I pilastri della terra | Ken Follett

I pilastri della terra | Ken Follett

I pilastri della terra è il primo libro che ho letto di Ken Follett, quindi non avevo la minima idea di cosa avrei trovato al suo interno dal punto di vista stilistico. De I pilastri della terra non avevo letto assolutamente nulla, se non la sinossi sul retro della copertina e l’indicazione sull’essere un best seller come è tipico di Ken Follett, sin dal suo esordio letterario nel 1978 con “La cruna dell’ago”.

Il primo impatto lo si ha con le 1030 pagine che lo compongono, le quali tuttavia sono assolutamente necessarie a rendere appieno gli eventi che Ken Follett decide di narrare.

La notte del 25 Novembre 1120 la White Ship partì per l’Inghilterra

e naufragò a largo di Barfleur causando la morte

di tutti coloro che erano a bordo, tranne uno.

….Enrico rimase privo di erede….

I pilastri della terra è un romanzo storico, ma non tanto perché narri eventi storici in maniera specifica, quanto piuttosto per la capacità di trasportare il lettore negli anni del medioevo che vanno dal 1123 (prologo) al 1155 (fine della quinta parte), e renderlo fisicamente presente e capace di vedere ogni singolo dettaglio, come se tutte le scene descritte si stessero manifestando effettivamente davanti ai suoi occhi.

Forse è proprio questa la grande capacità che ha fatto di Ken Follett un autore best seller: il riuscire a far vedere praticamente a chiunque quello che la sua mente ha immaginato e quindi trasferito sulla carta.

L’ambientazione principale è quella del priorato di Kingsbridge. Questo luogo lontano da ogni attrattiva e di per se in difficoltà, vede sin da subito una trasformazione in quanto al vecchio priore succede Philip. Questi è un uomo dalla grande umiltà, lungimiranza e fiducia nel futuro che riuscirà a fare di Kingsbridge un fiore all’occhiello per l’intera Inghilterra.

Tutto ha inizio con la necessità di rendere più fastosa la chiesa del priorato e questo si rende possibile grazie all’arrivo di un giovane costruttore, che con le sue capacità gradualmente porta l’architettura gotica a prendere forma inaspettatamente in quell’angolo di Inghilterra dove nessun nobile prima di quel periodo aveva non solo sentito parlare, ma ancor meno messo piede.

Tom, il nuovo mastro costruttore del priorato di Kingsbridge è un tipico uomo del medioevo: ci viene presentato mentre è in viaggio con la moglie Agnes alla ricerca di un lavoro, insieme ai loro due figli AlfredMartha e un terzo in arrivo.

I quattro si imbattono in una donna, Ellen, rimasta vedova e la quale vive in una grotta con il figlio Jack. Ellen è molto diversa da Agnes, ha in se uno spirito selvaggio che verrà ereditato dal figlio Jack e che affascinerà da subito Tom.

Da quell’incontro passò poco tempo che Agnes diede alla luce il loro terzo figlio, ma morì di parto e nella disperazione Tom decise di abbandonare il loro terzo figlio sulla tomba della madre oramai morta. I morsi della coscienza si fecero sentire così che Tom decise di tornare indietro a riprendere suo figlio, ma era tardi perché Philip, il futuro nuovo priore di Kingsbridge, lo aveva già preso sotto la sua ala e portato con se al priorato, battezzandolo con il nome di Alfred.

Ellen, che aveva assistito alla scena, mette a parte Tom degli eventi così che egli decide di trovare lavoro proprio presso la cattedrale di Kingsbridge, per stare vicino al suo terzo figlio. Oltre questo, Ellen e Tom decisero di proseguire la loro vita insieme come fossero marito e moglie, supportandosi a vicenda da quel momento in avanti.

Questo è solo l’inizio degli intrecci amorosi che scaldano una narrazione fatta di pietre e progetti architettonici, e si rimane sorpresi della cultura enciclopedica che l’autore riversa in questo romanzo, che se da un lato non è particolarmente ricco di dialoghi, compensa con una narrazione eccellente e ricca di dettagli, arrivando persino a far arrivare all’orecchio suoni e fruscii ottenendo una narrazione concretamente multisensoriale.

I progetti di Tom rendono Kingsbridge sempre più florida e nemmeno l’incendio, appiccato intenzionalmente da Jack per garantire alla sua famiglia, e quindi a Tom, altri anni di tranquillità economica, riescono a scalfirne la crescita.

Una crescita che verrà palesata anche dall’arrivo di Aliena, una giovane donna che a seguito di una violenza carnale decide di trasferirsi in questo angolo d’Inghilterra e affermarsi economicamente diventando una delle mercanti di lana più affermate della regione.

Questo la rende appetibile a molti pretendenti, eppure lei affascinata dai modi e dalla cultura tramandatagli dalla madre Ellen, si invaghisce di Jack. Aliena diventa quindi l’ennesimo terreno di scontro tra Alfred e Jack, con il risultato che quest’ultimo da apprendista costruttore diventa poi novizio, per non perdere la possibilità di rimanere a Kingsbridge, per benevolenza del priore Philip.

Aliena quindi non ha altra scelta che sposare Alfred, ma il loro matrimonio viene maledetto da Ellen, che condannerà Alfred all’impotenza e questo sarà per Aliena pena atroce poichè dall’unica unione avuta con Jack, rimane incinta.

I suoi sforzi per nascondere la gravidanza verranno vanificati dopo un significativo crollo della cattedrale che oltre agli ovvi danni materiali, priverà Kingsbridge e Philip della presenza di Tom il quale morirà sotto le macerie e al suo posto il figlio di Aliena e Jack verrà alla luce.

L’incendio appiccato per vendetta verso Aliena alla fiera della lana, voluta da lei e Philip, sarà la sua rovina. Perduta tutta la merce, la casa e il denaro non può più aiutare il fratello Richard a diventare cavaliere e questo la porta alla disperazione, acuita dalla fuga di Jack.

Ella dunque, su suggerimento di Ellen, va alla ricerca del suo amato e lo troverà a Toledo arricchito dell’esperienza di aver partecipato alla costruzione delll’Abbazia di Saint-Denis, dove ha imparato il neonato stile gotico e che lo porterà a riversare questo suo sapere nella ricostruzione della cattedrale di Kingsbridge che con l’uso di volge ogivate e archi rampanti raggiungerà una magnificienza mai nemmeno sperata da Tom e dallo stesso Philip.

In tutto questo, le vicende per la successione al trono agitano gli animi e l’economia di una nazione e tutti i drammi vissuti, dimostreranno come la vera salvezza è nell’unione e nell’avere un progetto davanti ai nostri occhi che sia un faro per chi condivide con noi questo sogno che giorno dopo giorno diviene realtà, ma anche per tutte le persone che incrociano il nostro percorso e sono mosse ad agire per migliorare la propria realtà a loro volta.


Titolo originale: The Pillars of the Earth

Autore: Ken Follett

Prima pubblicazione: 1989

Prima pubblicazione in Italia: Ottobre 1990

La mia edizione: XXVIII ristampa – 2011

Editore italiano: Mondadori

Collana: –

Genere: Romanzo

Numero di pagine: 1030

Preceduto da: –

Seguito da

Mia vita cara – Antonia Pozzi

Non ricordo l’ultima volta prima di Mia vita cara di Antonia Pozzi in cui ho letto una poesia, figurarsi un intero libro….che in questo caso equivale a una raccolta di 100 poesie che la giovanissima poetessa ha scritto.

Questa è una lettura che ho fatto in due: nato come modo per fare qualcosa insieme nonostante la distanza tra Roma e Torino, è continuato come un momento per “incontrarsi” e trascorrere del tempo insieme con la mente rivolta verso qualcosa di condiviso.

Poesia, poesia che rimani

il mio profondo rimorso,

oh aiutami tu a ritrovare il mio paese abbandonato.

PREGHIERA ALLA POESIA, P: 131

Questo è la poesia: condivisione e unione proprio perché non è immediata e va cercata e voluta. Una poesia indipendentemente che sia composta di tre versi o che riempia due pagine, non si presenta a noi palesata a dare bella mostra del suo contenuto: dobbiamo impegnarci per comprenderne il significato che non deve essere per forza profondo, ma c’è sempre!

Soprattutto in Mia vita cara di Antonia Pozzi ho trovato una capacità non indifferente di parlare, al dunque, di pochi argomenti ma ogni volta in maniera sorprendentemente diversa!

Davvero, volendo fare un esercizio e trattare uno stesso argomento ogni volta in maniera così nuova si avrebbe difficoltà. 

Io stessa, a volte, quando scrivo degli articoli di blog o creo contenuti per qualche mio cliente da un po’ di mesi, incontro un momento di stallo proprio perché non è facile usare parole capaci di evocare immagini sempre nuove.

Eppure Antonia Pozzi ha questo grande dono! In vita ha molto sofferto per questo, in quanto imboccare la propria strada

…questa che è più di un dolore

gioia di continuare sola

nel limpido deserto dei tuoi monti

ora accetti d’esser poeta

UN DESTINO, P: 148-149

 può significare vivere momenti di solitudine; ciò nonostante è riuscita ad abbracciare questo suo essere e soprattutto ad avere il coraggio di continuare a scrivere nonostante non avesse in questo il sostegno della sua famiglia, la quale anzi non fu mai capace di comprendere là profondo d’animo della propria stessa figlia neppure dopo la sua morte.

E parlo di famiglia per due motivi: da un lato la Pozzi era giovanissima (muore infatti nel 1938 all’età di ventisei anni) quindi la sua famiglia di origine era di fatto una presenza determinante e impattante a livello emotivo. Dall’altro c’è la sofferenza nel non avere una famiglia propria all’interno della quale realizzarsi come moglie e come madre, cosa che quasi certamente l’avrebbe salvata dal destino fatale che la poetessa ha scelto per se stessa.

…anch’io non ho radici

che leghino la mia

vita – alla terra –

NINFEE, P: 100

Per Antonia Pozzi la famiglia (intesa anche come amore) e il dolore sono i suoi due grandi temi; tal volta li affronta in maniera separata tal volta connessa, ma in entrambi i casi la loro connessione risulta sempre presente e ben individuabile.

Le capita spesso di scrivere della perdita di un figlio, dell’amore e della sua stessa vita come se fossero già avvenute, come se nel suo tanto a lungo pensare, avesse effettivamente sperimentato la gioia della maternità e ora le fosse stata negata, avesse provato, o meglio, trovato l’amore e poi non fosse riuscita a conservarlo.

Tutto questo in lei causa un dolore talmente straziante da farle guardare alla morte, la sua, come l’unico rimedio e progetto al quale ambire giacché tutto il resto sa che le rimarrà precluso per sempre.

Io nacqui sposa di te soldato.

Voce di donna, P: 154

Il senso di solitudine che le riempie le giornate, fa sì che la sua compagna costante sia la poesia ovunque si trovi sia che si trovi nella sua nativa Milano, in uno dei suoi viaggi ma ancor più nella residenza di famiglia a Pasturo, dove l’ambiente montano l’abbracciava e favoriva il suo studiare e comporre poesie, tante delle quali raccolte proprio qui in Mia vita cara.

Cronologia

Le poesie presenti in Mia vita cara sono organizzate in ordine cronologico, ma l’aspetto più entusiasmante e che ovviamente si coglie solo leggendo poesia dopo poesia, è che queste permettono di entrare nel profondo del cuore della poetessa e di scoprire “petalo dopo petalo” ogni evoluzione del suo pensare in un crescendo costante e mai ripetitivo. 

Non sappiamo se anche alcune di queste poesie sono vittime indifese della manipolazione paterna avvenuta a seguito del suicidio di Antonia Pozzi, ma la certamente sono in grado di esprimere appieno tutti i suoi stati d’animo, così come i voli della sua mente e del suo cuore.

Si è vero che Antonia Pozzi era anagraficamente una giovane donna, eppure il suo spirito superava di gran lunga i suoi anni; non sorprende infatti che strinse una relazione con il suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, la quale verrà interrotta nel 1933 a seguito della pressione dei genitori della stessa Pozzi.

Il chiuso ambiente religioso e familiare all’interno del quale si trova a vivere la farà sentire costantemente in uno stato di costrizione, sempre priva di libertà ad eccezione dei periodi in cui si ritirava a Pasturo.

La personalità ipersensibile le rese impossibile vivere al punto che l’allora ventiseienne poetessa decise di porre fine alla sua vita ingerendo delle compresse che in un effetto anestetico la portarono alla morte avvenuta Milano il 3 Dicembre 1938.

La famiglia borghese e fortemente legata alla Chiesa, negò la circostanza «scandalosa» del suicidio, attribuendo la morte a polmonite. Il testamento della Pozzi fu distrutto dal padre, che manipolò anche le sue poesie, scritte su quaderni e allora ancora tutte inedite di fatto andando a rovinare la memoria della figlia e negando al mondo testi di una bellezza tanto sofferta quanto autentica.

Elisa Ruotolo

L’introduzione di Elisa Ruotolo è una delle più belle, oltre che funzionali, introduzioni che mi sia mai capitato di leggere e può essere interessante leggerla dopo aver letto già qualche poesia in modo da assaporare i primi versi con un approccio personale, continuando poi con una consapevolezza maggiore fino ad arrivare a conoscere quasi intimamente la stessa Antonia Pozzi quando si è finita la lettura di queste sue cento poesie.


Titolo originale: Mia vita cara

Autore: Antonia Pozzi

Prima pubblicazione: Maggio 2019

Prima pubblicazione in Italia: Maggio 2019

La mia edizione: I Edizione Maggio 2019

Editore italiano: Interno Poesia

Collana: –

Genere: Poesia

Numero di pagine: 158

Preceduto da: ?

Seguito da: ?