstore di Roma-Termini. Quando mi capita di essere nei paraggi mi ci fermo sempre anche se di base non ho in programma di acquistare alcun libro, anzi spesso finisco con l’aggiungere alla mia lista di libri da comprare altri libri che mi catturano per qualsiasi motivo.

Ma tornando al libro di cui scrivo in questo articolo, questo libro dalle dimensioni piccolissime era lì davanti a me, mi ci sono imbattuta per caso perché qualcuno lo aveva lasciato fuori posto. Ci siamo guardati, io l’ho preso in mano e colpita dalla carta paglia (quella che si trova in alcuni ristoranti come tovaglietta per capirsi), e dalle sue dimensioni “super tascabili” ho deciso di portarlo a casa con me, senza aver letto nulla ne dell’argomento né tantomeno dell’autore.

Dicotomia del controllo

Di conseguenza tutto quello che ho letto, e scoperto, in questo libro per me è stato una sorpresa costante. A posteriori lo posso tranquillamente definire un libro sullo stoicismo, non nel senso filosofico del termine, ma prettamente pratico. Che esistono infatti nella nostra vita tutta una serie di altre esistenze, situazioni, eventi, predisposizioni, facilitazioni che sfuggono il nostro controllo. Perché sì, è vero non possiamo assolutamente controllare tutto; Dunque imparare ad accettare ciò che non possiamo modificare è effettivamente il primo vero passo che possiamo e dovremmo tutti fare, nel momento in cui decidiamo di portare la nostra vita dove vogliamo.

È ovviamente diverso se nasciamo in un luogo piuttosto che in un altro, in una famiglia piuttosto che in un’altra, se la nostra mente ragiona nel modo più nel modo che più ci facilita rispetto a dover imparare a fare e ottenere tutto questo in maniera autonoma. Non si tratta di fattore C, quanto piuttosto di comprendere che esistono forze che appunto sono il risultato di azioni che altre persone hanno compiuto prima di noi e che noi ad oggi rispetto alle quali noi oggi subiamo l’influenza positiva o negativa che sia, ma

quando L’esito della valutazione primaria sopravanza quello della secondaria,

scatta la percezione di stress e si attiva il coping, lo sforzo di gestione intenzionale.

  • Nessun fattore esterno (situazione, accadimento) è in negativo positivo… Il bravo storico non si turba, perché si rende conto che non è accaduto nulla di grave.
  • È fondamentale distinguere ciò che è da noi controllabile da ciò che non lo è (si chiama dicotomia del controllo)
  • L’universo fa quello che deve… L’anima si calma quando trova d’accordo con ciò che accade
  • La forza di volontà è simile a quella di un muscolare, più si esercita più cresce. Il la tra virgolette programma del disagio volontario“ è un modo per allenarla tre… Rafforza l’animo e mitiga la paura in vista di prove future, fa riscoprire il valore di quello che sia, a destra prendere decisioni a tenere la rotta
  • Per essere meno vulnerabili nelle avversità, attuare la “premeditazione dei mali“
  • Riconoscere, accettare e denunciare i propri limiti
  • Astenersi dal giudizio per non confondere i fatti con le opinioni
  • Riconsiderare la propria mortalità giorno per giorno

Di volta in volta rispondiamo ai nostri pensieri, non alla situazione esterna in sé

Differenza tra intenzione e costanza


Titolo originale: Pensa che ti passa

Autore: Francesco Muzzarelli

Prima pubblicazione: 2019

Prima pubblicazione in Italia: 2019

La mia edizione: 2019

Editore italiano: Emi

Collana: –

Genere: Auto aiuto

Numero di pagine: 59

Preceduto da: –

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What it takes: quello che ti serve per farcela sei tu

What it takes: quello che ti serve per farcela sei tu

Maria Beatrice Alonzi, o semplicemente “Bea”, ci guida in un percorso evolutivo atto a riconoscere e affrontare tutti quegli schemi mentali, quelle idee indotte assorbite dall’esterno e che per qualche motivo abbiamo deciso di accettare come nostre! Iniziare il nostro viaggio, salendo sul treno della nostra vita e farlo con una guida all’altezza del compito, è un passo decisivo nel raggiungere la nostra vera essenza finalmente liberi di essere chi siamo ed esprimerci in tal senso in ogni aspetto delle nostre vite.

Ti succede con la maggior parte delle persone che incontri nella tua vita! Ciascuna di loro si aspetta da te un determinato comportamento, una determinata performance, un certo qualcosa che le faccia sentire meglio nel rapportarsi con te, o che semplicemente riconoscono e sono in grado di comprendere. In altre parole, ti semplificano e ti posizionano in una scatola di sardine, che poi è proprio il disegno che si trova sulla copertina di “Non voglio più piacere a tutti” il secondo libro che Maria Beatrice Alonzi, ha pubblicato con la casa editrice Vallardi.

Trova il coraggio di amare chi sei e vivere la vita che vuoi.

Questo accade perché, tanto nella buona quanto nella cattiva fede, il mondo fatto dalle persone che ti circondano proietta qualcosa che vorrebbe fare nella vita, o ottenere dalla vita, su di te. Insomma, il mondo ha una sua visione e cerca costantemente di tirartici dentro, e di indurti ad assomigliarvi sempre di più. Ma ciò che devi imparare, quanto prima sia possibile, è che soddisfare le aspettative altrui non è compito tuo.

.

Tu credi in te, già questo è difficile e alla base di tutte le cose.

Il tuo compito, come lo è anche il mio! è di adoperarti per comprendere dapprima la tua intima natura, quindi: abbracciarla, muoverti, agire e prendere tutte quelle scelte che di fatto ti portano ad esprimere te stess*.

Il tentativo di “accontentare” tutti ha, di fatto, un duplice risultato: da un lato l’immenso spreco di tempo perché oscilli costantemente tra una scelta ed un’altra; tra un comportamento e l’altro. Dall’altro lato, il risultato più alto che ottieni (e sono molto sarcastica) è quello di raccogliere insoddisfazione e infelicità, perché inevitabilmente percepisci che non stai stratificando assolutamente nulla nella tua vita.

Come si comincia a essere felici?

Vero è, che potresti ottenere dei grandissimi risultati nel tentativo di compiacere o acquietare l’animo altrui, ma la vita è un viaggio e non contano soltanto i traguardi! Infatti ciò a cui dovremmo dedicare “almeno” pari attenzione è il viaggio di per se, che tra l’altro a conti fatti, è quello che ci richiederà sempre la maggior parte del nostro tempo.

…qualcosa che non ti piace ma che ti riesce…

Maria Beatrice Alonzi, scrivendo questo libro mette a nudo la sua esperienza personale, e dedica il suo tempo per occuparsi, o meglio per insegnarti ad occuparti, della tua felicità. E soprattutto ti insegna, e ci insegna!, che volgere lo sguardo a ciò che ti rende intimamente felice è il primo passo per raggiungerla quella felicità che vuoi e meriti, e finalmente portarla e mantenerla nella tua vita.

Sei tu che lo crei, sei tu che lo vivi e sei tu che te lo godi.

Come la maggior parte delle persone, anche tu sei abituat* a pensare che la felicità sia qualcosa che non meriti, e che comunque non sei in grado di portare nella tua vita, figurarsi mantenercela!

Ma non è colpa tua se fin’ora l’hai pensata in questo modo, perché in un modo o nell’altro sei stat* circondat* da stimoli depotenzianti, che da un lato minavano il tuo sviluppo e la tua affermazione come individuo, e dall’altro ti instillavano “credenze” e ti programmavano in una determinata maniera, con il solo obiettivo (conscio o inconscio), di renderti quanto più simile possibile alla loro visione di come tu dovresti essere, dovresti vivere la tua vita, e quindi stare nel mondo.

La tua vita comincia da qui. La tua vita comincia da te,

dallo scoprirti diverso e diversa da come ti vogliono gli altri.

Lascia a terra le zavorre e i sensi di colpa e sali sul treno che ti

porterà a realizzare davvero quello che tu sei, quello che tu desideri.

Se, come credo che sia se stai leggendo queste righe, e magari stai pensando di leggere questo libro probabilmente sei tra le persone che “soffrono” della sindrome del supereroe: ossia sei una persona che si fa carico prima della vita altrui rispetto alla propria, che mette davanti i bisogni altrui prima ancora di aver effettivamente compreso i propri. Per quanto nobile siano le leve che ti e ci muovono in tal senso, sappi che non è in questo modo che ci occupiamo davvero degli altri.

Quando stai facendo qualcosa per qualcun altro, tu sei capace di tutto, di ogni cosa. (…)

tu, semplicemente, te ne freghi di te perché non ti importa di avere una buona opinione di te. (…)

se fosse importante per te pensare bene di te stesso, allora faresti di tutto per arrivare. (…)

A te manca solo questo: che ti importi di te stesso.

So perfettamente che in te come in me, il “germe dell’impostore vive” e che la sua voce, spesso è più forte della tua e ti sussurra cose alle quali ancora non sai come controbattere, tuttavia sappi che puoi dominare questa voce e riprogrammare il tuo inconscio, perché se ti dai la possibilità, scoprirai che nel mondo ci sono anche voci che invece sussurrano che ti meriti tutto l’amore e il meglio di e da questo mondo.

La felicità comincia quando qualcuno ti fa sentire di esistere.

A te la scelta su quale voce ascoltare.

Altre citazionie

La felicità comincia con il significato, il significato che si dà a una persona.

…mentre siamo qui che respiriamo insieme.

Quando stai facendo qualcosa per qualcun altro, tu sei capace di tutto, di ogni cosa. (…) tu, semplicemente, te ne freghi di te perché non ti importa di avere una buona opinione di te. (…) se fosse importante per te pensare bene di te stesso, allora faresti di tutto per arrivare. (…) A te manca solo questo: che ti importi di te stesso.

La capacità di adattamento che possediamo è infinita.

…non vogliamo il male minore, noi VOGLIAMO IL BENE MAGGIORE.

L’unica persona al mondo che ti serve sei tu, ed è quella che trascuri di più.

Curare le tue ferite è compito tuo. Andare oltre i tuoi limiti è tuo dovere.

“…io voglio essere felice, lasciami essere felice.”

Tu esisti esclusivamente in funzione di ciò che pensi di te.

Ci vuole coraggio a essere felici

Karen Blixen

Lasciati abitare dall’angoscia di non sapere chi sei, di non sapere cosa sei, come sei, e non correre ai ripari.

È etica quando parliamo delle regole che governano la società, è morale quando parliamo delle regole con le quali scegliamo di governare noi stessi.

Un sacrificio non è altro che un patto che fai con il tuo senso di colpa.

Io non vado da nessuna parte, sono qui con te.

…una componente centrale fondamentalmente imprescindibile: me.

La spinta ero io, andavo dove il mio io, la mia visione, (…) mi portavano.

la tua vita prende un piega completamente diversa [migliore!]

…avere uno scopo…

Quello che stai facendo ha un valore, glielo hai dato tu con il tuo sudore in tutto questo tempo, devi assolutamente tenerlo a mente.

Prima di pensare a cosa fare da grande, devi pensare a cosa vuoi ESSERE da grande.

…l’incredibile forza che deriva da una decisione che hai preso senza confrontarti con nessuno.

…dormirci sopra.

…è tuo dovere sapere come stai.

Non devi chiedere a nessuno il permesso di crescere. O cambiare. O tutt’e due.

[alcune persone sono il tuo] famigerato alibi per non diventare la migliore versione di te.

Sarà una decisione che si prenderà cura di te.

Avrai relazioni che ti fanno stare e sentire bene.

Non sei il centro del mondo ed è la tua più grande fortuna.

Tutto quello che ti rende umano e fallibile, ti avvicina ad un altro essere umano.

In un rapporto vero non si aspetta la persona “giusta”, la si costruisce.

La persona giusta esiste: la persona giusta sei tu.

Quando si fa una scelta la si fa per se stessi.

Ama te, ama i tuoi pensieri, accogli le tue emozioni.

La persona che cerchi ti somiglia, la persona che cerchi sei tu ma non ti riconosci perché non ti attribuisci quelle qualità.

Ricorda che il giorno nel quale dovrai smettere di evolvere esiste ed è l’ultimo giorno della tua vita.

Il lavoro c’è e crea reddito.

Tu non sei felice perché non hai mai imparato a parlare con te stesso.

Tu sei il mezzo per arrivare.

Non esiste nessuna interazione tra persone che non abbia uno scopo.

Ogni azione è una reazione.

Per ottenere quello che vuoi, devi volere questo rapporto.

Devi volerlo per davvero.

Devi abolire tutti quei compromessi che potrebbero farti demordere e tenere a mente che sarà faticoso: la fatica per la libertà e per il successo è la fatica che vale la pena di compiere.

Sii un punto fermo, qualcuno sul quale contare.

La conversazione e le tue azioni devono portarti a essere felice e a ottenere [tutto ciò] che vuoi.

Il valore che dai al denaro è strettamente correlato al valore che dai a te stesso.

….che ANCORA non hai, non che non hai “punto”.

Getta tutto quello che ti ha fatto male e quello che ti ha tenuto al sicuro.

Ti fa male guardare tutto quello che hai portato con te, ti fa male dover salutare tutto quello che ti ha fermato in questi anni, tutto ciò che ti ha ferito.

Il senso di ogni viaggio risiede nel partire per arrivare a una destinazione, a una meta.

…l’unico vero gesto che ha cambiato e cambierà completamente la tua vita: quello di amarti profondamente.

Non cambierai ma ti vedrai.

Con la consapevolezza puoi conquistare il mondo.

La felicità non è una cosa statica.

E adesso cominciamo.

Per arrivare a raggiungere i tuoi obiettivi non ti serve niente di diverso da ciò che hai.

Non è semplice lasciare andare tutti i “benefici” che crediamo derivino dall’essere completamente dipendenti da qualcuno.

I bambini hanno miliardi di capacità interessantissime, accolgono tutto quello che vedono e che sentono, e quello che non capiscono lo capiscono lo stesso…ovviamente a modo loro.

Peggiore è stata la tua infanzia, più forti sono le radici che ti tengono inchiodato al suolo.


Titolo originale: Non voglio più piacere a tutti

Autore: Maria Beatrice Alonzi

Prima pubblicazione: 2021

Prima pubblicazione in Italia: 2021

La mia edizione: I edizione Vallardi 2021

Editore italiano: Vallardi

Collana: –

Genere: Auto aiuto, Mente e corpo, Crescita personale

Numero di pagine: 200

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Seguito daIl libricino della felicità (2021)

Il pensiero laterale | Edward de Bono

Il pensiero laterale, dello psicologo maltese Edward de Bono, ci insegna e spiega, come sviluppare la creatività e trovare sempre nuove idee superando i limiti imposti dal pensiero verticale e da una formazione che di fatto, non ci insegna a pensare “fuori dagli schemi”; anzi tutt’altro.

Il pensiero laterale, quello che si estrinseca nel trovare soluzioni creative, è qualcosa che può, e dovrebbe essere, molto più quotidiano di quanto non si pensi. Il pensiero creativo, e quindi il pensiero laterale, non è infatti strettamente connesso all’espressione artistica dell’individuo, quanto piuttosto ad una volontà di cercare e trovare, una soluzione che sia liberadalle briglie del pensiero verticale, ossia quello razionale.

Il pensiero laterale lo si può più facilmente apprezzare nelle sue realizzazioni pratiche.

Edward de Bono, sintetizza appunto la differenza tra due diversi “modi” di pensare, che nella migliore delle circostanze possono essere complementari e sicuramente sono uno la sintesi dell’altro. 

Di fatto i due procedimenti sono complementari.

Il pensiero laterale è sempre ricostruibile verticalmente, ma solo a posteriori.

In prima battuta troviamo il pensiero puramente logico per il quale Edward de Bono, conia il termine di pensiero verticale, proprio ad evidenziare la consequenzialità delle fasi che lo compongono. In secondo luogo troviamo il pensiero laterale che invece, libero da schemi prefissati, spazia ovunque purché vi siano: l’intuizione, il desiderio di ricerca e di sperimentazione a guidarlo nella sua manifestazione.

Il pensiero laterale invece non richiede sempre la consequenzialità: quel che gli interessa e che la conclusione finale sia esatta.

Il pensiero laterale non si propone solo la soluzione dei problemi singoli, ma so preoccupa a che di trovare nuove interpretazioni della realtà e si interessa di idee nuove di ogni genere.

Uno degli aspetti più importanti che de Bono porta alla nostra attenzione, è che mentre i verticalisti negano completamente l’approccio creativo, chi sceglie di allenare il proprio pensiero laterale, è invece aperto a qualsiasi itinerario ideativo, purché si raggiunga una soluzione semplice e valida. 

Il metodo verticale non soltanto è, per sua natura, sterile di idee originali, ma ne ostacola concretamente il sorgere.

Quando si sceglie, di ricercare una soluzione alternativa sfruttando le illimitate possibilità che il pensiero laterale ci fornisce, si dimostra fondamentale agire sin da subito in maniera non programmatica: cambiare punto di vista, allontanarsi da ciò che stiamo osservando, girarci intorno, compiere il percorso più lungo, ribaltare mescolare e pescare a caso gli elementi che compongono il problema, sono solo alcuni dei metodi (apparentemente complessi e dispendiosi), che possiamo attuare per raggiungere una soluzione che al dunque si rivelerà profondamente semplice e immediata. Saremo portati a sorprenderci del risultato esclamando, magari proprio ad alta voce: “Ma come ho fatto a non pensarci prima?!”…ebbene significa che abbiamo trovato un’ottima soluzione al nostro problema, che però è certo non essere l’unica.

(…) ognuno al diritto di mettere in dubbio qualsiasi cosa tutte le volte che vuole, e ha il dovere di farlo almeno una volta.

Ma l’aspetto significativo, e sul quale in onestà non avevo mai posto attenzione, è che se da un lato il pensiero verticale una volta raggiunta una soluzione, ne è pienamente soddisfatto e la applica ad oltranza; dall’altro il pensiero laterale cerca costantemente nuove soluzioni, anche per il semplice gusto di farlo…come se fosse un gioco o comunque un esercizio guidato dal caso, e che possa muoversi fuori dagli schemi.

L’imprevedibilità stessa delle idee nuove sta ad indicare che esse non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici.

Il sentirsi pienamente soddisfatti di ciò che si ha, costituisce infatti un limite per quella che è la concezione di nuove idee e soluzioni alternative.

In un’ottica di efficientamento costante, il pensiero laterale (che ha i suoi tempi, e che a volte produci risultatiriflessi” o a distanza di tempo), spesso viene etichettato come antieconomico, soprattutto in ambito scientifico. Ciò nonostante i risultati che si possono e riescono ad ottenere, allenando il nostro cervello in tal senso, ci garantiranno delle soluzioni attuabili in assoluta economia di mezzi e risorse, ripagando appieno l’investimento fatto sia in termini sia economici che di tempo.

È meglio avere tante idee da potersi permettere il lusso che alcune di esse siano sbagliate, piuttosto che saper ragionare sempre in modo impeccabile ma non avere nessuna idea.

Il pensiero verticale, si differenzia empiricamente (è davvero il caso di usare questo termine!) da quello laterale, in quanto il primo si basa su un’alta probabilità di riuscita avendo alle spalle una serie di esperienze pregresse, che ne confermano la validità ed efficacia.

Criterio della probabilità e dell’esperienza.

Ciò nonostante come si è già detto, scegliere deliberatamente di affidarsi a soluzioni “già confermate”, ci impedisce di cercarne e per estensione, di trovarne di nuove o comunque di migliorarne le prestazioni.

È possibile aumentare l’efficienza di un procedimento in due modi. Il primo consiste nel migliorare le prestazioni in modo diretto; il secondo nell’individuare e poi rimuovere gli inconvenienti che ne ostacolano il funzionamento.

Il libro “Il pensiero laterale” di Edward de Bono, è un libro la cui lettura ha le sue tempistiche. Essendo un testo ricco di esempi pratici, che si focalizzano sul processo e non sul risultato, il mio consiglio è quello di prendersi il giusto tempo per comprendere le dinamiche degli esempi proposti, in modo da interiorizzarli visualizzandoli, e chissà che tornino utili in un’occasione completamente diversa rispetto a quella di partenza.

Non è possibile guardare in una direzione nuova appuntando sempre più gli occhi nella vecchia direzione.

Il pensiero laterale non è qualcosa che ci viene comunemente insegnato, dovrà per tanto essere nostra cura, trarre insegnamento da qualsiasi esperienza e associazione di elementi. Come ben ci viene illustrato negli esempi grafici, che l’autore usa come pretesto per insegnarci che la nostra mente ragiona a grappolo, scopriamo che tanti più elementi base conosciamo (che lui ci propone nella figura delle T), tanto più saremo in grado di leggere ed interpretare la realtà che ci si presenta davanti.

L’insegnamento informa, non crea.

[il pensiero laterale] È un’attitudine e un abito mentale.

Nel “corretto” uso del pensiero laterale infatti, la casualità degli eventi e la libera associazione, sono da considerarsi fattori cardini, proprio perché concretizzano il concetto di assenza di percorsi obbligati e prestabiliti, che invece caratterizzano il pensiero verticale. Dunque tanto più noi faremo esperienza varia, tanto più avremo delle chiavi di lettura e di azione, per così dire pronte all’uso, garantendoci una risposta agli eventuali problemi quanto più rapida (e quindi apprezzabile), sia possibile in base al nostro bagaglio esperenziale. Da questo punto di vista Edward de Bono, ci invita a inventare dei giochi creativi, condividendo se possibile, questa esperienza con altri magari durante una cena con degli amici. In fondo sarà divertente!

Se il pensiero laterale sceglie il caos è perché vuole servirsene come metodo.

Il caso non ha limiti, l’immaginazione invece ne ha.

I quattro principi operativi sono:

1. L’identificazione delle idee dominanti, o polarizzanti

2. La ricerca di nuovi metodi di indagine della realtà

3. L’evasione dal rigido controllo esercitato dal pensiero verticale

4. L’utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite

Per omaggiare questo libro che ho riletto una seconda volta a distanza di dodici anni, ho deciso di dare dei titoli alternativi ad ogni capito in modo sia da facilitarmi nella comprensione di questo testo, che in alcuni e sporadici momenti non è particolarmente leggibile (in fondo è stato scritto nel 1967), sia per allenare un po’ il mio cervello, a mo’ di gamification!

Un’altra tecnica utile consiste nell’esporsi di proposito una grande quantità di stimoli aggirandosi luoghi pieni di oggetti a cui non si sarebbe diversamente prestata attenzione

Osservare tutto ciò che attira l’attenzione. Spesso sono le cose più trascurabili a far nascere nella mente idee originali. (…) nei recessi della mente si nasconde sempre un problema in attesa di un’idea.

Il dato di per sé non è significante; significanti sono invece i motivi per cui la mente ne viene interessata, significante è la capacità del dato di suscitare uno schema di pensiero o di adattarvisi.

E se pensi che dare un titolo a ogni capito sia facile, provaci e poi magari mi fai sapere com’è andata per te.

(…) improvvisa illuminazione interiore (…) visione delle cose completamente nuova.

Il pensiero verticale è prevedibile perché preconfezionato e ripetitivo, dunque anche gli effetti esteriori che si manifestano in chi scegli di approcciare alle situazioni servendosi di questo metodo, mostrerà quelle che sono le proprie idee dominanti. Per idee dominanti vanno intese quelle scelte che attuiamo in maniera istintiva, poiché ci sono note, e che dunque percepiamo come una sorta di zona di comfort in cui ci rifugiamo, nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un problema.

Per diventare familiare, una figura deve ricorrere di frequente, perché essa acquisti un significato è necessario che ogni volta si ripete un determinato comportamento, associato alla figura.

Un problema può avere soluzioni facili o complicate: tutto dipende dall’angolazione dalla quale lo si affronta.

Un’idea veramente nuova non appare mai bizzarra perché ha una sua interiore indipendenza e compiutezza. Le idee bizzarre non sono idee nuove ma semplici distorsioni delle vecchie.

Scegliere di rifugiarsi in esperienze già vissute, è una scelta comoda che però non ci fa rendere conto che in realtà disponiamo già di tutto quanto ci occorre per evolvere, e raggiungere un risultato migliore o comunque alternativo

Costa fatica abbandonare una determinata impostazione per mettersi alla ricerca di una diversa. Molto spesso, però, tutti gli elementi base di una soluzione nuova sono già disponibili: si tratta solo di comporli secondo una nuova formula.

La gravità, sta nel fatto che spesso l’essere umano non è neppure interessato a questo processo evolutivo, relegandosi in una situazione stagnante poiché incapace di  adoperarsi in una qualche evoluzione. È più che naturale essere titubanti nel momento in cui si percorre una strada non ancora battuta, ciò nonostante l’esplorare è parte integrante del nostro essere umani! Ebbene Edward de Bono, in “Il pensiero laterale” ci ricorda (tra le righe), che la vita è scoprire ed esplorare continuamente, migliorando così sia le nostre personali vite che quelle altrui, come del resto hanno fatto le grandi menti, che appunto vengono citate in questo libro, che è anche un po’ un testo psicologico. Non a caso Edward de Bono era proprio uno psicologo, e nelle sue origini isolane (Malta), è forse possibile rintracciare la curiosità verso l’esplorazione e l’andare oltre i limiti fisici e quindi mentali in cui possiamo ritrovarci.

Ogni iniziativa che non pone problemi non hanno eppure molte possibilità di sviluppo. (…) il compiacimento per i risultati ottenuti e la mancanza di problemi non significano altro che accettazione di soluzioni mediocri e mancanza di immaginazione.

ALTRE CITAZIONI

L’entusiasmo che è un’idea può aver sollevato nel suo stadio concessionario e si attenua molto quando si tratta di attuarla.

Obiettivo del pensiero laterale è la concezione di idee nuove.

Il pensiero laterale non interviene solo nelle fasi di ricerca e di creazione del prodotto ma anche in quella organizzativa e di studio dei metodi.

La divisione migliore è quella più utile.

Un rapporto mostra come due parti erano combinate tra loro prima della divisione.

L’impiego del pensiero laterale è indispensabile in quelle situazioni problematiche che il pensiero verticale non è stato in grado di risolvere.

Ė possibile arrivare a una certa comprensione del meccanismo intellettivo attraverso un esame delle manifestazioni esteriori del pensiero che rechi testimonianza degli schemi mentali di partenza.

E se non ha avuto occasione di conoscere la vecchia impostazione di un problema [ha] migliori possibilità di elaborarne una originale.

Poche cose danno un maggior senso di frustrazione di un impegno che cerca ansiosamente il modo di realizzarsi.uno sforzo deve essere anche ripagato da qualche risultato tangibile, e quanto più tempestivamente il risultato arriva, di altrettanto l’impegno ne risulta stimolato.

L’ideatore di una teoria è continuamente dominato dal desiderio di svilupparla perché la sente propria.

Le idee dominanti possono essere più dannosi che utili.


Titolo originale: The use of lateral thinking

Autore: Edward de Bono

Prima pubblicazione: 1967

Prima pubblicazione in Italia: 1969 (Rizzoli)

La mia edizione: VIII edizione BUR 2008

Editore italiano: BUR (diritti della Rizzoli)

Collana: Psicologia e società

Genere: Auto aiuto, Growth, Mente e corpo, Psicologia

Numero di pagine: 182 (illustrazioni incluse)

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CAPITOLI

Capitolo primo. Le differenze tra il pensiero verticale (alta probabilità, consequenzialità) e il pensiero laterale (bassa probabilità, lateralità).

Capitolo secondo. L’incapacità del metodo logico, rigidamente applicato, di trovare soluzioni originali.

Capitolo terzo. L’effetto polarizzante delle idee dominanti.

Capitolo quarto. L’abitudine di pensare per immagini.

Capitolo quinto. La ricerca sistematica di una pluralità di impostazioni alternative dei problemi.

Capitolo sesto. Il prepotere del pensiero verticale come ostacolo al sorgere di idee nuove.

Capitolo settimo. L’utilizzazione degli eventi fortuiti e il riconoscimento della loro validità.non interferire, ma favorirne l’evolversi per poi raccoglierne i frutti.

Capitolo ottavo. La dimostrazione dell’utilità pratica di un tipo di applicazione del pensiero laterale.

Capitolo nono. Gli svantaggi che derivano dal mancato uso del pensiero laterale.

Capitolo decimo. L’utilizzazione del pensiero laterale e l’impiego di idee nuove.


Capitolo 1 [Novità laterale]

Capitolo 2 [Nuovi dati o nuovo metodo?]

Capitolo 3 [Il dubbio delle idee dominanti: ne vale la pena?] 

Capitolo 4 [Le combinazioni standard: notorietà degli elementi e usualità di rapporti!]

Capitolo 5 [Il pensiero laterale alla pari di un’equazione con più uguali!]

Capitolo 6 [Il terzo principio: Le possibilità del caos omnidirezionale come fluidità creativa]

Capitolo 7 [Il quarto principio: L’abilità di trovare profitto dal caso]

Capitolo 8 [Utilità postuma]

Capitolo 9 [La verticalità è prevedibile]

Capitolo 10 [Duttilità mentale]

Tacco 12 | Veronica Benini

Tacco 12 è il primo libro di Veronica Benini che è più di un manuale su come camminare sui tacchi! E’ una guida alla scoperta di noi stesse.

La Spora, in questo caso inteso non come Veronica Benini, ma come il putto alato che troviamo in Tacco 12, il libro edito dalla Sperling & Kupfer; è la “madrina” che ogni donna vorrebbe avere. Oltre a spiegarti cose fighissime in tema di überfigaggine, e di “shoes choice/care”,ti aiuta a scoprire i tuoi lati migliori, quelli che vanno valorizzati (anche con l’aiuto di uno stiletto: il famigerato tacco 12 o ancora meglio il tacco 14… quello davvero killer ).

La pianta [del piede], quella che di solito è proibita allo sguardo e si solleva e inarca solo durante l’amplesso.

E io credo, in virtù del fatto che consigli del genere, noi donne dovremmo averli sempre con noi, Veronica Benini ha creato il personaggio della Spora, un po’ per tutte le donne: un’allegoria della miglior versione di noi stesse, che è davvero la voce cui dobbiamo, e soprattutto possiamo riferirci in ogni momento; perché a conti fatti ciascuna di noi passa 24/7 con se stessa!

Per figa s’intende una che ha tanto stile e carisma da fare quello che le pare. Come me.

Quando Marta, la ragazza che diviene la nuova protetta della Spora, si incontra con questo biondissimo e fighissimo putto alato in stiletto, nella mia interpretazione della vicenda in realtà incontra se stessa. Il momento in cui incontriamo noi stesse, è cruciale nella vita di ogni donna, perché è una sorta di punto “di non ritorno”, in cui iniziamo ad agire per diventare noi stesse, come appunto farà Marta, anche se questo significa dire un sonoro “No!” a Runway, con tutto l’orgoglio che emerge quando tiriamo fuori il nostro vero carattere.

Tacco 12, è una storia tanto leggera, quanto profonda e soprattutto utile: è un misto tra la satira di un romanzo rosa, unito ad un manuale in perfetto stile “hell coach” con tanto di illustrazioni rosa delle scarpine, di come trattarle e di come venire a patti con loro per evitare tutte le spiacevoli conseguenze sulla salute, in primis dei nostri piedi, a causa di una scelta impropria, di questa 

arma di seduzione di massa.

La camminata t-rex è in agguato, e bisogna sempre ricordarsi di scegliere il tacco in base al nostro livello di confidenza, per dare modo al collo del piede di allungarsi, traghettandoci dal livello debuttante, al livello diva del tacco 14, che come ci insegna la Spora, non è detto debba essere usato per camminare a lungo, magari il tempo sufficiente per raggiungere dal nostro boyfriend nell’altra stanza! 

Certe scarpe non sono fatte per camminarci.

Però è chiaro, che l’effetto deve essere più che killer (!!!), in una circostanza del genere, quindi bisognerà allenarsi nella vita quotidiana!

Avvertire la presenza dei propri organi genitali genera una sensazione di potere. Ecco perché sui tacchi agiamo diversamente. Il tacco cambia la percezione del nostro corpo, quindi non è semplicemente uno stereotipo, non è semplice apparire. È essere.

Tacco 12, nella mia lettura, è un percorso appassionato e ironico nel mondo dei tacchi e della loro storia (cioè, ma chi lo sapeva che dentro le scarpine, c’è una cosa chiamata cambrione?). Ma soprattutto, se guardiamo oltre i look in stile 007 o festaiolo delle due amichecche alate Nando & Gigi, e le sessioni di shopping d’attacco con la “discepola”, cogliamo tutte le fasi che hanno portato Veronica Benini, a diventare/essere la Spora “nella vita vera”, e grazie alla quale (quindi grazie a se stessa), è riuscita a ricominciarsi proprio come ad oggi insegna a fare ad altre donne.

Lo shopping è una cosa seria e va affrontato con metodo.

La storia della vita di Veronica Benini,la puoi guardare e scoprire sul suo canale YouTube, ma credimi se ti dico che qui ci sta tutta: la sua formazione da architetta, il suo amore per Paris, per la Firenze che è diventata la sua casa dopo lo sradicamento di quando era una ragazzina, il fatto che si è ritrovata a fare da madre alla sorella, e quindi Milano dove non è stato facile sentirsi a casa, tant’è che gli ci è voluto parecchio tempo anche solo per “dare quel tocco personale”, alla casa in cui viveva e che dopo il suo periodo nomade, non riusciva a sentire sua. Dunque qui, in Tacco 12, la Spora insegna a Marta, a prendersi cura della sua casa, affinché questa possa accoglierla, rispecchiarla e aiutarla nel suo cambiamento.

Le tue capacità verranno fuori sul campo, ma prima devi convincerli a darti un’occasione.

Ecco Marta corrisponde a chi era Veronica Benini, prima di diventare l’imprenditore (o imprenditrice dillo come ti pare), che è oggi! La scelta di non rimanere in pantofole, ma anzi di elevarsi sui tacchi, soprattutto dopo una di quelle batoste che ogni tanto la vita ci riserva (nel caso di Veronica Benini parliamo di cancro al collo dell’utero e separazione), spetta a noi, e in questo non ci sono ne’ scuse se variabili: o ti piangi addosso, oppure inizia a spingere per portare la tua vita dove vuoi tu! E come dice perfettamente Elio Fiorucci nella prefazione di Tacco 12,

“Non arrendetevi alla noia di una vita piatta. Ogni donna merita di più.”

…perché lo stiletto è uno stato mentale, è uno strumento che riceviamo direttamente dal Dio dei Tacchi, che oltre a cambiare la nostra postura ed essere una ginnastica persino per il nostro pavimento pelvico, oltre che per le gambe, i glutei e gli addominali ovviamente, ci fa sentire belle anzi überfighe per usare il vocabolario della Spora.

Sai perché una donna sui tacchi è sexy? Non perché gli altri la vedono così, ma perché lei si sente sexy. E di conseguenza gli altri se ne accorgono…

Inventando il personaggio della Spora, Veronica Benini dà il pretesto, ad ogni donna che vuole o deve ricominciarsi, di creare per se stessa, il proprio percorso di autoguarigione e di autorealizzazione, in cui diventiamo le nostre migliori amiche e perché no?! fate madrine, purché in stiletto!

(…) dopo cinque minuti la fauna maschile ti ritira su di morale.

Dopo aver letto il libro, e averlo assorbito, con la mente sono tornata alle prime pagine in cui il biondo putto in ali e stiletto, praticamente terrorizza chiunque la incontra, perché nonostante la Spora può diventare invisibile, anche per una “party addicted” come lei, il troppo champagne ha i suoi effetti. E dunque a me sembra proprio, che il terrore che le donne (le sue discepole), provano quando la vedono per la prima volta, corrisponda alla paura che noi donne proviamo quando ci guardiamo alla specchio davvero, per la prima volta. E non parlo di quando ci guardiamo allo specchio per vedere se il nostro lato B è libero dagli improponibili VPL (Visible Panty Lines), o se la lunghezza/cortezza del nostro jeans del cuore è perfetta.

Noi qui lavoriamo sulla perfezione, di meno non ci interessa.

Parlo del momento in cui proviamo quella sensazione di disagio (per andarci leggera), quando vediamo chi siamo in questo preciso momento, a che punto è la nostra vita, e allora decidiamo dove vogliamo portarla e iniziamo a farlo.

È sentendoti figa che diventi figa. Il rossetto non ti cambia, è il percorso che hai fatto per metterlo, per sentirlo tuo, che ti ha cambiato.

E la cosa più über di tutto questo, è che viviamo in un momento storico übertecnologico, quindi ogni nostro traguardo personale può essere condiviso con gli/le altre; ed ecco perché Marta (la Veronica che si è autoaiutata), alla fine diventa una stiletto coach, che è proprio ciò che ha fatto nella vita vera la Benini fondando la sua Stiletto Academy.

Sono nata sui tacchi e non li ho mai tolti da allora.

HELENA CHRISTENSEN

Ad oggi Corsetti è un’azienda che pur non investendo in advertising (fanno tutto in organico), ha un fatturato invidiabile (e gli/le addetti/e ai lavori sapranno la potenza di una cosa come questa), però se hai un progetto da realizzare il “fare pubblicità online” è tra le cose che puoi imparare su questa piattaforma überfiga. La morale in questo senso è che i progetti vanno bene, ma bisogna passare all’azione perché se nessuno sa quello che stai facendo, alla fine stai solo buttando tempo, che è prezioso! Ragion per cui, in termini di ottimizzazione s’intende, è sempre bene seguire tutte le fasi della corretta applicazione del rossetto,

La vera eleganza è il rossetto a tenuta perfetta.

 così risparmiamo del tempo che magari possiamo usare per twittare qualcosa di interessante e utile, e che soprattutto sia in linea con chi siamo e quello che facciamo davvero!

La cosa più affascinante di una donna è la fiducia in se stessa.

Alla fine dei conti, i basici intesi come capi d’abbigliamento e scarpine (che poi, non tutti vanno bene a tutte), servono a questo (e anche qui andiamo nella parte psicologica della “cosa”): ad avere una solida base su cui stratificare, e soprattutto che ci consentono di mettere a fuoco i nostri punti di forza, ai nostri occhi ma anche a quelli delle persone (ambosessi) che incrociamo per strada, così da poterli valorizzare non solo con la scarpina più adatta al nostro piede, ma anche con quell’atteggiamento che dice: “Questa sono io e sono una figa, e dato che sono buona, se vuoi ti insegno come si fa!

(…) l’attitudine roar si acquisisce.

Le donne sono tutte diverse, e lo sono anche i nostri piedi: c’è quello egizio, quello greco e quello romano (che è il mio!). Quindi in un mondo fatto di standardizzazione e di appiattimento stile ballerine, che tra l’altro fanno malissimo (e mi sembrava di provare più dolore del dovuto quando in un unica occasione le ho comprate, e poi never more!), è fondamentale tirare fuori i nostri difetti perché quelli si che sono unici

Insomma una volta che capisci che il ginocchio va sempre ben teso, dichiari guerra ai pantaloni boyfriend perché

i boyfriend non te li compri, sono del tuo lui, li usi e glieli rendi.

e trovi il giusto colore di rossetto rosso anche se non puoi parlare direttamente con Elizabeth Arden come ha fatto la Spora, e soprattutto impari a volerti bene cominciando dagli infusi, dal gelatino e ovviamente dalle scarpine, ma anche in tanti altri piccoli e grandi modi… 

Trattarsi bene è un modo per volersi bene (…) Spesso l’importante no è la cosa in sé, è il gesto, il benessere che deriva dal dedicarci attenzioni.

allora puoi sempre e davvero camminare a testa alta, perché il futuro come poi si è detto anche al Nove Muse, l’eventone organizzato dalla Benini, “Il futuro è di chi spinge!

i tacchi sono un übersimbolo.

Ma è anche di chi la smette di cercare l’unicorno,

Concentrati su te stessa, non sul salvatore. Sei tu che ti salvi da sola, okay?

 l’uomo che ci aspettiamo ci salvi dalla nostra incapacità di giocarci le carte che abbiamo, che a conti fatti possono essere sempre vincenti. Salviamoci da sole! quindi intanto alleniamoci ad usare i tacchi spingendo il carrello del supermercato a mo’ di girello, che in fin dei conti 

non sai mai chi potrai incontrare.

Altre citazioni

Voglio ascoltare cosa provi per sapere di cosa hai bisogno

Voglio sentirmi più dinamica e più libera

Salvatore [Ferragamo] diceva che chi ha la freccia alta è un artista

Non hai mica ciglia finte sulla lingua

Scarpe diem

Internet è bello perché c’è un computer che lavora al posto tuo. Non è fantastico? (…) da Nobel

Ma vivi in un ovetto Kinder o cosa?

Noi putti non possiamo mentire, ma omettere sì.

Ha una nuova consapevolezza di sé che le dà la sicurezza di lanciarsi e prendere decisioni, nelle piccole e nelle grandi cose.

La relazione di una donna con le scarpe è molto intima e imprevedibile, quasi quanto la sessualità.

(…) i piedi hanno moltissime terminazioni nervose e possono essere una fonte inesauribile di piacere.

E poi ti devi sentire figa, per agire da figa.

(…) se non ci credi tu perché dovrebbero crederci gli altri.

Nulla ti espone più al ricolo o alle critiche del tuo stesso imbarazzo.

L’eleganza è soprattutto il “come”, più che il “cosa”

E mi viene da pensare a qualcuno di molto speciale e molto giusto da baciare, ormai lontano lontanissimo nel tempo.

Senza volerlo sono diventata una coach di tacchi!

Personaggi

  • Spora: putto biondissimo in ali e stiletto, è la “fata madrina” di Marta e le insegnerà tutto quello che c’è da sapere in tema di überfigaggine
  • Marta: protagonista ed eroina, è l’ultima discepola che la Spora decide di aiutare in nome del Dio dei Tacchi
  • Gigi: una delle due amichecche dell Spora che l’aiuteranno con gioia, nel guidare Marta nella sua evoluzione stilistica, personale e affettiva
  • Fernandino “Nando”: una delle due amichecche dell Spora che l’aiuteranno con gioia, nel guidare Marta nella sua evoluzione stilistica, personale e affettiva
  • Ernesto Rodolfo Bucciardoni: è il fratello Giusto, ossia il fratello di Francesco. Ha ereditato il calzaturificio di famiglia (meglio di così per una stiletto addicted come ora è Marta); inizialmente si pensa che sia un provolone superprofessional, invece ha serie intenzioni con Marta
  • Francesco: fratello di Ernesto, è un ex compagno di scuola di Marta ma è anche il ragazzo per cui lei ha una cotta da sempre al punto da conservare dei ritagli di lui sul giornale, il che capita dato che è diventato fotografo acclamato. In tutto ciò ha però scoperto di essere omosessuale, con tutto il dispiacere (iniziale) di Marta.
  • Jessica: ultima protetta che la Spora accompagna a Firenze, prima di incontrare Marta
  • Carlo: ex fidanzato di Marta
  • Elena: amica della spora che custodisce le scarpine nella scatola originale e sul davanti visibile ci attacca una foto per riconoscerle. Cosi si proteggono dalla polvere, ma per quello i sono sempre le campane di vetro
  • Signora Lucia: sarta che a cui da sempre la famiglia di Marta fa riferimento per le riparazioni e le modifiche
  • Betta: amica della spora che comprò a NY una cuffietta con laccetti retrò in un negozietto ortodosso
  • Alessandra: amica della spora che fa magliette asimmetriche
  • Josh: coinquilino di Francesco a Milano del quale Marta doveva prendere la stanza, ma per fortuna quest’ultima verrà occupata da altri fornendo il pretesto ad Ernesto per…
  • Fabrizio:parrucchiere di Milano amico della Spora, che rifà il look a Marta
  • Javier: parrucchiere di Parigi amico della Spora, che si prende cura del suo überbiondo 
  • Priscilla: Gigi & Nando la usa come un esempio da non imitare, per quanto riguarda il look di Marta
  • Bénédicte: andava in missione in india per reperire le pietre per Nicolas Ghesquière
  • Sara: podologa dove va Marta, consigliata da Juliette
  • Juliette: podologa della Spora
  • Luciana: collega gentile del Museo, che subito si fa dare consigli da Marta in ambito tacchi
  • Edda & Caterina: colleghe più grandi di Marta, che inizialmente diffidenti, le chiederanno sull’esempio di Luciana, dei consigli sulle scarpine

Anatomia del piede

  • Freccia: del piede, è la parte scavata che si stacca da terra e che “riduce” la larghezza dell’impronta del nostro piede
  • Sesamoidi: due ossicini sotto lo snodo del metatarso e la falange dell’alluce, le ballerine per queste due “palline” sono deleterie
  • Metatarsi: ossa lunghe del piede, dove di solito si percepisce maggiormente il dolore dell’uso scorretto o eccessivamente prolungato dei tacchi
  • Alluce valgo: cambio della conformazione dell’alluce appunto, a seguito dell’uso intensivo dei tacchi
  • Metatarsalgie: infiammazione dei metatarsi
  • Piede egizio: l’allineamento delle dita del piede, individua una linea retta
  • Piede greco: l’allineamento delle dita del piede, individua una linea a cuspide
  • Piede romano: l’allineamento delle dita del piede, individua una linea spezzata dove alluce e indice sono “allineati”
  • Colonna vertebrale: quando indossiamo i tacchi le curve fisiologiche della colonna vertebrale vengono modificate, per questo è fondamentale fare stretching dopo aver tolto i tacchi, ma anche mentre li si porta quando è possibile
  • Tendile d’Achille: tendine posto nella parte posteriore del piede, collega la gamba con il piede stesso. Durante il periodo in cui si indossano i tacchi si contrae e irrigidisce, per questo è sempre buona pratica fare stretching dopo aver tolto i tacchi e comunque variare le scarpe ogni giorno in altezza e tipologia

Anatomia & cura delle scarpine

  • Cambrione:
  • Tacco:
  • Gommino:
  • Anima in metallo:
  • Tomaia:
  • Suola:
  • Vibram: protezione sotto la suola, è un materiale antiscivolo
  • Caucciù: materiale con cui vanno obbligatoriamente rifatti i tacchi in plastica, appena si comprano le scarpine nuove
  • Crema nubiana: prodotto per la cura delle scarpine
  • Pasta all’antica: prodotto per la cura delle scarpine
  • Spray idrorepellente: prodotto per la cura delle scarpine, per proteggerle dall’acqua

Tipi di tacco & proporzioni

  • Zeppa
  • Tacco largo
  • Rocchetto
  • Stiletto
  • 50%-50%
  • 40%-60%
  • 30%-70%
  • 20%-80%

TIPI DI SCARPINE (come sostituirle)

Meglio chiamarli i 7 tacchi capitali

  • Polacchine diventano Low boot
  • Mocassini diventano Richelieu
  • Stivali di gomma diventano Stivali col tacco 
  • Infradito diventano Sandali gioiello
  • Sandali con cuoio diventano Zeppa a espadrillas
  • Ballerine diventano Décolleté killer
  • Sneakers diventano Sandalo a rete

NOMI ÜBERFIGHERRIMI 

così fighi che non c’è nemmeno bisogno di presentarteli!

  • Elizabeth Arden
  • Montezuma Red: rossetto super roar, icona delle femministe
  • Sergio Rossi
  • Lana del Rey
  • Gaga
  • Jean-Paul
  • Bellucci
  • Christina Hendricks
  • Salvatore Ferragamo
  • Christina Aguilera
  • Pablo Picasso
  • Christian Louboutin
  • Sergio Rossi
  • Alexander McQueen
  • Giuseppe Zanotti
  • Mai Lamore
  • Brian Attwood
  • Roger Vivier
  • André Perugia
  • YSL
  • Max Kibardin
  • Nicholas Kirkwood
  • Valentino 
  • Kate Blanchette
  • Inés
  • Charlotte Casiraghi
  • Angelina
  • Charlize
  • Emma
  • Aniston
  • Lopez
  • Gwyneth Paltrow
  • Christian Dior
  • Albanese
  • Paolo Falbacci: nel 1953 inventa il tacco a spillo, non Christian, non Roger, né Salvatore
  • Steve Jobs
  • Chanel
  • Mac 
  • Stan Smith
  • Stefano e Domenico
  • Mies Van Der Rohe
  • George Clooney
  • Donatella
  • Vivienne
  • Nicolas Ghesquière
  • Giorgio Armani
  • Gianfranco Zanotti
  • Wolford: marchio di collant
  • Shu Uemura

Livelli di confidenza col “tacco”

  • Debuttante: tacco 1 cm
  • Gattina: tacco 3 cm
  • Mademoiselle: tacco 5 cm
  • Principessa: tacco 7 cm
  • Executive: tacco 10 cm
  • Addicted: tacco 12 cm
  • Diva: tacco 14 cm

LUOGHI

  • Casa di Marta
  • Quadrato dello shopping di Firenze
  • Il Museo d’Arte Moderna
  • Firenze
  • Milano
  • Parigi
  • Paszkowski: caffè dove Luciana e Marta vanno per fare quattro chiacchiere

SOCIAL NETWORK & Co.

per account fake o reali…a te la scelta, ma non solo 😉

  • Instagram
  • Twitter
  • Flickr
  • LinkedIn
  • Facebook
  • Google Alert

Termini & Nomi

  • Dio  dei Tacchi:
  • Dio dei Single:
  • Dio del Gossip:
  • Junk Shoes: scarpe molto economiche, tendenzialmente fatte in materiali che non fanno traspirare il piede e che non prestano ovviamente attenzione alla fattura
  • Boudoir: stanza privata di una signora, dove rilassarsi, conversare privatamente e prendersi cura di se stessa. La Spora aiuta Marta a crearsene uno in casa
  • Mini frigorifero: tutte le cremine e i prodotti per la pelle e per le unghie, smaltini compresi, andrebbero conservati in un mini frigorifero vicino alla toeletta
  • Shopping d’attacco: sessione di shopping mirato ad aggiungere “pezzi” specifici
  • Solette su misura: si fanno dal podologo e sono fatte in base per migliorare il benessere del piede e quindi dello scheletro
  • Cuscinetti in gel: si comprano sia in farmacia che al supermercato, sono adesivi e si applicano nella scarpa e vanno bene anche per le scarpe aperte perché il piede li copre completamente
  • Calze antitrombo: sono calze che comprimono le gambe in modo da evitare gonfiori e dolori dovuti ad una eccessiva dilatazione delle vene e quindi una scarsa circolazione. Ottime anche in aereo
  • VPL: acronimo per Visible Panty Lines sono i segni dello slip, ma anche della coulotte, quando indossiamo pantaloni o gonne molte aderenti. Da evitare sempre con un intimo più consono
  • Convenzione delle Fighe: si tratta ovviamente di una convenzione fittizia, che però ha il compito di educare le donne a prendersi cura di sé, insegnandoli che cose basilari come depilarsi vanno fatte!
  • Les Lèvres Mordues: tecnica naturale di applicazione del rossetto
  • Zampine di mosca: il mascara quando è scadente o mal applicato unisce le ciglia in gruppetti che sembrano appunto zampe di gallina
  • Runway: nota rivista, che prima rifiuta Marta e che poi la stessa discepola rifiuterà perché non in linea con i suoi valori
  • Santo Jeans o Jeans del Cuore: una sorta di Santo Graal, proprio perché ci sta benissimo e va bene in molte occasioni, anche se siamo una star del cinema e dobbiamo fare un’intervista. L’importante è sceglierlo della cortezza giusta
  • Twelve: Tacco 12
  • Tacco passepartout: l’altezza massima è di 10 cm, e dato che lo si può portare per tutta la giornata va preso, con delle fasce o comunque stretto in caviglia/collo del piede, in modo da poterlo prendere più comodo per poter aprire bene le dita dei piedi e scaricare meglio il peso a terra. Ne sono degli esempi: i low boot, lo stivale, le Richelieu, le multilaccio, quelle a T, le Mary Jane
  • Le scarpe Killer: stiletto super sexy, con la caviglia tipicamente scoperta ma non è detto, che vanno dai 12 cm in su
  • Cortezza giusta: i pantaloni si abbinano alle scarpine, per questo devono enfatizzarle ed essere scelti della cortezza giusta, in modo da sposarsi al meglio con queste
  • Déjeuner sur l’herbe: probabilmente l’unico pretesto per indossare i pantaloni boyfriend
  • Lipstick jungle: il rossetto è un’arma potente come i tacchi, per questo va usato e scelto in base all’occasione
  • Rosso Marilyn: per indicare una delle tonalità di rosso che possiamo trovare nella pasta dei rossetti
  • Cremina Dior all’albicocca: idratante labbra pre rossetto, niente burro di cacao che è un protettivo non un idratante
  • Gran Consiglio del Look: è il supporto che Gigi & Nando danno a Marta, quando sta in Hotel a Milano e deve prepararsi per vedersi con Ernesto in hotel, con tutte le difficoltà di avere un bagaglio piccolo
  • Love Marketing: seduzione, come “vendersi” a chi vogliamo ci compri in sostanza 😉
  • Macchiaioli:
  • Futuristi:
  • Height Hour Cream di Elizabeth Arden: crema per i piedini, che nasceva per i cavalli 😉
  • Piedi di Loto o gigli di Loto: nell’antica Cina si era soliti fasciare il piede delle fanciulle di alto rango, per mantenere piccoli i loro piedi e quindi appetibili all’uomo, era un tortura poiché di fatto causava dolore e impediva loro di camminare, ma ci fa capire l’importanza sessuale del piede
  • Cotton Uzu du Shu: prodotto per lo styling naturale dei capelli, che Marta inizia ad usare dopo le cure del suo parrucchiere a Milano

Titolo originale: Tacco 12

Autore: Veronica Benini

Illustrazioni: Sara Menetti

Prima pubblicazione: 2013

Prima pubblicazione in Italia: 2013

La mia edizione: I edizione Sperling & Kupfer 2013

Editore italiano: Sperling & Kupfer

Collana: Varia

Genere: Romanzo rosa, Auto aiuto, Mente e corpo

Numero di pagine: 323 (illustrazioni incluse)

Preceduto da

Seguito da: La vita inizia dove finisce il divano (2019)

CAPITOLI

1

  • Morte alle ballerine
  • I sette tacchi capitali
  • Scheda tecnica. I  sette tacchi capitali

2

  • Il cervello primordiale del maschio
  • Attitudine Roar
  • Scheda tecnica. Shopping: look d’attacco

3

  • La qualità è un dovere, no, ma ti pare?
  • Scheda tecnica. I materiali
  • Junk Shoes
  • Scheda tecnica. Junk Shoes
  • Barbatrucchi per risparmiare
  • La scarpiera ideale
  • Shopping: look d’attacco
  • Le calze antitrombo
  • Look da primo appuntamento
  • Les lèvres mordues

4

  • Cosa non sbagliare in curriculum
  • I basici
  • I basici dell’armadio
  • I jeans del cuore
  • Il tacco a piombo
  • Scheda tecnica. Struttura del tacco 12
  • Scheda tecnica. Come scegliere le scarpe

5

  • I segreti del twelve
  • Scheda tecnica. Il tacco passepartout
  • L’anima d’acciaio del tacco 
  • Camminare: how to
  • Scheda tecnica. Piedi e scarpine: patologie
  • I tacchi: prevenire e curare
  • Scheda tecnica. Per la salute del piede e del corpo
  • Acquistare su Internet: how to
  • Le scarpe killer 
  • Scheda tecnica. Le scarpe killer
  • Gli alleati dei metatarsi
  • Scheda tecnica. Piedi: siamo tutte uniche

6

  • I basici del colloquio
  • Pantaloni: la cortezza giusta
  • Il boyfriend jeans no, no e poi no
  • I leggings: sì, no, ni
  • Labbra rosso Marylin

7

  • More with less: la valigia
  • Scheda tecnica. I tacchi
  • Manicure e pedicure secondo Spora
  • Scheda tecnica. Cura del piede
  • Restare per sempre fighe e contente
  • Idratate dalla testa ai piedi
  • Duecento sfumature di smaltini

8

9

  • Il plantare su misura
  • Scheda tecnica. Il plantare su misura
  • Twitter 

10

  • Look twelve per il primo giorno di lavoro
  • Spionaggio online
  • Google 
  • Twitter 
  • Facebook 
  • La ricerca approfondita per nick
  • Google Alert
  • Instagram 
  • Foursquare 

11

  • Cura delle scarpine
  • Scheda tecnica. Cura delle scarpine
  • Scheda tecnica. Mi da zero a 12: come salire di tacco

12

  • Il piacere ai tuoi piedi 
  • Fighe: più si è, più si diventa 
  • Da giorno a sera in pochi e facili mosse
  • Lo chignon
  • Conclusione
  • Scheda tecnica. Dodecalogo
  • Ringraziamento

Il gabbiano Jonathan Livingston | Richard Bach

Il gabbiano Jonathan Livingston nato da Richard Bach, è divenuto un simbolo di libera espressione di sé stessi. La guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri, e chiunque legga questa breve novella, saprà apprezzare il suo messaggio schietto e diretto.

Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali il volare non è che una semplice mezzo e goffo per procurarsi il cibo e impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia.

Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri; di chi prova un piacere particolare nella fare bene le cose a cui si dedica: una specie di “guru” istintivo e alla mano ma non per questo meno efficace nel suo insegnamento.

E con Jonathan il lettore, affascinato dell’insolito clima della narrazione, viene trascinato in una entusiasmante avventura di volo, di aria pulita, pura di libertà.

DALLA SOVRACCOPÈRTA

Liberamente ispirato a un pilota acrobatico statunitense di nome John H. “Johnny” Livingston, il gabbiano protagonista di questo romanzo, che ha più il sapore di una novella, diventa la nostra guida spirituale che ci insegna che abbiamo la possibilità di essere davvero liberi, solo quando accettiamo di essere noi stessi.

(…) loro hanno compreso ciò che veramente sono, e ora tendono a metterlo in pratica. Hanno cominciato ad adeguarsi a se stessi!

Il messaggio che Richard Bach racchiude in questo romanzo, è davvero chiaro e il primo punto che salta agli occhi, almeno a tutte quelle persone che leggono prima l’indice e poi iniziano effettivamente il libro, è che questa novella è divisa in tre parti, quasi fossero le tre fasi della vita; e a conti fatti questa percezione viene confermata dagli stessi fatti di cui l’autore ci mette a parte.

Per chi non lo sapesse Richard Bach è un aviatore oltre che uno scrittore. Appena si cerca in rete (si gooooogla Richard Bach) troviamo che le prime immagine lo ritraggono vicino al suo Piper Super Cub, che è un aereo dal grande pregio di consentire al pilota di alzare il naso verso il cielo e incontrando una superficie trasparente, questi può vedere l’azzurro del cielo. Probabilmente è una delle cose più belle del mondo per un aviatore o pilota che dir si voglia…provare la sensazione di immergersi nel blu del cielo, ed infatti la copertina de Il gabbiano Jonathan Livingston è proprio di un blu profondo!

L’unica vera legge è quella che conduce alla libertà (…) altra legge non c’è.

Più simile a un racconto popolare, tenuto conto anche dello stile di scrittura quasi “dialettico”, questo romanzo, che di certo non aveva la pretesa di diventare il bestseller mondiale che è oggi, racchiude in sé un messaggio positivo e incoraggiante nei confronti della vita stessa e della nostra capacità di goderne appieno.

A me preme soltanto di sapere.

Il gabbiano Jonathan Livingston, è l’emblema della volontà di affermare e scoprire sé stessi, anche se questo significa prendere le distanze dai propri affetti, e lasciare la propria casa nel momento in cui il richiamo della nostra intrinseca legge, pretende di essere applicata alla nostra quotidiana esperienza.

Ci sono tante cose da imparare!

La parte di questo romanzo che preferisco tra tutte, è quella in cui sconfortato dagli scarsi risultati il gabbiano Jonathan, promette a se stesso di rinunciare, di smetterla di tentare di essere diverso dagli altri dello Stormo.

Basta! non avrebbe dovuto dar più retta a quel demone che l’istigava a imparare cose nuove.

Ma come tutte quelle promesse che non nascono dall’amore, ecco che Jonathan non poté mai tenere fede alla sua, in realtà non lo fece neanche per un giorno, per il semplice fatto che lui non doveva tentare di essere, lui era. E questo ci insegna nella più poetica delle maniere, che l’unica cosa che siamo destinati a fare, è di essere fedeli a noi stessi e alla nostra natura poiché, questa avrà sempre la forza di esprimersi e di farsi apprezzare dal mondo intero, riuscendo a diffondersi come si diffonde il profumo del mare.

Lui si sentiva vivo come non mai, e fremente di gioia, fiordi aver domato la paura.

Vero è che il percorso iniziale, è qualcosa che siamo tenuti ad affrontare da soli, e questo ci pone dinnanzi ad ogni nostra paura, ad ogni nostro limite temporaneo, ma immediatamente siamo ripagati dal coraggio, e sperimentiamo la libertà derivante dalla conoscenza.

Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!

Per Jonathan Livingston il volo era molto di più che un mezzo per accaparrarsi del cibo tra i pescherecci, battendo semplicemente le ali. Il volo per quest’uccello dal bianco piumaggio era espressione del sé, eppure la consapevolezza che avere delle ali significa poter essere concretamente liberi,

Ma la velocità era potenza, era gioia, era bellezza.

è qualcosa che nello Stormo in cui era nato Jonathan, era più simile ad una eresia, che al raggiungimento di un grandioso risultato.

Chissà perché, (…) la cosa più difficile del mondo è ecco vi convincere un uccello che egli è libero? E che può dimostrarlo a se stesso, solo che ci metta un po’ di buona volontà? La libertà basta solo esercitarla. Ma perché? Perché deve essere tanto difficile?

Chiunque riesca a sentire dentro di sé l’ardente fuoco della vita, dovrà come prima e decisiva prova, sperimentare il muro dell’incapacità degli altri di vedere con gli occhi della mente.

Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.

Eppure, come Jonathan ci insegna, non possiamo colpevolizzare gli altri per questo loro limite iniziale, ma possiamo e dobbiamo invece, mostrargli la bellezza della nostra visione, sperimentando in prima persona la sua magnificenza liberatoria e accrescitiva.

Quel che aveva imparato per lo Stormo, se lo godeva adesso da sé solo. Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita d’un gabbiano. Ma, con l’animo sgombro da esse, lui, per lui, disse contento, e visse molto a lungo.

Come capita spesso di sentire, esistono al mondo delle personalità che si distinguono dagli altri come mosche bianche. E persino nel momento in cui queste “creature immacolate”, trovano un nuovo gruppo in cui sperimentare la grandezza di loro stessi,

Qui, gli altri gabbiani la pensavano come lui. Per ciascuno di loro, la cosa più importante della vita era tendere alla perfezione in ciò che più importava, cioè nel volo.

anche allora risultano i più grandiosi di tutti, poiché questa caratteristica è tanto nella loro natura, quando ancor di più nella loro dedizione al loro magnifico sogno.

E poi, altre cento prima di capire che lo scopo della vita è appunto quello di adeguarci il più possibile a quell’ideale. S’intende che per noi vale la stessa regola, anche adesso: scegliamo il nostro mondo successivo in base a ciò che apprendiamo in questo. Se non impari nulla, il mondo di poi sarà identico a quello di prima, e avrai anche la le stesse limitazioni che hai qui, gli stessi handicap.

Così nel momento in cui ci rendiamo conto che questi nuovi amici e compagni di “esperimenti” ci ammirano, ecco che abbiamo trovato i nostri discepoli, che per noi e insieme a noi diffonderanno anche agli altri gabbiani la bellezza del volo acrobatico

No, Jonathan, un posto come quello, no, non c’è. Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nello spazio, e neanche nel tempo. Il paradiso è essere perfetti.

e della sua perfetta esecuzione, che al dunque può davvero essere una valida missione, cui votare la propria esistenza terrena e spirituale.

Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, essere là.

Ciò che scalda davvero il cuore, oltre all’insegnamento che si può e deve trovare soddisfazione nel semplice fare le cose al meglio, è che anche coloro che le fanno al meglio possono, ed è bene che sia così, avere un loro mentore: un loro Ciang

Sì che invece puoi riuscirci, vecchio Jonathan. Perché tu hai imparato tutto. Hai terminato un corso d’istruzione, e ne hai cominciato un altro, per te. Adesso.

che possa infondere sia coraggio, sia mostrare loro la possibilità di uno scopo e un obiettivo più elevato infondendo nuova linfa nel discepolo e fornendogli tutti gli strumenti che possano consentirgli, indipendentemente dall’eta e dal luogo di partenza, di volare dove e come, nessun altro gabbiano aveva mai neanche osato volgere il pensiero.

Per volare alla velocità del pensiero, verso qualsivoglia luogo, (…) tu devi innanzitutto persuaderti che ci sei già arrivato.

Il primo tra gli strumenti che ciascun esploratore della vita deve avere sempre a portata di mente, è tanto la consapevolezza di sé stesso/a, tanto la chiara visione di ciò che il suo spirito indomabile vuole raggiungere per, finalmente chetarsi avendo la certezza della riuscita.

Funziona sempre, quando sai quello che fai.

Ed è così che completato il suo addestramento, anche se in effetti la vita è una prova continua, il gabbiano Jonathan Livingston tornerà con il suo Stormo, a quello d’origine dimostrandoci che il perdono è essenziale per andare nel nostro futuro, che altrimenti ci sarebbe precluso.

Ma nessuno di loro, neppure Fletcher Lynd, riusciva a capacitarsi che i voli del pensiero possano essere tanto reali quanto i voli nel vento e con le penne. Il vostro corpo, dalla punta del becco la coda, dall’una all’altra punta delle ali, (…) non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero, visibile concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero.

Nel momento in cui abbandoniamo il risentimento e ci doniamo, allora come il serpente cambia la sua pelle, allora rinasciamo noi stessi per volare liberi, ovunque e con chiunque.

Tu sei libero di essere te stesso, questa è la libertà che hai, adesso è qui, e nulla ti può essere di ostacolo.

ALTRE CITAZIONI DI JONATHAN LIVINGSTON

Ma se superi il tempo e lo spazio, non vi sarà nient’altro che l’Adesso e il Qui, il Qui e l’Adesso. E non ti sa che, in questo Hic et Nuno, noi avremo occasione di vederci (…)?

Ci sono tante cose da imparare!

Ogni giorno, lui apprendeva cose nuove.

Ci sono tante cose da imparare!

Tu sei quello che ha meno paura di imparare, tra tutti i gabbiani che ho visto in diecimila anni.

E curiosi di quella novità: volare per la gioia di volare!

Il fatto è, Fletcher, che bisogna superarli un po’ alla volta, i nostri limiti, con un po’ di pazienza. Qui sta il trucco.

Per tutte le cose, Fletcher, è questione di esercizio…!

Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che già conosci che conosci già, allora imparerai come si vola.

Jonathan è quel vivido piccolo fuoco che arde in tutti noi, che vive solo per quei momenti in cui raggiungiamo la perfezione.

Personaggi

  • Jonathan Livingston: gabbiano protagonista del romanzo breve, che ribellandosi alle regole del suo stormo decide di seguire la propria voce interiore, inseguendo con abnegazione il suo desiderio: volare alla perfezione, per lui la più elevata forma di libertà
  • Sullivan: uno dei gabbiani amici di Jonathan, con cui stringe amicizia nella dimensione intermedia, confusa con il paradiso, ma che seppur bravo nel volo non è minimamente al livello di Jonathan
  • Fletcher Lynd: giovane gabbiano reietto come fu alla fine della “parte prima” lo stesso Jonathan Livingston, e che divenne suo allievo e quindi a sua volta maestro 
  • Ciang: è il gabbiano Anziano, e maestro di Jonathan che questi incontra nella dimensione intermedia, nella “parte seconda” e che insegnerà all’allievo il potere della mente nel controllo del corpo.
  • Henry Calvin: uno dei discepoli sulla terra di Jonathan Livingston che apparteneva allo Stormo Buonappetito
  • Gabbiano Terence Lowell: uno dei discepoli sulla terra di Jonathan Livingston che apparteneva allo Stormo Buonappetito
  • Gabbiano Kirk Maynard: uno dei discepoli sulla terra di Jonathan Livingston che apparteneva allo Stormo Buonappetito, che non sapeva volare per nulla
  • Charles Roland: uno dei discepoli sulla terra di Jonathan Livingston che apparteneva allo Stormo Buonappetito
  • Judy Lee: uno dei discepoli sulla terra di Jonathan Livingston che apparteneva allo Stormo Buonappetito

Termini & nomi

  • Stormo Buonappetito: lo stormo cui originariamente apparteneva Jonathan Livingston, e che non comprendendo e condividendo lo scopo della sua autorealizzazione, in virtù delle loro leggi lo esilia
  • Assemblea Generale: concilio degli anziani, e di tutti i gabbiani che si riunisce in merito a questioni importanti. Nella fattispecie in merito alla decisione di esiliare il gabbiano Jonathan
  • Scogliere Remote: luogo che il gabbiano Jonathan Livingston scegli come luogo iniziale del suo esilio
  • Reietti: tutti quei gabbiani che vengono allontanati dallo Stormo originario, poiché non rispettano le regole imposte loro
  • Grande Gabbiano: una sorta di divinità cui tendere
  • Legge del Grande Gabbiano: l’unica legge che tutti i gabbiani dovrebbero rispettare: la libertà 
  • Figlio del Grande Gabbiano: date le sue straordinarie doti Jonathan Livingston viene considerato da molti l’erede del Grande Gabbiano; qui emerge la connessione col cristianesimo oltre alla cultura New Age che intride la novella

Titolo originale: Jonathan Livingston Seagull

Autore: Richard Bach

Fotografie: Russel Munson

Prima pubblicazione: 1970

Prima pubblicazione in Italia: 1973

La mia edizione: XXX edizione Rizzoli Settembre1995

Editore italiano: Rizzoli

Collana: –

Genere: Romanzo, Racconto breve, Novella, Auto aiuto, Mente e corpo

Numero di pagine: 93 (foto incluse)

Preceduto da: Niente per caso (Nothing by Chance, 1969)

Seguito da: Un dono d’ali (A Gift of Wings, 1974)

CAPITOLI

  • 1. Parte prima
  • 2. Parte seconda
  • 3. Parte terza