Il Frankenstein di Shelley ci spiega 2 ferite dell’anima: l’abbandono e il rifiuto.
ROMANZO – GRANDI CLASSICI – HORROR & GOTICO
Il Frankenstein di Shelley ci spiega 2 ferite dell’anima: l’abbandono e il rifiuto.
Leggere Frankenstein con le lenti della Spiritualità è un’esperienza evolutiva. Spogliando il “mostro” delle sue ombre ecco che diventa archetipo delle difficoltà che l’essere umano incontra quando guarisce la sua anima dalle ferite più profonde.
13 DICEMBRE 2025 – TORINO
ROMANZO – GRANDI CLASSICI – HORROR & GOTICO
Frankenstein di Mary Shelley. Ecco la mia recensione.
Non è stata la prima volta e non sarà l’ultima.
Forse perché sono Lettrice di Registri Akashici ma i libri che leggo sono tessere del mosaico che è la mia vita.
Quando prendiamo in mano un libro crediamo di essere noi a leggerlo ma in realtà “è lui” che ci legge e al contempo ci dà la possibilità di leggerci mentre lo sguardo scorre fra le parole dette e non dette dell’autore. Almeno se gli lasciamo questo spazio.
E se ci sono libri che “ci leggono” ci sono anche quelli che che ci aspettano.
Frankenstein è stato così per me.
L’ho acquistato tre anni prima di leggerlo davvero.
Un richiamo come sempre mi ha mossa a portarlo con me…in attesa.
Oggi so che non avevo gli strumenti per dargli una lettura oltre la cultura gotica di massa.
Di fatto l’ho scelto/mi ha scelta quando ancora non avevo sbloccato pienamente la mia coscienza e la mia competenza spirituale. Un libro rimasto in silenzio, come se sapesse che non era ancora il tempo giusto.
Aveva ragione.
Oltre la storia gotica troviamo di più.
Una mappa dell’anima ferita.
Un archetipo potentissimo di ciò che siamo prima di guarire.
E questa mia riflessione è certamente fuori dall’ordinario ma non lo è anche la “creatura” che è nata dal genio di Mary Shelley?!
Frankenstein come archetipo: ciò che siamo prima di guarire
Frankenstein non è un mostro.
Frankenstein è un patchwork un assemblaggio di ciò a cui il nostro inconscio ci ha esposto e in cui ci ha trasformato.
È ciò che diventiamo quando siamo un esperimento di esperienze non integrate, di ferite mai guardate, di parti di noi che hanno imparato a sopravvivere invece che a vivere.
Un’entità che sentiamo di non aver scelto perché è la nostra parte animica e quindi (ancora) inconscia ad avere in mano le redini della nostra vita.
La creatura è lo specchio dell’essere umano non ancora guarito, non ancora intero, non ancora accolto.
Il gotico, allora, non è il fine o lo stile.
È un velo.
Un linguaggio simbolico che nasconde, e al tempo stesso rivela, una verità profondamente umana: quando non siamo integrati, facciamo paura. Prima a noi stessi. Poi al mondo.
Quando non sappiamo chi siamo e pensiamo di non esserci scelti il nostro passo nel mondo è pesante e devastante prima di incontrare la leggerezza della consapevolezza.
La saggezza di Frankenstein, un libro che mi ha aspettata
Come già detto ho acquistato questo libro anni fa, quando ancora non avevo le parole, né gli strumenti, per leggerlo davvero l’oltre che nasconde.
L’ho ripreso in mano durante uno dei miei “viaggi interiori” ultimato con l’ennesimo treno fra Torino e Milano, nel momento esatto in cui il mio sguardo era intenzionalmente e definitivamente cambiato.
Il tempo giusto non è mai casuale.
E soprattutto non si può programmare.
Semplicemente ci muoviamo nella sua direzione per poi lasciarci travolgere dagli eventi a volte soffici a volte brutali. Stavolta ho sperimentato la bellezza di un momento morbido.
Ci sono letture che accadono solo quando la coscienza è pronta a sostenere ciò che rivelano. Frankenstein nel suo essere gotico semplicemente è crudo e quindi non artefatto, eppure se lo leggi quando non sei allineat* ti perdi un mondo e resta una storia oscura.
Se lo leggi quando sei pront*, diventa uno specchio sacro.
Leggere Frankenstein con gli occhi della spiritualità
Il mio stato d’animo, durante questa lettura, è stato uno solo: empatia.
Empatia per la creatura.
Ma anche il sentire profondamente chi sono dovuta essere per diventare chi sono oggi.
Tra le righe, e oltre lo standard della cultura di massa, si manifesta un messaggio “sottile”, evolutivo, profondamente animico.
Leggere Frankenstein con gli occhi della spiritualità significa togliere il nero del gotico e vedere ciò che resta quando il buio non serve più a spaventare, ma a comprendere.
A vedere.
Vedere profondamente nel buio del vuoto, della solitudine e dell’abbandono.
E ciò che resta è una domanda antica: cosa succede all’anima quando non viene vista?
La ferita del rifiuto: quando non veniamo visti
La ferita del rifiuto è il primo battito del cuore del “mostro”.
La creatura viene rifiutata dal suo stesso creatore, respinta dallo sguardo umano, esclusa prima ancora di poter esistere davvero.
Non viene vista. Non viene riconosciuta. Non viene scelta.
Da qui nasce la rabbia.
Una rabbia che non è assenza d’anima (come Victor il suo creatore ha creduto fin quasi alla fine) ma frustrazione che diventa disperazione nel non sapere come spezzare il loop nel quale ci si sente incastrati e impotenti.
È il dolore di chi sente di esistere, ma non trova uno spazio in nessun mondo che lo accolga.
Quando non veniamo visti, iniziamo a urlare.
E se nessuno ascolta, impariamo a ferire.
Finché il ferire che sia noi stessi o gli altri nel processo evolutivo non si trasforma in atto di protezione, di recinzione (confini personali e protezione verso chi e cosa amiamo) e creazione di un Mondo che sa essere nostro.
Nel libro ritroviamo l’atto creativo di un nuovo mondo quando la Creatura Frankenstein fa esperienza del “Mondo Casa”, per chi come noi ha l’imprenditoria come Missione animica significa creare il proprio Spazio Sacro in cui accogliere ed evolvere ancora.
La ferita dell’abbandono: quando veniamo lasciati soli
L’abbandono è una ferita dell’anima che grida forte.
Un grido che è il suono disperato della Creatura quando nel nulla ecosistemico di ciò che gli è intorno, esprime se stesso nell’unico modo che sente suo.
La sua forza.
Il suo corpo.
La sua determinazione che qui è sete di vendetta fomentata dalla sensazione di costrizione interiore.
Ed è lì che la rabbia esplode.
É lì che questo tremendo sentire vuole uscire fuori.
Che sia per creare o distruggere alla Creatura (e a noi, in una fase pre-spirituale) non importa.
Il troppo sentire diventa un tumore di cui liberarsi. Una massa informe di energia densa da strappare dal nostro corpo [ti rimando alla pratica energetica in cui puoi rimuovere masse dense dal tuo corpo: Sfera nera e oro ad alta quota]
Ciascuno di noi la ferita dell’abbandono l’ha vissuta (e ri-vissuta) in questa vita e in molte altre prima di questa.
E Frankenstein la incarna in modo crudele e perfetto.
La creatura viene lasciata senza guida, senza nome, senza casa.
Nessuno gli insegna chi è. Nessuno gli mostra come stare nel mondo.
Nessuno ha creato un mondo che potesse accoglierlo al suo arrivo [e qui si potrebbero aprire parentesi parallele sulla genitorialità consapevole, letta persino in un’ottica bilaterale…].
L’abbandono genera smarrimento.
E lo smarrimento, se non accolto, si trasforma in vendetta.
Non perché la vendetta sia giusta (nel senso di evolutiva), ma perché è l’unico linguaggio che resta a chi non ha mai imparato a trasformare il dolore in senso.
Solo quando arrivi qui sei davvero liber*.
La solitudine dell’evoluzione e il vivere ai margini
Frankenstein vaga in luoghi remoti, si nasconde, vive ai margini.
Proprio come accade a chi sta evolvendo senza ancora avere gli strumenti per farlo.
É un movimento cieco e incessante.
É un avanzare tormentato e profondo.
C’è una solitudine particolare che accompagna l’evoluzione (ma anche l’imprenditoria…sono certa che sai si cosa parlo…): quella di chi sente che non può più tornare indietro, ma non sa ancora dove andare.
La vendetta, allora, diventa un tentativo brutale, e non evolutivo/elevato, di liberarsi da un peso enorme.
La rabbia di Frankenstein nasce dal fatto di non avere strumenti per evolvere.
Vive la tremenda frustrazione di essere incastrato in un limbo che sente di non aver scelto.
Esattamente come accade quando siamo intrappolati in un loop che la nostra parte subconscia ci ripropone ancora e ancora, come un tormento senza fine.
Il tempo animico non è mai casuale
Ho scritto questa recensione il 13 dicembre 2025, il giorno dopo il portale 12/12, in un anno a energia 9.
Il giorno dopo essere stata a Milano per un evento dal vivo che poggiandosi sulle basi costruite fin qui ha smosso la giusta energia per la mia evoluzione futura come donna e imprenditrice.
Oggi che scrivo apprendo la notizia che stanotte (nel pieno del portale energetico) la mia storica insegnante di danza si spegne per sempre.
Stamattina ancora non lo sapevo.
Nel mio channeling mattutino lei mi è apparsa: evidentemente era un saluto e se n’è andata ricordandomi una cosa importante per me.
Sei un’artista.
Non le ho mai creduto.
Stamattina nel riaffiorare delle sue parole ho pianto.
Questa è la sua eredità per me.
La onorerò al mio meglio.
Nulla è stato casuale.
Nemmeno questa lettura.
Nemmeno questo momento.
Nemmeno il mio (possibile) rimanere a Milano qualche ora in più senza farlo davvero.
Quando l’anima è pronta a chiudere un ciclo ciò che è funzionale ci attiva per chiudere i cerchi ancora aperti e per darci i doni che servono al nuovo ciclo in cui stiamo per entrare.
Rileggere Frankenstein da adulti: oltre il gotico
Rileggere Frankenstein in età adulta significa spogliarlo dell’horror e riconoscerlo per ciò che è: un Maestro Oscuro.
Non un mostro da temere, ma una coscienza ferita da comprendere.
Un insegnamento animico che ci invita a guardare ciò che diventa distruttivo quando non viene guarito.
Ci ricorda che nero, o gotico in questo caso, è solo ciò che ancora non abbiamo integrato.
Ci ricorda che la tenebra è la fase prima della luce.
Frankenstein non chiede giudizio.
Chiede integrazione.
Morale: rimanere in bilico fra rabbia e non appartenenza finché non guariamo
Finché non guariamo le nostre ferite, restiamo in bilico.
Fra rabbia e non appartenenza.
Fra desiderio di essere visti e paura di esserlo davvero.
Guarire significa diventare integri.
Significa smettere di respingere chi siamo e l’altro.
Significa diventare il nostro stesso Mondo e scegliere da questa nuova dimensione se accogliere altri al suo interno e quindi intrecciare ciò che per noi abbiamo creato, con i mondi altrui.
Di fatto solo quando siamo integri possiamo scegliere il luogo, il contesto, il mondo a cui appartenere.
Osservando le dinamiche attraverso le quali ho vissuto questo Grande Classico ritengo che possa trovare il suo lettore/lettrice o all’inizio del suo percorso evolutivo per mostrargli le sue ombre; oppure quando l’evoluzione è completa per mostrargli la luce che ha portato dentro di sé.
E se vuoi gli strumenti per passare da ombra a luce all’interno di Spiritual CEO Academy trovi un’intera Libreria di risorse gratuite create appositamente per condurti in questa transizione.
Sinossi
Victor Frankenstein, giovane studioso assetato di conoscenza, spinto dal desiderio di superare i limiti della scienza, riesce a dare vita a una creatura assemblata a partire da frammenti umani.
Ma ciò che nasce dal suo esperimento non è il trionfo della ragione: è un essere sensibile, potente, incompreso, destinato a essere rifiutato da chiunque persino dal suo stesso creatore!
Abbandonato dal suo creatore e respinto dal mondo, il “mostro” sviluppa un profondo dolore che si trasforma in furia, in solitudine e infine in vendetta.
Inizia così un inseguimento tra creatore e creatura, un viaggio che attraversa paesaggi alpini, laboratori oscuri e luoghi gelidi ai confini del mondo, mentre entrambi sono tormentati dalla stessa domanda: chi è il vero mostro?
Tra riflessioni sul limite etico della scienza, il peso della responsabilità e il bisogno umano di essere visti e soprattutto accettati, Shelley costruisce uno dei romanzi più potenti di sempre, un classico assoluto che continua a parlare al presente con la sua inquietante attualità.
Info bibliografiche
Titolo originale: Frankenstein or the Modern Prometheus
Titolo italiano: Frankenstein
Autore: Mary Shelley
Anno di uscita originale: 1818
Prima pubblicazione italiana: 2015 (edizione BUR)
La mia edizione: novembre 2021, Edizione illustrata BUR Deluxe, acquistata a Torino
Editore italiano: BUR / Rizzoli
Numero di pagine: 259
Genere: GRANDI CLASSICI, HORROR & GOTICO
Data, luogo ed età di acquisto del libro: 12 Dicembre 2021, Torino, 32 anni
Data, luogo ed età di scrittura dell’articolo: 13 Dicembre 2025, Torino, 36 anni

























