Peter Pan | James Matthew Barrie

Peter Pan è il capolavoro che James Matthew Barrie regala non solo alla letteratura inglese, ma al mondo intero poiché nel personaggio di Peter Pan e nelle sue avventure c’è davvero molto di più di quanto abbiamo conosciuto nelle versioni animate e cinematografiche.

Leggere il Peter Pan originale di James Matthew Barrie in età adulta è tutta un’altra cosa! Nel mio caso rileggo questo romanzo per la seconda volta a distanza di quattordici anni (diciassette vs. trentuno), e la mia opinione è rimasta la medesima: non è (solamente) il racconto spensierato che la Walt Disney, tanto nella versione animata che nel film, ci ha proposto!

É semplice. Pensate a cose straordinarie e stupende: saranno esse a trasportarvi in alto.

Probabilmente nella stragrande maggioranza dei casi, il primo contatto che abbiamo con questo capolavoro della letteratura inglese, è proprio grazie alla trasposizione disneyana, ciò nonostante in Peter Pan c’è molto più di una fantastica avventura.

L’isola stava là e aspettava proprio loro.

La storia la si conosce perfettamente (anche se l’elenco a pedice di questo articolo dei nomi dei pirati, suonerà nuovo a molti): ci troviamo a Londra, in una famiglia composta da una madre meravigliosamente bella e affettuosa (la signora Darling), un padre burbero che pensa al benessere di tutti (Agenore, il signor Darling), tre figli di cui una femmina (Wendy) e due maschi (Gianni e Michele), che vengono ben accuditi da una tata in versione canina (Nana). È evidente che nel 1911 quando James Matthew Barrie trascrisse il romanzo l’originaria opera teatrale di Peter Pan: il ragazzo che non voleva crescere, il concetto di “dog sitter” era diverso da quello che gli attribuiamo noi oggi, o almeno lo era per l’autore!

Tutti i bambini, tranne uno, crescono.

Ad ogni modo, un certo bambino che tale voleva rimanere, dal nome tremendamente corto a paragone di “Wendy Moira Angela Darling”, durante un inverno poco prima di Natale (riferendoci a quanto scritto nel libro) entra da una finestra aperta del numero 14 (di una qualche strada di Londra) per ascoltare le favole della Signora Darling, e se non fosse stato per quella finestra in cui nel fuggire la sua ombra rimase incastrata, nessuna meravigliosa avventura avrebbe mai avuto inizio.

Tu sai perché le rondini costruiscono il nido sotto le grondaie delle case? Lo fanno per poter ascoltare  le favole.

Peter Pan infatti una mamma non l’aveva, e chissà se l’ebbe mai ad eccezione di Wendy, e della figlia, e della figlia della figlia; e così nelle generazioni a venire.

E comincio proprio da questa parte, perché mentre nel libro è l’ultimo capitolo “XVII – Wendi diventa grande”, aggiunto per altro nel romanzo del 1911 e assente nella prima stesura teatrale del 1904, nella versione animata è esattamente la miccia che avvia ogni cosa, ponendo enfasi sul rifiuto di Peter di accettare la naturale evoluzione da bambini ad adolescenti e quindi a persone adulte!

Avremmo avuto finalmente una signora che si sarebbe presa cura di noi.

UNO DEI GEMELLI

Nella mia edizione Oscar Mondadori del 2006, c’è una meravigliosa introduzione di Alison Lurie, che ci fornisce la possibilità di comprendere appieno il personaggio di Peter Pan, che altrimenti rischia di essere semplicemente una favola, che nella realtà del testo originale è decisamente più cruenta e con un linguaggio e delle “situazioni”, tal volta inadatte al pubblico di bambini cui tradizionalmente è rivolto.

Se voi appoggiaste l’orecchio al suolo, udreste fremere in tutta l’isola il risveglio e la vita.

Ed è presto spiegato, perché le radici di Peter Pan sono nel teatro, quindi l’abbinare questo romanzo ad un pubblico infantile è successiva, e la versione integrale fuga qualsiasi dubbio in tal senso. Eppure la potenza immaginifica di questo capolavoro letterario, ha trasformato le Avventure di Peter Pan e dei Bambini perduti, in una componente quasi folkloristica delle novelle trasmesse oralmente dagli adulti ai bambini.

La seconda STRADA a destra, e poi tira dritto fino al mattino.

La seconda STRADA a destra, e prosegui fino al mattino.

Quando “arriviamo” per la prima volta sull’Isolachenoncé (sul libro si trova scritto tutto attaccato, in un unica parola), e scopriamo che in quel luogo possiamo arrivare solo volando cosparsi da polvere di fata, dove incontriamo sirene, indiani, pirati in carne e uncino; mai nulla ci suggerisce che in realtà (come la maggior parte, se non tutta, la produzione di James Matthew Barrie) ci troviamo dinnanzi a situazioni e personaggi profondamente autobiografici. 

Ti insegnerò come saltare in groppa al vento, e poi via, andare!

Ed in questo, come si è detto, il saggio introduttivo di Alison Lurie ci guida davvero in un minuzioso parallelo, tra la vita dell’autore e la genesi di un personaggio rivoluzionario come lo è, ancora ad oggi, quello di Peter Pan. E sì! sottolineo rivoluzionario perché prima di Barrie nessuno mai aveva spinto ad un tale livello la propria fantasia, forse proprio perché nessun uomo aveva mai davvero pensato di poter rimanere bambino.

Io non vorrò mai diventare un uomo. Io voglio restare sempre un bambino e vivere spensierato.

(…) e io, invece, voglio restare sempre un bambino e divertirmi.

Di fatto James Matthew Barrie rimase sempre di statura piuttosto bassa, anche le mani rimasero alquanto piccole ed in generale nonostante i baffi folti, la sua immagine non è quella di un uomo virile. Persino il suo primo matrimonio non venne mai consumato, sottolineando la sua la sua volontà, il suo intento di rimanere non solo un bambino, ma di essere “quel’ bambino che la madre perse prematuramente. Infatti il fratello maggiore di James Matthew Barrie, David, muore per un incidente di pattinaggio sul ghiaccio, il giorno prima del suo quattordicesimo anno di età.

“Pan, chi o cosa sei tu?”

“Io sono la giovinezza, io sono la gioia (…) io sono l’uccello appena uscito dall’uovo”

CAPITAN GIACOMO UNCINO & PETER PAN

Jamie, come affettuosamente lo chiamavano in famiglia, all’epoca dell’incidente aveva solo sei anni e per aiutare la madre ad affrontare il dolore per la perdita del figlio prediletto, verso il quale nutriva molte aspettative, arrivò persino a indossare i suoi abiti, ad emularne atteggiamenti e modo di parlare; tutto per amore della madre.

“Potessi avere un libretto di assegni intestato a mio nome!” Io non so cosa sia un libretto di assegni, ma vorrei tanto regalarne uno alla mamma.

TROMBETTA

La sorella, sulle cui spalle ricadde la responsabilità della gestione della famiglia, ispira il ruolo delle innumerevoli “mammine” che fanno parte della produzione letteraria di James Matthew Barrie. Nel caso di Peter Pan si tratta ovviamente di Wendy, che sebbene sia la maggiore dei tre fratelli, è anche lei ancora una bambina che si ritrova a fare da madre ai sei Bimbi perduti, ai suo due fratelli (arrivando quasi a dimenticare che sono suo fratelli e non suoi figli), e allo stesso Peter Pan che nonostante lo neghi, è effettivamente quello che più di tutti, sente davvero il bisogno di essere accudito da una madre vera e propria.


Sarà l’incontro con la famiglia Davies ad essere oltre che cruciale nella vita dell’autore, a rappresentare l’effettiva base, ad essere i “caratteri analogici” della famiglia Darling, tata compresa che è assimilabile a Porthos, il terranova dello stesso autore che aveva con se quel giorno a Kensington Gardens in cui appunto incontrò i Davies.

L’affetto per Sylvia Llewelyn Davies, che ispirerà appunto il personaggio della signora Darling, fece si che alla morte del marito, il signor Arthur Llewelyn Davies, fu lo stesso James Matthew Barrie a prendersi in carico il mantenimento dei Davies, nonostante con il crescere, e a seguito della morte di Sylvia, i cinque ragazzi apprezzassero sempre meno la presenza di quel bizzarro ometto, che tuttavia pagava le loro rette nelle migliori università private inglesi.

Sull’Isolachenocè, ogniqualvolta uno sospira, un adulto muore.

I figli dei Davies furono cinque e tutti maschi, e due di loro si chiamavano appunto Peter e Michael, nell’ordine furono George (1893–1915), Jack (1894–1959), Peter (1897–1960), Michael (1900–1921), and Nicholas (Nico) (1903–1980), ma sarà il primogenito George ad essere l’archetipo del personaggio di Peter Pan.

Peter volò a pelo d’acqua e, nel passare, toccò la coda dei pescecani che gli venivano a tiro, proprio come voi, andando per strada, potreste far scorrere le dita lungo una cancellata di ferro.

La componente personale traspare anche nel momento in cui James Matthew Barrie, chiama la nipote di Wendy con nome di Margaret, che nella realtà era una bambina cui l’autore era affezionato e che riferendosi a lui come “my friendly” (“il mio amichevole”), ma non riuscendo a pronunciare bene la lettera R, pronunciava qualcosa di simile a fwendy, di lì il nome Wendy.

La stessa zoppia del Capitano del Jolly Roger, Giacomo Uncino venne sperimentata in prima persona dall’autore in un periodo di zoppia. Tutto ciò che di fantastico c’è in Peter Pan è dunque in qualche maniera una rilettura di ciò che accadde nella sua vita, unito ovviamente alla sua indiscussa genialità rifacendosi alle parole di Robert Louis Stevenson:

Io sono un artista, lui è un genio.

ROBERT LOUIS STEVENSON

Molto interessante è il personaggio del coccodrillo che ingoia erroneamente una sveglia/orologio, e che da quel momento annuncia il suo arrivo con il suo tic-tac, garantendo almeno inizialmente la salvezza di Uncino. 

Sai Spugna, la mia mano gli è tanto piaciuta che mi ha seguito fin qui, di mare in mare, di terra in terra, leccandosi le labbra al pensiero di mangiare quanto resta del mio corpo.

Ciò che affascina di questo personaggio così significativo al punto da essere onomatopeico nel suo ticchettio, è proprio la sorte in cui Barrie confina il tempo che viene addirittura ingoiato nel tentativo di essere ignorato, sottolineando ancora una volta il suo desiderio di controllare/annullare l’effetto del tempo per rimanere (o tornare) “quel bambino che era”. Ecco anche in questo senso, il perché della scelta nelle rappresentazioni teatrali di far recitare Peter Pan, sempre, da

una giovane in calzamaglia

ALISON LURIE

Persino nel personaggio di Wendy possiamo cogliere più sfumature di quante non siamo abituati ad osservare: il super lavoro che le comporta occuparsi di tutto e di tutti la tiene per quasi tutta la giornata nella casa sotterranea a cucinare, sbrigare faccende e rammendare, anche in quei momenti che si sarebbero dovuti dedicare ad un giusto riposo. 

Mentre ella rammendava il calcagno di una calza [Peter disse] “Non  c’è nulla di più gradevole per te e per me che restacene qui la sera davanti al fuoco, dopo un giorno faticoso, a riposare in mezzo ai nostri piccini”

Una riflessione sulla posizione della donna in tal senso è troppo contemporanea per affliggere il pensiero di Barrie, che tuttavia in molte occasioni si interroga se valga la pena fare il genitore poiché i figlio non meritano le cure che gli vengono riservate o comunque si approfittano del bene che gli si vuole.

Anche quando scrive, riferendosi a Wendy:

allora (…) poteva respirare

ci esprime tutto il suo senso di pesantezza e frustrazione solo all’idea di essere egli stesso genitore, non a caso non lo diverrà mai ed eccezione del tentativo di occuparsi dei cinque Davies. Nel complesso esprime una profonda disillusione da entrambe le parti, pur rimanendo vivo il desiderio di avere appunto una mammina “in grado” di occuparsi di lui.

Essi pensano di aver diritto alla lealtà degli adulti quando vanno a loro pieni di fiducia.

Più in generale, si ha come l’impressione che Barrie abbia trasformato “la sua realtà” in opera letteraria, per garantire l’immortalità 

Mi dispiace di perderti

a coloro cui volle bene e che in un qualche modo reputò significativi per la propria esistenza.

Morire  sarà una grande meravigliosa avventura!

Ironia e tristezza, fu che James Matthew Barrie morì senza famiglia, senza figli e lo sfruttamento dei diritti di autore venne devoluto in beneficienza al Great Ormond Street Hospital di Londra, un ospedale pediatrico quasi a voler ricordare al mondo l’importanza dei bambini e ancor di più del loro sorriso, perché è dal sorriso dei bambini che nascono le fate.

Quando un bambino appena venuto al mondo ride, la prima volta, nasce una fata nuova.

Personaggi

ABITANTI DELL’ISOLA CHE NON C’É

  • Peter Pan: è uno dei protagonisti principali che compare tanto nell’opera teatrale quanto nel romanzo. Nel romanzo viene descritto come un ragazzino che ancora ha i denti da latte; indossa abiti fatti di gocce di resina e foglie (foglie secche nell’opera teatrale, scheletri di foglia nel romanzo) e suona il flauto di Pan. Quest’ultima peculiarità viene ripresa nella versione cinematografica della Walt Disney, ma in effetti in senso generale evidenzia la capacità di persuasione di questo bambino, che riesce sempre a portare l’acqua al suo mulino. L’unica sua vera preoccupazione è quella di non voler crescere. Vuole molto bene a Wendy, ma la vede solamente come una figura materna, in opposizione quindi ad un amore romantico come lei vorrebbe e come Trilly immagina che sia. Barrie ha attribuito a questo fatto “il dilemma del suo vero essere”.
  • Ragazzi Perduti (Lost Boys): nella traduzione italiana vengono chiamati bimbi smarriti traducendo arbitrariamente la parola lost. Citando quanto scritto nel romanzo: “Sono bambini che cadono dalla carrozzina mentre la governante sta guardando dall’altra parte. Se nessuno viene a reclamarli entro sette giorni, vengono mandati lontano, nell’Isola Che Non C’è”.
  • Campanellino “Trilly” (Tinker Bell): è la fata di Peter Pan, e come ogni fata che scegli a chi appartenere non può essere ceduta ad altri nemmeno per volontà del proprio “padrone”. Mentre nell’opera teatrale viene descritta semplicemente come una sfera di luce, nel romanzo il suo aspetto fisico viene maggiormente approfondito. Viene descritta come una comune fatina che aggiusta pentole e bollitori (da qui il suo nome “Tinker Bell” – Tinker in italiano significa “stagnino ambulante” o “aggiustare”). Qualche volta si dimostra maleducata e vendicativa soprattutto nei confronti di Wendy, gelosa delle speciali attenzioni che Peter le rivolge (Campanellino prova da un lato un certo affetto per Peter, mentre dall’altro è anche abituata ad avere il monopolio delle sue attenzioni, salvo quando fa visita alle sirene). La convivenza di sentimenti estremi nel suo essere trovano ragione, secondo Barrie, nel fatto che sia così piccola: “Le fate possono essere soltanto una cosa o l’altra, e non tutte e due insieme perché, essendo così piccole, hanno spazio sufficiente per ospitare un solo sentimento alla volta. Naturalmente possono cambiarlo via, però devono cambiarlo per intero”. Quando Wendy tornerà sull’Isola che Non C’è per le pulizie di primavera l’anno successivo, Peter si sarà già dimenticato di Campanellino, e ciò fa intuire a Wendy che la fatina non è più in vita, nel libro la morte della fata è palesemente dichiarata dallo stesso Peter Pan.
  • Le Sirene – vivono nella Laguna della Sirene. Vengono descritte come creature belle e misteriose, eppure ugualmente vanesie e ostili. Queste tenteranno di schizzare o perfino affogare chiunque gli si avvicini troppo. Nel romanzo, una di loro tenterà di trascinare Wendy sott’acqua, ma verrà tempestivamente salvata da Peter Pan. L’unico con cui sembrano andare d’accordo è Peter (ciò viene accennato nel romanzo, ma non nell’opera teatrale), al punto da consentirgli di sedersi sulla loro stessa coda. Per i mortali è pericoloso stare nella Laguna delle Sirene soprattutto la notte, perché è allora che le creature cantano al chiaro di luna, e un pianto lamentoso attrae le potenziali vittime.
  • Coccodrillo: è la nemesi e il terrore di Capitan Uncino. Durante una battaglia, avvenuta prima della venuta dei Darling, Peter tagliò la mano destra di Uncino e la diede in pasto a un coccodrillo che a partire da quel momento lo seguirà in ogni dove, per terra e per mare, bramando altre parti del suo corpo. Il coccodrillo ingerì anche una sveglia che ticchetta e avverte immediatamente il Capitano della sua presenza, consentendogli immancabilmente la fuga. Alla fine della storia, Capitan Uncino cade tra le fauci della bestia, che lo mangia in un sol boccone complice anche il fatto che la sveglia/orologio ha smesso di ticchettare.

I Darling

  • Wendy (Wendy): Wendy è la figlia maggiore dei Darling, ed uno dei protagonisti principali del romanzo. Ama l’idea di potersi occupare dei lavori di casa e raccontare storie ai bimbi, così come quella di diventare una madre, cosa che poi effettivamente avverrà nell’ultimo capitolo del romanzo postumo rispetto alla stesura teatrale del 1904. Wendy è spesso chiamata “madre” o “mammina” dai Ragazzi Perduti, e incarna perfettamente la figura della “mammina” che si ritrova nelle opere di James Matthew Barrie. Specularmente Peter verrà considerato come “padre” all’interno del gruppo, anche se quando Wendy chiederà che cosa lei sia per lui, Peter risponderà, deludendola non poco, “una madre”. Pur non riservando alcun particolare rancore per Campanellino, Wendy viene continuamente bistrattata dalla stessa, arrivando una volta a tentare persino di ucciderla. Alla fine del romanzo, quando sarà cresciuta e sposata, darà alla luce una figlia (Jane), che a sua volta darà alla luce un’altra figlia (Margaret), entrambe torneranno a fare da madre a Peter, continuando quindi il ciclo (al cui centro sta Peter Pan), che come ogni bambino amato dalla propria madre, è la sua priorità sopra ogni altra cosa.
  • Gianni(John): è il secondogenito. Va d’accordo con Michael, ma litiga spesso con Wendy anche se alla fine fanno pace, e soprattutto sull’Isola che non c’è fatica a vedere quanto la sorella sia straordinaria poiché in quanto fratello ha una percezione alterata della donna che sta diventando ed in parte già è. È affascinato dai pirati, arrivando quasi a cedere alla tentazione di unirsi alla ciurma di Capitan Uncino sotto il nome di “Jack Testarossa” o come si trova scritto nel libro Giacomo Mano Rossa. Il personaggio di John è stato ispirato da Jack Llewelyn Davies.
  • Michele(Michael): è il fratello Darling più piccolo. Ha all’incirca cinque anni. Il personaggio ha ereditato il suo nome da Michael Llewelyn Davies, tragicamente suicidatosi in un lago ghiacciato insieme al suo amico del cuore, perché scopertosi omosessuale; non a caso il personaggio di Michele è estremamente dolce anche di più rispetto agli altri bambini della sua età dimostrando una fragilità superiore alla massa. Sul finire dell’opera, quando seguendo l’esempio di Gianni vuole unirsi ai pirati di Giacomo Uncino, prende il nome di Joe Barbanera.
  • Agenore: oltre ad essere il padre e marito, è colui che pensa al mantenimento dell’intera famiglia, cosa che gli causa un certo numero di preoccupazioni risultato spesso cinico e anaffettivo, quando invece è l’esatto contrario ed il senso di colpa per la fuga dei suoi figli lo induce a fare del “canile” (cuccia) di Nana, la sua nuova residenza anche a lavoro. Ma anche la reazione di accoglienza di tutti e sei i bambini adottivi, dimostra che il suo è davvero un cuore grande oltre le aspettative. Nonostante il suo lavoro nella “City” la famiglia Darling avrà sempre dei problemi economici, ma ciò verrà sempre fronteggiato da opportuni calcoli. Mr. Darling è stato chiamato come il maggiore dei figli di George Llewelyn Davies (conosciuto anche con lo pseudonimo di David in L’uccellino bianco e Peter Pan nei Giardini di Kensington)
  • Sig.ra Darling:  il signore e la signora Darling sono i tipici genitori che amano i propri figli. E se da un lato Mr. Darling è un uomo borioso e spaccone, Mrs. Darling viene descritta come una bella donna, gentile e amorevole con chiunque soprattutto con i suoi figli ai quali insegna l’amore e il rispetto per il loro padre. Il suo nome non viene mai rivelato, ne’ nell’opera teatrale ne’ nel romanzo. Le personalità dei coniugi Darling furono ispirate rispettivamente da Arthur e Sylvia Llewelyn Davies.
  • Nana:  grossa cagna di Terranova assunta come bambinaia perché più economica rispetto ad una tata in carne ed ossa come hanno i vicini. Nana non parla o non fa nulla che vada oltre le capacità fisiche di un normale cane, ma si atteggia come una vera e propria tata dedita al suo incarico e alle sue responsabilità. Barrie ha basato la scrittura del personaggio sul suo cane Porthos, anche esso terranova, insieme al quale era solito fare le sue passeggiate nei Giardini di Kensington, dove appunto conobbe di Davies.
  • Liza: è la domestica dei Darling. Ha un ruolo limitato e marginale all’interno della storia, soprattutto nel romanzo. Nell’opera teatrale, invece durante l’atto conclusivo, Liza deciderà di diventare la madre di uno dei Ragazzi Perduti, Slightly (Macchia). Questo fatto non è presente nel romanzo, ma viene invece ripreso nel film della Walt Disney, dove per altro l’età del personaggio viene aumentata. Nel romanzo infatti Liza, “la servitù” come i Darling hanno iniziato a chiamarla tra di loro, è una giovane e “leggera” ragazza che aiuta appunto i Darling con le faccende di casa.
  • Jane: è la figlia di Wendy, che prenderà il suo posto nelle pulizia di primavera all’isola ch non c’è, sostituendosi alla madre Wendy 
  • Margareth: è la nipote di Wendy, figlia di Jane. Come sua madre prima di lei, la sostituirà nelle pulizie di primavera, garantendo a Peter Pan una mammina, almeno fin quando nella sua non percezione del tempo, si ricorderà di andarla a prendere per portarla all’Isola che non c’è.

I BIMBI PERDUTI

  • I Bimbi perduti: sono sei in totale, quattro più i due Gemelli. Nella traduzione italiana la parola perduti (lost) viene tradotta arbitrariamente con SPERDUTI, enfatizzando quasi una sensazione di paura che è invece assente nella quotidianità sull’Isola che non c’è.
  • Zufolo (Tootles): Tootles è il più sfortunato e umile dei Ragazzi Perduti. Nonostante sia coraggioso quanto gli altri, ha avuto modo di partecipare a meno avventure perché ogni volta che accade qualcosa di avventuroso lui è involontariamente assente. È uno dei bimbi più legati a Wendy, la quale si rivolgerà spesso a lui per trovare manforte all’interno di battibecchi nel gruppo. Ironicamente, fu proprio lui a colpire Wendy la prima volta che i Ragazzi la incontrarono, a causa di uno scherzo di Campanellino. Una volta diventato grande, zufolo diventa un giudice.
  • Pennino o Trombetta (Nibs): Nibs viene descritto come “allegro e bonaccione”. Dice che l’unica cosa che riesce a ricordare della madre è il fatto che desiderasse sempre avere un libretto d’assegni tutto per sé: “Non so cosa sia un libretto degli assegni, ma vorrei proprio regalarne uno a mia madre”. Come Ricciolo e i Gemelli da grande lavorerà in un ufficio.
  • Macchia (Slightly): Slightly è il più presuntuoso dei Ragazzi Perduti. Pensa di ricordare i giorni prima che fosse diventato un ragazzo perduto, i loro usi e abitudini. Quando diventa grande, Macchia sposa una nobile, diventando egli stesso un Lord.
  • Ricciolo (Curly): Curly è il più molesto dei Ragazzi Perduti. Spesso, sotto lo sguardo accusatorio di Peter ai Ragazzi Perduti, capita che si dichiari responsabile di alcune monellerie che non ha nemmeno commesso. Come Pennino e i Gemelli da grande lavorerà in un ufficio.
  • I Gemelli – Primo e Secondo Gemello di cui si conosce poco. L’autore ci dice che non è possibile descriverli “perché probabilmente descriveremo quello sbagliato”. Peter non ha mai capito cosa fossero i gemelli, e al suo gruppo non era concesso sapere qualcosa che lui non sapesse. Per questo motivo quei i due ragazzi erano sempre rimasti sul loro vero essere, e facevano del loro meglio nel soddisfare gli altri stando sempre insieme. Come Pennino e Ricciolo da grandi anche loro due lavoreranno in un ufficio.
  • Volpuccio: nome di uno dei bimbi sperduti, probabilmente (come anche la Walt Disney riprende), è uno dei due gemelli 
  • Orsetto: nome di uno dei bimbi sperduti, probabilmente (come anche la Walt Disney riprende), è uno dei due gemelli 

I Pirati

  • Giacomo Uncino (James Hook): capitano del Jolly Roger, dall’educazione sopraffina derivante dalla sua educazione a Eton, e da un diverso lignaggio sociale. I sui occhi sono azzurri come non-ti-scordar-di-me diventavano rossi nello scontro sanguinario col nemico. Dalla carnagione “cadaverica” di abbigliava ad imitare la foggia associata al nome di Carlo II, facendolo somigliare ala sfortunata famiglia Stuart. Era solito fumare da un bocchino doppio e ovviamente al posto della mano destra aveva un uncino, dopo che Peter Pan gliela tagliò. Fu l’unico uomo temuto dal Cuoco del Mare, il capitano Barbanera di cui era tra le altre cose nostromo; ed è un buon suonatore di clavicembalo. Uncino incontra la propria fine quando il Coccodrillo, che ha mangiato la sua mano, torna per finire il suo lavoro.
  • Spugna (Smee): è un pirata irlandese anticonformista e il nostromo della Jolly Roger. Smee è uno dei due pirati che sopravviverà al massacro di Peter Pan. Andrà in giro dicendo di essere l’unico uomo di cui Giacomo Uncino abbia mai avuto paura. Nella trasposizione disneyana questo nome gli varrà la foggia del pirata ubriaco che appunto beve come una “spugna”.
  • Gentleman Starkey: un tempo assistente maestro in una scuola, Starkey è uno dei due pirati che sopravviverà al massacro di Peter Pan; finirà col diventare baby-sitter nella Tribù dei Piccaninny. Il suo cappello fu dato, da Peter Pan, all’Uccello che non c’è, come nido.
  • Cecco: l’italiano, quello che incise il suo nome a lettere di sangue sulla schiena della prigione di Gao 
  • Denteduro: tatuato in ogni millimetro della sua pelle, e che sbaragliò sei dozzine di persone sul Tricheco, la nave del capitano Flint
  • Cambusa: il figlio del cuoco che si diceva fosse il fratello di Murphy il Nero
  • Gentiluomo: un tempo bidello in una scuola e tutt’ora cerimonioso nell’uccidere i nemici, l’unico insieme a Spugna a salvarsi dallo scontro finale con Pan e i suoi
  • Lanterna: figli di Morgan
  • Spugna: nostromo irlandese, un simpatico tipo che pugnala, per così dire, senza intenzione di far del male, e le cui buone maniere infondono simpatia nel prossimo come accade persino ai Bimbi perduti durante la loro prigionia. Porta gli occhiali, ed è l’unico insieme a Gentiluomo a salvarsi dallo scontro finale con Pan e i suoi
  • Lasagna: ha le mani legate all’indietro
  • Colonna: uno dei diciassette pirati del Jolly Roger
  • Massone: uno dei diciassette pirati del Jolly Roger
  • Testamento: quartiermastro del Jolly Roger

I Pellerossa

  • Piccaninny: i pellerossa che abitano sull’Isola
  • Delaware: altri pellerossa ma dal cuore più tenero rispetto ai Piccaninny
  • Huroni: altri pellerossa ma dal cuore più tenero rispetto ai Piccaninny
  • Giglio Tigrato(Tiger Lily): principessa indiana “dal sangue reale”, la più bella di tutte le veneri di colore che aveva rifiutato tutti i suoi pretendenti, facendoli a pezzi. Civetta fredda e ardente, a seconda dell’umore, è dunque orgogliosa e bella. Catturata dai pirati, quand’era stata vista salire a bordo della Jolly Roger con un coltello in bocca,  viene salvata da Peter Pan cui mostrò sempre una certa riconoscenza; evocando l’idea di una possibile unione “romantica” quando anche la stessa tribù inizi a chiamare il bambino col nome di Grande Padre Bianco.

Termini, luoghi & Nomi

  • Isolachenoncè(Neverland): luogo fantastico dove Peter Pan abita, e dove conduce i fratelli Darling. Insieme a casa Darling. Sul libro si trova scritto in un unica parola, ma molto più di frequente la si spezza in Isola che non c’è
  • al 14: numero civico di Casa Darling, che si trova esattamente al terzo piano di una strada di Londra
  • al 27: numero civico di un’abitazione dove i coniugi Darling si recano nella sera in cui i figli volano all’isola che non c’è
  • 17: numero complessivo dei pirati che compongono la ciurma del Jolly Roger
  • 15: quelli che periscono nello scontro finale con Pan e i suoi
  • bottone di corno: regalo che Peter Pan fa a Wendy, non avendo altro per sdebitarsi di averli cucito l’ombra. Lei prontamente lo indossa come ciondolo e sarà questi a salvargli la vita
  • bacio: nella sua totale ignoranza Peter Pan, non ha la minima idea di cosa sia un bacio (a differenza di Trilly), dunque per toglierlo dall’imbarazzo Wendy finge che sia un ditale
  • ditale: avendo una personalità forte e determinata, comunque Wendy vuole dare e auspicabilmente ricevere un vero bacio da Peter, quindi gliene da uno e lo chiama però, per colmare il gap di pochi attimi prima, col nome di ditale.
  • Giardino d’infanzia della signora Fulsom: scuola per bambini dove Nana è solita portare i “suoi pupilli”
  • Kensington: i noti giardini di Londra in cui Peter Pan fugge prima di arrivare all’isola che non c’è. È anche il luogo in cui ad oggi si trova la statua di Peter Pan in bronzo e dove James Matthew Barrie, incontrò i Davies per la prima volta insieme a Porthos
  • Johnny Cavatappi: la sciabola di Spugna, che era solito girare e rigirare nelle ferite proprio come un cavatappi
  • Golfo di Kid o Baia dei pirati: dove è ormeggiato il Jolly Roger
  • Laguna delle sirene: è di fatto un luogo appartato e affascinante dell’Isola che non c’è, ed è a conti fatti la “casa” delle sirene
  • La piccola casa: Vorrei una casa piccina, ma tanto, tanto carina, con rosse pareti allegre e il tetto di muschio verde (…) sulle pareti qualche finestra e fuori un giardino di rose e dentro di bimbi una giostra.
  • La casa sotterranea: composta di un unica stanza con un unico grande letto per tutti, è sotterranea per offrire ai bambini un luogo protetto dai pirati e vi si accede tramite degli alberi cavi.
  • L’alberochenoncè: cresceva al centro della casa sotterranea, e ogni mattina lo si segava fino al pavimento e mettendoci sopra una porta diventava un tavolo.
  • L’uccellochenoncè: il quale fece il nido su un albero affacciato sulla laguna e la cosa si rivelò essere molto utile, poiché da madre ella volle correre in salvo di Peter Pan, destinato alla morte sulla roccia che i pirati avevano destinato a Giglio Tigrato.
  • Roccia del Teschio: roccia nella Laguna delle Sirene, dove esse si sdraiavano di preferenza e si pettinavano i capelli con quel pigro languore che infastidiva Wendy.
  • Grande Padre Bianco: appellativo che i pellerossa danno sua Peter Pn in segno di rispetto dopo aver ha salvato Giglio Tigrato da una morte disonorevole, in acqua
  • Notte delle Notti: uncino trova il nascondiglio i bimbi vengono rapiti i pellerossa sconfitti con la loro stessa tecnica e Wendi con tutti e otto i bambini (tranne Peter Pan) decidono di tornare a casa.
  • Filippone: è il grande cannone del Jolly Roger, che i pirati usano per attaccare Peter Pan quando torna con i Darling all’Isola che non c’è
  • Territori di Caccia: una sorta di Campi Elisi, di paradiso dei Pellerossa ai quali questi possono accedere esclusivamente se la loro morte avviene sulla terra ferma; proprio per questo quando i pirati rapiscono Giglio tigrato scelgono come luogo di morte la Roccia del Teschio, poiché più della morte per un guerriero c’è l’umiliazione e l’impossibilità di raggiungere appunto i Territori di Caccia.

Titolo originale:  Peter Pan and Wendy

Autore: James Matthew Barrie

Prima pubblicazione: 1911

Prima pubblicazione in Italia: I edizione Oscar Mondadori 1996

La mia edizione: I Edizione – IX ristampa 2006

Editore italiano: Mondadori

Collana: Oscar Mondadori

Genere: Romanzo, Ragazzi

Numero di pagine: 193

Preceduto da: Little Mary (1903)

Seguito daPantaloon (1905)

CAPITOLI

  • 1. Presentazione di Peter
  • 2. L’ombra
  • 3. Venite via, venite via!
  • 4. Il volo
  • 5. L’isola diventa vera
  • 6. La piccola casa
  • 7. La casa sotterranea
  • 8. La Laguna delle Sirene
  • 9. L’Uccellochenoncè
  • 10. La casetta felice
  • 11. Il racconto do Wendy
  • 12. I bambini sono rapiti
  • 13. Credete alle fate?
  • 14. Il galeone dei pirati
  • 15. “O Uncino o io, questa volta!”
  • 16. Il ritorno a casa
  • 17. Wendy diventa grande

Il libro dei perché | Gianni Rodari

Il libro dei perché e La posta dei perché erano i titoli di due rubriche per bambini tenute da Gianni Rodari su l’Unità dal 1955 al 1985, in questo libro ne troviamo una raccolta di 145…di perché!

Presupposto che anche gli adulti possono scegliere di leggere libri per bambini vorrei evidenziare, dopo aver letto Il libro dei perché di Gianni Rodari, quali sono appunto le motivazioni che portano un adulto ad andare in libreria, e dopo essersi diretto nella sezione ragazzi, comprare un libro che è stato scritto da un autore, che si immaginava come pubblico (esclusivo) dei bambini.


Ebbene, in questo caso, ci troviamo ad avere a che fare con un adulto che paradossalmente scopre la propria maturità, la propria saggezza per certi versi.

Com’è povero un cielo senza sole,

un uomo senza sogni…

PERCHÉ QUANDO DORMO SOGNO?

Leggere un libro per bambini, significa impegnarsi a trovare il vero significato delle parole, la morale che si vorrebbe/dovrebbe trasmettere ad un bambino. Significa saper trovare i perché che si celano dietro le domande e gli eventi che in fondo tutti noi, adulti e bambini, ci poniamo.

In tutte le cose vedi un perché

PERCHÉ SCRIVI SEMPRE LE TUE STORIELLE IN VERSI?

In parole semplici, ritengo che scegliere una simile lettura, significhi aver acquisito un profondo senso di responsabilità civica e personale.


Il libro dei perché di Gianni Rodari è di fatto una raccolta delle domande, e quindi delle risposte che lo scrittore di Amegna riporta nella rubrica che cura per il quotidiano l’Avanti.

(…) le filastrocche: una musichetta fatta

per far ballare allegramente i pensieri,

non per costringerli a pensare cose difficili.

PERCHÉ NON CI FAI IL BIS DELLE CANZONCINE BISLACCHE?

Tutti i bambini che hanno potuto scrivere, e quindi leggere la risposta ai propri perché, sono stati davvero fortunati. Ma lo siamo anche noi che ne leggiamo questa edizione postuma. E siamo davvero fortunati in quanto ogni perché è accompagnato da un azzeccatissimo disegno, al pari (per pertinenza), di quelli che troviamo nell’Ickabog di J.K.Rowling, solo che in questo caso i disegni sono di Giulia Orecchia, un’adulta.

Inoltre, così raccolti questi quesiti, ci sorprendono perché ci mostrano tanto quelle che sono le domande che illuminano la mente dei bambini, tanto la capacità del Rodari di rispondere a tutte!


Scopriremo che alcune ci piacciono più di altre, che alcune sono e saranno sempre attuali, altre invece affrontano tematiche che purtroppo non siamo ancora riusciti a risolvere, nonostante siano trascorsi svariati anni.

Il libro dei perché e La posta dei perché erano i titoli di due rubriche per bambini tenute da Gianni Rodari su l’Unità dal 1955 al 1985, ecco infatti che alcune domande, figlie “del loro tempo”, oggi suonano nelle nostre orecchie come “passate”. Tuttavia non possiamo che coglierne quello spirito pedagogico, che è il filo conduttore non solo di questa selezione di 145 perché, ma dell’intera rubrica e produzione rodariana.

Di fatto a questo ex insegnante delle scuole elementari, si deve l’onore di aver 

sottratto la letteratura per l’infanzia

al limbo di una produzione minore

rammentandoci, in questo caso, che

il gioco dei perché è il più vecchio del mondo.

Prima ancora di imparare a parlare l’uomo doveva

avere nella testa un gran punto interrogativo 

Le tematiche principali affrontate ne Il libro dei perché, sono

  • la famiglia
  • il denaro
  • la politica
  • la censura
  • il razzismo
  • l’ecologia
  • la natura

Ci pensano il sole e le stelle a dare

le informazioni che l’orologio non porta.

PERCHÉ L’OROLOGIO PORTA SOLO 12 ORE E NON 24?
  • la scienza
  • il senso di responsabilità

Sei tu che scappi via, e poi

dai la colpa alle piante, poverette.

PERCHÉ QUANDO VADO IN TRENO GLI ALBERI CORRONO?
  • la tecnologia 
  • l’intelligenza

Pensa dieci parole prima di dirne due sole

PERCHÉ SI DICE “STUPIDO COME UN’OCA”?

Non accendere fulmini

se non vuoi le tempeste.

Non ha deu cervelli

chi non ha due teste.

Non vada nel pineto

chi ha paura del pino.

Non vada lontano

chi vuol morir vicino.

PERCHÉ NON PARLI PIÚ DEI PROVERBI? NE VORREI QUALCUNO DI NUOVO, MAGARI DA RIDERE
  • la felicità

(…) quelli che non si stancano mai di cercare e di lottare e di fare,

vi riescono, e credo possano essere felici per tutta la vita

VORREI SAPERE IN CHE CONSISTE LA FELICITÀ E SE SI PUÓ ESSERE FELICI TUTTA LA VITA
  • il diritto alla cultura e alla casa
  • le credenze popolari e culturali

Intanto che si mettono d’accordo [i proverbi],

andiamo avanti per la nostra strada.

PERCHÉ BISOGNA LUCIDARE LE SCARPE?
  • la coesione, la collettività e il bene comune

Non c’è posto per fare la guerra,

statevi in pace, gente con gente.

PERCHÉ GLI SCIENZIATI VOGLIONO ANDAR SULLA LUNA?

Pensate che quando stavamo insieme eravamo una bella poltrona!

PERCHÉ IN CERTI PAESI NON SI ADOPERANO LE SEDIE?

Cancella i nomi, ne fanno un solo mare…

PERCHÉ L’ACQUA NEI FIUMI É TORBIDA?
  • l’onestà 

Se non vuoi farla sentire a tutti,

vuol dire che non è una cosa bella, e allora è meglio non dirla.

PERCHÉ NON BISOGNA PARLARE NELLE ORECCHIE PER NON FAR SENTIRE A TUTTI?

Ma la cosa importante è ancora molto semplice: ed è dire sempre la verità.

PERCHÉ SI PARLA?
  • altruismo

(…) fare del bene non è mica un commercio

PERCHÉ SI DICE “É COME LAVARE LA TESTA ALL’ASINO”?
  • l’azione intesa come antitesi al “chiudere gli occhi”

Rimbocca le maniche:

bisogna raddrizzarlo…

PERCHÉ SI NASCE?
  • il lavoro femminile 

(…) perché è una donna che lavora:

una donna importante, e brava.

PERCHÉ MIA MAMMA DEVE ANDARE A LAVORARE TUTTI I GIORNI, INVECE CHE RESTARE A CASA COME PIACEREBBE A ME E AI MIEI FRATELLINI?
  • l’ambizione

Andremo lontano

se ne avremo coraggio.

PERCHÉ NON SENTIAMO LA TERRA GIRARE?
  • la positività e l’ottimismo 

Piove perché c’è il sole

PERCHÉ PIOVE?
  • le buone e le cattive abitudini 

Forse fumiamo perché non riflettiamo abbastanza

PERCHÉ GLI UOMINI FUMANO?
  • la vita e il suo significato 

Non si studia soltanto sui libri

PERCHÉ SI DEVE STUDIARE?

Tutti questi punti vengono affrontati dal Rodari, prendendo in prestito i 

Vecchi Proverbi

ma anche inventando filastrocche e canzonette, per spiegare meglio ciò che può essere spiegato o per volgere la mente altrove, quando una risposta che sia soddisfacente, viene meno.

La testa del chiodo

La palma della mano

i datteri non fa:

sulla pianta del piede

chi si arrampicherà?

Non porta scarpe il tavolo:

su quattro piedi sta.

Il treno non scodinzola,

ma la coda ce l’ha.

Anche il chiodo ha un testa

però non ci ragiona:

la stessa cosa capita

a più di una persona.


Probabilmente un bambino che legge, o al quale viene letto un libro di Gianni Rodari, non riesce a carpirne nell’immediato il significato, ma una cosa è certa: che la musicalità dell’intera produzione rodariana, che ne Il libro dei perché raggiunge livelli davvero impareggiabili, rimane nella mente tanto del piccolo che del grande lettore, come un seme 

Le pesche maturano alla loro stagione (…)

Così è nella storia: certe cose avvengono soltanto quando sono mature,

cioè quando tutto è preparato perché possano avere successo


PERCHÉ LA STAMPA NON È STATA INVENTATA PRIMA, PER ESEMPIO DAI ROMANI?

che attende che il terreno sia pronto a consentirgli di diventare ciò che è già, nonostante ancora non lo sappia.

Ma che sarò, che sarò mai?

Dimmelo tu, piccola pozza, se lo sai.


COSA VUOLE DIRE “PRESUNTUOSO”?

Il senso stesso del perché, è indice di vitalità, di voglia di conoscenza e quindi di vita. È come se si esprimesse un desiderio, certi del fatto di poterlo realizzare nell’esatto momento in cui riceviamo risposta alla nostra domanda:

I desideri sono come sproni che ci si ficcano nei fianchi

e ci mandano avanti: fin che desideriamo qualcosa siamo vivi,

abbiamo voglia do muoverci e di fare, cioè di vivere.

PERCHÉ SI RIDE?

Titolo originale:  Il libro dei perché

Autore: Giovanni Francesco Rodari, detto Gianni 

Prima pubblicazione: 1984

Prima pubblicazione in Italia: 1984

La mia edizione: 2014, IV ristampa

Editore italiano: Einaudi Ragazzi

Collana: La biblioteca di Gianni Rodari

Genere: Ragazzi

Numero di pagine: 182

Preceduto da: Atalanta. Una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi (pubblicazione postuma)

Seguito da: Giochi nell’URSS. Appunti di viaggio (pubblicazione postuma)

Il piccolo Principe | Antoine de Saint-Exupéry

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry venne pubblicato nel 1943 e da allora viene letto dai bambini e da quegli adulti che si ricordano, che una volta lo sono stati.

La prima volta che lessi Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry non lo capii davvero. Mi parve anzi una lettura obbligata e sopravvalutata.

La verità è che all’epoca ero troppo acerba per comprenderlo, e non avevo un “altro adulto” al mio fianco a tentare di spiegarmi qualcosa, che con il mio metro di allora probabilmente non avrei comunque capito.

Era il Maggio del 2014.

Nel 2020, anno in cui decido di riprendere in mano vecchie letture, approcciandomi a queste come fosse la prima volta, mi ritrovo a comprenderne il significato profondo, quello che ha reso Il piccolo principe, uno dei bambini (libri) più famosi al mondo, la cui storia viene letta dagli adulti e spiegata dai bambini.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta.

(Ma pochi di essi se ne ricordano).

Il bambino biondo, protagonista di questo racconto breve è, nella mia chiave di lettura (perché ad oggi non ho avuto il piacere di confrontarmi ne’ con adulti ne’ con bambini, su questa lettura), non il bambino che c’è in ciascuno di noi, quanto piuttosto una lente, un consigliere, che ci permette di vedere la realtà di quella che è la nostra vita, la sua essenza nel momento in cui la priviamo delle sovrastrutture.

Ecco appunto cosa rappresentano l’elefante dentro un boa,

“E’ un cappello”.

Mi abbassavo al suo livello

e la pecora che dorme dentro la sua scatola…

Questa è soltanto la sua casetta. La pecora che volevi sta dentro.

… non tutto infatti può essere visto con gli occhi!

Quando uno vuole una pecora è la prova che esiste.

L’astronomo turco invece rappresenta la mancanza assoluta di fede, la necessità di conoscere esclusivamente attraverso prove empiriche, che vengono opportunamente catalogate con serie di lettere e numeri, riducendo ogni esperienza a un “punto” su una lista, ben etichettato e schematizzato.

Ecco perché un pianeta come quello del piccolo principe non avrebbe mai potuto chiamarsi “Il pianeta del piccolo principe” ma è stato chiamato asteroide B612.

Però fate una prova: voi, quale tra i due “nomi”, vi ricordate davvero?


Ovviamente solo un bambino può far dono ad un adulto di una lente così potente nella sua semplicità, perché appunto gli adulti, noi adulti

  • siamo troppo impegnati a dettare regole (Re),
  • a vantarci dei nostri risultati o presunti tali (Vanitoso),
  • a girarci dall’altra parte di fronte alle cose davvero importanti (Ubriacone),
  • a contare e quantificare cose che non sono nate per essere contate (Uomo d’affari),

perché credeva che contandole gli sarebbero appartenute

  • ▪ a fare e rifare qualcosa, incapaci di adeguare quel qualcosa alla nuova vita che stiamo vivendo (Lampionaio),
  • ad avere troppa paura per vivere davvero (Geografo).

La stessa Rosa, rappresenta non solo l’amore (con tutte le sue imperfezioni), quanto piuttosto la casa, l’appartenenza, la cura.

Soprattutto la capacità di tutto questo di essere totalizzante, quasi ingombrante nella vita di ciascuno di noi. Tant’è che a volte siamo spinti ad allontanarci, a intraprendere un viaggio che possa mostrarci altro, 

Io credo che egli approfittò,

per venirsene via,

di una migrazione di uccelli selvatici.

dandoci in questo modo la possibilità di renderci conto, che tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è di prenderci cura l’uno dell’altro in maniera vicendevole, dimostrandoci amore.

L’essenziale è invisibile agli occhi.

Tutto il resto, in effetti, è utile solo nel momento in cui ci consente di assolvere a quest’unico vero compito. 

Un mondo meraviglioso,

fatto di poche cose ma tutte importanti.

Ecco che il piccolo principe ha bisogno solo di acqua per innaffiare il suo fiore, una campana e un paravento per proteggerlo e garantirgli un futuro, una spazzola per spazzare i camini di tutti i suoi vulcani, una pala per estirpare i pericolosi baobab, e la forza unita alla costanza per fare tutto questo. Ma soprattutto la presenza e la pazienza.

Bisogna essere molto pazienti.

La stessa volpe glielo insegnerà: la cosa più importante non è essere costantemente gli uni insieme agli altri, ma esserci nel momento in cui si è detto che ci saremmo stati!

Questo crea fiducia, legame e certezza che l’atro ci sarà per noi e noi per l’altro, perché saranno le azioni e non le parole, ad aver costruito e consolidato questa unione.

Le parole sono una fonte di malintesi.

In questo modo ci addomesticheremo e scopriremo che la stessa attesa, il tempo che ci tiene separati, in realtà ci unisce e ci rende consapevoli della fugacità del tempo e quindi ancora più capaci di apprezzare il dono di ogni singolo istante.

Scoprirò il prezzo della felicità!

Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai

a che ora prepararmi il cuore…ci vogliono i riti.

E ancor ci insegna che ogni giorno, ogni momento può speciale, se noi gli diamo questa possibilità.

“Che cos’è un rito?”

É quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni,

un’ora dalle altre ore.


Sulla Terra, soprattutto quando si diventa adulti, non è facile essere costanti, e questo il lampionaio ce lo insegna bene. 

Ma c’è un’altra qualità che il biondo bambino di sei anni ci insegna a suo modo, ed è la caparbietà. Quella dote che ci consente di ottenere ciò che vogliamo, e che è per noi irrinunciabile; anzi, quasi propedeutico alla nostra stessa capacità di continuare a vivere.

Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta.

Certo è, che c’è sempre un giusto prezzo da pagare, qualcosa da dare o da accettare in cambio di qualcosa di davvero speciale, un sacrificio per cui vale la pena.

Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle.

Così come è altrettanto importante essere ragionevoli e chiedere, tanto a noi stessi quanto agli altri, soltanto ciò che è in nostro (o in loro) potere raggiungere,

Se ordinassi a un generale di trasformarsi in un uccello marino,

e se il generale non ubbidisse, non sarebbe

colpa del generale. Sarebbe colpa mia.

perché non si può ottenere l’impossibile, a meno che non sia possibile. 

Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.

(…)

L’autorità riposa prima di tutto sulla ragione.

(…)

Ho diritto a esigere l’ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli.

Ma se tutto questo sembra in un qualche modo fattibile, e alla portata di tutti, c’è qualcosa che è ad appannaggio di pochi: la saggezza. Quella capacità di giudicare bene ed equamente non soltanto gli altri ma anche, e soprattutto, se stessi.

“Giudicherai te stesso”, gli rispose il re. “É la cosa più difficile. É molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio”

Ed è chiaro che solo dopo un’onesta valutazione possiamo ammirare qualcosa o qualcuno, ma soprattutto ciò che dobbiamo assolutamente, che ciascuno di noi dovrebbe fare, è ammirare se stesso, poiché solo questo sentimento può darci la misura di che genere di persone siamo, con noi stessi e con gli altri.

Ti ammiro, ma tu che te ne fai?

Probabilmente così come giudicare se stessi è la cosa più difficile, anche ammirare se stessi richiede il medesimo sforzo e impegno, poiché per guardare gli altri possiamo volgere lo sguardo altrove, se ciò che stiamo osservando non ci piace. 

Ma tutt’altra faccenda è quando guardiamo noi stessi, poiché se quello che vediamo riflesso nello specchio non ci piace, allora l’unica cosa che si può fare è impegnarci a cambiare la nostra essenza così da apprezzarne, ammirarne quindi, il riflesso.


Chiunque sia in grado di fare questo, è una persona di grande valore.

E per farci capire l’importanza di affrontare ciò che la vita ci mette davanti, ci imbattiamo nella figura dell’ubriacone il quale piuttosto che affrontare i propri errori, preferisce girarsi dall’altra parte (annebbiarsi la vista bevendo), per non vedere i propri errori o la propria incapacità.

Per dimenticare che ho vergogna 

Siamo costantemente messi davanti a una scelta di qualche genere ed in questo caso la scelta è il cambiamento: continuare ad agire come si è sempre fatto (bottiglie vuote) o cambiare, e quindi ottenere qualcosa di diverso (bottiglie piene)? 

Ma come ci insegna il piccolo principe, non è cosa per tutti.


Molto interessante, e soprattutto attuale è la figura dell’uomo d’affari.

Sono un uomo serio, io, non mi diverto con delle frottole.

Si potrebbe pensare che l’uomo d’affari sia avido, ebbene lo è! Tuttavia la sua caratteristica preponderante è l’egoismo, la sua volontà di possedere qualcosa, per la sua unica soddisfazione, anche a costo di privare chiunque altro di quel qualcosa, pur non avendone diritto alcuno. 

Possedere l’impossibile è un ossimoro talmente palese, che solo qualcuno di davvero “accecato” non se ne renderebbe conto. Ma cosa aspettarsi da una persona che è cieca anche di fronte alle sue stesse esigenze,

(…) non sono stato disturbato che tre volte.

La prima volta (…) da una melolonta

(…)

la seconda da una crisi di reumatismi.

Non mi muovo mai (…) La terza volta…eccolo!

e che vive i propri bisogni fisiologici come il camminare, il sorridersi l’un l’altro, il relazionarsi…come una distrazione, qualcosa da cui fuggire?!

E poi, viene da chiedersi a cosa serve possedere qualcosa che non ha bisogno delle nostre cure, o verso la/e quale/i non abbiamo intenzione di offrirgliele?

Per fortuna il piccolo principe è diverso, Lui si occupa di ciò che possiede!


Difficile scegliere quale sia l’insegnamento più importante che troviamo ne Il piccolo principe, o quale sia il personaggio/simbolo che ciascuno di noi preferisce.

Eppure due sono quelli che da adulto insegnerei ad un bambino, e corrispondono alla figura del lampionaio e del serpente (e chissà, che con l’occasione, si scongiuri anche una delle paure più diffuse tra gli adulti).

Il lampionaio ci insegna da un lato la costanza e dall’altro la capacità di modellare le nostre azioni, in base ai cambiamenti che si manifestano nella nostra vita. Ma l’insegnamento più importante, è l’amore per ciò che fa ogni giorno, 

E’ una bellissima occupazione, ed è veramente utile, perché è bella

[e il mondo ha un enorme bisogno di bellezza]

e il lampionaio, quello che fa, lo fa davvero tante volte, dato che il sole tramontava ben

millequattrocentoquaranta (volte) nelle ventiquattro ore!

e soprattutto la capacità di rendere ciò che si fa, utile anche ad altri oltre che a noi stessi, poiché se così facessimo tutti, ciascuno si occuperebbe dell’altro e avremmo tutti ciò di cui abbiamo bisogno e vogliamo, costruendo e vivendo un mondo davvero felice e sazio di qualunque cosa, 

Forse perché si occupa di altro che non di se stesso.

nella giusta misura.

(…) i grandi (…) si immaginano di occupare molto posto.

Si vedono importanti come dei baobab.

La “lezione” del serpente non sta invece nella sua velenosa pericolosità, nonostante ciò corrisponda a realtà, quanto piuttosto nell’imparare a non giudicare mai dalle apparenze

(sono) sottile come un dito (…) Ma sono più potente di un dito di un re.

…e a ben pensarci, noi adulti stiamo (leggendo e capendo questo racconto, in bilico tra l’autobiografico e il fantastico) prendendo lezioni di vita da un biondo principe bambino di sei anni, che vive su un asteroide con tre vulcani (di cui uno spento, “ma non si sa mai..”) e una rosa!


E poi c’è una domanda davvero importante che il piccolo principe fa al serpente

“Ma perché parli sempre per enigmi?”

“Li risolvo tutti”

E quale premio migliore se non quello di tornare a casa, dopo avere trovato risposta a importanti domande, aver fatto nuove scoperte e conquiste? 

Gli uomini? (…) non hanno radici e questo li imbarazza molto.

Casa è ciò che quando manca, (e un soldato in missione, quale fu Antoine de Saint-Exupéry, lo sa bene) manca davvero. Ma che quando c’è, ci ripaga di ogni sforzo fatto, premiandoci (anche) con un tramonto, o più d’uno.

In fondo sarebbe davvero meraviglioso poter vedere ben quarantatré tramonti in un solo giorno,

Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!

e per noi che abitiamo sul pianeta Terra, il settimo che il piccolo principe visita, e dove incontra tra gli altri anche il pilota, deve essere un’esperienza simile a quella di guardare il cielo quando c’è l’aurora boreale.

Asteroidi visitati

  • 325: il primo asteroide, il Re vestito di porpora e d’ermellino
  • 326: il secondo asteroide, il Vanitoso
  • 327: il terzo asteroide, l’Ubriacone
  • 328: il quarto asteroide, l’Uomo d’affari
  • 329: il quinto asteroide, il Lampionaio
  • 330: il sesto asteroide, il Geografo
  • Terra: il settimo pianeta

Personaggi &…

  • Il piccolo principe
  • Il pilota
  • La rosa
  • il Re vestito di porpora e d’ermellino
  • il Vanitoso
  • l’Uomo d’affari
  • il Lampionaio
  • il Geografo
  • La volpe
  • Il serpente

Titolo originale:  Le Petit Prince

Autore: Antoine de Saint-Exupéry

Prima pubblicazione: 1943

Prima pubblicazione in Italia: 1949

La mia edizione: 2007

Editore italiano: Bompiani

Collana: –

Genere: Racconto, Ragazzi

Numero di pagine: 122

Preceduto da: Pilota di guerra

Seguito da: Lettera a un ostaggio

L’Ickabog | J.k.Rowling

L’Ickabog di J.K.Rowling è un libro per bambini (ma anche per adulti), in cui si affrontano tematiche significative come la politica, la corruzione e il potere femminile. 

Le pagine di questo racconto sono rimaste chiuse a lungo in una scatola impolverata, nella soffitta scozzese di J.K.Rowling. Solo il “richiamo dei bambini”, poteva spingerla a riprendere in mano quella bozza, per trasformarla ne L’Ickabog.

Così ho tirato fuori dalla soffitta la scatola polverosa

piena di fogli scritti a mano e a macchina,

e mi sono messa a lavoro.

Erano dieci anni che la storia dell’Ickabog attendeva di essere pubblicata, perché fino al 2020 gli unici che ad averla ascoltata, erano i due figli dell’autrice, 

il primo vero pubblico dell’Ickabog

Come fu per Harry Potter e la maledizione dell’erede, anche per L’Ickabog, i ricavati delle vendite verranno devoluti in beneficienza, ma questo non è l’aspetto più bello di questo libro.

Pubblicato gratuitamente online, l’autrice ha chiesto ai bambini di disegnarne le illustrazioni, e i trentaquattro vincitori del concorso, tutti con un’età compresa tra i sette e dodici anni, hanno così avuto il privilegio di mostrare a tutti la loro visione, di questa storia.

E bisogna davvero dire, che tutte le illustrazioni sono così ricche di dettagli e ben fatte, che se qualcuno non ce lo avesse detto, non avremmo mai immaginato che si tratta di disegni fatti da bambini.


Leggendo la storia de L’Ickabog, ci rendiamo conto (anche dal fatto che i capitoli sono ben 64 su un libro di 307 pagine), che si tratta di una di quelle favole che venivano raccontate a voce, quasi una legenda. Come se la sera ci si riunisse tutti quanti, per ascoltarne oggi una parte (capitolo), domani un’altra; e sono sicura che nel periodo di quarantena in molte case è stato così.

E mi piace fare il paragone con quella che è la trasmissione orale, (perché non sempre e non soltanto le storie vengono scritte), in quanto è tipico delle storie narrate, che abbiano un significato, una morale, e il compito di dare delle risposte a domande, che molto spesso sono più grandi di noi.

  • Che cosa ci dicono di noi i mostri che evochiamo?
  • Cosa deve succedere perché il male si impossessi di una persona o di una nazione, e come si fa a sconfiggerlo?
  • Perché le persone scelgono di credere alle bugie, anche a fronte di prove esili o inesistenti?

Cornucopia è una piccola nazione e le sue città sono quattro, almeno all’inizio della storia: 

  • Chouxville: la capitale nel sud del paese, famosa per i suoi dolci
  • Montecaglio: collegata a Capocolle tramite un ponte sul Fluma, famosa per i suoi formaggi.
  • Capocolle: città dirimpettaia di Montecaglio, dove la carne e tutti i suoi derivati sono impareggiabili
  • Jeroboam: che si potrebbe chiamare la città del vino.

Cornucopia è quindi una terra ricca di tutto, florida, e le persone lavorano e vivono serenamente sotto il giusto governo (primo tema: politica) di Re Teo, che in tutta onestà non deve faticare poi molto, per regnare su una nazione felice.


Esiste però, un luogo di Cornucopia nel nord del paese chiamato le Paludi, ebbene qui la situazione è molto diversa: la terra è arida e le pecore sono magre! Le persone che vi abitano sono sporche, e vivono di stenti perché la lana delle loro pecore vale poco a vendersi; ma non è tutto.

In questa terra lontana, nacque una legenda ben prima che questa storia venisse narrata la prima volta, si tratta dell’Ickabog! Ma che si trattasse di fatti veri o inventati non importava poi molto a nessuno, poiché nel caso, sarebbe stato un problema dei paludesi (secondo tema: egoismo e indifferenza).

Un masso gigantesco, coperto di lunghe alghe di palude

color marrone-verdastro(…) un groviglio di lunghi,

ruvidi peli verdi che lo coprivano dalla testa ai piedi

Data una serie di circostanze il Re Teo, che di “Temerario” aveva ben poco, decide di partire alla volta del nord con l’intenzione di “uccidere il mostro”. Sfortuna volle che nonostante fosse tendenzialmente di animo buono, benché molto vanitoso (terzo tema: vanità), la qual cosa costerà la vita alla Signora di Maggio (quarto tema: sfruttamento sul lavoro) scelse come migliori amici e consiglieri privati, proprio Lord Scaracchio e Lord Flappone (quinto tema: capacità di giudizio).


Davvero una pessima scelta, soprattutto se si pensa al fatto che sarà Lord Flappone a uccidere (accidentalmente) il capitano Raggianti, e che questo episodio sarà il pretesto per l’uno e l’altro (ma non solo), di arricchirsi a spese del giusto popolo di Cornucopia (sesto tema: avidità).

E se è vero, come lo è, che la verità viene sempre a galla (settimo tema: verità/onestà), altrettanto vero è, che per tenerla sommersa, ci vogliono davvero un’innumerevole quantità di sforzi e di bugie (ottavo tema: menzogna/imbrogliare). Infatti per coprire la colpa di Flappone, Lord Scaracchio con l’ormai capitano Blatta, fingono di essersi imbattuti nella ferocia dell’Ickabog avviando un’incredibile serie di omicidi (nono tema: omicidio politico), il tutto per garantire l’ingrasso della loro fortuna (decimo tema: interesse personale).


Inventare bugie che si incastravano perfettamente, divenne complicato anche per una mente come quella di Scaracchio; ma per sua fortuna aveva come alleato il suo maggiordomo Otto Balzelli, disposto praticamente a tutto pur di riempirsi le tasche al pari di Cancheri, le cui orecchie e occhi si trovavano casualmente sempre a portata di qualche informazione (undicesimo tema: spiare) degna d’essere carpita.

Con un Re Teo completamente (e opportunamente) terrorizzato dalla minaccia dell’Ickabog, e il Primo Consigliere Lisca d’Aringa tolto di mezzo (dodicesimo tema: lealtà) , con un agghiacciante e rapida azione, il florido regno di Cornucopia finì nelle mani di Scaracchio, che riuscì a renderlo completamente arido, povero e infelice.

la speranza aveva lasciato il suo cuore

come un uccello vola via dal nido saccheggiato

Attuando un regime di polizia, i rapporti umani (tredicesimo tema: umanità) vengono meno e il sospetto unito alla sfiducia parrebbero farla da padrone.

Vero è che quando una famiglia, anzi due in questo caso (i di Maggio e i Raggianti) vengono distrutti da un lutto (una madre/moglie e un padre/marito) (quattordicesimo tema: morte), la vita perde davvero molto del suo colore, (quindicesimo tema: famiglia) come ben espresso dal cambio d’abiti di Margherita di Maggio. La bambina passa infatti dall’indossare quei meravigliosi abiti che le cuciva la madre, a una tuta da lavoro, che finisce col diventare davvero troppo piccola per lei (sedicesimo tema: alienazione), nonostante durante la sua “prigionia” era sempre ben pronta a dividere, con i bambini più piccoli parte del suo magro pasto (diciassettesimo tema: altruismo)

un bel vestitino (…) giallo sole, con delle margherite

ricamate intorno allo scollo e ai polsini…molto tempo prima,

quando sua madre era viva e le cuciva tutti i vestiti.

E quando anche dire liberamente ciò che si pensa (diciottesimo tema: libertà d’espressione) viene considerato tradimento perché scomodo (diciannovesimo tema: tirannia), allora anche il legame che unisce due persone, che sono da sempre come fratello e sorella (Roberta Raggianti/Michele di Maggio – Robi Raggianti/Margherita di Maggio), si spezza come fosse il filo dello yo-yo che Robi regala a Margherita per il suo compleanno.

Gli anni passano e i dubbi degli abitanti di Cornucopia aumentano, e con questi anche il pugno di ferro (ventesimo tema: corruzione) di Scaracchio che con i suoi Pedoni Oscuri (ventunesimo tema: strafexpedition/repressione), fagocita la paura per il mostro (ventiduesimo tema: manipolazione).


Ma chi ha davvero perso una persona cara, non può rimanere indifferente agli eventi (ventitreesimo tema: nobiltà d’animo), così Robi (in un modo o nell’altro) partito  alla volta dell’Ickabog (ventiquattresimo tema: vendetta) ritroverà una vecchia amica, (venticinquesimo tema: amicizia) scoprendo con gioia che tra di loro nulla era cambiato.

E mentre a nord c’erano Robi, Margherita, Marta e Bernardo, che l’Ickabog l’hanno incontrato davvero, a sud si faceva di tutto per tenere viva una menzogna, arrivando a rapire (ventiseiesimo tema: rapimento “politico”) e imprigionare (ventisettesimo tema: prigionia) persone innocenti obbligandole a collaborare dietro le più basse delle minacce (ventottesimo tema: ricatto). 

(…) che le croste bruciate e le basi troppo umide capitano anche ai migliori. Rimboccati le maniche e fai un altro dolce (…) Non ha senso lamentarsi di qualcosa a cui non c’è rimedio!

(ventinovesimo tema: tenacia)

Come abbiamo avuto modo di scoprire la vera amicizia sconfigge il tempo e gli orrori della vita, 

di certo sapeva come recuperare una cosa che sembrava rovinata

(trentesimo tema: perseveranza)

e infatti Roberta Raggianti nel suo periodo di prigionia, 

Raggianti insiste perché tutti i prigionieri avessero

una fetta di una torta finita, in modo

da comprendere il risultato del loro sforzi.

(trentunesimo tema: lavoro onesto)

farà molto di più che continuare a sfornare dolci per il Re (trentaduesimo tema: caparbietà),

Non aveva mai immaginato che una cuoca

potesse essere altera come una nobildonna

(trentatreesimo tema: donne e lavoro)

salverà delle vite  (trentaquattresimo tema: solidarietà) e la mente del suo nuovo futuro marito, perché l’amore quando è intrappolato (trentacinquesimo tema: amore “inespresso”) e non può uscire, può fare davvero più danni di una guerra nella vita delle persone.

Le lacrime possono guarire la mente, proprio come le risate

Cornucopia è in ginocchio (trentaseiesimo tema: carestia): gli orfanotrofi e i cimiteri si riempiono, i commercianti vedono le proprie attività fallire (trentasettesimo tema: impotenza) e iniziano a cercare lavoro altrove (trentottesimo tema: migrazioni interne) e gli unici che possono salvare la situazione, e quindi Cornucopia

aveva la strana sensazione di essere destinata a qualcosa di grande,

qualcosa che avrebbe cambiato non solo la sua vita

ma il destino di tutta Cornucopia.

 sono quattro bambini e un Ickabog (trentanovesimo tema: lungimiranza).

I bambini erano più saggi degli adulti!

Il primo approccio con “la montagna verde e pelosa” (quarantesimo tema: diffidenza/paura del “diverso”) non è stato certo dei migliori, considerando anche il fatto che le intenzioni dell’Ickabog erano quelle di mangiarseli, quei quattro ragazzini che aveva salvato

E sarà stata la neve, il caldo di un comodo giaciglio e di un fuoco sempre acceso, ma il pensiero di tutti, Ickabog compreso, era rivolto a chi in quel momento non era con loro (quarantunesimo tema: nostalgia); e il canto del gigante non indorava di certo la pillola.

Per fortuna, anche se Mo’ Grugna non sarebbe d’accordo, che Margherita aveva ripreso il carattere forte (quarantaduesimo tema: potere femminile) di suo padre. Infatti una sera decide (quarantatreesimo tema: dialogo/mediazione) di sederglisi affianco

Margherita si diresse coraggiosamente verso l’entrata

della grotta, e si sedette accanto all’Ickabog

e capire davvero la sua storia, e fu così che il disgelo arrivò, non solo fuori dalla caverna (quarantaquattresimo tema: saggezza).

Con la Nascenza alle porte, e un obiettivo (quarantacinquesimo tema: motivazione) ben chiaro la strampalata compagnia, si mette in viaggio (quarantaseiesimo tema: fiducia nel prossimo) intenzionata a chiarire una cosa:

l’Ickabog mangia solo funghi

E fu così che nonostante tutte le misure preventive, il vero Ickabog arriva a Chouxville, la verità viene a galla, e i cospiratori (quelli veri) (quarantasettesimo tema: cospirazione), ricevono la loro punizione (quarantottesimo tema: giustizia/tutti i nodi vengono al pettine).

E la nuova Signora di Maggio, sarà stata enormemente contenta nello sfornare tutte quelle torte nuziali (quarantanovesimo tema: amore “espresso”), che certamente vennero mangiate con le lacrime agli occhi, come sempre accadeva con i dolci di Chouxville…e con i suoi in particolare.


In conclusione l’Ickabog pur essendo un libro per bambini, è un racconto estremamente politico, che evidenzia le opinioni dell’autrice come già abbiamo visto ne Il seggio Vacante. É importante anche sottolineare che vi sono altri due temi fondamentali, e sono il coraggio che a volte manca (Re Teo e i suoi due amici Lord) a volte abbonda (praticamente tutti gli altri personaggi “buoni“) (cinquantesimo tema: coraggio).


Ma non è solo il coraggio a intridere ogni parola dell’ickabog, il quale dimostra il coraggio abbandonando la sua palude (cinquantunesimo tema: confort zone/status quo), c’è anche la speranza. Quella potente leva che ci spinge ad andare avanti sempre nonostante tutto e tutti (cinquantaduesimo tema: speranza), come se ci fosse la consapevolezza del successo, purché si agisca nell’interesse della comunità cui si appartiene (cinquantatreesimo tema: collettività/nazione/patriottismo).

Personaggi

  • L’Ickabog: personaggio della leggenda nata a nord di Cornucopia nella zona de “le Paludi”. È un mostro che abita in una zona acquitrinosa, buia e nebbiosa a nord del paese, troppo pericolosa per gli esseri umani. L’aspetto dell’Ickabog cambiava a seconda di chi ne raccontava la storia e i suoi poteri erano grandi quanto l’immaginazione di chi raccontava. Si dice che il mostro mangi bambini e pecore. Il termine Ickabog deriva da Ichabod, che significa “senza gloria” o “la gloria se n’è andata”. “Un masso gigantesco, coperto di lunghe alghe di palude color marrone-verdastro(…) un groviglio di lunghi, ruvidi peli verdi che lo coprivano dalla testa ai piedi
  • Re Teo il Temerario: anche se era il primo tra i fifoni, ha i capelli biondi ed è molto vanitoso
  • Lord Scaracchio: uno dei due migliori amici di Re Teo il Temerario. Una volta chiese a Lady Eslanda di sposarlo e lei rifiutò. Molto magro, astuto e intelligente, governerà Cornucopia con l’inganno. Molto abile nel persuadere il re.
  • Lord Flappone: uno dei due migliori amici di Re Teo il Temerario. Rubicondo e molto grasso; meno intelligente di Scaracchio ma comunque più del Re. Molto abile nel convincere il re e questo, tra le altre cose sarà la sua fortuna.
  • Lady Eslanda: nobildonna che piace a Re Teo, e che è segretamente innamorata del coraggioso Buonuomo. Ha i capelli neri e davvero molto coraggio, oltre ad avere un cuore grande.
  • Bruno Buonuomo: come Lady Eslanda lo è di lui anche egli è segretamente innamorato della nobildonna. Dopo aver dimostrato grande lealtà alla nazione diverrà Primo Ministro di Cornucopia 
  • Re Porfirio: reggente della vicina Pluritania, che aveva offerto in sposa a Re Teo una delle sue figlie in cambio di una fornitura a vita di Celie Celesti
  • Robi “Robertino” “Lardolardo” Raggianti: uno dei personaggi principali di questa storia, è un bambino di Chouxville un po’ grassottello a causa del lavoro della madre e per questo chiamato Lardolardo dagli altri bambini 
  • Signora Roberta Raggianti: madre di Robi “Robertino” è amica d’infanzia di Michele di Maggio. È capo pasticciera personale del Re e moglie del capitano Raggianti
  • Signor Michele di Maggio: padre di Margherita, il miglior falegname di Chouxville e amico d’infanzia della signora Raggianti, lavora per Re Teo come tuttofare 
  • Maggiore Raggianti: padre di Robi Raggianti. Lavora per il Re Teo accompagnandolo cinque volte la settimana a caccia è membro della Guardia Reale. Verrà ucciso accidentalmente da Lord Flappone e premiato con la Medaglia al Valore per Estremo Coraggio contro il Letale Ickabog
  • Margherita di Maggio: migliore amica di Robi “Lardolardo”, nati a pochi giorni di distanza i due erano come fratelli e lei più snella e agile del “fratello” ne prendeva sempre le parti. Il nome deriva dalla passione per la madre, Maddalena di Maggio, per le margherite
  • Maddalena di Maggio: capo sarta del palazzo, un lavoro di prestigio considerando la passione del re per il suo guardaroba, adorava (perché verrà uccisa dal troppo lavoro) cucire abiti per la figlia Margherita
  • Lisca d’Aringa: Primo Consigliere del Re Teo, con una lunga barba grigio argento, che verrà eliminato da Blatta 
  • Bernardo Blatta: il più grande dei fratelli Blatta che ora abitava nella stanza che era di Margherita, nonostante fu il primo a prendere in giro Robi ne diverrà uno tra i migliori amici, e anche di Margherita. Sposerà Marta
  • Cancheri: uno dei valletti le cui orecchie hanno la precipua abitudine di trovarsi esattamente dove c’è qualcosa da origliare
  • Capitan Buonuomo: figlio di casari di Montecaglio amato dalla timida e bella Lady Eslanda
  • Capitan Blatta: padre di Bernardino Blatta era il vice di Raggianti. Era l’uomo più grosso di tutta la Guardia Reale e aveva baffi neri come l’inchiostro, succederà a Raggianti dopo la sua morte
  • Bertina: la domestica che avverte Lady Eslanda e porta il vino nel la Sala del Trono dove il capitano Blatta incontra la signora Raggianti dopo che il corpo del defunto Capitano Raggianti viene deposto nel Salotto Azzurro. É originaria di Jeroboam
  • Augusto Bottone: giovane soldato semplice (inventato) che avrebbe dovuto consegnare alla signora Raggianti la notizia della morte del marito. Verrà onorato con la Medaglia al Valore per Estremo Coraggio contro il Letale Ickabog
  • Ogden: uno dei tre soldato della Guardia Reale che vengono imprigionati per tradimento, è un uomo semplice e sposato
  • Wagstaff: uno dei tre soldato della Guardia Reale che vengono imprigionati per tradimento, è un uomo spiritoso e incline ai brufoli
  • Signora Bottone: madre di Augusto Bottone, è in realtà il maggiordomo di Scaracchio con una parrucca rossa
  • Professor Truffalmacco: finto esperto dell’Ickabog, ha l’aspetto di un uomo-talpa tanto sono spessi i suoi occhiali, è in realtà il maggiordomo di Scaracchio. In questa veste ha l’aspetto di un ometto anziano con i capelli candidi e un paio di occhiali così spessi che i suoi occhi quasi sparivano nel nulla
  • Otto Balzelli: maggiordomo di Lord Scaracchio che bada alle sue proprietà e che avrebbe fatto qualunque cosa per denaro, e lo dimostrerà di certo
  • Malik Macola: miglior ritrattista del paese assunto per eseguire un ritratto di Re Teo mentre lotta contro l’Ickabog
  • Fratello del soldato Ogden: allevatore di maiali fuori Capocolle 
  • Madre del soldato Wagstaff: serve da bere in una taverna di Jeroboam
  • Filippo Filetto: macellaio di Capocolle che organizzò una riunione in municipio per far firmare una petizione in cui si chiedevano le prove su come veniva spesa la nuova tassa
  • Zagaglia: soldato incaricato da Scaracchio di “liberarsi” di Margherita di Maggio, è originario di Jeroboam
  • Rosy: nipote di zagaglia è una ragazzina dell’età di Margherita e lo zio gli è molto affezionato, ecco perché non riesce nel compito assegnatogli
  • Ma’Grugna: vecchia di Jeroboam, che in cambio un ducato al mese accetta sotto il proprio tetto dei bambini, non le importa affatto della loro provenienza. Veste di nero e si accompagna con un bastone dal manico d’argento, ha un enorme verruca marrone e pelosa sulla punta del naso
  • Gianni il Bruto: uno dei ragazzi che viveva nell’orfanotrofio con Margherita, una sorta di vice Ma’ Grugna
  • Marianna: collega di Roberta Raggianti alla quale quest’ultima riferisce per sbaglio che Michele di Maggio in realtà non credé nell’esistenza dell’Ickabog
  • Signora Filetto: moglie del macellaio una donna molto gentile, che non avendo figli suoi si occupava di quelli degli altri e cantava nel coro locale
  • Matilde: la cameriera di Lady Eslanda
  • Signor Bertoni: marito di Bertina, lex cameriera che avvertí Lady Eslanda
  • Marta: compagna di orfanotrofio di Margherita 
  • Signora Conventi: insegnante di Robi
  • Alberto: cugino di Roberta Raggianti che abita a Jeroboam
  • Gemelli Bertoni: figli di Bertina e il Signor Bertoni, i cui genitori sono costretti a lasciarli in orfanotrofio quando la loro attività fallì come quella di tanti altri connazionali
  • Speroni: stalliere della tenuta di campagna di Scaracchio, che evidentemente non gli è molto fedele

Luoghi

  • Cornucopia: minuscola e florida nazione, governata da Re Teo. La sua agricoltura è la più florida di tutti i paesi limitrofi
  • Chouxville: la capitale nel sud di Cornucopia, famosa per i suoi dolci vanta i migliori pasticceri
  • Montecaglio e Capocolle: città gemelle collegate da un ponte di pietra ad arco sul fiume principale di Cornucopia
  • Montecaglio: collegata a Capocolle tramite un ponte sul Fluma, famosa per i suoi formaggi.
  • Capocolle: città dirimpettaia di Montecaglio, dove la carne e tutti i suoi derivati sono impareggiabili
  • Jeroboam: città di Cornucopia in granito  famosa per i suoi vigneti al punto che si potrebbe chiamare la città del vino. I suoi mercanti erano i più ricchi del regno
  • Fluma: fiume principale di Cornucopia
  • Pluritania: terra vicina a Cornucopia dove i cospiratori pro Ickabog dicono siano andati i di Maggio
  • le Paludi: luogo all’estremità settentrionale di Cornucopia dove tutta la ricchezza di Cornucopia pareva incapace di arrivare. Agricoltura e pastorizia erano più che scarne e gli abitanti erano vestiti di stracci poiché le loro pecore malnutrite non rendono molti soldi.
  • Città nella città: quartiere di Chouxville in cui viveva chi lavorava per Re Teo, con le loro famiglie. Era separato dal resto della città da mura bianche e la sera, dopo che le perte erano chiuse, godevano della protezione dalla Guardia Reale
  • Salotto Giallo: luogo di ritrovo del re con i suoi ospiti dopo la cena di solito Lord Flappone e Lord Scaracchio 
  • Sala del trono: luogo del palazzo in cui, tra le altre cose, si tengono le udienze con i sudditi 
  • Stanza della Guardia: dove Scaracchio riunisce tutte le guardie per offrire loro una versione ufficiale sulla morte del capitano Raggianti
  • Ickaville: quinta città di Cornucopia, situata a metà tra Montecaglio e Jeroboam sulle rive del Fluma, divenne città di coltivatori di funghi

Dolci

  • Culle di Fata: i dolci migliori di Chouxville
  • Celie Celesti: dolci di Chouxville, così buoni che tutti piangono dopo averli mangiati 
  • Folli sfoglie: dolci molto apprezzati da Re Teo
  • Culle di Fata: ottimi dolci di Chouxville 
  • Delizie del Duca: ottimi dolci di Chouxville, dolci molto apprezzati da Re Teo
  • Sogni di fanciulla: dolci di Chouxville
  • Ickapuff: paste più leggere e soffici che si possano immaginare di invenzione di Roberta Raggianti oramai di Maggio

Termini & nomi

  • Riccardo il Ritto: padre di Teo fu re prima di Teo il Temerario, che a dispetto del nome “Ritto” aveva tutti i denti storti, e i capelli biondi  come anche suo figlio
  • Blatta: famiglia con cui i di Maggio sono “invitati” a scambiare casa 
  • Giorno delle udienze: occasione molto gradita a Re Teo, soprattutto perché poteva indossare un abito nuovo per l’occasione si teneva una volta l’anno 
  • Paludese: abitante delle paludi come il pastore padrone di Macchia
  • Macchia: cane presumibilmente divorato dall’Ickabog
  • Fanghiglione: animale simile a un topo senza peli che abita le Paludi
  • Guardia Reale: esercito che protegge Cornucopia, anche se prima delle vicende narrate in questa storia, non avevano davvero un gran che da fare
  • Medaglia al Valore per Estremo Coraggio contro il Letale Ickabog: encomio che Scaracchio propone di conferire tanto al Re Teo (in oro) che a Raggianti che a Bottone (in argento, per risparmiare)
  • Brigata Speciale Anti-Ickabog: un piccolo esercito composto da cento uomini, con la divisa color verde, che costringerà le famiglie di tutto il regno a pagare una tassa supplementare di due ducati d’oro al mese
  • Bandalore: com’era chiamato lo yo-yo a quei tempi, Robi ne regala uno a Margherita
  • Gianni: tutti i “maschi” di Ma’ Grugna
  • Gianna/e: tutte le “femmine” di Ma’ Grugna
  • Pedoni Oscuri: squadre incaricate di assassinare di notte gli scettici e coprire il crimine con le finte impronte dell’Ickabog
  • Gianna la Brutta: appellativo che Ma’ Grugna diede a Margherita di Maggio nel vano tentativo di “piegare” la sua impertinenza annichilendola
  • Ickerese: la lingua degli Ickabog
  • Nascenti: i nuovi Ickabog che nascono prendendo il posto di quella che li ha generati
  • Icker: genitore dei nuovi Ickabog 
  • Ickaboggoli: cuccioli di Ickabog
  • Ickabubbo: modo in cui gli Ickabog chiamano i loro fratelli e sorelle 

Temi

Tutti i temi individuati sono frutto di una personale lettura del racconto, ciò non esclude possibili altre interpretazioni e conclusioni.

  • 1. primo temapolitica
  • 2. secondo temaegoismo e indifferenza
  • 3. terzo temavanità
  • 4. quarto temasfruttamento sul lavoro
  • 5. quinto temacapacità di giudizio
  • 6. sesto tema: avidità
  • 7. settimo tema: verità/onestà
  • 8. ottavo temamenzogna/imbrogliare
  • 9. nono temaomicidio politico
  • 10. decimo temainteresse personale
  • 11. undicesimo temaspiare
  • 12. dodicesimo temalealtà
  • 13. tredicesimo temaumanità
  • 14. quattordicesimo temamorte
  • 15. quindicesimo temafamiglia
  • 16. sedicesimo temaalienazione
  • 17. diciassettesimo tema: altruismo
  • 18. diciottesimo tema: libertà d’espressione
  • 19. diciannovesimo tema: tirannia
  • 20. ventesimo tema: corruzione
  • 21. ventunesimo temastrafexpedition/repressione
  • 22. ventiduesimo temamanipolazione
  • 23. ventitreesimo tema: nobiltà d’animo
  • 24. ventiquattresimo tema: vendetta
  • 25. venticinquesimo temaamicizia
  • 26. ventiseiesimo temarapimento “politico”
  • 27. ventisettesimo tema: prigionia
  • 28. ventottesimo tema: ricatto
  • 29. ventinovesimo tema: tenacia
  • 30. trentesimo tema: perseveranza
  • 31. trentunesimo tema: lavoro onesto
  • 32. trentaduesimo temacaparbietà
  • 33. trentatreesimo temadonne e lavoro
  • 34. trentaquattresimo temasolidarietà
  • 35. trentacinquesimo temaamore “inespresso”
  • 36. trentaseiesimo temacarestia
  • 37. trentasettesimo temaimpotenza
  • 38. trentottesimo temamigrazioni interne
  • 39. trentanovesimo temalungimiranza
  • 40. quarantesimo temadiffidenza/paura del “diverso”
  • 41. quarantunesimo temanostalgia
  • 42. quarantaduesimo tema: potere femminile
  • 43. quarantatreesimo temadialogo/mediazione
  • 44. quarantaquattresimo temasaggezza
  • 45. quarantacinquesimo temamotivazione
  • 46. quarantaseiesimo temafiducia nel prossimo
  • 47. quarantasettesimo tema: cospirazione
  • 48. quarantottesimo temagiustizia/tutti i nodi vengono al pettine
  • 49. quarantanovesimo temaamore “espresso”
  • 50. cinquantesimo temacoraggio
  • 51. cinquantunesimo temaconfort zone/status quo
  • 52. cinquantaduesimo temasperanza
  • 53. cinquantatreesimo temacollettività/nazione/patriottismo

Titolo originale: The Ickabog

Autore: J.K.Rowling

Prima pubblicazione: 2020

Prima pubblicazione in Italia: 2020

La mia edizione: I Edizione 2020

Editore italiano: Salani

Collana: –

Genere: Ragazzi

Numero di pagine: 307

Preceduto da: Animali fantastici – I crimini di Grindenwald (2018)

Seguito da: –

capitoli

  • Capitolo 1. Re Teo il Temerario
  • Capitolo 2. L’Ickabog
  • Capitolo 3. Morte di una sarta
  • Capitolo 4. La casa silenziosa
  • Capitolo 5. Margherita di Maggio
  • Capitolo 6. Il litigio in cortile
  • Capitolo 7. Lord Scaracchio racconta storie
  • Capitolo 8. Il Giorno delle Udienze
  • Capitolo 9. Il racconto del pastore
  • Capitolo 10. La missione di Re Teo
  • Capitolo 11. Il viaggio verso nord
  • Capitolo 12. La spada smarrita del re
  • Capitolo 13. L’incidente
  • Capitolo 14. Il piano di Lord Scaracchio
  • Capitolo 15. Il re ritorna
  • Capitolo 16. Robi dice addio
  • Capitolo 17. Buonuomo non ci sta
  • Capitolo 18. Fine di un consigliere
  • Capitolo 19. Lady Eslanda
  • Capitolo 20. Medaglie per Raggianti e Bottone
  • Capitolo 21. Il professor Truffalmacco
  • Capitolo 22. La casa senza bandiere
  • Capitolo 23. Il processo
  • Capitolo 24. Il bandalore
  • Capitolo 25. Il problema di Lord Scaracchio
  • Capitolo 26. Un lavoro per il signor di Maggio
  • Capitolo 27. Rapita
  • Capitolo 28. Ma’Grugno
  • Capitolo 29. La signora raggianti si preoccupa
  • Capitolo 30. Il piede
  • Capitolo 31. Scomparsa di un macellaio
  • Capitolo 32. Una falla nel piano
  • Capitolo 33. Re Teo è preoccupato
  • Capitolo 34. Altri tre piedi
  • Capitolo 35. La proposta di Lord Scaracchio
  • Capitolo 36. Cornucopia ha fame
  • Capitolo 37. Margherita e la luna
  • Capitolo 38. La visita di Lord Scaracchio
  • Capitolo 39. Robi e la brigata Anti-Ickabog
  • Capitolo 40. Robi trova un indizio
  • Capitolo 41. Il piano della signora Raggianti
  • Capitolo 42. Dietro la tenda
  • Capitolo 43. Robi e la guardia
  • Capitolo 44. La signora Raggianti contrattacca
  • Capitolo 45. Robi e Jeroboam
  • Capitolo 46. Il racconto di Bernardo Blatta
  • Capitolo 47. Nelle segrete
  • Capitolo 48. Robi e Margherita si ritrovano
  • Capitolo 49. Fuga da Ma’Grugna
  • Capitolo 50. Un viaggio d’inverno
  • Capitolo 51. Nella grotta
  • Capitolo 52. Funghi
  • Capitolo 53. Il mostro misterioso
  • Capitolo 54. La canzone dell’Ickabog
  • Capitolo 55. Scaracchio offende il re
  • Capitolo 56. Il complotto nelle segrete
  • Capitolo 57. Il piano di Margherita
  • Capitolo 58. Bertina Bertoni
  • Capitolo 59. Ritorno a Jeroboam
  • Capitolo 60. Ribellione
  • Capitolo 61. Flappone spara ancora
  • Capitolo 62. La Nascenza
  • Capitolo 63. L’ultimo piano di Lord Scaracchio
  • Capitolo 64. Cornucopia ritorna

La giuria

  • Claudio Strinati: critico d’arte, presidente della giuria
  • Matteo Bussola: scrittore e illustratore
  • Ivan Canu: direttore Nimaster Illustrazione e illustratore
  • Francesca Crescentini @tegamini: traduttrice e content creator
  • Alice Maddalozzo Delle Puppa: libreria Baobab, Porcia
  • Nicola Magrin: artista e illustratore
  • Mariagrazia Mazzitelli: direttore editoriale di Salani
  • Chiara Valerio: scrittrice

I vincitori

  • 1. Lucia Battistello: otto anni
  • 2. Alessandro Sanguinetti: dieci anni
  • 3. Pablo Santoruvo: dodici anni
  • 4. Frida Colucci: dieci anni
  • 5. Cloe Zorzi: dieci anni
  • 6. Elena Horowitz: dieci anni
  • 7. Stefano Cosentino: undici anni
  • 8. Caterina Nocelli: dieci anni
  • 9. Ada Barbarini: dodici anni
  • 10. Leonardo Lodi: dieci anni
  • 11. Elisa Bampa: undici anni
  • 12. Bianca Maria Perottino: dieci anni
  • 13. Alice Barchi: undici anni
  • 14. Ellie Stewart: nove anni
  • 15. Simone Balducci: dodici anni
  • 16. Nicole Cavarzan: sette anni
  • 17. Giulia Rossi: sette anni
  • 18. Maria Grazia De Carlo: dodici anni
  • 19. Nora Arcuri: dieci anni
  • 20. Gaia Carnesecchi: dieci anni
  • 21. Sofia Segalini: dodici anni
  • 22. Irene Semplici: nove anni
  • 23. Sofia Oudich: otto anni
  • 24. Anna Sarboraria: dodici anni
  • 25. Anita Pirola: dieci anni
  • 26. Sofia Cioffi: undici anni
  • 27. Simone Iacomino: dodici anni
  • 28. Luca Lerede: dieci anni
  • 29. Alice Abate: dieci anni
  • 30. Matilda Zanatta: undici anni
  • 31. Davide Mancarella: otto anni
  • 32. Martina Pia Mondelli: dodici anni
  • 33. Elena Agata Scardilla: dieci anni
  • 34. Lorenzo Dalla Costa: undici anni