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    Il piccolo Principe | Antoine de Saint-Exupéry

    Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry venne pubblicato nel 1943 e da allora viene letto dai bambini e da quegli adulti che si ricordano, che una volta lo sono stati.

    La prima volta che lessi Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry non lo capii davvero. Mi parve anzi una lettura obbligata e sopravvalutata.

    La verità è che all’epoca ero troppo acerba per comprenderlo, e non avevo un “altro adulto” al mio fianco a tentare di spiegarmi qualcosa, che con il mio metro di allora probabilmente non avrei comunque capito.

    Era il Maggio del 2014.

    Nel 2020, anno in cui decido di riprendere in mano vecchie letture, approcciandomi a queste come fosse la prima volta, mi ritrovo a comprenderne il significato profondo, quello che ha reso Il piccolo principe, uno dei bambini (libri) più famosi al mondo, la cui storia viene letta dagli adulti e spiegata dai bambini.

    Tutti i grandi sono stati bambini una volta.

    (Ma pochi di essi se ne ricordano).

    Il bambino biondo, protagonista di questo racconto breve è, nella mia chiave di lettura (perché ad oggi non ho avuto il piacere di confrontarmi ne’ con adulti ne’ con bambini, su questa lettura), non il bambino che c’è in ciascuno di noi, quanto piuttosto una lente, un consigliere, che ci permette di vedere la realtà di quella che è la nostra vita, la sua essenza nel momento in cui la priviamo delle sovrastrutture.

    Ecco appunto cosa rappresentano l’elefante dentro un boa,

    “E’ un cappello”.

    Mi abbassavo al suo livello

    e la pecora che dorme dentro la sua scatola…

    Questa è soltanto la sua casetta. La pecora che volevi sta dentro.

    … non tutto infatti può essere visto con gli occhi!

    Quando uno vuole una pecora è la prova che esiste.

    L’astronomo turco invece rappresenta la mancanza assoluta di fede, la necessità di conoscere esclusivamente attraverso prove empiriche, che vengono opportunamente catalogate con serie di lettere e numeri, riducendo ogni esperienza a un “punto” su una lista, ben etichettato e schematizzato.

    Ecco perché un pianeta come quello del piccolo principe non avrebbe mai potuto chiamarsi “Il pianeta del piccolo principe” ma è stato chiamato asteroide B612.

    Però fate una prova: voi, quale tra i due “nomi”, vi ricordate davvero?


    Ovviamente solo un bambino può far dono ad un adulto di una lente così potente nella sua semplicità, perché appunto gli adulti, noi adulti

    • siamo troppo impegnati a dettare regole (Re),
    • a vantarci dei nostri risultati o presunti tali (Vanitoso),
    • a girarci dall’altra parte di fronte alle cose davvero importanti (Ubriacone),
    • a contare e quantificare cose che non sono nate per essere contate (Uomo d’affari),

    perché credeva che contandole gli sarebbero appartenute

    • ▪ a fare e rifare qualcosa, incapaci di adeguare quel qualcosa alla nuova vita che stiamo vivendo (Lampionaio),
    • ad avere troppa paura per vivere davvero (Geografo).

    La stessa Rosa, rappresenta non solo l’amore (con tutte le sue imperfezioni), quanto piuttosto la casa, l’appartenenza, la cura.

    Soprattutto la capacità di tutto questo di essere totalizzante, quasi ingombrante nella vita di ciascuno di noi. Tant’è che a volte siamo spinti ad allontanarci, a intraprendere un viaggio che possa mostrarci altro, 

    Io credo che egli approfittò,

    per venirsene via,

    di una migrazione di uccelli selvatici.

    dandoci in questo modo la possibilità di renderci conto, che tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è di prenderci cura l’uno dell’altro in maniera vicendevole, dimostrandoci amore.

    L’essenziale è invisibile agli occhi.

    Tutto il resto, in effetti, è utile solo nel momento in cui ci consente di assolvere a quest’unico vero compito. 

    Un mondo meraviglioso,

    fatto di poche cose ma tutte importanti.

    Ecco che il piccolo principe ha bisogno solo di acqua per innaffiare il suo fiore, una campana e un paravento per proteggerlo e garantirgli un futuro, una spazzola per spazzare i camini di tutti i suoi vulcani, una pala per estirpare i pericolosi baobab, e la forza unita alla costanza per fare tutto questo. Ma soprattutto la presenza e la pazienza.

    Bisogna essere molto pazienti.

    La stessa volpe glielo insegnerà: la cosa più importante non è essere costantemente gli uni insieme agli altri, ma esserci nel momento in cui si è detto che ci saremmo stati!

    Questo crea fiducia, legame e certezza che l’atro ci sarà per noi e noi per l’altro, perché saranno le azioni e non le parole, ad aver costruito e consolidato questa unione.

    Le parole sono una fonte di malintesi.

    In questo modo ci addomesticheremo e scopriremo che la stessa attesa, il tempo che ci tiene separati, in realtà ci unisce e ci rende consapevoli della fugacità del tempo e quindi ancora più capaci di apprezzare il dono di ogni singolo istante.

    Scoprirò il prezzo della felicità!

    Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai

    a che ora prepararmi il cuore…ci vogliono i riti.

    E ancor ci insegna che ogni giorno, ogni momento può speciale, se noi gli diamo questa possibilità.

    “Che cos’è un rito?”

    É quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni,

    un’ora dalle altre ore.


    Sulla Terra, soprattutto quando si diventa adulti, non è facile essere costanti, e questo il lampionaio ce lo insegna bene. 

    Ma c’è un’altra qualità che il biondo bambino di sei anni ci insegna a suo modo, ed è la caparbietà. Quella dote che ci consente di ottenere ciò che vogliamo, e che è per noi irrinunciabile; anzi, quasi propedeutico alla nostra stessa capacità di continuare a vivere.

    Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta.

    Certo è, che c’è sempre un giusto prezzo da pagare, qualcosa da dare o da accettare in cambio di qualcosa di davvero speciale, un sacrificio per cui vale la pena.

    Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle.

    Così come è altrettanto importante essere ragionevoli e chiedere, tanto a noi stessi quanto agli altri, soltanto ciò che è in nostro (o in loro) potere raggiungere,

    Se ordinassi a un generale di trasformarsi in un uccello marino,

    e se il generale non ubbidisse, non sarebbe

    colpa del generale. Sarebbe colpa mia.

    perché non si può ottenere l’impossibile, a meno che non sia possibile. 

    Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.

    (…)

    L’autorità riposa prima di tutto sulla ragione.

    (…)

    Ho diritto a esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli.

    Ma se tutto questo sembra in un qualche modo fattibile, e alla portata di tutti, c’è qualcosa che è ad appannaggio di pochi: la saggezza. Quella capacità di giudicare bene ed equamente non soltanto gli altri ma anche, e soprattutto, se stessi.

    “Giudicherai te stesso”, gli rispose il re. “É la cosa più difficile. É molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio”

    Ed è chiaro che solo dopo un’onesta valutazione possiamo ammirare qualcosa o qualcuno, ma soprattutto ciò che dobbiamo assolutamente, che ciascuno di noi dovrebbe fare, è ammirare se stesso, poiché solo questo sentimento può darci la misura di che genere di persone siamo, con noi stessi e con gli altri.

    Ti ammiro, ma tu che te ne fai?

    Probabilmente così come giudicare se stessi è la cosa più difficile, anche ammirare se stessi richiede il medesimo sforzo e impegno, poiché per guardare gli altri possiamo volgere lo sguardo altrove, se ciò che stiamo osservando non ci piace. 

    Ma tutt’altra faccenda è quando guardiamo noi stessi, poiché se quello che vediamo riflesso nello specchio non ci piace, allora l’unica cosa che si può fare è impegnarci a cambiare la nostra essenza così da apprezzarne, ammirarne quindi, il riflesso.


    Chiunque sia in grado di fare questo, è una persona di grande valore.

    E per farci capire l’importanza di affrontare ciò che la vita ci mette davanti, ci imbattiamo nella figura dell’ubriacone il quale piuttosto che affrontare i propri errori, preferisce girarsi dall’altra parte (annebbiarsi la vista bevendo), per non vedere i propri errori o la propria incapacità.

    Per dimenticare che ho vergogna 

    Siamo costantemente messi davanti a una scelta di qualche genere ed in questo caso la scelta è il cambiamento: continuare ad agire come si è sempre fatto (bottiglie vuote) o cambiare, e quindi ottenere qualcosa di diverso (bottiglie piene)? 

    Ma come ci insegna il piccolo principe, non è cosa per tutti.


    Molto interessante, e soprattutto attuale è la figura dell’uomo d’affari.

    Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole.

    Si potrebbe pensare che l’uomo d’affari sia avido, ebbene lo è! Tuttavia la sua caratteristica preponderante è l’egoismo, la sua volontà di possedere qualcosa, per la sua unica soddisfazione, anche a costo di privare chiunque altro di quel qualcosa, pur non avendone diritto alcuno. 

    Possedere l’impossibile è un ossimoro talmente palese, che solo qualcuno di davvero “accecato” non se ne renderebbe conto. Ma cosa aspettarsi da una persona che è cieca anche di fronte alle sue stesse esigenze,

    (…) non sono stato disturbato che tre volte.

    La prima volta (…) da una melolonta

    (…)

    la seconda da una crisi di reumatismi.

    Non mi muovo mai (…) La terza volta…eccolo!

    e che vive i propri bisogni fisiologici come il camminare, il sorridersi l’un l’altro, il relazionarsi…come una distrazione, qualcosa da cui fuggire?!

    E poi, viene da chiedersi a cosa serve possedere qualcosa che non ha bisogno delle nostre cure, o verso la/e quale/i non abbiamo intenzione di offrirgliele?

    Per fortuna il piccolo principe è diverso, Lui si occupa di ciò che possiede!


    Difficile scegliere quale sia l’insegnamento più importante che troviamo ne Il piccolo principe, o quale sia il personaggio/simbolo che ciascuno di noi preferisce.

    Eppure due sono quelli che da adulto insegnerei ad un bambino, e corrispondono alla figura del lampionaio e del serpente (e chissà, che con l’occasione, si scongiuri anche una delle paure più diffuse tra gli adulti).

    Il lampionaio ci insegna da un lato la costanza e dall’altro la capacità di modellare le nostre azioni, in base ai cambiamenti che si manifestano nella nostra vita. Ma l’insegnamento più importante, è l’amore per ciò che fa ogni giorno, 

    E’ una bellissima occupazione, ed è veramente utile, perché è bella

    [e il mondo ha un enorme bisogno di bellezza]

    e il lampionaio, quello che fa, lo fa davvero tante volte, dato che il sole tramontava ben

    millequattrocentoquaranta (volte) nelle ventiquattro ore!

    e soprattutto la capacità di rendere ciò che si fa, utile anche ad altri oltre che a noi stessi, poiché se così facessimo tutti, ciascuno si occuperebbe dell’altro e avremmo tutti ciò di cui abbiamo bisogno e vogliamo, costruendo e vivendo un mondo davvero felice e sazio di qualunque cosa, 

    Forse perché si occupa di altro che non di se stesso.

    nella giusta misura.

    (…) i grandi (…) si immaginano di occupare molto posto.

    Si vedono importanti come dei baobab.

    La “lezione” del serpente non sta invece nella sua velenosa pericolosità, nonostante ciò corrisponda a realtà, quanto piuttosto nell’imparare a non giudicare mai dalle apparenze

    (sono) sottile come un dito (…) Ma sono più potente di un dito di un re.

    …e a ben pensarci, noi adulti stiamo (leggendo e capendo questo racconto, in bilico tra l’autobiografico e il fantastico) prendendo lezioni di vita da un biondo principe bambino di sei anni, che vive su un asteroide con tre vulcani (di cui uno spento, “ma non si sa mai..”) e una rosa!


    E poi c’è una domanda davvero importante che il piccolo principe fa al serpente

    “Ma perché parli sempre per enigmi?”

    “Li risolvo tutti”

    E quale premio migliore se non quello di tornare a casa, dopo avere trovato risposta a importanti domande, aver fatto nuove scoperte e conquiste? 

    Gli uomini? (…) non hanno radici e questo li imbarazza molto.

    Casa è ciò che quando manca, (e un soldato in missione, quale fu Antoine de Saint-Exupéry, lo sa bene) manca davvero. Ma che quando c’è, ci ripaga di ogni sforzo fatto, premiandoci (anche) con un tramonto, o più d’uno.

    In fondo sarebbe davvero meraviglioso poter vedere ben quarantatré tramonti in un solo giorno,

    Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!

    e per noi che abitiamo sul pianeta Terra, il settimo che il piccolo principe visita, e dove incontra tra gli altri anche il pilota, deve essere un’esperienza simile a quella di guardare il cielo quando c’è l’aurora boreale.

    Asteroidi visitati

    • 325: il primo asteroide, il Re vestito di porpora e d’ermellino
    • 326: il secondo asteroide, il Vanitoso
    • 327: il terzo asteroide, l’Ubriacone
    • 328: il quarto asteroide, l’Uomo d’affari
    • 329: il quinto asteroide, il Lampionaio
    • 330: il sesto asteroide, il Geografo
    • Terra: il settimo pianeta

    Personaggi &…

    • Il piccolo principe
    • Il pilota
    • La rosa
    • il Re vestito di porpora e d’ermellino
    • il Vanitoso
    • l’Uomo d’affari
    • il Lampionaio
    • il Geografo
    • La volpe
    • Il serpente

    Titolo originale:  Le Petit Prince

    Autore: Antoine de Saint-Exupéry

    Prima pubblicazione: 1943

    Prima pubblicazione in Italia: 1949

    La mia edizione: 2007

    Editore italiano: Bompiani

    Collana: –

    Genere: Racconto, Ragazzi

    Numero di pagine: 120

    Preceduto da: Pilota di guerra

    Seguito da: Lettera a un ostaggio

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