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    Il grande Gatsby | Francis Scott Fitzgerald

    L’età del jazz (19181928); solo a pronunciarne il nome, il suono di una tromba che suona nella nostra mente, ci riempie le orecchie.

    Ma non era solo musica, in quegli anni. 

    Francis Scott Fitzgerald, la figura letteraria più rappresentativa della Jazz Age, nel suo “Il grande Gatsby” offre un’analisi tanto introspettiva quanto generazionale, della tragicità emotiva che si celava e faceva rumore sotto la costante musica, e la sfarzosità della vita mondana, che di  fatto era incapace di porre fine alla solitudine e all’incomunicabilità.

    Piene di variegata gente erano le “festicciole” di Jay Gatsby, eppure nessuno lo conosceva davvero. Storie intorno a lui, e delle più fantasiose, ma null’altro. Come ha detto la stessa Jordan Baker, l’amore estivo di Nick Carraway: 

    “…a me piacciono le grandi feste. Sono così intime. Nelle feste piccole, non c’è intimità.”

    L’affermazione contrastante quasi un ossimoro, dice però la verità. Nessuno alle feste alla villa di Gatsby conosceva davvero l’altro, la comunicazione era azzerata, sovrastata dal rumore e abbagliata dalla luce.

    Fitzgerald non è Gatsby, e nemmeno Nick Carraway, il nostro narratore interno (anche personaggio) preso in prestito allo stile di Henry James. Ma con i suoi scorci letterari (tecnica dello scorcio) l’autore ci offre un ritmo concitato e a volte frammentario proprio perché stiamo leggendo le fasi delle sue riflessioni, quelle realtà che per lui erano motivo di dubbio e scrivendo dei fatti di Jay Gatsby, l’autore ebbe un pretesto per interrogarsi sul suo personale stile di vita dedito all’alcool, ad un buon grado di solitudine che cercava di affogare nella vita da playboy.

    Per questo il romanzo è ambientato a soli tre anni di distanza (1922) dal momento reale in cui Fitzgerald viveva realmente (1925)? 

    Certo è una chiave di lettura, che l’autore indagasse nel suo passato “recente”, per sondare le cause della sua più attuale e insoddisfacente condizione.


    Perché nonostante il titolo (Il grande Gatsby) e appunto lo sfarzo che vengono proposti come prima e apparentemente più rilevante informazione, è proprio di questo che questo capolavoro delle letteratura americana ci parla. Della reale, autentica e devastante solitudine, della naturale propensione dell’essere umano a cercare di raggiungere il mito (americano?) e più in generale l’altro al di fuori di noi stessi; condannandoci di fatto ad una vita insoddisfacente nonostante la ricchezza e le folle in cui possiamo immergerci, che mai (per loro natura) potranno entrare in contatto con il nostro io più autentico.

    La luce verde in fondo al pontile è dunque come scrisse Rollo May

    è simbolo del mito americano: essa allude a nuove potenzialità, nuove frontiere, la nuova vita che ci attende dietro l’angolo […] Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi […] La luce verde diventa la nostra più grande illusione… nasconde i nostri problemi con le sue infinite promesse, e intanto distrugge i nostri valori. 

    Ed è ruolo del mito di guidarci ovunque pur di raggiungerlo, finché non ci destiamo dal sogno e ci rendiamo conto di dove quel sogno ci ha portati, oppure periamo nel vano tentativo di raggiungere ciò che è esterno a noi, quando avremmo solo dovuto far leva su…

    l’istinto della gloria futura.

    Altro tema è il rapporto con il passato nel quale si può rimanere bloccati, incapaci di andare nel futuro perché questo significa lasciare andare, perfino il più meraviglioso dei ricordi nel caso di Gatsby parliamo ovviamente dell’amor perduto di Daisy.

    “Non si può ripetere il passato.”

    “Ma certo che si può”


    disse Gatsby a Nick Carraway

    Nato James Gatz, egli cambierà il suo nome all’età di diciassette anni dopo aver incontrato il ricco Mr Dan Cody, dopo averlo avvertito che il suo yacht “Toulomee” stava per collidere contro degli scogli.

    Egli fu il suo mentore, ma una certa Ella Kaye si assicurò di accaparrarsi tutta la ricchezza di Dan Cody, lasciando Jay Gatsby, al ritorno dalla guerra, senza “neanche i soldi per comprarsi un altro vestito che non fosse la sua uniforme da militare”.

    Fu allora che iniziarono gli espedienti illeciti grazie ai quali fu in grado di accumulare tutta la sua ricchezza, grazie ai quali fu in grado di avvicinarsi all’oggetto del suo desiderio, finendo con l’acquistare la villa esattamente di fronte a quella di Daisy, separati soltanto dall’acqua del lago sul quale affacciava l’aristocratico villaggio di West Egg, toponimo fittizio per indicare la reale località di Kings Point.

    Ma la distanza se esiste, che sia di un centimetro o di un continente, ci regala ugualmente quel senso di non appagamento che Jay Gatsby tentava di risolvere con la vita mondana, nel tentativo di riportarla a sé (Daisy).


    La vita di quest’ultima, una ricca ereditiera era di facciata. Il suo matrimonio con l’ancor più ricco di lei: il giocatore di polo Tom Buchanan, era di convenienza perché lei amava davvero, nel fervore dei suoi diciotto anni, quel giovane che non aveva nulla da offrirle. Ma la vita, e il matrimonio la unirono davvero a quel Tom Buchanan, che nonostante la tradisse apertamente con Myrtle, al fine vedeva in lei il porto al quale fare ritorno, ogni volta.

    E lei lo accettava, perché quella era la vita che aveva scelto per se stessa, anche lasciando questa scelta in mano alle regole della classe sociale cui apparteneva.

    La prima volta fu ne 1917; ma in quell’estate del 1922 a Long Island, Daisy e Jay, si toccarono davvero. Quella serie di incontri furono davvero reali, ma altresì inconsistenti perché i valori dell’uno e dell’altro, oramai radicati, non gli consentirono molto più che soddisfare un amore giovanile, che non aveva la forza (le basi), per entrare nell’età adulta.

    Nick Carraway, che qui rappresenta la morale puritana tornerà alla sua vita. Daisy tornerà alla sua vita. Jordan Baker, troverà la sua vita. E Gatsby, l’abbandonerà per sempre, pianto solo dal padre, Henry C. Gatz, reso orgoglioso dai traguardi del figlio.

    Anche se la verità rimane sempre sotto gli occhi dell’ Onnisciente, qui rappresentato simbolicamente dagli occhi Dott. T.J. Eckleburg, che tutto vede e tutto sa.


    PERSONAGGI

    • Nick Caraway: vive a West Egg è il narratore interno della vicenda in ripresa dello stile di Henry James
    • Jay Gatsby: proprietario della villa, e personaggio principale
    • Daisy Fay: cugina in seconda, da parte di padre di Nick Caraway e amata di Gatsby
    • Tom Buchanan: marito di Daisy e ricco (molto ricco) giocatore di polo
    • Demaine: petroliere amico di Tom
    • Sig.ra. Jordan Baker: amica di Daisy e giocatrice di golf. Sarà la fiamma estiva di Nick Carraway
    • George Wilson: meccanico e marito dell’amante di Tom Buchanan
    • Myrtle Wilson: amante di Tom Buchanan
    • Catherine: sorella di Myrtle
    • McKee: coppia che abita al piano di sotto di Myrtle lui Chester lei Lucille
    • Sig.ra Eberhardt: pedicurista
    • Claude Roosevelt
    • Sig. Meyer Wokfsheim: ebreo amico di Gatsby è un “giocatore” (d’azzardo) di professione
    • Rosy Rosenthal: personaggio rimasto ucciso nell’ex Metropole, locale ad Astoria
    • Sauterne
    • Ferdie: autista di Daisy che l’accompagna a casa di Nick per l’incontro non casuale con Gatsby
    • Sig Ewing Klipspringer: noto come il “pensionante” proprio in virtù del tempo trascorso come ospite di Gatsby, come se appunto ci vivesse è un giovane che suona il piano per Gatsby come segno di riconoscenza 
    • Dan Cody: il mentore di Jay Gatsby. E’ il proprietario dello yacht “Toulomee”; deve la sua ricchezza alla corsa ai metalli preziosi del 1875
    • James Gatz: nome di nascita di Jay Gatsby. Nasce nel Nord Dakota
    • Ella Kaye: giornalista che tentò di adescare “i soldi” di Dan Cody e ci riuscì con successo
    • Sloane: amico di Tom Buchanan
    • Beadeker:
    • Dott. Civet: ospite di una delle feste di Gatsby
    • Pammy: bambinaia della figlia di Daisy e Tom
    • Biloxi “Blocks”: fabbricante di blocchi del Tennessee che svenne al matrimonio di Daisy e Tom in Giugno a Louisville
    • Meyer Wolfsheim: contrabbandiere di alcool da grano insieme a Gatsby 
    • Walter Chase: amico di Tom che aveva partecipato al contrabbando prima di finire in prigione per un mese 
    • Michaelis: giovane greco che gestiva un caffè vicino alla casa/officina di benzina di George Wilson 
    • Gente di Wolfsheim
    • Dott. T.J. Eckleburg: Rappresentazione di un dio onnisciente che tutto vede: gli occhi della giustizia divina
    • Slagle: membro dei contrabbandieri 
    • giovane Parker: membro dei contrabbandieri 
    • Henry C. Gatz: padre dì Gatsby “Jimmy Gatz”
    • Klipspringer: conoscente di Gatsby 

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