Il Frankenstein di Shelley ci spiega 2 ferite dell’anima: l’abbandono e il rifiuto.

Il Frankenstein di Shelley ci spiega 2 ferite dell’anima: l’abbandono e il rifiuto.

Copertina libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

GRANDI CLASSICI, HORROR & GOTICO

Il Frankenstein di Shelley ci spiega 2 ferite dell’anima: l’abbandono e il rifiuto.

Leggere Frankenstein con le lenti della Spiritualità è un’esperienza evolutiva. Spogliando il “mostro” delle sue ombre ecco che diventa archetipo delle difficoltà che l’essere umano incontra quando guarisce la sua anima dalle ferite più profonde.

13 DICEMBRE 2025 – TORINO

ROMANZO – GRANDI CLASSICIHORROR & GOTICO

Frankenstein di Mary Shelley. Ecco la mia recensione.

Non è stata la prima volta e non sarà l’ultima.

Forse perché sono Lettrice di Registri Akashici ma i libri che leggo sono tessere del mosaico che è la mia vita.
Quando prendiamo in mano un libro crediamo di essere noi a leggerlo ma in realtà “è lui” che ci legge e al contempo ci dà la possibilità di leggerci mentre lo sguardo scorre fra le parole dette e non dette dell’autore. Almeno se gli lasciamo questo spazio.

 

E se ci sono libri che “ci leggono” ci sono anche quelli che che ci aspettano.

Frankenstein è stato così per me.
L’ho acquistato tre anni prima di leggerlo davvero.

Un richiamo come sempre mi ha mossa a portarlo con me…in attesa.

Oggi so che non avevo gli strumenti per dargli una lettura oltre la cultura gotica di massa.

Di fatto l’ho scelto/mi ha scelta quando ancora non avevo sbloccato pienamente la mia coscienza e la mia competenza spirituale. Un libro rimasto in silenzio, come se sapesse che non era ancora il tempo giusto.

Aveva ragione.

Oltre la storia gotica troviamo di più.
Una mappa dell’anima ferita.
Un archetipo potentissimo di ciò che siamo prima di guarire.

E questa mia riflessione è certamente fuori dall’ordinario ma non lo è anche la “creatura” che è nata dal genio di Mary Shelley?!

Frankenstein come archetipo: ciò che siamo prima di guarire

Frankenstein non è un mostro.
Frankenstein è un patchwork un assemblaggio di ciò a cui il nostro inconscio ci ha esposto e in cui ci ha trasformato.

 

È ciò che diventiamo quando siamo un esperimento di esperienze non integrate, di ferite mai guardate, di parti di noi che hanno imparato a sopravvivere invece che a vivere.

Un’entità che sentiamo di non aver scelto perché è la nostra parte animica e quindi (ancora) inconscia ad avere in mano le redini della nostra vita.
La creatura è lo specchio dell’essere umano non ancora guarito, non ancora intero, non ancora accolto.

Il gotico, allora, non è il fine o lo stile.
È un velo.
Un linguaggio simbolico che nasconde, e al tempo stesso rivela, una verità profondamente umana: quando non siamo integrati, facciamo paura. Prima a noi stessi. Poi al mondo.

Quando non sappiamo chi siamo e pensiamo di non esserci scelti il nostro passo nel mondo è pesante e devastante prima di incontrare la leggerezza della consapevolezza.

La saggezza di Frankenstein, un libro che mi ha aspettata

Come già detto ho acquistato questo libro anni fa, quando ancora non avevo le parole, né gli strumenti, per leggerlo davvero l’oltre che nasconde.
L’ho ripreso in mano durante uno dei miei “viaggi interiori” ultimato con l’ennesimo treno fra Torino e Milano, nel momento esatto in cui il mio sguardo era intenzionalmente e definitivamente cambiato.

Il tempo giusto non è mai casuale.
E soprattutto non si può programmare.

Semplicemente ci muoviamo nella sua direzione per poi lasciarci travolgere dagli eventi a volte soffici a volte brutali. Stavolta ho sperimentato la bellezza di un momento morbido.

Ci sono letture che accadono solo quando la coscienza è pronta a sostenere ciò che rivelano. Frankenstein nel suo essere gotico semplicemente è crudo e quindi non artefatto, eppure se lo leggi quando non sei allineat* ti perdi un mondo e resta una storia oscura.

Se lo leggi quando sei pront*, diventa uno specchio sacro.

Libro La regina degli scacchi di Walter Tevis chiuso in mano
Libro La regina degli scacchi aperto durante la lettura
Dorso del libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

Leggere Frankenstein con gli occhi della spiritualità

Il mio stato d’animo, durante questa lettura, è stato uno solo: empatia.

Empatia per la creatura.

Ma anche il sentire profondamente chi sono dovuta essere per diventare chi sono oggi.


Tra le righe, e oltre lo standard della cultura di massa, si manifesta un messaggio “sottile”, evolutivo, profondamente animico.

Leggere Frankenstein con gli occhi della spiritualità significa togliere il nero del gotico e vedere ciò che resta quando il buio non serve più a spaventare, ma a comprendere.

A vedere.

Vedere profondamente nel buio del vuoto, della solitudine e dell’abbandono.
E ciò che resta è una domanda antica: cosa succede all’anima quando non viene vista?

La ferita del rifiuto: quando non veniamo visti

La ferita del rifiuto è il primo battito del cuore del “mostro”.

La creatura viene rifiutata dal suo stesso creatore, respinta dallo sguardo umano, esclusa prima ancora di poter esistere davvero.
Non viene vista. Non viene riconosciuta. Non viene scelta.

Da qui nasce la rabbia.
Una rabbia che non è assenza d’anima
(come Victor il suo creatore ha creduto fin quasi alla fine) ma frustrazione che diventa disperazione nel non sapere come spezzare il loop nel quale ci si sente incastrati e impotenti.
È il dolore di chi sente di esistere, ma non trova uno spazio in nessun mondo che lo accolga.

Quando non veniamo visti, iniziamo a urlare.
E se nessuno ascolta, impariamo a ferire.

Finché il ferire che sia noi stessi o gli altri nel processo evolutivo non si trasforma in atto di protezione, di recinzione (confini personali e protezione verso chi e cosa amiamo) e creazione di un Mondo che sa essere nostro.

Nel libro ritroviamo l’atto creativo di un nuovo mondo quando la Creatura Frankenstein fa esperienza del “Mondo Casa”, per chi come noi ha l’imprenditoria come Missione animica significa creare il proprio Spazio Sacro in cui accogliere ed evolvere ancora.

La ferita dell’abbandono: quando veniamo lasciati soli

L’abbandono è una ferita dell’anima che grida forte.

Un grido che è il suono disperato della Creatura quando nel nulla ecosistemico di ciò che gli è intorno, esprime se stesso nell’unico modo che sente suo.

La sua forza.

Il suo corpo.

La sua determinazione che qui è sete di vendetta fomentata dalla sensazione di costrizione interiore.

Ed è lì che la rabbia esplode.

É lì che questo tremendo sentire vuole uscire fuori.

Che sia per creare o distruggere alla Creatura (e a noi, in una fase pre-spirituale) non importa.

Il troppo sentire diventa un tumore di cui liberarsi. Una massa informe di energia densa da strappare dal nostro corpo [ti rimando alla pratica energetica in cui puoi rimuovere masse dense dal tuo corpo: Sfera nera e oro ad alta quota]

 

Ciascuno di noi la ferita dell’abbandono l’ha vissuta (e ri-vissuta) in questa vita e in molte altre prima di questa.
E Frankenstein la incarna in modo crudele e perfetto.

La creatura viene lasciata senza guida, senza nome, senza casa.
Nessuno gli insegna chi è. Nessuno gli mostra come stare nel mondo.

Nessuno ha creato un mondo che potesse accoglierlo al suo arrivo [e qui si potrebbero aprire parentesi parallele sulla genitorialità consapevole, letta persino in un’ottica bilaterale…].

L’abbandono genera smarrimento.
E lo smarrimento, se non accolto, si trasforma in vendetta.

Non perché la vendetta sia giusta (nel senso di evolutiva), ma perché è l’unico linguaggio che resta a chi non ha mai imparato a trasformare il dolore in senso.

Solo quando arrivi qui sei davvero liber*.

La solitudine dell’evoluzione e il vivere ai margini

Frankenstein vaga in luoghi remoti, si nasconde, vive ai margini.
Proprio come accade a chi sta evolvendo senza ancora avere gli strumenti per farlo.

É un movimento cieco e incessante.

É un avanzare tormentato e profondo.

C’è una solitudine particolare che accompagna l’evoluzione (ma anche l’imprenditoria…sono certa che sai si cosa parlo…): quella di chi sente che non può più tornare indietro, ma non sa ancora dove andare.
La vendetta, allora, diventa un tentativo brutale, e non evolutivo/elevato, di liberarsi da un peso enorme.

La rabbia di Frankenstein nasce dal fatto di non avere strumenti per evolvere.
Vive la tremenda frustrazione di essere incastrato in un limbo che sente di non aver scelto.
Esattamente come accade quando siamo intrappolati in un loop che la nostra parte subconscia ci ripropone ancora e ancora, come un tormento senza fine.

Il tempo animico non è mai casuale

Ho scritto questa recensione il 13 dicembre 2025, il giorno dopo il portale 12/12, in un anno a energia 9.
Il giorno dopo essere stata a Milano per un evento dal vivo che poggiandosi sulle basi costruite fin qui ha smosso la giusta energia per la mia evoluzione futura come donna e imprenditrice.

Oggi che scrivo apprendo la notizia che stanotte (nel pieno del portale energetico) la mia storica insegnante di danza si spegne per sempre.

Stamattina ancora non lo sapevo.

Nel mio channeling mattutino lei mi è apparsa: evidentemente era un saluto e se n’è andata ricordandomi una cosa importante per me.

Sei un’artista.

Non le ho mai creduto.

Stamattina nel riaffiorare delle sue parole ho pianto.

Questa è la sua eredità per me.

La onorerò al mio meglio.

 

Nulla è stato casuale.
Nemmeno questa lettura.
Nemmeno questo momento.

Nemmeno il mio (possibile) rimanere a Milano qualche ora in più senza farlo davvero.

 

Quando l’anima è pronta a chiudere un ciclo ciò che è funzionale ci attiva per chiudere i cerchi ancora aperti e per darci i doni che servono al nuovo ciclo in cui stiamo per entrare.

 

Varca la soglia.

Rileggere Frankenstein da adulti: oltre il gotico

Rileggere Frankenstein in età adulta significa spogliarlo dell’horror e riconoscerlo per ciò che è: un Maestro Oscuro.

Non un mostro da temere, ma una coscienza ferita da comprendere.
Un insegnamento animico che ci invita a guardare ciò che diventa distruttivo quando non viene guarito.

Ci ricorda che nero, o gotico in questo caso, è solo ciò che ancora non abbiamo integrato. 

Ci ricorda che la tenebra è la fase prima della luce.

Frankenstein non chiede giudizio.
Chiede integrazione.

Morale: rimanere in bilico fra rabbia e non appartenenza finché non guariamo

Finché non guariamo le nostre ferite, restiamo in bilico.
Fra rabbia e non appartenenza.
Fra desiderio di essere visti e paura di esserlo davvero.

Guarire significa diventare integri.

Significa smettere di respingere chi siamo e l’altro.

Significa diventare il nostro stesso Mondo e scegliere da questa nuova dimensione se accogliere altri al suo interno e quindi intrecciare ciò che per noi abbiamo creato, con i mondi altrui.
Di fatto solo quando siamo integri possiamo scegliere il luogo, il contesto, il mondo a cui appartenere.

Osservando le dinamiche attraverso le quali ho vissuto questo Grande Classico ritengo che possa trovare il suo lettore/lettrice o all’inizio del suo percorso evolutivo per mostrargli le sue ombre; oppure quando l’evoluzione è completa per mostrargli la luce che ha portato dentro di sé.

E se vuoi gli strumenti per passare da ombra a luce all’interno di Spiritual CEO Academy trovi un’intera Libreria di risorse gratuite create appositamente per condurti in questa transizione.

Sinossi

Victor Frankenstein, giovane studioso assetato di conoscenza, spinto dal desiderio di superare i limiti della scienza, riesce a dare vita a una creatura assemblata a partire da frammenti umani.
Ma ciò che nasce dal suo esperimento non è il trionfo della ragione: è un essere sensibile, potente, incompreso, destinato a essere rifiutato da chiunque persino dal suo stesso creatore!

Abbandonato dal suo creatore e respinto dal mondo, il “mostro” sviluppa un profondo dolore che si trasforma in furia, in solitudine e infine in vendetta.
Inizia così un inseguimento tra creatore e creatura, un viaggio che attraversa paesaggi alpini, laboratori oscuri e luoghi gelidi ai confini del mondo, mentre entrambi sono tormentati dalla stessa domanda: chi è il vero mostro?

Tra riflessioni sul limite etico della scienza, il peso della responsabilità e il bisogno umano di essere visti e soprattutto accettati, Shelley costruisce uno dei romanzi più potenti di sempre, un classico assoluto che continua a parlare al presente con la sua inquietante attualità.

 

 

 

Info bibliografiche

Titolo originale: Frankenstein or the Modern Prometheus

Titolo italiano: Frankenstein

Autore: Mary Shelley

 

Anno di uscita originale: 1818

Prima pubblicazione italiana: 2015 (edizione BUR)

 

La mia edizione: novembre 2021, Edizione illustrata BUR Deluxe, acquistata a Torino

Editore italiano: BUR / Rizzoli

Numero di pagine: 259

 

Genere: GRANDI CLASSICI, HORROR & GOTICO

Data, luogo ed età di acquisto del libro: 12 Dicembre 2021, Torino, 32 anni

Data, luogo ed età di scrittura dell’articolo: 13 Dicembre 2025, Torino, 36 anni

 

 

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Ultimo accesso ci parla della ricerca di sé nell’era delle connessioni interrotte

Ultimo accesso ci parla della ricerca di sé nell’era delle connessioni interrotte

Copertina libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

ROMANZO

Ultimo accesso ci parla della ricerca di sé nell’era delle connessioni interrotte

Non si tratta di quantità ma di qualità: di quell’intuizione che nasce da dentro, di quella persona che ci attiva e risveglia in noi passioni e desideri sopiti e della vita che ad un certo momento, nonostante tutto chiede di essere vissuta pienamente!

Oltre la gratificazione momentanea che spesso ci porta a guardare l’ Ultimo accesso su un social esiste la lungimiranza, il proseguire e l’accogliere il fatto che alcune connessioni sono fatte per essere vissute in un lasso di tempo determinato e che la risposta (quella che cerchiamo in chat) non è quella che ci viene dall’altr* ma dalla nostra riflessione interiore.

30 NOVEMBRE 2025 – TORINO

ROMANZO

Ultimo accesso di Roberto Taormina. Ecco la mia recensione.

Durante le festività invernali nel Dicembre del 2023 ero scesa a Roma da Torino per stare con la mia famiglia, quando ho visto delle Stories di Roberto che ritraggono proprio Roma. La mia curiosità è stata immediata: ne abbiamo parlato e lui mi ha spedito il suo libro per leggerlo (grazie infinite…).

Ultimo Accesso non è solo un romanzo contemporaneo e dalla leggibilità scorrevole: è un invito a guardarsi dentro, a riflettere sul valore delle relazioni e sulla presenza autentica nella nostra stessa vita. In un mondo in cui le connessioni possono interrompersi in un attimo, la narrazione e le angolazioni scelte da Roberto Taormina ci ricordano che la vera ricerca di sé parte dall’ascolto interiore e dalla consapevolezza delle proprie scelte.

Christian ci insegna come avanzare tra fasi di vuoto e confusione

Il vuoto è un periodo più o meno lungo in cui ci si sente disorientati e in cui le azioni pratiche non portano ancora risultato nella dimensione oggettiva.

Tutto esiste solo a livello energetico e le fasi di trasformazione come quella vissuta da Christian, trentenne romano, alle prese con lo stantio di un lavoro ripetitivo ne sono la prova.

Ma quand’è che il vuoto si innesca?

Quando la realtà che viviamo non la sentiamo più nostra e dentro si attiva quel qualcosa che ci porta a vivere dapprima senza passione il quotidiano e poi a cercare risposte nell’avanti, nell’oltre e nel futuro.

Questo è il momento in cui si cerca l’amore e l’appagamento professionale e si inizia a guardare con occhio consapevole ciò che ad oggi si vive mettendolo a paragone con la Visione Espansa che sempre più prende piede.

Cammina guardando avanti, non ti voltare, dietro non c’è luce. Corri se c’è da correre, il traguardo è già dentro te.

 

 

Quando si vive questo non c’è la strada ma solo la direzione.

Eppure ecco che queste parole risuonano come una bussola: ci ricordano che il cammino personale non si misura dal punto di partenza, ma dall’energia che portiamo verso ciò che scegliamo di creare.

Libro La regina degli scacchi di Walter Tevis chiuso in mano
Libro La regina degli scacchi aperto durante la lettura
Dorso del libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

La voce del cuore come guida del cambiamento

Christian riesce a ritrovare la sua direzione dando ascolto alla sua più grande passione e alla voce del suo cuore. 

Non è il primo e non sarà l’ultimo a smarrire la via ma ciò che chiunque si smarrisce impara, è che è possibile trasformare momenti di smarrimento in occasioni di crescita interiore ed esteriore.

Quando le cose ci vanno strette l’unica cosa da fare è cercare altrove: fuori dalla propria zona di comfort e dentro alle proprie emozioni e inclinazioni più autentiche.

Arrivati qui facciamo esperienza di quello che è il potere del Campo e scopriamo quanto siamo connessi gli uni agli altri. Una singola persona avrà il potere di condurci lontano per il semplice fatto di averci “ispirati” e noi sapremo trovare la forza di raggiungerlo quel “lontano” perché l’amore che si risveglia per l’altro alla fine ci fa innamorare di noi e dei nostri sogni.

L’altro, o meglio l’altra nel caso di Christian, diventa pretesto.

Il fine è accedere alla nostra vera vita.

Ascoltare il cuore diventa quindi una pratica quotidiana a cui l’altro ci abitua quando in una certa forma ci fa innamorare, e così facendo ci mostra la bellezza di lasciarci guidare dal cuore stesso in ogni scelta, sia nella sfera personale che in quella professionale.

“Cambia-menti” e il potere dell’energia personale sia nel privato che nel Business

Il titolo del decimo capitolo, Cambia-menti, racchiude il messaggio più potente del romanzo: non è da dove parti con la tua vita, il tuo lavoro o le tue relazioni di coppia, ma dove volgi lo sguardo e porti la tua energia.

Questa è una frase molto poetica ma dentro di sé racchiude una tremenda brutalità: quella di scegliere di tagliare fuori tutto ciò che è “altro” rispetto alla nostra Visione.

Christian nella sua semplicità di uomo comune, è l’esempio perfetto di cosa significhi riattivare il flusso di energia dentro il corpo e la mente. 

Un vero e proprio risveglio di Sé.

Non si tratta di crescita personale, si tratta di accogliere il fluire dove prima c’era energia statica, bloccata e che drena la forza vitale.

Si tratta di allineare dimensione interiore a dimensione esteriore.

Ed essere allineati con se stessi significa avere chiarezza, presenza e capacità di scegliere con intenzionalità.

Ultimo Accesso ci mostra come la trasformazione interiore sia il primo passo per costruire una vita e un percorso imprenditoriale coerenti, dove ogni azione nasce dal centro del proprio cuore.

Morale: Il messaggio universale di Ultimo Accesso

Come già detto non si tratta di quantità, ma di qualità: dell’intuizione che nasce da dentro, di quella persona che ci risveglia passioni e desideri sopiti, e della vita che, ad un certo momento, nonostante tutto, ci invita a essere vissuta pienamente.

Oltre la gratificazione momentanea – come controllare l’ultimo accesso su un social – esiste la lungimiranza: imparare a proseguire, accogliere che alcune connessioni hanno un tempo determinato e comprendere che la vera risposta non arriva dagli altri, ma dalla nostra riflessione interiore.

La vita ci insegna che esserci davvero, con presenza e consapevolezza, è il primo passo per vivere pienamente ogni incontro, ogni emozione, ogni scelta

 

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮

Esperta in allineamento fra identità e obiettivi  lavoro sia con chi sta scalando il fatturato che imprenditrici/imprenditori con Business strutturati nella propria crescita personale, spirituale e imprenditoriale con l’obiettivo di incarnare la propria identità più elevata e raggiungere insieme gli obiettivi di fatturato unendo Strategia ed Energetica!

Oggi puoi iniziare anche tu il tuo viaggio dentro di te accedendo alle risorse gratuite di Spiritual CEO Academy.

Sinossi

Ultimo Accesso di Roberto Taormina racconta la storia di Christian, trentenne romano, che attraversa un periodo di vuoto e confusione dopo la fine di una storia d’amore importante e un lavoro ripetitivo che non sente più suo. La sua quotidianità viene spesso sconvolta da cambiamenti repentini e imprevedibili, sia nella vita privata che in quella lavorativa.

In questo viaggio interiore, Christian ritrova la propria strada dando ascolto alla passione più profonda e alla voce del cuore. Amicizia, amore, passione, sofferenza e gelosia si intrecciano in una narrazione intensa e poetica, fatta di frasi capaci di arrivare dritte al cuore del lettore.

Il romanzo non è solo la storia di un uomo alla ricerca di equilibrio, ma un invito a riflettere sul valore della presenza autentica, sulla capacità di ascoltare se stessi e di trasformare i momenti di crisi in occasioni di crescita. In poche pagine, Ultimo Accesso diventa così un viaggio dentro l’anima, tra emozioni, scelte e risvegli, capace di risuonare nella vita di chi legge.

 

 

Info bibliografiche

Titolo originale: Ultimo Accesso
Titolo italiano: Ultimo Accesso
Autore: Roberto Taormina
Anno di uscita originale: 2023
Prima pubblicazione italiana: 2023

La mia edizione: Prima edizione – Dicembre 2023 (regalo dell’autore)
Editore italiano: Self Publishing su Amazon
Numero di pagine: 139
Genere: ROMANZO

Data, luogo ed età di acquisto del libro: 03 Gennaio 2024, Sicilia–Torino, 34 anni
Data, luogo ed età di scrittura dell’articolo: 30 Novembre 2025, Torino, 36 anni

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Rilettura secondo lo Human Design de I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Rilettura secondo lo Human Design de I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Copertina libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

ROMANZO

Rilettura secondo lo Human Design de I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Diversamente dalla maggior parte degli italiani, io I promessi sposi l’ho letto per mia scelta. Certo, la meravigliosa edizione miniata aveva attirato la mia attenzione, ma ciò che mi aveva convinta a iniziarlo era una curiosità tutta mia: capire perché un romanzo così discusso fosse diventato, nel bene e nel male, un pilastro della nostra cultura.

Oggi lo rileggo con gli occhi dello Human Design.

16 NOVEMBRE 2025 – TORINO

ROMANZO

I promessi sposi di Alessandro Manzoni . Ecco la mia recensione (da adulta).

Ricordo l’estate in cui l’ho letto per la prima volta: parliamo di oltre vent’anni fa quando ero nel pieno della mia adolescenza circa 14-15 anni.

Ero a casa di mia nonna a Roma, e mentre gli altri trascorrevano le giornate fuori io restavo dentro a leggere. Quel romanzo, odiato da tanti, mi aveva parlato già allora, ma in un modo che oggi definirei ancora acerbo.

Vent’anni dopo, lo riapro mentre mi preparo a traslocare ancora una volta verso la casa che desidero da sempre.
Nel suo essere “un mattone” evoca in me un pensiero, una consapevolezza: non sto tornando indietro, sto andando avanti.

Leggere I promessi sposi da adulta o anche semplicemente sfogliarli come ho fatto io oggi prima di scrivere questo articolo, non è un ritorno al passato.

È un’altra lettura.
È un altro libro.
È un’altra me.

 

Quello che allora avevo semplicemente apprezzato, oggi lo riconosco.
Quello che allora avevo solo letto, oggi lo comprendo.
Quello che allora avevo percepito da ragazza, oggi lo osservo con la maturità della donna che sono diventata.

Ed è da questa prospettiva che inizia davvero la mia recensione e in senso più ampio il prendermi un momento per osservare quanto la mia vita è cambiata, e quanta “vita” sia servita per condurmi fino a qui.

Perché leggere I promessi sposi oggi e soprattutto perché rileggerlo da adulti

Rileggere Manzoni da adulti significa scoprire che I promessi sposi non è affatto il romanzo storico che ci hanno fatto studiare a scuola.
O, almeno, non solo quello.

È un viaggio dentro le fragilità umane: la paura di Don Abbondio, la violenza di Don Rodrigo, la dignità ferita di Renzo, la forza silenziosa di Lucia, l’agonia interiore dell’Innominato.

Da ragazzi la storia appare semplice (spesso noiosa): due innamorati che vogliono sposarsi e un cattivo che glielo impedisce.


Da adulti, tutto si sposta su un altro livello: non è più solo una trama, è una mappa emotiva.

Il vero significato del romanzo emerge solo con la maturità, quando non lo leggiamo più con gli occhi della mente, ma con quelli della coscienza.

Allora tasselli si incastrano e con gli occhi della spiritualità:

  • scopri che il male non è un “cattivo da romanzo”, ma è quella parte dell’altro che fa da specchio e assolve alla sua funzione animica, che per quanto scomoda, esiste per mostrarci dove possiamo evolvere come collettività e individui;

  • che la libertà non è una condizione esterna, ma uno stato interiore, una conquista vibrazionale che cresce mano a mano che smettiamo di farci definire dalla paura e iniziamo a scegliere ciò che siamo davvero;

  • che la fede e la provvidenza non sono dogmi, ma strumenti di orientamento energetico, modi profondi per ricordarci che esiste sempre una forza più ampia che sostiene il nostro cammino, anche quando tutto sembra caotico;

  • che il coraggio non è un atto eroico, ma un movimento quotidiano dell’anima, un sì silenzioso che ripetiamo a noi stessi ogni giorno mentre attraversiamo prove, scelte e trasformazioni.

Scegliendo questo punto di vista capisci che I promessi sposi di Alessandro Manzoni non vuole insegnarti a essere buono, ma a essere consapevole.

In qualche modo è un romanzo di lucidità mascherato da romanzo d’amore.

Libro La regina degli scacchi di Walter Tevis chiuso in mano
Libro La regina degli scacchi aperto durante la lettura
Dorso del libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

Cosa scopri davvero in Manzoni quando lo riprendi in mano dopo i 30 (o anche dopo i 40)

C’è una verità che scopri solo quando lo rileggi a una certa età: i personaggi non sono più figure lontane, sono parti di noi.

Dopo i 30 o i 40 anni, la vita ti ha già mostrato paure, crolli, cambiamenti, rinascite.

E allora li riconosci.

  • Sei Don Abbondio quando hai paura di dire di no.

  • Sei Fra Cristoforo quando difendi ciò che è giusto, anche a costo della tua quiete.

  • Sei Lucia quando scegli il silenzio.

  • Sei Renzo quando l’ingiustizia ti brucia dentro e vorresti scappare via da tutto.

  • Sei l’Innominato quando, nel punto più buio, arriva una voce in grado di cambiare tutto.

Il romanzo diventa uno specchio.
E ciò che vedi dipende da chi sei diventat*.

Manzoni non cambia.
Tu sì.
Ed è in questo movimento che nasce la nuova lettura.

Come lo Human Design da un nuovo significato de I promessi sposi

Rileggerlo oggi è quasi un atto psicologico prima ancora che letterario.

Perché nella vita adulta riconosci:

  • la fragilità delle istituzioni come il riflesso del nostro non-allineamento interiore, quei punti in cui la società non ha ancora integrato i propri temi d’ombra: esattamente come accade nello Human Design quando non viviamo la nostra Strategia e Autorità, generando resistenza collettiva;

  • l’arroganza del potere come un’espressione dell’ego scollegato, un’energia che nasce dalla paura della perdita e dal bisogno di controllo: lo stesso ego che, nello Human Design, rappresenta la distorsione della volontà quando non è al servizio dell’Essenza;

  • la violenza dell’ingiustizia come una ferita del campo collettivo, un nodo karmico che ancora chiede guarigione e che lo Human Design ci insegna a osservare come memoria energetica condivisa, non solo come errore umano individuale;

  • l’imprevedibilità degli eventi come il movimento intelligente del Campo Energetico, che ci guida verso ciò che dobbiamo davvero affrontare per espanderci come accade quando seguiamo la nostra Strategia e lasciamo che la Vita ci mostri la direzione invece di forzarla accogliendo il processo di co-creazione;

  • la complessità dei rapporti umani come il backstage della nostra evoluzione, il luogo in cui le dinamiche dei nostri centri definiti e indefiniti si intrecciano con quelli degli altri, rivelando con precisione dove cresciamo, dove reagiamo e dove ci trasformiamo;

  • la forza silenziosa della speranza come una frequenza stabile del Sé, una vibrazione che non è illusione, ma orientamento: la stessa energia che nello Human Design appartiene allo stato di non-resistenza, quando viviamo il nostro disegno autentico.

E nel mezzo, fra una pagina e l’altra, tra un libro e l’altro, riconosci chi sei davvero: non più la ragazza che leggeva per curiosità, ma la donna che oggi legge per elevarsi, conoscersi e che comprende che ogni storia, ogni dinamica, ogni personaggio è un portale di consapevolezza e di evoluzione del Campo Collettivo.

 

Rileggerlo da adulti significa chiedersi: come reagisco oggi davanti alle pagine che allora mi scorrevano davanti senza che potessi comprendere davvero le dinamiche energetiche che ne costituiscono alla base?

E la risposta è sempre una:
con più lucidità, più maturità, più coscienza di sé/me.

Morale: cosa ci insegna I promessi sposi quando lo leggiamo nella maturità (in ottica Human Design)

Riletto in età adulta, I promessi sposi non è più soltanto un romanzo storico: diventa (a suo modo) una mappa energetica dell’essere umano, un racconto vivido delle nostre dinamiche interiori, delle nostre ombre e delle nostre possibilità di elevazione.

Manzoni, senza saperlo, racconta esattamente ciò che lo Human Design rivela con lucidità sorprendente:
ogni personaggio è un archetipo energetico, un frammento del Campo Collettivo che vive, reagisce, si sposta, si trasforma.

E nella maturità, lo vedi.

  • Renzo incarna l’energia della reazione impulsiva, il Non-Sé che agisce senza ascoltare la propria Autorità interiore.

  • Lucia rappresenta la frequenza del Sé, la purezza dell’allineamento, la fede come orientamento vibrazionale.

  • Don Abbondio è la paura condizionata, il Centro della Milza che si lascia dominare dall’ansia invece che dalla consapevolezza.

  • L’Innominato è la mutazione: l’esperienza del Salto Quantico, il momento in cui un’energia bloccata cambia direzione perché finalmente sente la verità.

  • Fra Cristoforo è la voce dell’Autorità interiore, integra, stabile, al servizio del bene.

Quando lo leggiamo da adulti, comprendiamo che non sono solo personaggi: sono stati energetici che attraversiamo tutti.

La vera morale, in ottica Human Design, diventa quindi questa:

La vita ci mostra continuamente dove siamo allineati e dove stiamo vivendo nel Non-Sé.
Ogni relazione, ogni ostacolo, ogni evento è un portale di auto osservazione e di consapevolezza.
La Provvidenza che Manzoni descrive non è altro che il Campo Energetico che ci orienta, se smettiamo di forzare e iniziamo a rispondere alla vita secondo il nostro Disegno.

Nella maturità non cerchiamo più la favola, ma la verità.

E Manzoni ce la svela così:

  • che il coraggio nasce dall’allineamento,

  • che la speranza è una frequenza del Sé,

  • che la libertà è una vibrazione interiore,

  • che l’evoluzione è un movimento dell’anima prima che della storia.

Rileggerlo oggi significa comprendere che la nostra crescita spirituale non è mai separata dalla nostra crescita umana.
E che ogni storia, anche quella che ci hanno fatto leggere a scuola, diventa un codice di elevazione quando la leggiamo dalla nostra autenticità e ci lasciamo penetrare dagli insegnamenti sottili che ci circondano.

 

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮

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Sinossi

I promessi sposi è il grande romanzo storico di Alessandro Manzoni, una delle opere più influenti della letteratura italiana. Ambientato nella Lombardia del Seicento, racconta la storia di Renzo e Lucia, due giovani che desiderano sposarsi ma vengono ostacolati dalla prepotenza di Don Rodrigo, un signorotto locale che vuole Lucia per sé.

Da qui ha inizio un viaggio di separazione, prova, fede e resistenza: Renzo costretto alla fuga dopo essere coinvolto nei tumulti di Milano, Lucia rapita e salvata dal terribile Innominato, la peste che travolge tutto e tutti, la Provvidenza che tesse i fili di un destino più grande delle intenzioni umane.

Manzoni intreccia personaggi memorabili, tra cui Fra Cristoforo, l’Innominato, Don Abbondio, Gertrude, per raccontare non solo la vicenda dei due promessi sposi, ma un’intera società: le sue ingiustizie, le sue paure, la sua violenza, le sue possibilità di redenzione.

È un romanzo sull’amore e sull’ostinazione del bene, sulla fragilità umana e sulle forze che muovono la storia.
Pur scritto nell’Ottocento, conserva un’attualità sorprendente grazie alla sua capacità di parlare di coraggio, fiducia, abuso di potere e libertà interiore.

 

Info bibliografiche

Titolo originale: I promessi sposi

Titolo italiano: I promessi sposi

Autore: Alessandro Manzoni

Anno di pubblicazione: 1826 (prima edizione) – 1840/1842 (edizione definitiva)

La mia edizione: Agosto 2007

Editore italiano (edizioni più diffuse): Mondadori (la mia edizione), Einaudi, Garzanti, Feltrinelli, BUR

Genere: ROMANZO

Pagine: 746 la mia edizione

 

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La vita è come la scacchiera di Beth Harmon

La vita è come la scacchiera di Beth Harmon

Copertina libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

ROMANZO

La vita è come la scacchiera di Beth Harmon

Ogni libro è una soglia.
E La regina degli scacchi è una soglia doppia: quella che varchi nel momento in cui inizi a leggere, e quella che si apre dentro di te quando inizi a capire che la vita stessa è una partita a scacchi.

8 NOVEMBRE 2025 – TORINO

ROMANZO

La regina degli scacchi di Walter Tavis. Ecco la mia recensione.

Beth Harmon non gioca solo contro i suoi avversari, ma contro le sue paure, le dipendenze, la fame di essere vista e amata.
E mentre la guardiamo muovere i pezzi sulla scacchiera, comprendiamo che la vera sfida non è mai con l’altro — ma con ciò che ci abita dentro.

 

Infatti per me, che da sempre trovo nei libri ciò di cui la mia evoluzione ha bisogno, mi sono resa conto che la storia di Beth Harmon è un promemoria potente: non giochi davvero contro l’altro.
Giochi contro la tua impazienza, il tuo orgoglio, la tua voglia di vincere subito…come quando vuoi di più nella vita e nel Business e i risultati tardano ad entrare in materia.

Gli scacchi diventano così il linguaggio visibile di un conflitto invisibile: restare intera mentre avanzi, scegliere cosa sacrificare e quando, capire che l’errore non è la fine ma una mossa in più nel disegno più ampio.

Beth Harmon: imparare a vedere oltre il presente

Quando ho iniziato a leggere La regina degli scacchi di Walter Tevis, mi sono sentita subito dentro un viaggio. Non solo quello di Beth, ma anche il mio.
L’ho letto come si legge un diario che non è tuo, ma che potresti aver scritto tu stess*. Pagina dopo pagina, la vita di questa giovane donna diventava una lente per osservare la mia.

C’è qualcosa di profondamente spirituale negli scacchi.
La disciplina, il silenzio, la mente che impara a vedere oltre il presente. È un gioco che ti insegna a respirare dentro l’attesa e a fidarti del tempo.
E ogni volta che pensi di aver perso, in realtà stai solo imparando un altro modo per vincere.

Gli scacchi funzionano davvero come quando stai lavorando ad un nuovo progetto, e ti rendi conto che la strategia si mostra a te mossa dopo mossa, passo dopo passo, guarigione dopo guarigione.

Non è mai solo il momento presente.

Ma sempre l’aprirsi all’istante futuro che, così come quando entri nel Campo Quantico (vai alle meditazioni gratuite di Spiritual CEO), già conosci perché hai già visto tutto con gli occhi della mente.

Libro La regina degli scacchi di Walter Tevis chiuso in mano
Libro La regina degli scacchi aperto durante la lettura
Dorso del libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

La solitudine del giocatore di scacchi e dell’imprenditore

Beth è un personaggio autentico, forte e trasparente nella sua complessità.
Cresce sotto i nostri occhi mentre leggiamo di lei e della sua vita. La incontriamo dagli otto fino ai diciannove anni, e in quel tempo impariamo insieme a lei che la solitudine non è sempre un nemico: è una maestra severa che ci prepara alla grandezza.

Lo stesso vale per chi come me cresce il proprio progetto imprenditoriale: c’è un momento di gestazione, di preparazione…quel momento che si chiama vuoto, in cui effettivamente tutto si prepara a “diventare ciò che già è”; proprio come quando il seme viene piantato.

La preparazione, lo studio, la strategia, l’analisi, la crescita sono tutte cose che si fanno da soli con l’unica compagnia di se stessi e questo Beth Harmon ce lo mostra molto bene.

I trofei sono “facili da vivere” e arrivati al traguardo è facile stare vicino al vincitore ma tutt’altro è passare per quei momenti in cui ciò che sarà esiste solo nella nostra mente…al limite della follia. A volte superando anche quel limite per amore di ciò che si sta creando.

Le tante identità che vivono dentro di te

Anche negli scacchi, come nella vita, si vince solo quando si impara ad integrare tutte le aree della vita nella maniera più armoniosa possibile.

Proprio come accade a Beth Harmon arriva sempre quel momento in cui ti rendi conto che hai messo tutta te stessa, davvero tutta te stessa, in un unico luogo/progetto e improvvisamente è come se ti rendessi conto che c’è davvero molto di più oltre agli scacchi (e al Business).

Ed io a questo punto, a questa consapevolezza, ci sono arrivata proprio ora mentre scrivo questo articolo…ora che la struttura di Spiritual CEO è finalmente completa ed è esattamente come desideravo che fosse.


La verità è che nessun sogno, nessun progetto per quanto importante e ambizioso, può contenere tutto ciò che siamo…non da solo almeno!

Dobbiamo trovare quello che per “noi” è il perfetto equilibrio tra le parti, perché anche se vincessimo sempre al gioco che stiamo giocando, alla lunga la mancanza di tutto il resto si farebbe tremendamente sentire e Beth Harmon questo lo ha vissuto sulla sua pelle così come ora anche io.


C’è un tempo per giocare, uno per vincere e uno, ancora più prezioso, per vivere.

Morale: La partita invisibile della vita

La vita è una scacchiera infinita.
E ogni nostra mossa — anche quella sbagliata — è un atto di conoscenza.
Beth mi ha insegnato che la vera vittoria non è arrivare al “matto”, ma continuare a giocare con grazia, anche quando la partita sembra perduta.

Per esperienza personale ti dico che ci vuole tanto coraggio a continuare a giocare quando sembra che la sconfitta è assicurata, ma…non è finita finché non è finita!

E anche se “perdi” hai imparato qualcosa di fondamentale anche se dentro brucia come il fuoco, soprattutto in certi contesti.

Nella vita, come negli scacchi, la partita è sempre uno contro uno: tu contro i tuoi demoni.

E solo quando impari a guardarli senza paura, puoi finalmente avanzare libera.
Perché a volte per vincere non serve attaccare.
Serve restare ferma, presente, lucida, in ascolto della prossima mossa.

Questo è l’atto di co-creazione e a conti fatti è ciò che ci conduce alla vera vittoria!

 

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

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Sinossi

Beth Harmon, rimasta orfana a otto anni, scopre negli scacchi un rifugio dalla solitudine e dal dolore.
Crescendo tra orfanotrofio, adozione e tornei internazionali, trasforma il suo talento in ossessione, oscillando tra dipendenza e genialità.
La sua scalata nel mondo competitivo degli scacchi la porta fino a Mosca, dove scoprirà la più grande verità: nessuna vittoria può essere raggiunta se resti da sol*.

 

Info bibliografiche

Titolo originale: The Queen’s Gambit

Titolo: La regina degli scacchi

Autore: Walter Tevis

Prima edizione: 1983

Prima edizione italiana: 1984 (traduzione di Franco Salvatorelli)

Editore italiano: Minimum Fax

La mia edizione: 2020

Editore italiano: Mondadori

Genere: ROMANZO

Numero di pagine: 322

 

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Mission impossible: diventare amica della sfiga che t’accompagna da sempre. Ma si può!

Mission impossible: diventare amica della sfiga che t’accompagna da sempre. Ma si può!

ROMANZOBIOGRAFICOGROWTH, MIND & BODY, SELF HELP

Mission impossible: diventare amica della sfiga che t’accompagna da sempre. Ma si può!

Che cosa fai quando la sfiga è quell’amica maligna che prova piacere quando ti va tutto male?! E che cosa fai quando all’ennesimo round finisci faccia a terra e non hai più nemmeno un briciolo di forza? Giochi d’astuzia, cambia strategia e ti liberi di tutti quelle parti di te che sono sempre state per la sfiga un epico trampolino di lancio.

Ma stavolta sul podio tocca a te salire, perché mentre la sfiga in tutti questi anni è stata pigra tu ti sei reinventata talmente tante volte che finalmente stavolta hai trovato la tua dimensione sia come donna che come imprenditrice.

20 OTTOBRE 2023 – TORINO

ROMANZOBIOGRAFICOGROWTH, MIND & BODY, SELF HELP

É stata sfiga a prima vista di Federica Micoli. Ecco la mia recensione.

 

Ad un certo punto della propria vita bisogna guardarsi in faccia, ammetterlo prima nella testa e poi dichiararlo ad alta voce: “Ciao il mio nome è ……..e mi attiro la sfiga!”.

Si perché la sfiga quella vera non è quella che ti prende solo in giro, ma è quella che ti fa male davvero! E non si accontenta di romperti una o due volta, ma si esprime al meglio quando ogni volta che ti rialzi, perché in qualche modo sei riuscita a rimettere a posto tutti i pezzi (che si noti ogni volta diventano sempre più piccoli! – ovviamente altrimenti che “divertimento” c’è?!), lei arriva e trova un nuovo modo per demolirti…solo che ogni volta rompe parti più profonde e vitali di te!

Per capirsi, si parte dal romperti una gamba, al farti rinunciare a tutto per un lavoro che poi in un click ti cancella, al farti sentire uno schifo vero sia come persona, professionista (e che ce lo facciamo mancare?!)…come donna, fino a toglierti quel fondamentale pilastro che essendo “fuori di te” era apparentemente immune alla sfiga. E invece no! 

“Quando sai che non puoi sfuggire alla tua sofferenza devi sperimentarla e devi lasciarti mangiare dalla tigre, perché non puoi scappare da essa. Una volta che la tigre ti ha divorato, non resta più alcuna paura. Rimane solo la tigre.”

 ANETTE CARLSTROM

Una sfiga tira l’altra

La sfiga ti costringe a cambiare piani, ti costringe a migliorarti perché devi, altrimenti finisci a vegetare in pigiama per il resto dei tuoi giorni con pizza, gelato e la combo film e serie tv che non stanno al passo del tuo “binge watching” nonostante tu abbia sottoscritto qualsiasi abbonamento “streaming” possibile.

E quando non c’è più assolutamente nulla da guardare (e meno male) che fai?! Ti guardi dentro, probabilmente butti direttamente quel pigiama che oramai hai logorato a forza di viverci dentro, e decidi di dare una nuova forma alla tua vita.

Sì, di nuovo!

Meglio puntare sulla flessibilità, sapersi reinventare, scavare dentro di sé alla ricerca di nuovi talenti, coltivare piani B e farsi trovare pronti quando è il momento di cambiare.

Lottare contro la sfiga sfianca seriamente…

Ti reinventi con tanta di quella fatica, che a malapena hai la forza di godertela un po’ quella versione di te, e sei felice per un po’ finché, la palla da bowling rotola di nuovo e fa crollare tutti i birilli che a fatica avevi risollevato.

Capita una volta, poi un’altra e tutte le volte ti rialzi e sei diventata quasi brava al punto da istigare l’ “ira” della sfiga, che stavolta ti inchioda al pavimento senza la minima possibilità di rialzarti.

In quel momento […] la forza non ce l’avevo.

Più tu cresci, più la sfiga cresce con te. Ed ecco che impara a infliggerti delle vere e proprie batoste, perché “hey, se sei così forte fammi vedere come ti rialzi anche stavolta!”

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Quando conosci il tuo nemico…hai più possibilità di vincere.

Diciamo che “forse” Sun Tzu ci è arrivato prima di noi, appena qualche secolo fa, ma la guerra è un’arte e quando siamo a terra e il guanto di sfida ci viene lanciato, a sbeffeggiarci ulteriormente perché non bastava averci ridotto ad un colabrodo emotivo ed energetico, ecco che il caro e vecchio istinto di sopravvivenza, decide di darci una mano. Certo negli ultimi anni probabilmente era in vacanza su una spiaggia tropicale e prima ancora in ritiro spirituale neanche fosse il Greuille di Süskind nel suo capolavoro Il profumo, ma adesso è tornato ed è in splendida forma.

Quindi sì a conti fatti abbiamo appurato che: 1) la sfiga ce la attiriamo come i polmoni fanno con l’ossigeno, 2) che siamo ridotte piuttosto male ma anche che 3) esiste un positivo, e non uno soltanto, dono collaterale.

Il primo dono collaterale a farci timidamente ciao è la consapevolezza che mentre “noi” in tutti questi anni abbiamo sempre imparato a risollevarci in mille modi diversi, che Edward de Bono e il suo Pensiero laterale sarebbero più che orgogliosi di noi, la sfiga se l’è pressa comoda e ha sempre e solo seguito uno stesso schema. Quindi ora che abbiamo (l’ennesimo) punto di vista alternativo, ci rendiamo “magicamente” conto che noi la sfiga la conosciamo bene, così bene da renderci conto che ha un solo e unico subdolo modo di agire per sabotarci ogni volta!

Ci fa sentire in colpa dei nostri successi, immeritevoli di provare gioia e quasi obbligate a distruggere quello che di bello con tanta fatica abbiamo costruito e portato nella nostra vita.

Ma come già detto se lei agisce sempre con questi “miseri trucchetti” che altro che sindrome dell’impostore, noi invece siamo dotate di pensiero laterale e spogliate di tutto ciò di cui potevamo essere spogliate, rimaniamo solo noi. Noi e i nostri bei buchi da rattoppare ovviamente, e così facciamo: li rattoppiamo uno dopo l’altro.

Ho cominciato un grosso lavoro su me stessa […] liberarmi dal senso di colpa

Ma stavolta lo facciamo con l’intenzione di vincerla questa guerra, sì anche dopo aver perso tutte le battaglie.

Guardiamo la nostra essenza, perché a conti fatti quella solo ci è rimasta, e decidiamo con consapevolezza e intenzione i panni con cui vogliamo vestirci d’ora in avanti!

Ognuna può e deve inventarsi il percorso che preferisce

Certo è un percorso eh, non è che arriva tutto subito e facilmente, però passo dopo passo ci rendiamo conto che anche se abbiamo una veste completamente inaspettata, è esattamente quella che meglio ci permette di essere completamente noi stesse.

Doni collaterali

Personalmente mi ha sempre infastidita la frase “non tutti i mali vengono per nuocere”, non per il significato in sé che è del tutto vero, ma perché spesso è una frase che si pronuncia con leggerezza. Ancor più di frequente proprio da persone che la sfiga vera, quella che ti mette faccia a terra proprio dentro una pozzanghera di fango vero da far invidia a qualsiasi anticellulite “cruelty free”, non l’hanno mai vista.

Ma noi tra queste righe, e nella nostra vita vera, quella dove ci siamo rialzate ogni singola volta possiamo dirlo davvero:

É stata proprio la sfiga a temprarmi, a darmi una marcia in più.

Ora mi rendo conto che ammettere questo, scatena una rivolta tra tutte le “mille me” che albergano in ciascuna di noi, perché sono tutte d’accordo (anche questa volta), sul fatto che: “Ma non c’era un modo più soft di guadagnarsi questa benedetta marcia in più?! Noh?! Vabbè.”

Ed ecco che proprio ingranando questa marcia in più ci ritroviamo a salire dritte dritte su quella montagna e a raggiungere proprio quel luogo, dove le lacrime diventano elisir che rattoppano i nostri buchi. Eh si, non siamo più un colabrodo! Eh sì, abbiamo delle belle cicatrici, ma finalmente tutti i nostri buchi si sono richiusi e possiamo accogliere completamente l’abbondanza della vita.

Quando hai vissuto per tanto tempo al buio, ogni goccia d i luce è un dono e una conquista

In tutto ciò noi, che siamo smart più dei nostri smartphone, grazie ai quali però abbiamo costruito la nostra carriera o almeno ci siamo date una mossa perché come dice Veronica BeniniLa vita inizia dove finisce il divano“, finalmente siamo libere dal senso di colpa e  avanziamo nella nostra vita con una leggerezza e determinazione che non avremmo mai nemmeno immaginato.

Bel dono collaterale noh?!

Ho riassaporato una leggerezza che non provavo da tempo. Sentivo che finalmente la vita mi stava risarcendo almeno in parte per il dolore che avevo sopportato  negli ultimi anni.

Sinossi

Il primo incontro tra Federica e la sfiga avviene sette anni, quando si procura un trauma cranico tentando di fare la verticale su una palla. “Ogni intoppo amento è giovamento” commenta serafica la madre, già preparata al futuro di acrobazie malriuscite, cadute rovinose e corse in ospedale che l’aspetta. Forte di tanta saggezza, Federica impara presto il trucco: non perdere tempo a compiangersi e riparte subito di slancio (fino alla frattura successiva). Un ottimo allenamento che le servirà in età adulta, quando la sfiga assume forme assai più serie: una relazione tossica, un capo maschilista deciso a farle la guerra, una malattia che la costringe a rimettere tutto in discussione. Il suo atteggiamento non cambia: sicura le ferite e torno a combattere più forte di prima. Perché, ne è convinta, ogni sfiga può insegnarti qualcosa, indicarti una nuova strada e addirittura offrirti doni inaspettati. Basta ribaltare la prospettiva e saperli cogliere. Anche quando la sfiga picchia duro, quando ti affonda con il lutto più doloroso o ti toglie la possibilità di essere madre, c’è modo di rialzarsi. Il percorso più lungo, ma primo poi arriva una luce, un segnale, un sorriso cui aggrapparsi per rimettersi in piedi. E se c’è una cosa che Federica imparato-anche grazie la sfiga-e riconoscere e tenersi stretto ogni sprazzo di felicità.

Info bibliografiche

Titolo originale: É stata sfiga a prima vista (italiano)

Titolo: É stata sfiga a prima vista

Autore: Federica Micoli

Prima edizione: 2020

Prima edizione italiana: Ottobre 2020

La mia edizione: I edizione – Ottobre 2020

Editore italiano: Sonzogno

Collana: –

Genere: Biografico

Numero di pagine: 150

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Come trovare l’anima gemella e tenersela! Istruzioni per l’uso

Come trovare l’anima gemella e tenersela! Istruzioni per l’uso

Libro su Frida Kahlo

ROMANZO

Come trovare l’anima gemella e tenersela! Istruzioni per l’uso

Che sia un cielo di Londra o qualsiasi altro è lo stesso per entrambi. Ma non è detto che sia romantico! ” questo sarebbe stato il titolo “non SEO” per questo articolo, ma poi la mia “energia maschile” ha ripreso il polso della situazione ed eccoci qui a parlare di quanto le persone con cui dobbiamo connetterci sanno sempre come trovarci, per farci evolvere, crescere e diventare chi dobbiamo diventare davvero!

14 LUGLIO 2025 – TORINO

ROMANZO

Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi. Ecco la mia recensione.

Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi è un romanzo in cui tratti autobiografici trovano il loro spazio, che mostra quanto le vite possono intrecciarsi, portarci vita nel tempo in cui il legame dura e aiutarci così ad arrivare più ricchi alla prossima svolta…al prossimo capitolo.

Sono molto legata a livello affettivo a questo libro perché a pochi minuti da che l’ho ricevuto, con dedica direttamente dall’autore Christian Bergi un sabato pomeriggio, nella Feltrinelli di Viale Marconi a Roma, è arrivato nella mia vita un incontro che fino a quel momento (e per molti anni a venire) è stato il più determinante per la mia vita; anni dopo ho scoperto trattarsi di una relazione karmica (approfondisci all’interno di Healing).

In un certo senso è proprio questo il senso del libro: incontrarsi e penetrarsi gli uni con gli altri lasciando che ciò che deve accadere accada, celebrando e accogliendo al contempo quello che è il processo di co-creazione.

 

 

Perché il tempo si ferma quando siamo innamorati

Scrivo questo articolo che è più un pensiero che una recensione in senso stretto, anche se in generale le mie recensioni sono sempre più simili ad un flusso di coscienza che sfrutta il pretesto della lettura (condivisa anche nel Book Blog di Spiritual CEO) per trovare il suo spazio e la sua dimensione.

Ricordo perfettamente che avevo scritto una e-mail all’autore a caldo, subito dopo aver letto il suo Sotto lo stesso cielo e ad oggi sarebbe bello avere di nuovo accesso a quelle parole perché ancora assaporo il piacere che ho provato nello scriverle; questo è uno dei motivi per cui mi piace scrivere questi articoli: per riprenderli a distanza di tempo e gustarli ancora.

Quando stavamo insieme l’orologio era solo un oggetto

pag. 30

Come sempre ogni volta che leggiamo un libro ciascuno di noi rimane più colpito da alcune frasi rispetto ad altre, e quella che ho qui sopra riportato è una di queste.

Oggi che lavoro come Spiritual Coach e ho una mia Academy, osservo questa frase con occhi diversi: con gli occhi di chi sa che cosa significa “sul piano sottile”. Quando si incontra un’anima con cui abbiamo condiviso altre vite, altri percorsi il momento in cui ci si incontra di nuovo vive in una sua dimensione, in cui il tempo per come scorre sul pianeta Terra perde di rilevanza e ci immergiamo semplicemente in ciò che stiamo vivendo.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Evoluzione animica e relazioni d’amore

Diversamente dal solito scrivo “a freddo” le mie impressioni riguardo un libro letto ed è un modo interessante di procedere che mi dà l’occasione di assaporare meglio e lasciare spazio ai ricordi, e nuovi punti di vista, di prendere vita e forma nelle mie parole.

Ciò che lo sfogliare le pagine di questo libro rievoca è una sorta di “advice” sulle relazioni e sul processo di crescita personale immancabilmente connesso al viverle.

C’è una profonda genuinità nelle parole scelte da Christian Bergi e dalla spontaneità delle immagini condivise che ispira ad essere più accoglienti con noi stessi nelle varie fasi della vita che ciascuno di noi vive.

Ma perché le relazioni d’amore sono un portale per la nostra evoluzione animica?

Semplicemente perché ci mettono a contatto con tutte le ferite che dobbiamo ancora guarire e che il quel momento siamo pronti per curare definitivamente. Tra le pagine di “Sotto lo stesso cielo” ci viene narrata una relazione non semplice, ma è proprio lì che c’è lo spazio per divenire.

Oggi infatti ti invito ad accogliere ogni situazione sfidante come un portale che se hai il coraggio di attraversare arrivando dall’altra parte, ti conduce esattamente dove la tua anima desidera arrivare!

Approfondisci l’argomento della missione della tua anima con una lettura Akashica o con la lettura del tuo Human Design.

Trovare l’anima gemella

In una narrazione che si consuma in bilico fra Roma e Londra, Sotto lo stesso cielo di Christian Bergi, vuole azzerare quella che è la distanza geografica (e culturale) che a volte diventa pretesto di separazione invece che occasione di vicinanza.

Il senso, evocato anche nel titolo è proprio questo: viviamo tutti sotto lo stesso cielo e, soprattutto se siamo nello stesso emisfero, viviamo in contemporanea tanto il giorno quanto la notte.

Infatti guardando verso l’alto e lasciando che lo sguardo si perda nell’azzurro e che il cuore si faccia leggero, accade che le diversità, le distanze le crepe che possono esistere, quando si volge invece lo sguardo ad aspetti della vita più terreni, si dissolve.

Questa è la sensazione che si prova quando troviamo l’anima gemella, ovunque nel Mondo questo incontro avvenga e venga vissuto nella condivisione.

Titolo

Di fatto tra le pagine di questo romanzo troviamo l’occasione per un cambio di prospettiva che non ha a che fare con l’età, la dinamica specifica che si vive, il percorso di crescita personale e spirituale che si è intrapreso (approfondisci all’interno di Healing) né certamente con il luogo in cui ci si trova.

Il cambio di prospettiva in effetti, è un pretesto che ciascuno di noi si regala e libri autentici come questo hanno il compito di darci la giusta angolazione, per osservare ogni cosa viviamo da una prospettiva diversa che certamente ha la capacità di mostrare un’alternativa che diversamente, rimanendo con lo sguardo sempre fisso a terra, non avrebbe occasione di mostrarsi.

Ma noi invece vogliamo vedere; vogliamo sapere!

Quando invece ci diamo l’occasione di alzare lo sguardo e guardare verso il cielo, lasciandoci sovrastare dalla sua immensità inclusiva ecco che la Magia accade.

E se in questo momento nel tuo vissuto personale hai Business da scalare sai quanto il darsi l’occasione di guardare da più angolazioni il tuo progetto, ma anche i tuoi obiettivi, ecco che saprai comprendere ad un livello più profondo le mie parole, indipendentemente dal fatto che tu poi scelga di leggere questo libro, di entrare nel Book Club o all’interno di Spiritual CEO.

L’Anima gemella è come il colore bianco

Quando ho ripreso in mano questo libro per scriverne la recensione ho ritrovato fra le pagine un post-it con su scritto:

“Trova qualcuno che sia il colore bianco della tua vita, che sia insostituibile, perché proprio come il bianco racchiude in sé il tutto ed è luminosità assoluta”.

Questo pensiero nasce proprio da una frase che Christian Bergi ci propone in cui descrive una persona importante per lui/il personaggio proprio come il colore bianco: insostituibile.

Nel libro ci si riferisce ad un caro amico, il mio pensiero invece aveva e continua ad avere un tratto più romantico; e oggi dopo aver ultimato il mio percorso di fiamma e incontrato la mia anima gemella posso solo sottoscrivere ciò che qualcosa come 16 anni fa, 16 anni prima di questo momento, avevo affidato alla carta.

In Major lavoriamo su questo: sulla definizione degli obiettivi e sul metterli “nero su bianco” perché è il primo vero passo per farli diventare reali; inclusa la felicità di trovare la propria anima gemella e di vivere con lui/lei la vita dei tuoi sogni!

Come trovare l’anima gemella

Nelle pagine di questo libro troviamo che si parla chiaramente di amore, di relazioni e degli intrecci che ci portano ad avvicinarci ad una qualche forma di amore.

Ma cosa succede quando invece si è arrivati a quel punto della vita in cui si cerca l’anima gemella perché si è pronti per l’amore vero, quello sereno e appagante che si lascia alle spalle i tormenti del proprio percorso di fiamma? Cosa succede quando la parte conscia (per l’inconscio dobbiamo lavorarci a fondo) si sente davvero pronta per condividere la propria vita con l’anima gemella?

Ecco che allora intraprendere un percorso di allineamento energetico con l’intenzione di raggiungere questa felicità è ciò che serve proprio ora.

Come si inizia?

Il mio punto di partenza è stato quello che poi ho racchiuso nel mio percorso Healing!

Sinossi

A volte il destino unisce persone che sembrano non avere niente in comune, ma capita anche che, come nel caso di questo romanzo, il destino si diverta a mischiare le carte in tavola e a distribuirle senza un comprensibile filo logico. O forse il filo c’è, ma è così sottile che si fatica a vederlo. Riccardo è un uomo con un peso enorme nel cuore, dovuto ad un passato misterioso che non gli dà pace. Ilaria è una ragazza di appena diciotto anni, che si lascia travolgere dal primo “presunto” amore e dalle esperienze che la sua età le regala. Più di anno di vita raccontato da queste due voci, tra Roma e Londra. Poi ci sono Kiko, Karoline, Giulia, Antonio, Marcello e Patrizia. Un anno di cambiamenti, rivelazioni, decisioni importanti, ricordi e incontri più o meno casuali, che incrocerà le strade di queste persone in maniera indelebile. Un romanzo drammatico, ironico, emozionante, ma soprattutto intricato e sorprendente, che lascia senza fiato fino allo scioccante colpo di scena finale. Un romanzo che vuole insegnare ad essere vigili sulle situazioni che ci circondano, perché tutto può cambiare da un momento all’altro; l’importante è saper riconoscere le occasioni.

Info bibliografiche

Titolo originale: Sotto lo stesso cielo (italiano)

Autore: Cristian Bergi

Prima pubblicazione: 2009

Prima pubblicazione in Italia: 2009

La mia edizione: I edizione 2009

Editore italiano: Fermento

Collana: –

Genere: Romanzo

Numero di pagine: 295

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