Cos’è lo storytelling e come fa ad arrivare alla radice del racconto

Cos’è lo storytelling e come fa ad arrivare alla radice del racconto

Libro su Frida Kahlo

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Cos’è lo storytelling e come fa ad arrivare alla radice del racconto

Alla radice del racconto di Elizabeth Gelfi è uno di quei libri all’interno del quale conservi un segnalibro perché contiene davvero un’ottima sintesi e analisi di che cosa significa a fare davvero Storytelling.

27 GIUGNO 2023 – tra FIRENZE, ROMA & TORINO

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Alla radice del racconto di Elizabeth Gelfi. Ecco la mia recensione.

 

Che cosa significa fare Storytelling per Elisabeth Gelfi? Ce lo spiega nel suo primo libro Alla radice del racconto: comunica, emoziona, vendi: tutto ciò che devi sapere per far crescere il tuo business.

Questo piccolo manuale non si limita a descrivere quello che lo Storytelling è, o meglio come si fa e quello che è il suo reale e autentico potere, ma ci porta davvero ad avere una conoscenza davvero più profonda di come funziona la mente dell’essere umano. Fare Storytelling indipendentemente dall’ambito in cui si va ad applicare questa “disciplina”, significa parlare in maniera autentica, emozionale ed empatica alle persone. Ecco che diventa quindi determinante, la reale comprensione di come effettivamente le persone sono, o almeno di come “sono” le persone a cui ci andiamo a rivolgere.

Determinante in tal senso l’individuazione dettagliata delle “nostre” user personas.

Ho letto Alla radice del racconto a Firenze. Mi sono accomodata prima in una caffetteria e poi in un’altra, e mentre sfuggivo dal caldo estivo del centro Italia mi sono immersa in questa lettura che ho percepito totalmente affine alla visione che ho io dello Storytelling.

Ora ti racconto tutto così che davvero capirai quanto è determinante scegliere di fare Storytelling indipendentemente che tu sia un brand o voglia creare e migliorare il tuo personal brand.

Perché uno storytelling ben fatto va alla radice del racconto?

Lo Storytelling è una delle forme di comunicazione più genuine che esistano. Quando si fa Storytelling diventa essenziale mostrare quella che è l’autenticità, sia che si tratti di un brand o di un personal brand. Il concetto è lo stesso: bisogna andare in profondità, per scardinare tutte quelle che sono le sovrastrutture che potrebbero essersi consolidate nel corso del tempo, oppure quelle credenze che ci portano a pensare di doversi mostrare al pubblico in un certo modo veicolando un certo messaggio, con l’intento di venir percepiti come  “migliori”.

Ma Elizabeth Gelfi in Alla radice del racconto ci insegna che non esiste migliore o peggiore, esiste soltanto quella che è la nostra vera storia e soprattutto il modo migliore (in questo caso sì) di comunicarla, a seconda delle piattaforme e degli strumenti che strategicamente si sono scelti.

Comunicare come davvero noi siamo, qual è il nostro reale valore e come questo può essere di aiuto e supporto per il nostro pubblico, è il cuore pulsante di uno Storytelling davvero ben ideato prima e fatto poi. Indipendentemente che vendiamo prodotti fisici, digitali, consulenze o qualsiasi altro tipo di “prodotto”, il nostro obiettivo è veicolare le qualità non solo dei nostri prodotti ma del brand stesso in modo da far sentire il nostro pubblico in linea con la nostra “personalità”.

Lo Storytelling è il mezzo migliore per farci conoscere nella nostra autenticità e poliedricità, ed è davvero bellissimo ciò che si può creare in questo modo. Certo è “più” complesso soprattutto in una fase iniziale, ma ripaga enormemente da tanti punti di vista.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Che cosa significa Storytelling?

Facendo una enorme sintesi di ciò che significa fare Storytelling possiamo dire che significa: mostrarsi tanto in maniera autentica che in maniera strategica, facendo leva su quella che è la sfera emotiva ed emozionale di chi entra in contatto con la nostra narrazione.

Quando si parla di emozioni e di avere quindi una narrazione di tipo emozionale, significa fare in modo che chi ci ascolta, ci guarda, ci legge abbini naturalmente emozioni positive al nostro brand o personal brand. Questo può essere vero tanto andando a trovare un appiglio nei ricordi delle nostre “user personas'” che facendole proiettare in una situazione fortemente desiderata emozionandole (appunto) in modo da fargli già pregustare il risultato finale.

Lo Storytelling è quindi una comunicazione positiva, che in maniera prevalente fa leva su tutta la gamma di emozioni che vengono catalogate come positive e perché no, tal volta nostalgiche, ma comunque piacevoli e intense.

Si differenzia da una comunicazione “tradizionale” poiché è essenzialmente volta alla creazione di relazioni durevoli nel tempo e solide. Fornisce infatti la meravigliosa possibilità di instaurare un dialogo bilaterale tra il brand/personal brand e il suo cliente ideale, dando modo al futuro clienti di conoscere il brand da un lato, e di dare a quest’ultimo il fisiologico tempo di capire e quindi attuare, la giusta forma comunicativa che meglio si adatta al suo pubblico.

Le emozioni giocano un ruolo centrale in tutte le interazioni che avvengono nella nostra vita, hanno quindi un impatto determinante sulle nostre decisioni perché consentono di processare le informazioni in modo molto rapido.

Qual’è il reale valore dello Storytelling?

Lo Storytelling è lo strumento più potente che può essere utilizzato per relazionarsi in maniera efficace con il proprio fu proprio pubblico. Di fatto il brand/personal brand si mette “al servizio” della propria community la sua comunicazione, proprio per aiutare ogni singolo membro a comprendere meglio le proprie necessità e quindi rendersi conto scientemente se siamo noi che possiamo soddisfare quel bisogno in maniera efficace, oppure se tale necessità andrà soddisfatta altrove. Questo altrove non deve mai spaventare, perché la vendita è auspicabile quando davvero in linea con necessità e valori di chi acquista. In tal senso lo Storytelling assume per certi versi anche una valenza etica e professionale, che nel mondo del tutto e subito crea (come piacevole effetto collaterale) una sensazione di affidabilità.

Certo tutto questo viene fatto per vendere indipendentemente dal cosa, eppure ciò che non viene detto, ma che Elizabeth Gelfi ha il coraggio di fare, è l’aspetto pedagogico dello Storytelling. Il vero valore di un brand o un professionista che investe nel suo personal brand, è l’educazione del sui cliente ideale affinché questi abbia la capacità di esplorarsi e comprendere davvero che abbiamo esattamente ciò che stava cercando. Il momento che si riesce a fare questo: a dare consapevolezza, qualunque cosa noi vendiamo si venderà da sola, perché avremmo saputo arrivare non solo “alla radice del racconto” ma avremmo ma saremmo stati in grado di arrivare alla “radice della problema” che ha la nostra community. Di fatto la soluzione che mostriamo loro e il modo in cui noi (noi e solo noi) attuiamo quella soluzione diventa il motivo per il quale non solo ci seguono, ma effettivamente acquistano da noi.

Quindi qual è il grande valore dello Storytelling? Che crea community solide ossia gruppi di persone connesse tra di loro a prescindere da quella che può essere una relazione di tipo economico.

Aumentare le vendite con lo Storytelling

Certo potrà sembrare controproducente un approccio di questo tipo, poiché apparentemente (e sotto e sottolineo apparentemente), non è finalizzato alla vendita. Ma in realtà e questo è il miglior modo per creare un terreno fertile in cui le radici di qualunque prodotto o servizio andremo a vendere alla nostra community, avranno florida possibilità non solo di attecchire ma di crescere in maniera rigogliosa dandoci frutti ancora più appaganti di quelli che avremmo potuto immaginare. Ovviamente quando dico/scrivo frutti intendo obiettivi, risultati, vendite, KPI, dati e quant’altro.

Uno degli aspetti che mi piace particolarmente dello Storytelling, e qui do un’opinione assolutamente personale, è che quando viene davvero ben! fatto riesce a generare frutti anche quando per qualsiasi motivo all’esterno si potrebbe percepire che abbiamo “diminuito la nostra presenza”. A pensarci è esattamente come nelle relazioni: quando sono solide, si può persino trarre beneficio da dei momenti in cui ci si prende dello spazio poiché sono questi i momenti in cui entrambe le parti crescono come singole, per riuscire nonostante le distanze, ad entrare in vicendevole contatto. Dal punto di vista del Digital marketing questi sono i momenti in cui emerge davvero tutto l’enorme lavoro che è stato fatto in termini di Storytelling e identità digitale e sono quelli in cui ci si rende davvero conto che si è costruito un brand/personal brand forte e stabile.

La sensazione è impagabile!

Come si fa Storytelling?

Comunicare per vendere attraverso lo Storytelling ha evidentemente delle tempistiche diverse rispetto al basare la propria strategia digitale prevalentemente su attività più “immediate” come potrebbe essere ad esempio quella dell’advertising. Budget permettendo mi piace sempre molto abbinare queste due attività in modo che procedano in parallelo, ma da advertiser (oltre che storyteller) posso serenamente affermare che non c’è advertising che tenga senza una solida base di Storytelling!

In realtà nonostante si pensi che a livello gerarchico sia l’advertising l’aspetto più rilevante all’interno di una strategia digitale correttamente impostata e applicata, è invece proprio lo Storytelling ad essere l’elemento determinante poiché è da un lato funge da filo conduttore, dall’altro rafforza ogni singolo elemento della Digital strategy che ogni brand o personal brand sceglie strategicamente di usare.

Ecco quindi che fare Storytelling acquisisce un significato più ampio: comunicare al meglio a partire dal momento in cui si è individuata la nostra vera identità, veicolandola positivamente con gli strumenti che sono per noi più funzionali in quel momento.

Se è essenziale da un lato definire a monte quella che sarà la nostra comunicazione, a cominciare ad esempio dalla nostra identità verbale e visiva, dall’altro è altresì imprescindibile accogliere positivamente all’interno della nostra strategia digitale che io interpreto come una estensione “pratica” dello Storytelling, tutte quelle che sono le innovazioni a livello digitale, per valutare se e come queste innovazioni possono effettivamente essere di supporto nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Evidenzio che valutare non significa scegliere, significa però porsi con una mentalità proattiva verso tutte quelle che sono le nuove occasioni comunicative che la fisiologica evoluzione digitale ci mette, e sempre di più metterà a nostra disposizione. Nessun ansia quindi nello scegliere di includere o di escludere alcune piattaforme, alcuni social, alcuni tools perché questa scelta è giustificata da una corretta strategia digitale che ci garantisce l’uso di ciò che è meglio per noi.

Il tutto ovviamente volto a dialogare e comunicarci nella maniera che sia per il nostro pubblico più semplice e chiara possibile.

Storytelling efficace grazie agli archetipi

Le emozioni giocano un ruolo centrale in tutte le interazioni che avvengono nella nostra vita, hanno quindi un impatto determinante sulle nostre decisioni perché consentono di processare le informazioni in modo molto rapido.

Eh sì, lo Storytelling ha sempre un obiettivo! Non è mai, o quasi mai, narrazione fine a sé stessa ma il bello sta proprio qui giusto?! É una continua prova di abilità comunicativa e forse è proprio uno degli aspetti più stimolanti di quando sei un* storyteller (si perché qui si tratta di esserlo non di farlo per professione 😉 ).

La primo delle argomentazioni che ho trovato più interessanti è quella della degli archetipi, proprio in funzione del fatto che è fondamentale capire a quale archetipo apparteniamo e di conseguenza qual è la tipologia di narrazione strategica che andremo ad applicare.

Qui riporto solo i 12 archetipi suddivisi in 4 gruppi. Per la spiegazione dettagliata chiaramente rimando a questo libro che davvero riprendo in mano ogni volta che inizio a seguire un nuovo cliente perché è “chiarificante” avere nero su bianco alcuni passaggi che seppur noti a chi come me è un* storyteller, risulta comunque confortante avere a portata di mano.

Stabilità: angelo custode, sovrano, creatore

Indipendenza: innocente, saggio, esploratore

Cambiamento: eroe, mago, ribelle

Appartenenza: uomo comune, burlone, amante

Anzi ti propongo un piccolo test, prova ad immaginare quale di questo archetipo è il tuo e poi verificalo leggendo le spiegazioni di Elizabeth Gelfi, sono certa troverai spunti interessanti e inaspettati.

Trance narrativa: crea uno Storytelling immersivo

Stato di completo coinvolgimento

Scegliere quindi di comunicare attraverso lo Storytelling significa fare ben più che comunicare in maniera persuasiva. Grazie allo Storytelling siamo infatti in grado di creare una vera e propria trance narrativa che assomiglia davvero a quello che è il viaggio dell’eroe che ad esempio viene spiegato molto bene in Branded Podcast Producer di Rossella Pivanti, seppur dal punto di vista del fare podcasting. Ma questo rafforza ancora di più il concetto che lo Storytelling è davvero un mezzo comunicativo potente e soprattutto (scelgo questo termine) “universale”.

La trance narrativa è composta dei seguenti 7 punti:

  • Contatto
  • Familiarità
  • Immersione
  • Identificazione
  • Emersione
  • Distanziamento
  • Trasformazione

Come si noterà, seguire questi passaggi è qualcosa di molto naturale eppure sarà fondamentale per creare quella relazione autentica e rilevante nella mente delle persone, che innescherà l’impulso di cercare proprio noi perché rispondiamo esattamente ad una loro esigenza.

Ci tengo a trasmettere il messaggio che lo Storytelling (e il Digital Marketing in senso ampio) ha una sua etica fondante e cioè quella di mettere le persone al centro. I loro bisogni e la volontà di veicolare emozioni positive sono i pilastri sui quali qualsiasi Storytelling dovrebbe basarsi. Il risultato sarà quello che le persone si ricorderanno del nostro brand/personal brand e quindi acquisteranno (e riascquisteranno) da noi preferendoci alla concorrenza che anzi non verrà minimamente presa in considerazione.

Come nella migliore delle relazioni diventeremo gli unici a “farci sentire così”.

Sinossi

La radice perfora il terreno, assorbe acqua e nutrienti, àncora la pianta.
Quale migliore immagine possiamo utilizzare se non questa per raccontare quanto la nostra storia sia la forza
dietro ad ogni scelta.
Se sei un o una professionista, un o una freelance o hai una piccola media impresa inizia a pensare che ciò che sei determina ciò che gli altri percepiscono della tua attività.
Non puoi più pensare che sia sufficiente mostrare solo la tua offerta, ma occorre strutturare una narrazione che immerga nelle emozioni chi hai di fronte.
Questo libro vuole mostrarti tutto ciò che devi sapere prima di iniziare a comunicare.
È lo strumento perfetto che ti porterà a guardare il marketing con occhi diversi.

Info bibliografiche

Titolo originale: Frida para apasionados (italiano)

Titolo: Alla radice del racconto

Autore: Elizabeth Gelfi

Prima edizione: 2022

Prima edizione italiana: 2022

La mia edizione: I edizione – 2022

Editore italiano: WE Edizioni

Collana: –

Genere: marketingseo & copywriting

Numero di pagine: 112

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Fare blogging. Il metodo di Riccardo Esposito per scrivere contenuti vincenti

Fare blogging. Il metodo di Riccardo Esposito per scrivere contenuti vincenti

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Fare blogging. Il metodo di Riccardo Esposito per scrivere contenuti vincenti

Se ti piace scrivere e sei, o impari ad essere costante, il copywriter è il mestiere giusto per te! Parola di Riccardo Esposito

9 AGOSTO 2021 – ROMA

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Fare blogging. Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti di Riccardo Esposito. Ecco la mia recensione.

 

“Fare blogging. Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti”, il titolo dice tutto!

Questo non è un libro dove troverai la guida in pochi semplici step per scrivere il contenuto perfetto per il tuo blog o per i vai blog dei tuoi clienti; è uno dei metodi possibili e soprattutto è quello che l’autore Riccardo Esposito ha trovato per ottenere il miglior risultato che sia in grado di ottenere.

In effetti questo è il primo grande punto da cui partire quando si sceglie di approcciare al copywriting perché fare blogging significa esattamente questo: raccontare storie e raccoglierle in un unico luogo, un blog appunto, nel quale il visitatore trova auspicabilmente esattamente quello che cerca… ma qui parliamo anche si SEO e se vuoi puoi approfondire nel libro di Francesco Margherita.

Il primo punto dal quale Riccardo Esposito ci suggerisce di partire è quello di pensare come chi andrà a leggere e non come chi scrive, mettendo per il tempo della creazione di quel contenuto in pausa il nostro ego e mettendo a disposizione del lettore il nostro sapere.

Fare blogging vuol dire condividere gli argomenti giusti con le persone giuste.

Il mestiere del copywriter

Prima ancora di pensare a posizionarsi dal punto di vista dei motori di ricerca o di pensare al copywriting persuasivo, e di vedere nel fare blogging un modo semplice e veloce per garantirsi un entrata fissa magari vendendo spazi pubblicitari all’interno del proprio sito internet, ci si dovrebbe infatti prima interrogare se effettivamente l’idea di passare giornate intere a scrivere è qualcosa che ti rende felice.

In base alle esigenze nascono gli obiettivi.

Quando ti piace quello che fai la qualità del tuo lavoro migliora sensibilmente e ovviamente anche la qualità della tua vita si alza più di quanto potresti mai aver immaginato.

Non si tratta quindi solo di essere un blogger appassionato per il piacere di fare bene il proprio lavoro ma soprattutto per riuscire effettivamente a farlo bene in termini di risultati oggettivi.

Un contenuto deve essere pensato intorno all’obbiettivo da raggiungere.

Da utente ti sarà capitato di cercare qualcosa online e di iniziare a leggere un articolo ben scritto, uno che sì è lungo e quindi dettagliato, ma anche scritto così bene da indurti a leggere ogni riga e quando lo hai finito a volerne leggere anche un’altro. Se ti sei imbattut* in un articolo del genere hai letto un pillar article (o long article), che si differenzia da qualsiasi altro contenuto testuale non solo per la lunghezza ovviamente, o il posizionarsi in maniera organica, ma proprio per il tono di voce appassionato e semplice con cui si spiega in maniera meticolosa proprio quell’argomento che interessa il lettore.

Vero è che per ogni lavoro bisogna mettere in conto di avere dei momenti più intensi rispetto ad altri e che in generale ti fanno perdere di vista il tuo perché, il motivo vero per il quale hai scelto tra le mille (ed è riduttivo) possibilità del web di scegliere proprio quella del copywriter, ma proprio perché quello di fare blogging è un mestiere creativo, ecco che diventa necessario avere sin da subito delle motivazioni forti.

Quando ci metti il cuore tutto diventa più facile.

Blogger di lavoro

Se quando scrivi non ti stai divertendo si vede o meglio questo si legge!! Certo che ci sono argomenti per noi più piacevoli da affrontare rispetto ad altri, perché magari incontrano proprio i nostri gusti personali, ma la certezza è che se ti piace fare il blogger e quindi creare contenuti testuali dietro pagamento perché si fare blogging e quindi il copywriter è un lavoro che se ben fatto può portarti dei grandi risultati sia in termini di soddisfazione personale e dei clienti (che ovviamente attiveranno un passaparola per te proficuo) e ovviamente anche da punto di vista economico.

La scrittura deve essere naturale, dettata dalla passione…

Quindi se ti piace scrivere, sappi che hai un mestiere in mano! Sappi che se ti ci metti d’impegno potrai effettivamente crearti un business profittevole che ti permetterà ogni giorno di fare esattamente quello che ti piace. Quindi non ti resta altro che scrivere il tuo piano editoriale e iniziare a scrivere perché: 

c’è una marea di articoli da pubblicare. Ecco perché devi iniziare a lavorare subito.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Info bibliografiche

Titolo originale: Fare blogging. Il mio metodo per scrivere contenuti vincenti (italiano)

Autore: Riccardo Esposito

Prima pubblicazione: Settembre 2014

Prima pubblicazione in Italia: Settembre 2014

La mia edizione: II edizione – Giugno 2018

Editore italiano: Webbook

Collana: –

Genere: Manuale

Numero di pagine: 207

Preceduto da: –

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Copywriting può essere davvero persuasivo?

Copywriting può essere davvero persuasivo?

Libro su Frida Kahlo

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Il copywriting può essere davvero persuasivo?

Copywriting persuasivo di Luigi Padovesi è un manuale introduttivo utile al neofita che vuole approcciare alla professione di copywriter.

17 LUGLIO 2020 – SABAUDIA (ROMA)

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Copywriting persuasivo di Luigi Padovesi. Ecco la mia recensione.

 

Nonostante il titolo “Copywriting persuasivo” questo libro di Luigi Padovesi, è una fusione di due grandi argomenti, ossia: il brain hacking e il copywriting. Innegabilmente le due “materie” sono connesse ma ci si aspettava acquistandolo (e visto il titolo) di trovare che il copywriting fosse argomento esclusivo o quantomeno principale; invece troviamo che l’autore sceglie persino di trattarlo “dopo” il Mind hacking.

Copywriting persuasivo di Luigi Padovesi, risulta quindi un testo che va letto, al di la del titolo,  come se si avessero tra le mani due libri distinti, seppur rilegati in uno.

In generale il testo offre un’infarinatura che necessiterà di approfondimenti in altri testi, in quanto non è esaustivo.

Sebbene le critiche all’autore e al testo stesso, al neofita Copywriting persuasivo di Luigi Padovesi, offre certamente un punto di partenza stimolante e “non condizionante” lasciando la possibilità all’aspirante copywriter di verificare sul campo quanto sinteticamente illustrato.

Per quanto riguarda il mind hacking troviamo una raccolta di 24 tecniche (nonostante si trovi scritto 25!) che opportunamente utilizzate possono aiutarci a portare dalla nostra, e quindi a favore del prodotto che stiamo vendendo, la persona alla quale ci rivolgiamo.

Nello specifico il brain hacking, non viene trattato dal punto di vista del testo scritto (come ci si aspetterebbe); quanto piuttosto si offrono scenari di diverso genere, incentrati però sul confronto diretto tra venditore e acquirente.

Ecco quindi l’elenco delle 24 tecniche, così come proposto dallo stesso autore:

  1. Creare affinità 
  2. Trasparenza e intrigo
  3. Lusinghe e licenze
  4. Crea un rituale
  5. Dimostrazioni
  6. I numeri contano
  7. Te l’avevo detto
  8. L’autorità 
  9. Noi e loro
  10. La resistenza all’acquisto
  11. Procedi per passi
  12. Essere aggressivi?
  13. La falsa alternativa 
  14. Avido è OK
  15. Nuovo è sempre meglio
  16. L’ego del cliente 
  17. Senso di urgenza 
  18. Destabilizza il cliente 
  19. (Falsi) presupposti 
  20. Familiarità 
  21. L’idea è tua
  22. La parola magica
  23. Speranze e paure
  24. Investimento di tempo 

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Dopo aver trattato il brain hacking, l’autore passa al copywriting, che poi è l’argomento che il lettore vuole esplorare acquistando questo libro.

Nonostante lo stesso Luigi Padovesi definisca il copywriting come una forma d’arte, è bene chiarire che di fatto, non è così, in quanto il copywriter ha come unico obiettivo quello di garantire la conversione. Dunque qualunque riferimento emozionale o creativo, è intenzionalmente introdotto nel testo con lo scopo di far crollare le barrire del potenziale acquirente, al fine di concludere una vendita o più in generale promuovere efficacemente, e quindi emotivamente, un dato prodotto o servizio.

Una volta illustrate le principali tecniche usare dal copywriter di professione, che l’autore sintetizza nei seguenti cinque punti: 

  • Coerenza delle parole 
  • Concretezza nello stile si scrittura 
  • Tecnica del problema
  • Tecnica dell’alternativa
  • Call to action

possiamo finalmente arrivare al cuore pulsante del copywriting, poiché non si può parlare di copywriting senza intenderlo come persuasivo.

Si è già detto che il copywriter, pur amando e avendo la passione per la scrittura, non scrive per diletto ma per lavoro (perché SI! il copywriter è un lavoro a tutti gli effetti); dunque la sua produzione letteraria (per così dire) deve portare dei risultati economicamente misurabili all’azienda (o al professionista) con la quale si è stretta una collaborazione.

Risulta evidente leggendo quanto scritto da Luigi Padovesi, che il copywriter non può ignorare le tecniche di posizionamento SEO di un testo da lui prodotto, in quanto questo agevolerà evidentemente la conversione e il posizionamento il SERP del prodotto o servizio promosso.

Di fatto una SEO ben impostata consente a quanto venduto di entrare in contatto con il potenziale acquirente nel momento in cui questi cerca una soluzione a qualcosa di suo interesse, dunque si dimostra una scelta sempre efficace in quanto il potenziale acquirente, non percepisce l’operato del venditore nonostante in realtà sia presente. Questo consente di avere meno barriere da superare, che tipicamente il potenziale acquirente frappone tra lui/lei e il prodotto/servizio venduto.

Il copywriter che avrà la capacità di creare ponti emozionali ed esperenziali, sarà colui che vedrà un tasso elevato di conversione poiché, come lo stesso autore ci spiega chiaramente, in un apposito capitolo

Non devi solo vendere

Il professionista dovrà servirsi, al fine di ottimizzare e aumentare il tasso di conversione del proprio lavoro, di una serie di tool online, che avranno la doppia funzione di guidare e analizzare i testi prodotti dal copywriter.

Info bibliografiche

Titolo originale: Copywriting persuasivo

Autore: Luigi Padovesi

Prima pubblicazione: 16 Marzo 1850

Prima pubblicazione in Italia: 2019

La mia edizione: 2019

Editore italiano: – [self publishing]

Collana: –

Genere: Manuale

Numero di pagine: 204

Preceduto da: –

Seguito da: –

CAPITOLI

MIND HACKING

  • Introduzione 

Creare affinità 

  • Abdicazione di responsabilità 
  • Cosa interessa al cliente [FLIS]
  • Affinità indiretta 

Trasparenza e intrigo

Lusinghe e licenze

  • Ognuno vuole essere speciale 

Crea un rituale

  • Simbolismo

Dimostrazioni

I numeri contano

Te l’avevo detto

L’autorità 

  • Come rubare l’autorità 

Noi e loro

La resistenza all’acquisto

Procedi per passi

Essere aggressivi?

La falsa alternativa 

Avido è OK

Nuovo è sempre meglio

L’ego del cliente 

Senso di urgenza 

Destabilizza il cliente 

(Falsi) presupposti 

Familiarità 

L’idea è tua

La parola magica

Speranze e paure

Investimento di tempo 

COPYWRITING

Cos’è il copywriting?

  • Copywriting: le origini 

Le tecniche più efficaci 

  • Coerenza delle parole 
  • Concretezza nello stile si scrittura 
  • Tecnica del problema
  • Tecnica dell’alternativa
  • Call to action

Copywriting persuasivo

Non devi solo vendere

  • Barriera dell’identificazione
  • Barriera della chiarezza
  • Barriera dell’identità del prodotto
  • Barriera dell’immediatezza
  • Barriera dell’affidabilità
  • Barriera del coinvolgimento
  • Barriera dell’accettabilità

SEO Copywriting 

Le tecniche per il SEO

  • Title tag
  • Meta description
  • Tag di intestazione
  • URL Keyword rich
  • Paragrafi
  • Il long form
  • Keyword research
  • Conclusioni

Tool online

  • Identificazione delle fonti e definizione delle idee: il processo creativo
  • La definizione delle parole chiave
  • La scrittura online
  • Il controllo dei testi
  • La rilettura del testo

Imparare il copywriting 

  • Chi è l’abile copywriter?
  • Il lavoro del copywriter
  • Conclusioni

Copy per il business 

  • Copywriting per vendere
  • A chi devi rivolgerti?
  • L’immedesimazione
  • Il minimo delle parole per il massimo dei contenuti porta valore
  • Porta valore al target
  • L’affidabilità
  • Titoli ad alto impatto
  • Insistere sui benefici
  • Mai annoiare il lettore
  • Lo storytelling
  • Chiarezza delle parole e dei testi
  • I numeri contano…eccome se contano…
  • Uno stile di scrittura personale ed identificativo
  • Raccolta delle testimonianze
  • La trasparenza è un valore aggiunto
  • I dettagli sono importanti
  • L’importanza delle call to action
  • Prevenire è meglio che curare
  • I contatti
  • Deve essere tutto chiaro
  • Conclusioni
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