Come gli Haiku giapponesi ci fanno immergere nell’amore

 Come gli Haiku giapponesi ci fanno immergere nell’amore

Copertina del libro Haiku Love dell’edizione British Museum 2018.

POESIA & TEATRO

Come gli Haiku giapponesi ci fanno immergere nell’amore

Haiku Love è stato, per me, un viaggio delicato, intimo e profondamente rivelatore.
Questa raccolta curata da Alan Cummings per il British Museum mi ha aperto una finestra su una dimensione poetica che, fino a quel momento, non conoscevo: quella degli Haiku giapponesi. Ma qual è la vera Magia di questa forma poetica? Che in soli tre versi riescono a dire l’infinito…

23 NOVEMBRE 2025 – ROMA

POESIA & TEATRO

Haiku Love di Alan Cummings. Ecco la mia recensione.

Gli Haiku hanno una capacità rara: in pochissime parole riescono a evocare un mondo interiore, un’immagine, un’emozione, una stagione dell’anima.
E questo avviene con una pulizia, una semplicità e una profondità che raramente si trovano nella poesia occidentale.

In ogni poesia ho sentito un invito:
“Scendi più in profondità. Ascolta. Non correre. Abita l’istante.”

È così che gli Haiku ci immergono nell’amore: non lo spiegano, non lo raccontano…
lo mostrano.

Il giorno in cui a Nizza ho incontrato gli Haiku

Questo è il libro grazie al quale ho conosciuto gli Haiku giapponesi.
Era il 22 Agosto 2022, ero a Nizza, l’indomani avrei compiuto 34 anni e nella splendida libreria Sorbone mi sono imbattuta in questa raccolta.

Una poesia nuova, diversa, intima.

Soprattutto essenziale e pittorica al contempo.

Non so esattamente cosa ma ne ho sentito il richiamo.

Per me è stata la prima volta che entravo in una libreria “non italiana” e mi sono “persa” a vedere le copertine che già conoscevo e quelle nuove.

Sezione dopo sezione, scaffale dopo scaffale mi sono lasciata portare lì nel reparto poesia e la promessa silenziosa della delicatezza degli Haiku mi ha semplicemente conquistata a prima vista. Fra le altre cose mi piaceva la bellezza di comprare un libro in Francia, il cui testo originale era in giapponese ma che era tradotto in inglese. Bellissimo! 

Non ci ho pensato con la mente.

L’ho sentito col cuore.

Lui, il libro, mi ha scelta.

Il libro Haiku Love aperto mentre prendo appunti per la recensione.
Dorso del libro Haiku Love appoggiato durante la lettura.
Haiku Love durante la lettura, immerso nella sua atmosfera contemplativa.

La lentezza sacra degli Haiku

Ho impiegato molto tempo a leggere questa raccolta.

Iniziato il giorno stesso in libreria l’ho finito 1186 giorni dopo sull’AV che da Milano mi portava a Roma.
Non perché fosse difficile o pesante.
Ma perché, con gli Haiku, la lentezza diventa un atto sacro.

Gli Haiku vanno assaporati ancora più della poesia occidentale:
ogni parola è scelta con cura assoluta, ogni immagine è essenziale, ogni verso è una “fotografia” pittorica, evocativa, sospesa.

Leggerli velocemente sarebbe come attraversare un giardino senza fermarsi ad annusare i fiori ma calpestando le aiuole.

Mi sono concessa di rallentare.
Di leggere un haiku quando sentivo di farlo.
In treno gli ultimi, quelli nella sezione dell’amore maturo, mi hanno mostrato quanto davvero in parallelo io avevo chiuso con un mio “ciclo di vita” e mi aprivo al prossimo.

Ogni Haiku sa essere davvero immenso.

Tre versi che ti lasciano addosso e spingono in profondità qualcosa che ti appartiene già e qualcosa che conosci in quel momento per la prima volta: nostalgia, dolcezza, desiderio, memoria, curiosità, vita.
Stavo riscoprendo che la poesia non chiede tempo: chiede presenza.

Le poesie che ho scritto nei giorni successivi ne sono la testimonianza

La struttura segreta degli Haiku: tre versi per dire l’infinito

Una delle cose che più mi ha affascinata, strada facendo, è stata la struttura essenziale degli Haiku: solo tre versi, tradizionalmente composti da 17 sillabe distribuite in 5 – 7 – 5.

Una semplicità apparente che, in realtà, richiede una precisione millimetrica.
Tra le mani ti ritrovi i versi più “esatti” che tu possa mai leggere.

Non c’è spazio per divagare, non c’è spazio per spiegare troppo:
ogni parola deve diventare necessaria, ogni immagine arriva esatta.

È come se l’autore avesse solo tre pennellate per dipingere un intero mondo.

Tre versi per:

  • catturare un istante

  • descrivere una stagione interiore

  • rivelare un sentimento

  • evocare un’immagine vibrante

  • restituire un’emozione pura e immediata

Questa struttura essenziale rende gli Haiku simili a fotografie emotive: istantanee di vita, raccolte nel momento esatto in cui il cuore percepisce qualcosa.

Non è solo poesia: è allenamento alla presenza.

Ed è proprio la loro “forma breve” che rende gli Haiku così potenti.

Più togli, più rimane la verità.

Quanta saggezza c’è in questo?!

Quanto questo semplice concetto descrive la totalità della mia vita e di Spiritual CEO!

Ricordarsi di cogliere l’essenza del momento

Questa raccolta mi ha ricordato qualcosa che, nell’anima, sapevo già:
la vita ci parla “per” istanti.

Non in grandi eventi, non in svolte improvvise…
ma nei dettagli.

Un raggio di luce che entra dalla finestra.
Il rumore del tè che bolle.
Una carezza inattesa.
Una malinconia che arriva e poi se ne va.
L’odore della pioggia d’estate.
Il silenzio di un pomeriggio di Agosto.

L’insegnamento che ho ricevuto da Haiku Love è stato proprio questo:
cogliere la bellezza anche nei momenti più tristi, raccogliere l’essenza del singolo istante e lasciarsi toccare dalla sua verità.

È il contrario della distrazione.
È il contrario della fretta.

È un ritorno alla presenza.

L’amore negli Haiku: dal desiderio carnale all’unione spirituale, la sintesi di una vita condivisa

Questa raccolta dedica spazio all’amore in tutte le sue forme:
il desiderio, l’incontro, il matrimonio, la quotidianità, l’unione eterna.

Ciò che mi ha colpita profondamente è la capacità degli Haiku di raccontare in un solo respiro ciò che spesso nella nostra cultura viene espresso in romanzi interi.

Io stessa mi abbandono alla “lunghezza” tanto nello scrivere quanto nel parlare.

Lo faccio perché mi sento cullata e percepisco che cullo a mia volta.

Gli Haiku hanno bisogno di sole 17 sillabe.

 

In tre versi riescono a racchiudere:

  • l’erotismo sottile di un avvicinarsi

     

  • la vibrazione dell’attesa

     

  • la promessa del “per sempre”

     

  • la nostalgia di un amore vissuto per una vita intera

     

  • la tenerezza degli anni maturi
  • il peso del matrimonio per la donna
  • il tradimento che viene normalizzato
  • una carezza che “dice tutto” come un solo sguardo

     

  • la sacralità di un incontro che cambia il destino

     

Gli Haiku parlano di pelle, di sguardi, di stagioni interiori.
Parlano di due vite che si sfiorano e poi camminano insieme.
Parlano di un amore che diventa casa.

Sono poesia, ma sono anche vita reale.
Sono emozione, ma sono anche rito.

E nella loro semplicità, custodiscono una verità profonda:
l’amore è una sintesi, non un accumulo.
È essenza, non complessità.
È autenticamente una vita intera racchiusa in un dettaglio.

Morale: L’amore vive nei dettagli che abbiamo il coraggio di sentire

La morale che porto con me da questa lettura è tenera e rivelatrice:

L’amore si trova nei dettagli.
Nei piccoli gesti.
Negli istanti che passano in un attimo ma che restano per sempre nel cuore.

Gli Haiku mi hanno insegnato che amare non significa saper spiegare.
Significa saper sentire.
E che la bellezza non va cercata lontano:
è già qui, in ciò che viviamo ogni giorno, se abbiamo il coraggio di fermarci ad ascoltarla.

 

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮

Esperta in allineamento fra identità e obiettivi  lavoro sia con chi sta scalando il fatturato che imprenditrici/imprenditori con Business strutturati nella propria crescita personale, spirituale e imprenditoriale con l’obiettivo di incarnare la propria identità più elevata e raggiungere insieme gli obiettivi di fatturato unendo Strategia ed Energetica!

Oggi puoi iniziare anche tu il tuo viaggio dentro di te accedendo alle risorse gratuite di Spiritual CEO Academy.

Sinossi

Haiku Love è una raccolta raffinata e poetica che esplora l’amore attraverso la forma più essenziale e luminosa della poesia giapponese: l’haiku. Curata da Alan Cummings per il British Museum, l’opera intreccia brevi componimenti di autori classici e moderni con immagini tratte dalle collezioni del museo, creando un viaggio estetico e sensoriale che unisce parola, silenzio e immaginazione.

Gli haiku selezionati raccontano l’amore in tutte le sue fasi: l’attesa, l’incontro, la meraviglia, la perdita, il ricordo, la nostalgia, il ritorno alla presenza del cuore. Ogni poesia è un lampo che illumina un frammento di esperienza umana, un istante sospeso che riesce a contenere un universo emotivo.
L’amore appare fragile e potente, carnale e spirituale, tenero e a tratti doloroso: sempre autentico, sempre vivo.

Nelle sue pagine, la raccolta accompagna il lettore in un movimento lieve ma costante, come un respiro: un flusso in cui l’animo si riconosce e si specchia. Le illustrazioni — stampe giapponesi, dettagli botanici, frammenti di epoche lontane — amplificano la vibrazione dei testi, trasformando la lettura in un’esperienza contemplativa.

Più che una semplice antologia di haiku, Haiku Love è un piccolo scrigno emotivo: un invito a fermarsi, a osservare il cuore senza difese, a lasciarsi toccare da ciò che è semplice e immenso allo stesso tempo. Una meditazione sulla bellezza dei sentimenti umani attraverso la purezza della poesia giapponese.

 

Info bibliografiche

Titolo originale: Haiku Love
Titolo italiano: (non esiste edizione italiana ufficiale)
Autore: Alan Cummings

Anno di uscita originale: 2013
Prima pubblicazione italiana:

La mia edizione: 2018
Editore italiano:
Editore originale: The British Museum
Numero di pagine: 89

Genere:  POESIA & TEATRO

Data, luogo ed età di acquisto del libro: Nizza (data non indicata), età non indicata
Data, luogo ed età di scrittura dell’articolo: 23 Novembre 2025, Roma, 36 anni

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L’esistenzialismo di Sartre spiega la filosofia di Spiritual CEO

L’esistenzialismo di Sartre spiega la filosofia di Spiritual CEO

Copertina del libro Le mosche e Porta chiusa di Jean-Paul Sartre, edizione Bompiani 1947

POESIA E TEATRO

L’esistenzialismo di Sartre spiega la filosofia di Spiritual CEO

Jean-Paul Sartre, con la crudezza e la lucidità del suo pensiero, ci riporta al punto essenziale da cui nasce la filosofia di Spiritual CEO: nessuno può scegliere al nostro posto.
Questo il cuore della mia visione: la vita è un atto di decisione interiore ed esteriore, e il Business non è altro che la sua espressione più visibile.

Tra le pagine di Le mosche e Porta chiusa impariamo a conoscere la libertà come atto radicale, come responsabilità personale, come scelta quotidiana che costruisce la nostra presenza nel mondo.

24 MAGGIO 2025 – MILANO•TORINO

POESIA E TEATRO

Le mosche e Porta chiusa di Jean-Paul Sartre. Ecco la mia recensione.

Ho letto Le Mosche e Porta chiusa in un viaggio in treno: le ultime pagine tra Roma e Milano, e l’inizio di questa recensione mentre avevo davanti a me l’ultima ora di treno da Milano Centrale verso Torino.


Come sempre: un viaggio fisico che si è incastrato perfettamente con il viaggio interiore che queste opere hanno aperto dentro di me.

Le Mosche e Porta chiusa sono le prime due opere teatrali che leggo di Jean Paul Sartre. Affezionata a questo autore a causa del mio percorso di Fiamma, sono rimasta piacevolmente colpita dal ritmo incalzante di entrambe le opere. Si tratta di un ritmo che ti cattura e “costringe” a guardare ciò i personaggi inscenano davanti ai tuoi stessi occhi.

Il tema che funge da filo conduttore per entrambe le opere è duplice: da una parte la punizione e il senso di colpa come condanna sociale o divina, dall’altra la punizione che il singolo si impone con il desiderio di espiare le proprie colpe, presunte o reali.

Ma c’è anche il suo opposto: l’assoluta assenza di colpa quando non vi è alcun pentimento.

La citazione di Sartre come cuore filosofico: “L’inferno sono gli altri”

In queste pagine troviamo la celebre e spesso fraintesa frase:
“L’inferno sono gli altri.”

Per Sartre, se la vita è la piena possibilità dell’essere, la morte è stasi: non possiamo più modificare chi eravamo nell’ultimo istante.

Nella frase criticata e non sempre correttamente interpretata, Sartre non rifiuta l’altro (ricordiamo che in quanto esistenzialista amava le feste, la compagnia, gli amici),  ma ci avverte del momento in cui gli altri diventano il nostro limite.

Questo limite è: quando scegliamo di guardare noi stessi con gli occhi degli altri.
Quando, come accade tra Estelle e Elise, ci specchiamo nello sguardo altrui fino a farci modellare.

Il gioco sadico dell’inferno di Sartre è quello in cui si è costretti a rimanere in compagnia ( e vittime) di coloro che sono sia i nostri carnefici che le nostre stesse vittime.

Recensione del libro Le mosche e Porta chiusa di Sartre, analisi e riflessione filosofica
Dorso del libro Le mosche e Porta chiusa di Jean-Paul Sartre, edizione Bompiani
Lettura del libro Le mosche e Porta chiusa di Sartre durante un momento di riflessione personale

L’esistenzialismo si unisce alla visione evolutiva e imprenditoriale

Sarà il mio essere molto spirituale, sarà il mio essere una Coach e Mentore Evolutiva per Leader Visionar*, eppure questo messaggio mi risuona potente: la nostra anima, quando può scegliere, sceglie sempre sé stessa.

Nei miei percorsi come coach, una parte fondamentale nasce dalle domande che pongo.
Leggendo Le Mosche e Porta chiusa la domanda che Sartre sembra porci è:

“Sei davvero sicur* di volere che siano gli altri a scegliere il tuo destino?”

È una domanda esistenzialista e allo stesso tempo profondamente spirituale.

È anche una domanda imprenditoriale: chi scegliamo di essere quando costruiamo il nostro Business?

Da chi vogliamo essere visti?
Quali sono gli sguardi a cui permettiamo di influenzarci?

Un invito a vivere appieno la bellezza della nostra vita e a scegliere con cura di chi circondarci, perché questo avrà una sua rilevanza decisiva nel modo in cui ciascuno di noi porta avanti il nostro cammino, e anche il nostro progetto imprenditoriale.

Morale: il ponte tra pagina, vita e Business

La libertà è un atto.
Un gesto.
Una scintilla che nasce dentro e diventa scelta.

Sartre ci ricorda che se non siamo noi a scegliere, qualcun altro lo farà per noi.
E nella vita, come nel Business, questo è il modo più rapido per perdere sé stessi.

Viviamo ora.
Scegliamo ora.
Appaghiamoci ora.

Perché la porta, quando si apre, non sempre la attraversiamo se temiamo la certezza che dall’altra parte troviamo noi stess*.

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.
Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.
Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮
Esperta in allineamento fra identità e obiettivi, lavoro sia con chi sta scalando il fatturato che con imprenditrici e imprenditori già strutturati, nella loro crescita personale, spirituale e imprenditoriale.
L’obiettivo è incarnare la propria identità più elevata e raggiungere insieme gli obiettivi di fatturato unendo Strategia ed Energetica.

Oggi puoi iniziare anche tu il tuo viaggio dentro di te accedendo alle risorse gratuite di Spiritual CEO Academy.

Sinossi

Due opere teatrali che hanno segnato il Novecento, riunite in un unico volume.

Le mosche e Porta chiusa è un viaggio nelle ombre della mente umana, nelle stanze dove la colpa, lo sguardo degli altri e la paura di scegliere diventano gabbie più solide del ferro.

In Le mosche, entro le mura di Argo, tutto è impregnato di rimorso. Le mosche non sono insetti: sono i pensieri che ronzano quando non ci perdoniamo, quando ci lasciamo definire da ciò che abbiamo ereditato e non da ciò che scegliamo. Oreste entra in scena come un simbolo vivente: l’essere umano che capisce che la libertà non è un dono, ma un atto radicale. Un salto nell’ignoto. Una responsabilità che pesa e libera allo stesso tempo.

In Porta chiusa, la stanza si fa specchio. Nessuna via d’uscita, nessuna finestra: solo gli altri e lo sguardo che posano su di noi. È qui che Sartre ci lascia la sua frase più pungente: “L’inferno sono gli altri.”
Un inferno che nasce quando smetti di essere autore della tua identità e la consegni alle mani altrui.

Un’auto-condanna che ti imponi quando smetti di essere autrice/autore della tua vita e permetti allo sguardo altrui di decidere chi sei.

Due opere, una rivoluzione interiore:
• la libertà non è assenza di limiti,
• ma il coraggio di scegliere chi essere, non “anche quando il mondo ti guarda”, ma “nonostante sia condizione umana” (e aggiungo necessaria soprattutto se hai un Business da crescere) l’essere visti!

Un volume che non si legge soltanto: ti chiama. E ti chiede una sola cosa:
Hai davvero deciso di essere liber*?

Due drammi diversi ma uniti da un filo rosso: la libertà è un atto, non una condizione. E nessuno può viverla al nostro posto.

Info bibliografiche

Titolo originale: Les Mouches (1943) e Huis Clos (1944)

Titolo: Le mosche e Porta chiusa

Autore: Jean-Paul Sartre

Prima edizione: 1943 (Les Mouches), 1944 (Huis Clos)

Prima edizione italiana: 1947 (traduzione di Franco Fortini)

Editore italiano: Bompiani

La mia edizione: 1947

Genere: POESIA & TEATRO / FILOSOFIA

Numero di pagine: 239

 

 

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A Nizza ho scoperto gli Haiku giapponesi: ecco cosa sono!

A Nizza ho scoperto gli Haiku giapponesi: ecco cosa sono!

Copertina del libro “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach del 1975

POESIA

A Nizza ho scoperto gli Haiku giapponesi: ecco cosa sono!

Forma poetica della letteratura giapponese che in sole 17 sillabe sullo schema 5-7-5 e senza alcun titolo introduttivo descrive meticolosamente ciò che il poeta vede. La bellezza di questa edizione? La dualità tra il poetico e il pittorico, che rafforza la bellezza dei tre versi di ogni singolo haiku grazie alla potenza pittorica di Hokusai.

15 NOVEMBRE 2023 – TORINO

POESIA

Haiku – Les Paysages d’Hokusai. Ecco la mia recensione.

Gli Haiku (o haikai) sono componimenti poetici originari del Giappone. La loro caratteristica principale è che sono brevissimi perché composti di sole 17 sillabe distribuite in 3 versi secondo lo schema 5-7-5. La meraviglia nel leggerli sta nella loro capacità di rendere, al pari di una fotografia, una immagine in maniera nitida come se appunto la stessimo guardando con i nostri occhi.

In questa edizione Les Paysages d’Hokusai edita da Seuil, questo effetto è enfatizzato dall’abbinamento tra singolo haiku e un dipinto del celeberrimo artista giapponese: Hokusai.

Haiku: il primo incontro

Prima del mio primo viaggio a Nizza nell’Agosto del 2022, in occasione del mio 33 compleanno (save the date: 23 Agosto) non avevo mai sentito degli Haiku, ma è stato amore a prima vista. Complice in questo certamente la splendida edizione del Les Paysages d’Hokusai edita da Seuil, casa editrice francese che “acquisto” per la prima volta proprio a Nizza nella splendida libreria La Sorbonne che da brava amante dei libri avevo inserito tra le tappe fondamentali da visitare.

Effettivamente insieme alla Spalavera a Pallanza (Lago Maggiore) dove ho acquistato una splendida edizione de I fiori del male di Charles Baudelaire e la Libreria Lazzarelli di Novara dove ho acquistato il mio primo libro di Pablo Neruda: Poesie erotiche, ad oggi è certamente nella mia top three.

Raccolta di Haiku

Questo volume di pregio è una raccolta di 58 Haiku, composti dai importanti poeti giapponesi come Basho, Buson, Chiyo-Ni, Dakotsu, Issa, Joso, Kyorai, Ryokan, Ryota, Shiki, Shusai, Teishitsu.

É stata certamente un’esperienza leggere per la prima volta delle produzioni poetiche giapponesi, ma tradotte in francese. Da provare!

Bellezza estetica a parte di questo libro che ha tanto di dorso in stoffa e caratteri argentati, ciò che mi ha mosso nell’acquisto è stata la possibilità di leggere qualcosa in francese che fosse anche semplice per me che non ho l’occasione di parlarlo tutti i giorni, un po’ come era già stato con Poesie d’amore di Jacques Prévert.

E comunque fa sempre piacere avere in libreria un bel volume come questo al pari di un libro antico o di quelle splendide edizioni tematiche e fotografiche!

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Di cosa parlano gli Haiku

Così come è vero per la poesia occidentale a cui possiamo essere abituati, anche nel caso degli Haiku (o haikai) il poeta può scegliere di immortalare qualsiasi emozione e scenario.

In questo caso abbiamo paesaggi realistici o immaginari, ritratti attraverso diverse stagioni, luoghi, stati d’animo e vita quotidiana in una naturalezza che ci fa percepire quasi un dialogo intimo e avvolgente.

Ci viene proposto un Giappone antico che sembra quasi evocare un senso di familiarità, di “conosciuto” come se fossimo già stati in quei luoghi e insieme al poeta le nostre emozioni avessero modo di spaziare.

Nel leggerli puoi percepire una quiete di spirito che solo la cultura giapponese sa evocare.

La struttura e la stagionalità degli Haiku

Come anticipato gli Haiku sono composti di soli tre versi. Diciassette sillabe che devono necessariamente essere perfettamente evocative e al contempo lasciare quel “non finito” quasi michelangiolesco, invitando il lettore a soffermarsi su quell’emozione che si affaccia, anche se non viene in alcun modo definita dal poeta, ma appunto solo accennata.

Le stagioni sono fondamentali in questa tipologia di componimento poetico basti pensare che esistono raccolte stagionali di Haiku, proprio perché la connessione tra la natura e le emozioni, ma anche immagini, che le stagioni sono in grado di creare e suscitare nel poeta è fondamentale, e funge tanto da stimolo iniziale che da cornice di questi brevi componimenti poetici.

Non a caso un verso di ogni Haiku è proprio riferito alla stagione così che il lettore, con la sua esperienza di vita, può già avere gli strumenti per immergersi in quella “scena”, consentendo al poeta di usare lo stretto necessario lasciando posto a quel qualcosa che cattura lo sguardo, e soprattutto alle emozioni che si esprimono in quel non finito a cui ho accennato poco fa. 

E se la poesia “tradizionale occidentale” è un catalizzatore di emozioni questo è ancor più vero negli Haiku, perché è proprio il sentire del lettore che arricchisce quasi completando/finendo il componimento poetico appena letto, che nelle sue diciassette sillabe ha la capacità di essere compiuto nel suo senso evocativo e comunicativo.

Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.

Sinossi

Dopo gli Haiku del tempo che passa illustrati da Hokusai, questo nuovo volume di “Classici in immagini” fa rivivere la tradizione del poema breve giapponese: 58 haiku di Basho, Buson, Chiyo-Ni, Dakotsu, Issa, Joso, Kyorai, Ryokan, Ryota , Shiki, Shusai, Teishitsu… scelti per mostrare la bellezza di paesaggi realistici o immaginari attraverso diverse stagioni, luoghi, stati d’animo, vita quotidiana… Una collezione che ci porta, sotto il pennello di Hokusai, grazie a una rappresentazione dolce e poetica del mondo vivente, in una bellissima fantasticheria.

Info bibliografiche

Titolo originale: Les Paysages des L’Hokusai (francese)

Autore: Autori vari

Prima pubblicazione: 2017

La mia edizione: 2017

Editore italiano: Seuil (casa editrice francese)

Collana: –

Genere: Poesia

Numero di pagine: 116

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E se l’amore occasionale acquisisse un nuovo concetto e fosse proprio Amore?

E se l’amore occasionale acquisisse un nuovo concetto e fosse proprio Amore?

Copertina del libro “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach del 1975

POESIE

E se l’amore occasionale acquisisse un nuovo concetto e fosse proprio Amore?

“Io non so che cosa sia l’amore. So cosa sono le intimità provvisorie. Non pensate a godimenti fuggitivi, a divagazioni non matrimoniali. […] Ogni incontro bello, ogni intimità attinge un giacimento mitico e poetico del quale dobbiamo smettere di aver paura. L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo […] per un’ora o per mezzo secoloRiconoscere questa specificità dell’amore è la forma di resistenza alla globalizzazione delle emozioni, alla dispersione dell’intensità. Il corpo amoroso ci richiama alla vita da vicino, al suo sapore locale, preciso.”

19 OTTOBRE 2023 – TORINO

POESIE

L’infinito senza farci caso di Franco Arminio. Ecco la mia recensione.

Questo è il libro souvenir che ho comprato a Bra, la prima volta che ci sono stata in occasione del Cheese Festival 2023.

Come sempre le mie vicende personali e i miei “incontri letterari” si intrecciano ed ogni volta è sempre sorprendente, come se fosse la prima volta che mi capita, che poi a conti fatti è proprio così, perché oltre al libro in questione che varia di volta in volta, anche tutto ciò che vi si lega cambia.

Love is noise love is pain…

…così cantavano i The Verve nel 2008 nel loro celebre brano.

Una dolcezza vera

non è mai cordiale.

Una dolcezza vera

ti fa male.

[4 di copertina]

Allo stesso modo Franco Arminio in questi quattro semplici versi, che poi sono – insieme alla sinossi – il motivo per cui ho comprato proprio questo libro, ci insegna che la vita è sempre duale e che non ci è permesso di prendere solo il bene, ne’ tantomeno di meritare solo il male.

Sono due lati della medaglia ed è semplicemente un nostro dovere accoglierli entrambi con la stessa dolcezza d’animo con cui accoglieremmo il bene. 

Tra le pagine di L’infinito senza farci caso, Franco Arminio ci dà una visione decisamente più veritiera dell’amore, non fredda e cinica, anzi calda e avvolgente, tuttavia slegata dai pesi che solitamente appesantiscono ad una relazione amorosa.

Arminio ci rende palese l’oggettività del fatto che ad oggi le relazioni, seppur con una temporalità diversa rispetto a quella “socialmente corretta”, hanno comunque la capacità di portare Amore nelle nostre vite. Ma non un amore di contrabbando, arido e sterile! Piuttosto un amore che nella consapevolezza del suo essere limitato nel tempo, fosse questo tempo equivalente a 50 anni e più di vita condivisa o a 5 ore, si sceglie di viverlo appagandosene al meglio delle proprie possibilità e capacità, affinché il limite e il rimpianto non appartengano all’amore che si condivide.

Intimità provvisorie

Così Franco Arminio chiama questi amori in L’infinito senza farci caso: intimità provvisorie.

E se da un lato il nome esprime una fugacità, mi chiedo e ti chiedo, cosa impedisce a queste unioni di durare?

Siamo palesemente davanti ad una standardizzazione delle emozioni, perché quelle complesse e appaganti richiedono tempo, e il tempo sembra esserci contro. Anche se è invece vero, che siamo noi a saturarlo di emozioni sintetiche e task lavorative e private sempre più fagocitanti!

Nella costante ricerca della regola universale per qualsiasi cosa, ci siamo forse dimenticati che l’Amore unisce due “soli” individui?

E perché questi due esseri umano non possono prendersi del tempo, per trovare un loro singolare ritmo che gli consenta di rimuovere la parola provvisorio mantenendo invece quella di intimità?!

Un ritmo singolare e la sua dualità

Mi torna alla mente che anni fa ascoltavo una storia di uno Chef e della sua compagna. Non si erano uniti in matrimonio per scelta. Lui sempre in giro per lavoro e lei sempre a casa ad occuparsi di tutto, ristorante compreso, quando lui era via.

Due vite apparentemente inconciliabili, eppure fu proprio la dichiarazione di Lei a sorprendermi, perché disse qualcosa che ricordo così: “Grandi assenze e grandi presenze, questo è il segreto del nostro amore”.

E non è forse un buon modo di amare questo? Non lo è forse ancora di più al giorno d’oggi?

Io trovo che sia buon modo per perpetuare la bellezza di un amore condiviso che non si basa su una presenza fisica, che comunque è presente nel giusto ritmo e nella giusta dose, ma che affonda le sue più sane radici in una connessione emotiva, fatta di un futuro che sempre comprende entrambi.

Un ritmo il loro che è singolare tanto nel suo essere “alternativo”, tanto nel suo non avere la pretesa di funzionare per altri se non “esclusivamente” per questi due esseri umani.

Certo le distanze sono complesse da superare, ma se in questo tempo ci si desse la possibilità di crescere come individui al di là della coppia?

Non sarebbe questo stesso un grande dono che si porta nella coppia stessa, che poi nella presenza fisica può appagarsi di due individui solidi e che nella loro consistenza di singoli comunque si scelgono?

Il connubio: assenza e presenza di fatto rappresenta una dualità e non sono forse proprio le dualità, che ci fanno scegliere consapevolmente l’altr*, perché appunto siamo disposti ad accogliere entrambi i lati della medaglia con pari amore?

L’accoglienza del passato per seminare il futuro

Il tuo corpo è un campo minato:

nasconde gli amori, i pericoli passati.

Il ventre piatto non m’illude:

dovrei essere un artificiere

per arrivare incolume al piacere

[pag 25]

E se l’accoglienza della dualità significasse ulteriormente, avere la capacità di saper vivere ancor più pienamente il presente, vedendolo come un prodotto di un passato, solo in parte condiviso, ed un futuro che esiste proprio in funzione dello scegliersi reciprocamente e quotidianamente?

Certo potrebbe non esserci un “formale contratto” a suggellare l’impegno, eppure ci sarebbe qualcosa di più importante: la scelta consapevole e quotidiana, generata dall’accoglienza totale dell’altro e di noi stessi.

A quel punto sapremo accettare di abbandonare la pretesa di possedere eternamente un’altra persona come un dato di fatto, e invece impegnarsi affinché questo eterno si concretizzi giorno dopo giorno.

In fondo non ha mai senso trattenere a noi ciò e chi non vuole appartenerci, poiché semplicemente sarebbe un martirio auto inflitto che logora ancora di più ciò che è sofferente a causa dell’abbandono.

Chi ci dice addio

sparisce dietro le montagne.

E a poco serve alzarci

in piedi sul nostro cuore

per vederlo ancora.

[pag 76]

Piuttosto accogliamoci reciprocamente e amiamoci nella nostra essenza duale e sempre poliedrica, riscoprendo delicatezze sopite.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

L’amore e le sue occasioni

Ci hanno insegnato, che l’amore “giusto” è quello che ha la pretesa di superare l’ “eternità caduca della vita dei nostri corpi. Ci hanno insegnato che fai la fatica all’inizio e tanto basta per il futuro. Io invece credo che questo risultato sia possibile, solo quando si è entrambi disposti a costruirlo dandogli concretezza in ogni giorno della propria vita condivisa, accogliendo le peculiarità della vita dell’altro come occasione per costruire una vita condivisa unica e meravigliosa.

Invece noi cosa facciamo?! Sovraccarichiamo l’amore di oneri che non gli appartengono, con il risultato che i nostri corpi continuano la loro vita e l’amore, che nella sua solidità e stabilità sempre merita di poter essere leggero, ci abbandona.

Così in bilico tra il tuffarsi in un nuovo amore, sperando che “stavolta” sia quello “giusto” e l’idea di abbandonarlo per sempre (perché capita a tutti che con il finire di un amore anche un pezzetto di cervello decida di abbandonarci, almeno per un po’), iniziamo a fare pensieri assurdi come: “io non amerò più”, “l’amore non fa per me”, “non sono capace di amare”, “con l’amore io basta!”.

Ecco che si è fatto largo un amore vuoto: l’amore occasionale, quello che non lascia nulla se non, nel migliore dei casi, un tiepido appagamento della carne. Insomma finiamo con il rinunciare all’amore, anzi all’Amore, perché ci ostiniamo – nonostante le batoste – a voler delegare a questo sentimento il compito di toglierci di dosso i nostri pesi.

E se ci amassimo davvero? E se anche per una sola notte ci amassimo davvero, cosa ci sarebbe di male?

E soprattutto cosa sminuirebbe l’intensità di ciò che si è provato e condiviso? Non di certo il tempo! Poiché la dimensione temporale, ha l’unico ruolo di mettere ancora più “fame” non di certo quello di sminuire l’intensità di un incontro.

In fondo è nella nostra stessa natura di esseri umani amare profondamente anche nel semplice lasso di tempo di un’occasione fortuita, con una persona incontrata per caso, e con la quale si sceglie di unirsi indipendentemente dal tempo, in un Amore completo perché totalmente sazio di emozioni e carnalità.

Penso che sia una delle forme di amore più puro quella in cui corpo ed emozioni si uniscono, prive di qualsiasi peso ulteriore legato al passato o al futuro.

“In questo momento semplicemente io e te esistiamo.

In questo luogo io e te ci amiamo.”

Ci amiamo si, anche se siamo due perfetti sconosciuti che non sanno nulla dell’altr*, ma che non solo accolgono questo momento senza paure o comunque affrontandole, ma ancora di più, è questo un incontro che lascia ad entrambi qualcosa di sorprendentemente inatteso: la consapevolezza di essersi arricchiti reciprocamente come esseri umani.

Ma non è che dal sesso

ci ricavi molti

se non hai il corpo

che sa farsi da parte

e diventare altro.

Chi ti abbraccia

deve sentire l’aria del primo mattino,

deve avere

gli alberi di Aprile

dentro gli occhi,

il grano di Giugno

sulla schiena.

Povera cosa il sesso

senza un buon uso

delle stelle, senza avere

confidenza con la morte.

[pag 76]

Amore a primo incontro

Che male c’è, mi chiedo? Che male c’è ad amarsi subito e completamente?

A vedere subito un proseguo e al contempo accogliere anche la possibilità che questo non ci sarà forse mai?

Non ci vuole poi molto a riconoscersi e ad iniziare ad appartenere all’altro.

Imbavagliato,

a testa china,

io sono l’ostaggio

mentre lei cammina

[pag 90]

Ed è proprio quando tutto è così chiaro e condiviso, che non sentiamo la frenesia del tutto e subito, che non forziamo nulla ma semplicemente accogliamo il benefico flusso. Ci hanno insegnato che l’amore “brucia” ma l’Amore è acqua non è fuoco, perché ci culla, guida, è sia quieto che impetuoso, coltiva, nutre e ancor più significativo, continua a fluire costantemente e permette di portare anche i fardelli più pesanti con leggerezza, non perché glielo imponiamo ma perché è nella sua natura rendere leggera ogni cosa.

Sembra contraddittorio rispetto a quanto detto prima eppure è così, dobbiamo dare all’amore la possibilità di alleggerirci ma non possiamo imporglielo.

A pensarci è un cambio totale che ribalta completamente tutto ciò in cui abbiamo sempre creduto sull’amore.

Lo faremo lentamente,

con intervalli profondi.

Ti porterò l’intero fiume

coi suoi tronchi.

[pag 25]

La variabile del tempo

Franco Arminio rivaluta quindi quello che è l’amore liberato dalle corde temporali, non perché condanni le unioni longeve, anzi queste sue riflessioni ci aiutino a coglierne ancora di più la rara bellezza. Semplicemente accoglie l’empiricità del fatto che di Amore ne esistono anche altre forme alle quali la società da un lato non ci ha abituati, dall’altro ha condannato come scariche a livello valoriale, applicando su queste una lettera scarlatta semplicemente perché nella frenesia della catalogazione di massa, come si possono contemplare tutte le forme di puro Amore che possono nascere fra due esseri umani?

Ho riflettuto a fondo su questo. Un po’ perché ne ho avuto il tempo nei miei primi due giorni braidesi, un po’ perché in questa esplorazione mentale sono stata aiutata da quelle che sono state le evoluzioni inattese che, nell’arco di poche ore, mi hanno donato tanta vita.

Così sono giunta a questa conclusione, che non ha la pretesa – anche in questo caso – di essere eterna, semplicemente di essere la più pura e semplice verità a cui ad oggi sono giunta.

L’amore è amore, che lo si condivida per una vita intera oppure per il tempo di una notte. E puoi essere cert* che è stato Amore quando ti accorgi che ha lasciato qualcosa di buono in entrambi, perché lo si è autenticamente condiviso.

Non è più amore quello che dura dieci anni, rispetto a quello che dura una manciata di ore. Semplicemente nel primo ci si da reciprocamente la possibilità di esplorarne tutte le sfaccettature, avendo il coraggio anche di accogliere quelle che potenzialmente non ci piaceranno, perché troppo è il desiderio di avere quelle che invece desideriamo come l’aria.

Nel secondo caso uno dei due, decide che seppur riconoscendo la forza e la bellezza di quell’incontro, non è dispost* ad accogliere entrambi i lati della medaglia. 

Che gran peccato penso io, quando capita questo.

Eppure sarebbe stato ancora più uno spreco, negarsi anche il breve tempo che ci ha uniti.

Invidio

chi c’è nella tua stanza

e può ascoltare la tua voce:

una tazza, una matita,

una pianta.

[pag 30]

Accogliere il dominio e la sottomissione dell’amore

Una cosa è certa: l’amore richiede cuori impavidi, cuori da leone che come cavalieri devoti, si sottomettono (e qui prendo in prestito un’immagine di Carroll) alla loro Regina di cuori.

Sottomettersi all’altro reciprocamente, ancor più se avviene in contemporanea, è una delle esperienze più mistiche che io abbia sperimentato e che in generale ciascuno di noi potrà sperimentare nella sua vita.

Amore è unione, e unione è pura preghiera ma non in termini religiosi, piuttosto spirituali. Due corpi, due menti e tutte le emozioni che ne derivano, induco entrambi ad affidarsi completamente all’altro, con una fiducia che semplicemente si accoglie come tale, senza interrogarsi sul perché in maniera così naturale, accogliamo l’altro e ci lasciamo accogliere da esso.

Darsi a qualcuno è possibile

solo se sappiamo che l’amore

è una preghiera.

[pag 76]

Rimanendo sul puro piano emotivo, lasciarsi dominare significa avere profonda consapevolezza che l’altr* pur essendo nella condizione di ferirci sceglie e sempre sceglierà di farci del bene, perché accoglie il suo “nuovo” ruolo: colui/colei che trova appagamento nel prendersi cura di noi, così come noi vogliamo fare lo stesso a nostra volta, continuando nel mentre a far crescere le nostre singolarità di individui in armonia con l’altro.

Non è anche questa capacità di accogliere la dualità che si crea in un incontro fra due persone.

Prendendo in prestito il titolo stesso di questa raccolta di poesie d’amore, affermo che quando ci succede, tocchiamo l’infinito senza farci caso.

Non l’amore che ferisce ma la sua assenza

Insomma a conti fatti c’è effettivamente la possibilità di farsi del male ad un certo punto, ma è questo un motivo sufficiente per rinunciare anche alla bellezza di un Amore pienamente vissuto?

Penso di no, nonostante tutte le ferite ricevute, penso che si debba continuare ad accogliere l’Amore.

É certo che l’amore nella sua assenza, sia ciò che più di ogni altra cosa è in grado di romperci. Ma è proprio quando c’è stato tanto amore, che questo ha la capacità di farci brillare – se gliene diamo l’occasione – anche dopo il suo averci lasciati, perché per sua definizione l’Amore lascia qualcosa di bello e tutto illumina.

Se mi ferisci

mi dai

ciò che mi aspetto

dalla vita,

io sono cresciuto

in braccio

a una ferita.

Spezzami in due,

il buono

è la luce che nasce

quando ci spacchiamo.

[pag 42]

Accogliere l’amore

Tutto parte sempre da un incontro casuale, un incontro qualsiasi, inaspettato, imprevisto, completamente fuori da qualsiasi previsione in quel determinato luogo e in quello specifico momento. Eppure capita! Capita che due persone si incontrino, capita che si diano reciprocamente la possibilità di amarsi e capita che abbiano la capacità di costruirsi un bel pezzo di vita insieme e di rimanere pienamente se stessi. Quindi ad esempio una casa rimarrà una casa, come anche un campo aratro resterà tale, parimenti un pozzo e una fontana, eppure nell’unione con l’altro ciascuno di loro troverà l’ “uso” migliore delle proprie singole qualità, nell’unione con l’altr*.

L’amore è quando due persone

fanno una contrada.

Una è casa e l’altro è campo arato,

uno è pozzo e l’altra fontana,

una è la finestra e l’altro cane

che attraversa la strada.

[pag 110]

E come può esserci paura nell’essere la migliore versione di se stessi, anche, grazie a quella persona che sin dal primo incontro ci ha mostrato, nella naturalezza della non intenzione, tutto questo?

Semplicemente ama quindi, ampliando il concetto di “occasionale” che la società ci ha imposto, perché in realtà occasionale significa sia cogliere l’ “occasione”, sia crearne di nuove per essere autenticamente felici, condividendo la propria vita, trovando il proprio ritmo fatto di perfetto equilibrio tra distanze e presenze.

Sinossi

“Io non so che cosa sia l’amore. So cosa sono le intimità provvisorie. Non pensate a godimenti fuggitivi, a divagazioni non matrimoniali. Solo una visione vecchia di noi stessi e degli altri ci può far pensare all’amore come una cosa che prima non c’è e poi scompare e poi finisce. A me sembra che ci sono parti di noi che sono sempre in amore e altre che sono in fuga, sepolte e irraggiungibili. Ogni incontro bello, ogni intimità attinge un giacimento mitico e poetico del quale dobbiamo smettere di aver paura. L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo. Corpo che diventa foglia, albero, paesaggio. Corpo che fa ombra e fa luce, corpo assoluto e cordiale, per un’ora o per mezzo secolo. Riconoscere questa specificità dell’amore è la forma di resistenza alla globalizzazione delle emozioni, alla dispersione dell’intensità. Il corpo amoroso ci richiama alla vita da vicino, al suo sapore locale, preciso.”

Le poesie di Franco Erminio sono il resoconto quieto e febbrile di un cammino umanissimo e pure percorso dall’anelito a qualcosa di più grande. La parola poetica diventa rivelazione di una scintilla divina tra le nostre mani e canta un amore che forse non ci salva, ma senza il quale saremo soli in balia del tempo che scorre.

Info bibliografiche

Titolo originale: L’infinito senza farci caso (italiano)

Autore: Franco Arminio

Prima pubblicazione: Ottobre 2019

Prima pubblicazione in Italia: Ottobre 2019

La mia edizione: I edizione Ottobre 2019

Editore italiano: Giunti – Bompiani

Collana: –

Genere: Poesie

Numero di pagine: 122

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Le poesie d’amore di Antonia Pozzi per ricordarci l’amore autentico

Le poesie d’amore di Antonia Pozzi per ricordarci l’amore autentico

Libro su Frida Kahlo

POESIA

Le poesie d’amore di Antonia Pozzi per ricordarci l’amore autentico

Antonia pozzi anche in questa raccolta Poesie d’amore, ci fa sentire tutta la brutale assenza dolorosa della persona amata. Percepiamo il vuoto, la distanza, i silenzi e sentiamo il nostro cuore stringersi come un pugno che stringe forte l’aria, privando i polmoni dell’ossigeno che serve per vivere.

Ma forse per noi che leggiamo le sue poesie d’amore c’è il lieto fine.

10 AGOSTO 2023 – PALLANZA (VERBANIA – LAGO MAGGIORE)

POESIA

Poesie d’amore di Antonia Pozzi. Ecco la mia recensione

 

Ho legato Poesie d’amore di Antonia Pozzi (insieme a I fiori del male di Charles Baudelaire) ad un anniversario per me molto importante. Acquistato nella libreria Grossi di Domodossola, che trovi proprio di fronte alla suggestiva Piazza del Mercato, l’ho letto tutto d’un fiato mentre bevevo uno dei caffè più buoni di sempre. Ammetto che quello è “un caffè a cui mi sarei abituata molto volentieri” e per certi versi è andata proprio così.

É sempre un piacere tornare qui, perché è un luogo dove ho lasciato un pezzo di cuore!
Non bevo spesso caffè, ma quando lo faccio torno con la mente e il cuore qui, dove l’ho ribevuto per la prima volta perché una persona cara al mio cuore, mi ha fatto innamorare anche di questo. Stavolta per celebrare l’occasione: caffè “Kenya” estratto con il V60.

E poi è sempre bello, per me che cambio sempre, tornare in un luogo come è Domodossola, come è il Lago Maggiore, come lo sono queste montagne in cui il tempo sembra fermarsi e a volte persino tornare indietro. 

Nella mia mente la musica, sopra le altre: Little Wing di Jimi Hendrix.

A te,

ala bianca

della mia esistenza.

Benedizione, p.24

Poesie per un amore profondo come il Lago (Maggiore)

Che la poetessa milanese sapesse raccontare lo strazio dell’amore, lo abbiamo appurato già in Mia vita cara e Guardami sono nuda (affezionatissima ad entrambi per motivi diversi). Eppure ogni volta, anche rileggendo le stesse poesie, sembra quasi che le sue parole abbiano la capacità di arrivare sempre più in profondità e di farci sentire davvero la sensazione di amare qualcuno, che in quel momento non è con noi.

Questo è il libro che ho avuto con me, la prima volta che ho attraversato il Lago Maggiore da sola per raggiungere la sponda di Pallanza partendo da Stresa, facendo così il giro completo delle isole borromee; l’emozione mi ha vinta e io l’ho lasciata vincere. Con i suoi 372 metri di profondità, il Lago Maggiore ti fa sentire come se fosse in grado di contenere tutto quello che provi. Qui mi sento e sono sempre libera di affidare tutto il mio amore a queste acque, che con il loro sciabordio costante e delicato cullano le mie emozioni. Il loro movimento non è mai impetuoso, ma accoglie nel suo ventre blu i tormenti di chi lo guarda e attraversa, regalando al cuore e all’anima un po’ di pace.

Restiamo presso questo lago, anima cara; 

restiamo in questa pace.

Lago in calma, p.25

Le montagne testimoni d’amore

Nell’alto Piemonte, dove mi trovo ora, ogni luogo è circondato da montagne. Ho imparato a riconoscerne le vette, le forme, le rocce e vederle in ogni stagione è per me un balsamo per l’anima, perché questo luogo è diventato la mia casa. Non l’avrei mai nemmeno potuto immaginare.

I loro occhi sempre discreti hanno osservato ciò che ho vissuto, avendole come testimoni della bellezza e felicità a tratti struggente ma sempre profonda, che mi hanno donato. Così in cambio di pieni sorsi di cielo, stelle, vino e amore dei quali non sarò mai capace di saziarmi, io ho donato “loro”: me stessa, le mie notti insonni e le mie poesie d’amore, come anche le mie parole carnali più belle e tutto ciò che scrivo, ‘che emana il profumo di questi luoghi. Tutto è successo qui, tra queste montagne perché ogni storia d’amore ha le sue montagne che lo suggellano e rendono eterno. Le mie ora sono qui, come lo è mio cuore.

Ti do me stessa,

le mie notti insonni,

i lunghi sorsi di cielo e stelle -bevuti

sulle montagne […]

Bellezza, p.55 

Poesie d’amore perché eternamente ti amo

Ma cosa serve allora leggere poesie d’amore, che è il titolo stesso di questa raccolta di Antonia Pozzi, se la sensazione che si prova mentre si legge, e che perdura anche dopo aver finito la lettura, è un senso di profonda nostalgia e malinconia?

Probabilmente serve, così come scrive la stessa poetessa milanese, a ricordarci che la sofferenza che proviamo è l’unità di misura che abbiamo per ricordare a noi stessi, che ciò che abbiamo vissuto è stato profondamente vero e autentico, anche se ciò lasciato un senso di incompiuto e insoddisfatto.

L’amore, anche nel dolore, è ciò che dà un senso ad ogni cosa. Così per celebrarlo e renderlo ancora più reale, colei sa scrivere poesie, lo fa dichiarando di essere diventata la moglie di colui che si ama.

La fede ossolana mi rende tua moglie

Accogliere l’amore come musa, è come accettare una proposta di matrimonio. Scrivere poesie d’amore è come indossare la fede sul proprio anulare sinistro, affinché la nostra appartenenza venga gridata e le montagne con il loro eco ne possano diffondere il messaggio.

Era la seconda volta che andavo a Domodossola quand’ecco che scopro un orefice che tutt’oggi produce la fede ossolana. Riproduzione di un gioiello del XVIII secolo, penso che sia la più bella in assoluto perché il suo significato simbolico celebra non solo l’amore (cerchio), ma anche l’appartenenza e il legame (stella alpina), l’abbondanza e la prosperità (grano saraceno), la perpetuità del legame (nastri intrecciati) arrivando all’abbondanza e alla fecondità (mezze sfere).

Anche oggi, indosso due degli anelli che ho comprato proprio qui. Era un sabato ed ero venuto apposta per vedere come Domodossola si trasformava durante il tradizionale mercato, ed il banco era proprio di fronte alla libreria dove oggi ho comprato questo libro. Più che ironia, legame.

E da quando li ho indossati la prima volta, mi sono sentita sposata a questo luogo e a chi vi appartiene da sempre. Possiedo molti anelli, li indosso tutti, ma quelli che ho comprato qui, li indosso sempre e li ho indossati anche quando tra le montagne, ho partecipato ad un battesimo che anelavo da tempo.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

L’amore vive tra carnalità e romanticismo, sempre!

Mi è impossibile non pensare a Erotica di Ghiannis Ritsos, in particolar modo alla sua terza sezione: parole carnali, perché anche tra quelle pagine ho colto quella stessa sensazione di distanza. Ancora di più il desiderio profondo di ricongiungersi alla persona amata, poiché aneliamo al suo ritorno e al momento cui le nostre mani, potranno ancora toccare la sua pelle e guardare davvero il suo viso e i suoi occhi, fino ad arrivare alla sua anima.

Carnalità e romanticismo seppur in maniera diversa, sono presenti tanto in Antonia Pozzi che in Ritsos, perché sono due lati della stessa medaglia. Vero è, che quando leggiamo Antonia Pozzi il senso di vuoto prevale rispetto alla presenza, che invece predomina in Ritsos che ci rende testimoni di un amore che è stato davvero vissuto arrivando a penetrare le più piccole cose della quotidianità.

Allora perché leggere poesie che raccontano l’assenza rispetto alla presenza? Semplicemente perché sono intense e fungono sia da faro che da ispirazione a trovare nel presente quell’intensità romantica e carnale. Ma soprattutto, a viverla in maniera così profonda da riuscire a farla vivere negli anni come se fosse il primo giorno, come se si fosse davvero in grado di dare concretezza al significato che è racchiuso nella fede ossolana di cui ti ho raccontato nel paragrafo precedente.

Le montagne sono braccia in cui rifugiarsi

E nella sacra unione del matrimonio, che spiritualmente avviene al di là di fastose cerimonie; l’altro diventa il luogo in cui troviamo conforto e rifugio. E su questo sia la Pozzi che Ritsos sono d’accordo e io con loro.

Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa. Ho fame di te. Ho sete di te. /

Ti supplico: nasconditi, diventa invisibile a tutti; visibile solo a me

[…]

E sotto l’orsa rossa ci amiamo infinitamente, oltre il tempo e oltre la morte, in un’unica unione universale. Come sei bella. La tua bellezza mi spaventa. Ho fame di te. Ho sete di te. Ti supplico nasconditi

 

Erotica – Ghiannis Ritsos, Pagina 119

(Leggi qui la poesia completa)

Tu stendi una coperta per me

sul pagliericcio:

con le tue mani dure

me l’avvolgi alle spalle, lievemente,

che non mi prenda

il freddo.

 

Io penso al grande mistero che vive,

in te, oltre il tuo piano

gesto; al senso

di questa nostra fratellanza umana

senza parole, tra le immense rocce

dei monti.

E forse ci sono più stelle

e segreti e insondabili vie

tra noi, nel silenzio,

che in tutto il cielo disteso

al di là della nebbia.

Rifugio, p.53

 

 

Come per amore si diventa migliori

Leggendo Poesie d’amore di Antonia Pozzi, mi torna alla mente anche il testo della canzone The man in me di Dylan proprio nel momento in cui leggo le parole “il cielo in me“.

Ci vuole una donna come teIt take a woman like youPer raggiungere l’uomo in meTo get through to the man in me

Il ritmo di questa canzone, così leggero

Ma, oh, che sensazione meravigliosaBut, oh, what a wonderful feelingSolo per sapere che sei vicinoJust to know that you are near

e spensierato, come l’amore autentico, ci rende capaci (e disposti) a fare qualsiasi cosa

L’uomo in me farà quasi qualsiasi compitoThe man in me will do nearly any task

perché il semplice avere vicino la persona con la quale siamo uniti da amore reciproco ci mostrerà il meglio di noi, perché lui/lei lo vede in noi, e noi saremo disposti a diventare la versione migliore di noi stessi. Non perché l’altro non ci accoglie per come siamo in quel momento, perché ci accoglie completamente, ma perché il nostro amato vede non solo il seme, ma la pianta che possiamo essere.

Allora per amore, suo e nostro,

noi

diventiamo quella pianta forte e meravigliosa.

 Tu

eri il cielo in me,

che non mi amavi per la mia persona

ma per quel seme

di bene

che dormiva in me. 
Il cielo in me, p.49 

 

E poi lo ha scritto (inaspettatamente) anche Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray che:

Quando si è innamorati si supera se stessi.
Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde

Il cielo fu in me

Ogni pianta per crescere forte ha bisogno di sole e del suo cielo da guardare ogni volta che ne sente il bisogno; così ecco che anche guardare il cielo, del bellissimo blu degli occhi che ci hanno fatto innamorare, diventa vitale.

Amiamo il blu di quegli occhi profondamente, ma non per il loro colore come si potrebbe pensare, ma perché in quello sguardo, nello sguardo della persona che amiamo, abbiamo visto una dolcezza che ci ha penetrati facendoci sentire completamente accolti. Lo sguardo dell’amore ha il grandissimo potere di farci da bussola e di darci stabilità, ecco perché ne abbiamo quotidiano bisogno.

E che grandissimo privilegio è amare colui che ha gli occhi azzurri, perché ogni volta che guardiamo il cielo abbiamo la possibilità di guardare la persona che amiamo, di guardare cosa c’è davvero dietro/dentro quegli occhi blu (come cantavano in Behind blue eyes i Limp Bizkit anche se dovendo fare bella figura dovrei pensare alla versione originale dei The Who).

Penso che il blu sia uno dei colori più insondabili che esistano al pari del bianco (che ultimamente indosso davvero spesso), ed è questo il motivo per cui amiamo perderci nella loro contemplazione, nella contemplazione di quegli occhi dove troviamo sempre tutto ciò di cui abbiamo bisogno. E la parte più irrazionale quanto meravigliosa, è che nonostante la vastità di questo colore, la vastità del cielo, del Lago Maggiore (nel mio caso) e di quegli occhi blu non ci si sente mai persi, ma sempre ritrovati.

 Io non devo scordare

che il cielo

fu in me.

Tu

eri il cielo per me. 

Info bibliografiche

Titolo originale: Poesie d’amore (italiano) 

Titolo: Poesie d’amore

Autore: Antonia Pozzi

Prima edizione: –

Prima edizione italiana:

La mia edizione: 2019

Editore italiano: Pungitopo

Collana: –

Genere: Poesia

Numero di pagine: 80

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Viaggio “nobile” nell’inferno della vita con I Fiori del male di Charles Baudelaire

Viaggio “nobile” nell’inferno della vita con I Fiori del male di Charles Baudelaire

Libro su Frida Kahlo

POESIA

Viaggio “nobile” nell’inferno della vita con I Fiori del male di Charles Baudelaire

Testo manifesto del maledettismo ne I fiori del male Charles Baudelaire esprime tutta l’angoscia e il tormento verso la sua vita di poeta. Come l’Albatros infatti egli visse al di sopra degli altri uomini sperimentando angoscia e struggimento. E fu proprio questo malessere che lo rese disposto a sperimentare tutte le bassezze dell’essere umano nobilitandole, poiché a tratti riuscirono ad alleviare la sua sofferenza, per poi sprofondare in un grado di struggimento ancora più profondo. Eppure tutto questo è un inno alla vita, nella maniera più pura che esista.

11 AGOSTO 2023 – PALLANZA (VERBANIA – LAGO MAGGIORE)

POESIA

I fiori del male di Charles Baudelaire. Ecco la mia recensione

 

Ho legato I fiori del male di Charles Baudelaire (insieme a Poesie d’amore di Antonia Pozzi) ad un anniversario per me molto importante. Acquistato nella meravigliosa Libreria Spalavera a Pallanza in Verbania, mi è saltato subito all’occhio mentre il mio sguardo scorreva minuziosamente tra gli scaffali. Erano almeno un paio d’anni che cercavo un’edizione che mi piacesse, ora ce l’ho! E penso sia una delle cose più belle trovare un libro che si vuole leggere da tanto tempo e avere la possibilità di iniziare a leggerlo in riva al Lago Maggiore in un caldo – ma non troppo – venerdì d’Agosto (venerdì, 11 Agosto 2023). Questo è quello che mi è successo con I fiori del male di Charles Baudelaire.

È lecito inventare verbi?

Voglio dirtene uno: io ti cielo.

Così che le mie ali si dispieghino enormi per amarti senza misura.

Significato del titolo I fiori del male

Il titolo è stato suggerito a Charles Baudelaire dall’amico Hippolyte Babou nel 1854, ossia tre anni prima della prima pubblicazione avvenuta il 25 Giugno 1857.

Il titolo venne accolto come esemplificativo dalla critica poiché esprime sia la personalità del poeta, che ovviamente la natura dell’opera stessa.

Ma perché proprio “i fiori”? Che significato ha il titolo I fiori del male?

In natura i fiori svolgono un’importante ruolo nel ciclo riproduttivo perché contengono gli organi riproduttivi.

La scelta di questo titolo ci fornisce scelta nella maniera più poetica possibile quella che è una chiara definizione sia dell’origine del male, ma anche di che cosa si intende per male stesso.

Di cosa parla “I fiori del male”?

I fiori del male di Charles Baudelaire parla dell’angoscia di vivere, insita nel poeta che appunto diventa maledetto.

I temi trattati “cupi, scabrosi e tal volta immorali” sono l’occasione perfetta per esprimere il totale disagio che Baudelaire nutre nei confronti della vita.

Eppure la vita che ha dovuto vivere non è stata rifiutata dal poeta, nonostante l’abbia maledetta con tutte le parole di cui era capace.

Quante poesie ci sono ne I fiori del male di Charles Baudelaire

Nella mia edizione Ceschina del 1958 ce ne sono 157, suddivise in sette sezioni. Nella prima edizione del 1857 invece erano 100 liriche suddivise in 6 sezioni:

  • Spleen et ideal (88 poesie)
  • Tableaux parisiens (18 poesie)
  • Le vin (5 poesie)
  • Les fleurs du mal (12 poesie)
  • Révolte (3 poesie)
  • La Mort (6 poesie)
  • (Poemi aggiunti invece è la settima sezione inserita con la seconda edizione. 25 poesie).

Leggere i titoli di queste sette sezioni sotto forma di elenco, esplica perfettamente come l’autore:

  • dapprima vive in bilico tra sofferenza biliare e vita ideale che potrebbe essere,
  • per poi iniziare a celebrare la sua Parigi,
  • arrivando chiaramente al primo veleno a cui tutti noi accediamo: il vino.
  • Ecco allora che arriva al cuore malato definendo effettivamente i fiori del male,
  • qualcosa che porta ad una rivoluzione interna inarrestabile.
  • che porta al desiderio di morte come ultima possibilità di cambiamento.
  • Davvero un viaggio attraverso i bassifondi dell’esistenza, nel tentativo inappagato di viverla appieno; come quando ci si affeziona più alla donna che vende il suo corpo che non a quello stesso corpo.

Charles Baudelaire è il “Poeta maledetto” per antonomasia

L’espressione poeta maledetto (in francese poète maudit) indica un poeta (e per estensione un artista), il cui talento e sensibilità fuori dall’ordinario gli rendono difficile, se non impossibile, l’integrazione con il resto della società.

In quest’ultima l’artista maledetto non si identifica poiché la sua vita e quella del contesto in cui vive, tipicamente borghese, avanzano su scale valoriali di diversa natura. Questo, ed il caso di Charles Baudelaire ne è “manifesto”, porta l’artista a palesare il suo rifiuto per la società conducendo uno stile di vita intenzionalmente “provocatorio, pericoloso, asociale e autodistruttivo”.

Il consumo di alcol e droghe diventano parte della quotidianità del poeta maledetto, che sceglie di mescolarsi con classi sociali che “la società” prescrive rimangano distanti. Invece egli vi si mescola approfonditamente e sfida la società borghese, facendo leggere loro testi che celebrano proprio i bassifondi a loro così distanti (?).

Ma non si limita a questo! La scrittura non viene indorata in alcun modo, viene anzi resa difficile. Seppur con uno stile freddo, asciutto e privo di artifici letterari che servirebbero più a facilitare la lettura al pubblico borghese che non ad esprimere il malessere profondo, egli racconta in maniera viscerale la sua scelta di vivere drasticamente e quotidianamente al limite.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

I fiori del male di Charles Baudelaire è difficile! Ecco perché

Il poeta maledetto scrive perché soffre e soffre mentre scrive.

É lecito che questo aspetto patetico trovi sfogo completo almeno in ciò che al poeta appartiene completamente e che vive dei suoi valori: la sua poesia e l’atto della scrittura di per sé.

Scegliendo di leggere I fiori del male di Charles Baudelaire devi accettare di immergerti in acque scure e melmose, che ti lasciano addosso qualcosa di intenso che ha il ruolo – sociale?  di scuotere la tua anima e di farti desiderare di vivere a tua volta oltre i limiti che hai finora conosciuto.

Te l’ho già detto nel paragrafo precedente:  I fiori del male di Charles Baudelaire ha uno stile linguistico di difficile lettura.

Non è scorrevole. Non è immediato. Le parole non sempre evocano immagini nitide, ma anzi sono spesso offuscate come se anche noi come lettori, fossimo sotto l’effetto di qualche sostanza e avessimo fatto la scelta di annebbiarci i sensi.

Ma è voluto, è intenzionale e soprattutto è efficace perché inequivocabile.

A chi piace I fiori del male di Charles Baudelaire

Nella prefazione di Fernando Palazzi presente nella mia edizione si legge:

Perché ogni avvertito lettore (i lettori di Baudelaire sono per definizione tutti intelligenti, scaltri e di ottimo gusto).

Io credo che Baudelaire piaccia a coloro che si sentono in qualche modo imbrigliati. A colore che non cercano risposte nel mondo esterno, ma che invece cercano suggestioni così estreme, da far scattare nella mente quel trigger che nella placida quiete borghese e abitudinaria non si riesce (ed empiricamente) non si può trovare.

Charles Baudelaire piace a chi sente di doversi muovere all’estremo della vita, perché solo stando sul bordo puoi scegliere in maniera consapevole. É quell’istante di equilibrio precario, che ti saprà dare paradossalmente la lucidità di scegliere scientemente (e definitivamente) da che lato vivere la tua vita.

Ed è un concetto che va molto oltre rispetto alla semplicistica dualità di bene e male.

Viaggio “nobile” nell’inferno della vita

Quando leggi per la prima volta I fiori del male di Charles Baudelaire onestamente non sai bene cosa aspettarti, almeno io non sapevo cosa aspettarmi. Eppure alla fine avrai le risposte che stavi cercando, come le ho avute io.

Mi viene in mente il proverbio “A mali estremi, estremi rimedi” perché il maledettismo esprime proprio questo: il provare dolore estremo e cercare ossessivamente nei luoghi e nelle realtà più estreme, un tonico (o veleno che sia!) per alleviare la nostra pena radicata nelle viscere.

Spleen

Il male di vivere aggroviglia le viscere.

L’alcool e uno stile di vita sregolato le distrugge.

Spleen in inglese significa milza e con tale significato letterario devi leggere questo termine, che dà il nome alla seconda sezione della raccolta I fiori del male. 

Qui Charles Baudelaire ci spinge all’estremo obbligandoci a “guardare” delle viscere in putrefazione arrivando perfino a farci “sentire” l’odore della cancrena che ci disgusta.

Una carogna immonda sopra un letto di ciottoli, qual femmina lasciva, le gambe all’aria, i velenosi umori si disfaceva ed ammorbanti odori il ventre gonfio non curante apriva.

Una carogna XXX

Sì, ci disgusta. Come disgustato è il poeta che si sente maledettamente consapevole di essere più di quello che lo circonda. Di essere in qualche modo nel contesto sbagliato e con la compagnia peggiore possibile, indipendentemente dalla classe sociale.

Albatro

Ecco che allora il poeta maledetto diventa un albatro dalle enormi ali bianche, che gli permettono di volare alto così alto da dimenticarsi quasi che esiste una terra, un luogo, a cui fare ritorno.

Mi vengono in mente le immagini dei voli – pindarici – de Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Anche lui soffriva nel non essere accettato, semplicemente perché volava più in alto…così come soffre il poeta che in quanto uomo non è fatto per volare e quindi vivere da solo.

Siamo animali? Si

Sappiamo essere brutali, disgustosi e provare piacere nell’insozzarci? Assolutamente si.

Ma siamo uomini e non siamo fatti per volare costantemente da soli.

Già il volare in alto è meraviglioso, quando voli alto non esiste più nemmeno il problema di scegliere, perché semplicemente sei e divieni al contempo. Ma poi tocchi terra, sei costretto fisiologicamente a farlo, e le ali ti si appiccicano perché è come se l’aria “terreste” non fosse fatta per te. Ecco allora che senti dolore e vuoi solo anestetizzarti.

Al signore delle nubi, della procella amante, e che all’arciere irride, è simile il poeta; deriso sulla terra, di camminar gli vieta il peso delle immense sue ali di gigante.

L’albatro II

Perché i fiori sono importanti

La genialità rivoluzionaria de I fiori del male di Charles Baudelaire vive nell’aver scelto qualcosa di effimero ed esteticamente bello nell’accezione più borghese del termine, come appunto è il fiore e l’averlo palesato al mondo nella sua reale natura malevola.

Il fiore, allora diviene simbolo della borghesia che come detto all’inizio, in quanto espressione della realtà sociale contemporanea (parliamo di metà ‘800, ma il concetto ci è affine anche ai giorni nostri), è l’origine del male che si vive.

Morale de I fiori del male

La morale, anche se probabilmente è un termine inadatto per questa raccolta, sta nella volontà incrollabile di trovare luoghi, esperienze, sostanze che ci facciano stare autenticamente bene.

Possiamo non avere fiducia nel fatto che la realtà in cui siamo immersi sia per noi benefica, eppure sempre cerchiamo e percorriamo strade che possano alleviare la nostra pena. Qualunque strada, qualunque cosa, purché funzioni.

Certo nell’ultima sezione (ultima della stesura originaria) troviamo poesie dedicate alla morte come liberazione ultima delle nostre pene; eppure viene messa per ultima. 

Persino la carnalità immorale e mercenaria che sin dalla prima sezione ci viene proposta, seppur con il freddo distacco di chi non crede nell’amore romantico (per dirla alla Ritsos), ha un suo rilievo. Unisce due corpi maltrattati dalla società che insieme, seppur nel breve spazio di un amplesso retribuito, non solo trovano sollievo ma guadagnano una scia di vita alla quale uno dei due si attacca avidamente.

Il mio pensiero è che quando si spende così tanta cura nel parlare di quanto di peggiore si è vissuto o si è disposti a vivere, è perché in realtà dentro si ha una spinta vitale così grande da voler avere la libertà di viverla appagandosi pienamente di essa.

Un inno alla voglia di vivere e di scegliere secondo il proprio sentire la vita che ogni giorno si vive. Ecco cos’è per me I fiori del male di Charles Baudelaire.

Info bibliografiche

Titolo originale: Les fleurs du mal (francese) 

Titolo: I fiori del male

Autore: Charles Baudelaire

Prima edizione: 25 giugno 1857 (1300 copie)

Prima edizione italiana: 1893

La mia edizione: 2 Gennaio 1958

Editore italiano: Ceschina

Collana: –

Genere: Poesia

Numero di pagine: 311

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