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    La teoria della forma di Paul Klee inaspettatamente insegna anche la crescita personale!

    La lezione più importante che possiamo apprendere da un astrattista quale era Paul Klee, è quella di “pensare” in astratto indagando quelle che sono le regole profonde che ci consentono di creare l’equilibrio, proprio come lui fece ricercando prima e creando poi, all’interno della sua pittura.

    Rileggo Teoria della forma e della figurazione – Volume 1 di Paul Klee, a distanza di dodici anni, e sono felice di essermi approcciata a questo libro, con un bagaglio esperenziale più ricco che mi ha dato la possibilità di coglierne sfumature, che in un periodo più acerbo della mia vita, non colsi.

    Se segui la mia vita e le sue evoluzioni personali e professionali, sui vari social ma anche nella mia newsletter, saprai che sto rimodellando la mia libreria personale! Così quando mi sono ritrovata davanti i due volumi di Teoria della forma e della figurazione di Paul Klee, dovevo decidere se per me avevano un valore e dunque se li volevo con me.

    (Se te lo stai chiedendo non ho mai letto L’arte del riordino di Marie Kondo, almeno alla data odierna; anzi credo che probabilmente leggendolo ritroverei consigli che già applico!)

    Ad ogni modo ho scelto di dare una seconda occasione alle oltre mille pagine tra volume 1 & volume 2, e in questo mio secondo appuntamento in tutta onestà, la prima cosa che ho fatto è stata quella di cercare qualcuno che lo avesse già letto. Ho chiesto sia a chi conoscevo che a perfetti “sconosciuti”. Il risultato? Non ho trovato nessuno che lo avesse letto!

    Però almeno non sono stata “contaminata” da interpretazioni esterne a me, e questo ritengo che sia sempre un bene.

    Avevo paura di “sprecare” il mio tempo immaginando di rileggere un libro e di non capirlo per la seconda volta, però ripeto stavolta ero più “matura”.


    In Teoria della forma e della figurazione, volume 1; sono raccolte le lezioni che Paul Klee tiene al Bauhaus di Weimar, nel periodo compreso tra il 1920 e il 1921, quindi di fatto, lo ri-leggo a cento anni di distanza dalla sua genesi.

    L’impostazione sotto forma di lezioni preclude una certa scorrevolezza nella lettura, e ho trovato estremamente errata la scelta di inserire immagini in bianco e nero, quando uno degli argomenti è la “Teoria del colore”, soprattutto perché in questa fattispecie “padre Google” (ho una t-shirt made by me con scritto PADRE GOOGLE DAVANTI & MADRE TERRA DIETRO…a mio avviso i due grandi pilastri!) non aveva tutte le immagini “coloured version”.


    Tra queste pagine si affrontano tematiche compositive tali, da aver fatto  guadagnare a Paul Klee, il seguito di quasi tutti gli studenti del Bauhaus a scapito degli altri corsi, che invece rimanevano vuoti, causando un certo malcontento; ma se questa storia ti interessa la puoi leggere nell’introduzione del libro.

    Paul Klee è stato, come si richiedeva nella celeberrima scuola, tanto studente quanto insegnante, perché l’approccio era appunto questo al Bauhaus: sottoporre ai propri studenti i propri lavori in modo da discuterne insieme, in uno scambio capace di arricchire tutte le menti coinvolte nella riflessione.

    In qualità di pittore astratto, Paul Klee fu accusato in più di un’occasione di disegnare in maniera infantile eppure negli studi anatomici che troviamo tra le pagine di Teoria della forma e della figurazione, si evidenzia oltre ad una validissima abilità rappresentativa, anche una consapevolezza di ciò che regola, e che dunque è la regola che sta dietro al funzionamento del sistema muscolo-scheletrico, e per estensione dietro al funzionamento di tutto quanto si voglia indagare (per parafrasare l’autore) nella sua struttura molecolare.


    È certo che un libro di questo genere non è adatto a tutti, ma in fondo quale libro lo è davvero?! Il mio caso specifico dimostra ad esempio, che un libro può andar bene per una persona, ma non per tutte le sue “età”.

    Avevo acquistato questo libro, anzi entrambi i volumi nel 2009, in un momento in cui i miei studi e le mie ricerche personali, si concentravano sull’aspetto (direi che il termine calzante è) pittorico. Ora invece, e credo sia questo l’insegnamento più grande che un “non artista” possa trarre dalla lettura di un testo del genere, è lo stimolo e l’impulso a voler scoprire la struttura profonda e intrinseca che regola i rapporti, tra tutto ciò che compone un determinato sistema. 

    Ovviamente Paul Klee faceva riferimento al sistema “quadro”, ma se lui cercava di sintetizzare in figurazione la musica, parimenti sarà possibile essere mossi (d’ora in avanti), nell’avere e nel coltivare un’attitudine volta alla scoperta delle regole intrinseche e matematiche,che il bravo osservatore sarà certamente in grado di cogliere, e che si trovano praticamente in ogni aspetto di ciò che conosciamo o indaghiamo.


    I quadri di Paul Klee, ma anche tutto ciò che è raccolto in Teoria della forma e della figurazione, a mio avviso non debbono essere giudicati in termini di estetica o di piacere, quanto piuttosto di capacità di indagine della norma e relazione tra le parti, le quali vengono sintetizzate in una composizione che si “figura” (crea, mostra) davanti ai nostri occhi.

    E a supporto di questa mia “lettura” vi è anche il fatto che, sempre parafrasando l’autore:

    l’opera d’arte è divenire, l’aspetto più importante è la sua genesi,

    è il pensiero che sta dietro alle scelte compositive, e dunque creative

    E che cosa possiamo imparare da un pittore astrattista, che ha insegnato nella scuola più all’avanguardia della storia dell’arte e dell’architettura, se non l’astrattismo puro?

    E che cos’è l’astrattismo se non la capacità di dedurre una regola e di applicarla, per astrazione appunto, a qualcosa cui naturalmente parrebbe non aver nulla a che fare?

    Ogni figurazione è movimento, in quanto comincia

    in qualche luogo e in qualche luogo ha termine.

    Ecco allora che “assorbendo” questo testo in termini astratti, sono riuscita a trovare due interessanti “corrispondenze” tra i gesti dell’arte e quelle che possono essere:

    • da un lato, le fasi dell’evoluzione di un individuo nel raggiungimento dei suoi obiettivi nella vita;
    • dall’altro la scelta di quelle che sono le priorità che ci consentono di raggiungere questi obiettivi.

    Quindi da un lato abbiamo la crescita personale, dall’altro un time management efficace, e io stessa mi sono sorpresa nel cogliere questa affinità!

    Cominciamo dal time management!

    Che Paul Klee cerchi la sintesi è cosa conclamata, e questa sua propensione si comprende davvero leggendo Teoria della Forma e della figurazione, perché nelle varie lezioni ed esercitazioni dei suoi studenti, l’obiettivo ultimo è sempre quello di raggiungere l’essenza. (Non vedo l’ora di andare a vedere una sua mostra, con queste nuove consapevolezze).

    Così quando ha iniziato a descrivere ciò che poteva essere “ancora” suddiviso differenziandolo da ciò che era già elemento “individuale” (pagina 264), ho avuto una folgorazione!

    La figura divisibile di questo pesce è mutabile in quanto l’avere 330 scaglie

    invece di 550 è meno importante che avere o no una testa.

    Paul Klee, prende come esempio il disegno di un pesce (ovviamente stilizzato) e ci spiega che questo è composto di quattro parti principali:

    testa, tronco, coda e pinne. 

    Segui il discorso con attenzione!

    Pensa come un* bambin* e vedi che se dovessi disegnare un pesce anche tu, sapendo disegnare bene o meno, partiresti da questi stessi elementi. Se vuoi provaci davvero a disegnarlo, poi potrai buttare il foglio ma l’esperienza ti sarà rimasta!

    Queste parti non possono essere ridotte, alterate o eliminate perché altrimenti verrebbe meno la condizione stessa del pesce, della sua individualità.

    Diverso è invece il discorso per le squame le quali venendo eliminate in parte o nell’interezza, il pesce avrebbe ancora una sua veridicità e individualità!

    Semplicemente, afferma l’artista:

    tra il concetto di individuale e quello di divisibile

    esiste dunque un rapporto di differenza di valore. 

    Ed ecco la mia associazione: gli elementi fondamentali e irriducibili sono le cose più importanti che vanno fatte durante la giornata, affinché questa abbia un senso di completezza e compiutezza. Queste “cose/task/…” possono essere sia quelle più grandi in termini di tempo che di impegno, ma anche in termini di urgenza. Ad ogni modo questa è la struttura della nostra giornata sulla quale possiamo poi stratificarci delle task secondarie o terziarie, che possono appunto essere le squame, gli occhi, il colore della pelle del pesce, insomma tutto ciò che è accessorio. E per citare Edward de Bono, in Il pensiero laterale: “La divisione migliore è quella più utile.”

    E ora vai con la crescita personale!

    Ribadendo che in questo caso tutto nasce da descrizione dei “gesti dell’artista”, Paul Klee suddivide le fasi della genesi di un’opera in tre azioni progressive (da pagina 333):

    Azioni attive, medie & passive

    Nella mia rilettura, essendo partita dall’assioma che per ottenere un certo risultato finale (opera nel caso di Klee, obiettivi di vita nella mia interpretazione), si deve necessariamente passare per tre fasi, dove l’unica ad essere intenzionale e sulla quale possiamo agire è la prima, ossia quella dove ci sono le azioni attive.

    Dal mio punto di vista, queste sono quelle in cui agiamo intenzionalmente, selezionandole e mettendole in pratica, avendo come intento quello di concretizzare un certo qualcosa che reputiamo importante o significativo per le nostre vite. Questo “qualcosa” è l’azione passiva, perché una volta lanciato il sasso non si può più agire sulla sua traiettoria o intensità di lancio, dunque diventiamo passivi (per quel progetto, ma possiamo essere attivi per un altro nel mentre che il primo si concretizza 😉 ).

    Le azioni medie, sono appunto intermedie, quindi in termini artistici possiamo parlare del momento in cui inseriamo i pesi e le misure, usando colori e intensità ma anche scegliendo un certo tipo di pennellata.

    Rileggendo questa fase di connessione, io direi che nella quotidianità possiamo parlare di quelle che sono le conoscenze, le capacità, le competenze ma anche le persone che incontriamo a cavallo tra l’inizio del nostro percorso e la sua espletazione. Come se appunto facessimo spazio nelle nostre vite, esattamente per quello che è funzionale, benefico e piacevole in questo nostro percorso evolutivo.


    Ecco io non ho letto questo libro con l’intenzione di trovarci dentro queste “interpretazioni” ma sono piacevolmente sorpresa di avercele trovate e mi auguro che queste due semplici indicazioni possano essere una valida traccia sulla quale tu possa costruire e stratificare la tua personale regola, fatta anche dall’unione di diverse regole, il cui obiettivo finale è quello di rendere la tua vita esattamente come la vuoi.

    In fondo Paul Klee è diventato l’artista che oggi e nei secoli a venire verrà ricordato perché è partito dalla struttura, dalla regola, e questo non può che dirci a gran voce: “ Trova la tua regola e applicala in tutto ciò che fai”.

    L’uomo non è compiuto. Ci si deve mantenere in evoluzione.

    Altre citazionI

    Imprimere al divenire il carattere dell’essere è questa la suprema volontà di potenza.

    Friedrich Nietzsche

    Che è un artista così staccato dalle cose del mondo, un simile sognatore, non poteva essere un maestro.

    OSKAR SCHLEMMERPresidente del consiglio studentesco del l’accademia di Belle Arti di Stoccarda

    Vedo con piacere, che ormai tutti gli scogli sono superati.

    Walter GropiusIn una lettera a Paul Klee

    Quale modello di totale dedizione al proprio lavoro, noi tutti abbiamo da imparare da Klee: e indubbiamente abbiamo imparato.

    Vasilij Vasil’evič Kandinskij

    Altre citazioni DI MARCELLO BARISON

    In nessun caso, quindi, la pittura narra o descrive qualcosa.

    L’ “operità” dell’opera è il suo mantenersi, in sé raccolta, in uno stato di quiete.essa permane nella riposo del suo aspetto.

    Il divenire si regge sull’essere.

    È il divenire, ciò che proibisce alle forme di mantenersi in coerente identità con se stesse.

    Pensare la forma nel divenire significa pensare una discontinuità nel suo flusso.

    ALTRE CITAZIONI DI PAUL KLEE

    Si sostiene che Ingres abbia posto ordine alla quiete, io vorrei, al di là del pathos, porre ordine al movimento.

    La forma non è quindi mai e poi mai da considerarsi conclusione, risultato, fine, bensì genesi, divenire, essenza… Buona è la forma come movimento, come fare: buona è la forma attiva, cattiva è la forma come quiete, come fine.

    Solo nel movimento è possibile la molteplicità delle sfumature.

    Non è possibile determinare 1:00 localizzazione poiché il flusso, la linea di corrente, trascina via con sé, dolce ma sicura, tutto quanto è stabile.

    Vogliamo non già la forma, bensì la funzione.

    Dobbiamo compiere tranquillamente ciò cui aspiriamo.

    Ché un appassionato impulso alla chiarificazione è indubbiamente connesso ai grandi mutamenti del nel modo di vivere.

    In arte il vedere non è altrettanto essenziale del rendere visibile.

    Chi in questi ultimi anni, significativi anni, si sia occupato seriamente di arte figurativa, non può non sapere chi io sia.

    Mobilità evidente può nascere solo dal progressivo aumentare o diminuire di quantità e qualità dell’energia impiegata.

    Per due ore ho parlato da uomo a uomo con l’uditorio.

    Perché assieme le cose devono procedere, altrimenti nonna procederebbero affatto.

    Scopo del suo insegnamento era di indicare l’elemento vitale della figurazione, rivelarlo mediante una struttura in movimento, e fissare l’elemento normativo in semplici direttrici.

    Ci si aggrappa alle teorie perché si teme la vita, si ha paura dell’incertezza.

    L’arte non si può insegnare, il mestiere sì.

    Di fronte a un’opera, egli si pone il problema se la rappresentazione renda l’essenza dell’oggetto oppure solo l’involucro del fenomeno ottico esteriore.

    Il geometrico e astratto, nel pensiero di chi si umanizza.

    L’uomo non è compiuto. Ci si deve mantenere in evoluzione.

    Soltanto nella movimento è possibile la molteplicità delle sfumature.per diventare più precisi, bisogna impoverire.

    Il caos è una condizione di disordine delle cose.

    Non è possibile determinare la localizzazione poiché il flusso, la lieve corrente, trascina via con sé, dolce ma sicura, tutto quanto è stabile.

    Comincio la donde ha effettivamente inizio la forma figurativa: dal punto che si mette in movimento.

    La figurazione è legata al movimento.

    Sarà della buona pittura non è che questo: mettere i colori giusti nel posto giusto.

    Sulle antitesi si fondano le espressioni di forza.

    Tridimensionale è l’opera nella quale si possono chiaramente distinguere interno ed esterno.

    La forma attiva è un fare.si muove, non è un essere quieto ma azione.

    Formalismo e forma senza funzione.

    Spesso le vie sembrano nuovissime, senza forse esserlo in sostanza: nuova è solo la loro combinazione, o meglio esse sono nuove rispetto al numero e al tipo delle vie di ieri. L’essere nuovo in rapporto all’ieri, ecco una caratteristica pur sempre rivoluzionaria.

    L’artista d’oggi è qualcosa di più di una perfezionata macchina fotografica: è più complesso, più ricco, più esteso.

    Noi costruiamo e costruiamo, ma l’intuizione resta pur sempre un’ottima cosa…

    Si impara quel modo peculiare di progresso che consiste nello spingersi criticamente a ritroso, nella direzione del prima, sul quale cresce il poi.

    Ma il genio non  è diligenza.

    Irregolarità significa maggiore libertà senza violazione della legge.

    L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile.

    Il movimento sta alla base di ogni divenire.

    Ogni energia esige un completamento.

    L’arte è una similitudine della creazione.

    Spostare il centro di gravità osservando con nuovi mezzi.

    Un essere che differisce da voi solo perché sa cavarsi d’impaccio con i suoi soli, specifici mezzi e che perciò a volte è forse più felice di chi non crea, di chi non può liberarsi creando.

    Tormentato e commosso dalla possanza di quel fluire, egli trasmette nell’opera ciò che ha visto.

    Si possono comparare sale e zucchero, ma non la sapidità e la dolcezza.

    Ci somiglia ancora poco!

    Nella sua forma presente, è questo l’unico modo possibile!

    La leggenda dell’infantilismo del mio disegno.

    Noi ricerchiamo le vie seguite da altri nella creazione delle loro opere, per esserne stimolati a metterci in cammino per conto nostro.

    Particolare metodo di analisi consiste nell’esaminare l’opera nei vari stadi della sua formazione.

    Plasmare liberamente una figura, in base alla legge stessa.

    La parola “stimolato” sta l’intera premessa all’inizio di una attività.

    La via è essenziale e determina il carattere.

    La formazione determina la forma e pertanto la trascende. La forma non è quindi mai e poi mai da considerarsi conclusione, risultato, fine, bensì genesi, divenire, essenza.la forma come apparenza è però un maligno, pericoloso fantasma. Buona la forma come movimento, come fare: buona è la forma attiva, che attiva la forma come riposo, come fine. Cattiva è la forma che si subisce, la forma compiuta. Buona è la formazione, cattiva è la forma, perché la forma è fine, è morte.

    Ogni figurazione in movimento, in quanto comincia in qualche luogo e in qualche luogo a termine.

    (…) l’uomo allora viene un mattone, un elemento di costruzione.

    Il tutto è movimento, il movimento tende ad attuarsi nel tutto.

    L’individuo felice, ovvero gli individui felici, sono coloro i quali sono in grado di coordinarsi esattamente alla struttura e alla norma su un’ampia superficie, senza nuocere al proprio carattere individuale.

    QUESTA CITAZIONE è IN PARTE PARAFRASI

    Condizioni che non si possono spiegare, perché in campo figurativo è impossibile proiettare immagini interiori in modo che siano del tutto o quasi realtà.

    “Carattere strutturale“ sta ad indicare un carattere di visibile dell’articolazione.

    Poetare significa scegliere e collocare armonicamente le parole in modo che ne risultino immagini penetranti.

    Ogni opera comincia in qualche parte.

    Occorre chi sappia ascoltare.

    L’artista cerca la stringatezza non l’abbondanza delle parole.

    Quando dei corpi so toccano, si manifesta una certa siete di avventura; se questo non avviene, meglio mantenere la distanza, e la distanza dovrà mantenersi armonica.

    Quando c’è semplicità è facile distinguere l’ordine.

    Creare, con poco, un’abbondanza spirituale.

    Lo sviluppo della forma richiede molto meno energia della sua determinazione.

    Non bisogna dunque porre mente alla forma quanto piuttosto alla formazione, attenersi alla via.

    Gli studi si differenziano dalla teoria per il loro aspetto pratico: (…) fare per potere.

    Il risultato artistico si raggiunge soltanto quando insorgono complicazioni (…) È stato reso visibile qualcosa che, senza lo sforzo di renderlo visibile, non si sarebbe potuto conoscere.

    Il quadro non ha fini particolari, ha il solo scopo di farci felici.

    La somma delle naturali esperienze costituisce infatti il nostro sapere.

    Dobbiamo lavorare tranquillamente a seconda della nostra inclinazione.

    Se un quadro è buono, deve appagarci interiormente, anche se si prescinde dal suo contenuto.

    La creazione vive come genesi sotto la superficie visibile dell’opera. Tutti coloro che coltivano lo spirito sono capaci di percorrere a ritroso il processo della creazione, soltanto i creatori lo percorrono in avanti.

    Il bello è brutto e il brutto è bello.

    Ma c’è un fenomeno al di sopra di tutte le cose colorate, questo fenomeno è l’arcobaleno.

    Il colore mi possiede; non ho bisogno di andarne in cerca. Mi ha per sempre e io lo so. Questo è il senso dell’ora felice: io il colore siamo una cosa sola. Sono Pittore.

    Per il movimento ininterrotto la direzione non conta.

    Comincia dal suo nulla, vale a dire dal culmine del colore vicino.


    Titolo originale: Das bildnerische Denken

    Autore: Paul Klee

    a cura di: Marcello Barison

    Prima pubblicazione: 1956

    Prima pubblicazione in Italia: Dicembre 1959

    La mia edizione: 2009

    Editore italiano: Mimesis

    Collana: –

    Genere: Arte

    Numero di pagine: 509 (illustrazioni incluse)

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