Ce lo ricordiamo ancora quanto contano “Le piccole virtù”?

Ce lo ricordiamo ancora quanto contano “Le piccole virtù”?

RACCONTO BREVE

Ce lo ricordiamo ancora quanto contano “Le piccole virtù”?

In un mondo che va avanti velocissimo, esistono ancora, forse non troppo sommerse delle virtù, che grandi o piccole, sono una bussola nella frenesia

9 AGOSTO 2021 – ROMA

RACCONTO BREVE

Le piccole virtù di Natalia Ginzburg. Ecco la mia recensione.

 

Mi ha molto sorpresa arrivare a leggere l’ultimo dei 10 racconti che compongono “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg e apprendere che l’autrice ritiene che “le piccole virtù” non sono le cose più importanti da insegnare ad un figlio! 

Tutti i racconti del resto affrontano problemi di vita quotidiana, quasi ordinari e che tuttavia toccano nel profondo la Ginzburg, che trova qui raccolti i suoi racconti, che lei scrisse e pubblicò in momenti diversi della sua vita e su diversi quotidiani.

I racconti sono divisi in due parti; sei racconti compongono la prima parte mentre gli altri quattro compongono la seconda.

  • Inverno in Abruzzo 1944
  • Le scarpe rotte 1945
  • Ritratto d’un amico 1957
  • Elogio e compianto dell’Inghilterra 1961
  • La Maison Volpè 1960
  • Lui e io 1962

Parte seconda:

  • Il figlio dell’uomo 1946
  • Silenzio 1951
  • I rapporti umani 1953
  • Le piccole virtù 1960

Credo che l’organizzazione di questa raccolta sia stata ben concepita; infatti mentre nella prima parte troviamo situazioni destabilizzanti e drammatiche e che in generale ci parlano di sofferenza, rinunce e sacrifici; la seconda parte invece, che è quella che preferisco, ci parla di speranza e certezza. 

Diversamente dalla prima parte infatti, non si parla delle certezze che ci vengono strappate, ma di quelle che creiamo e manteniamo nelle nostre vite, con amore e voglia di sentire la terra sotto i piedi in una concretezza che la scrittura di Natalia Ginzburg riesce perfettamente ad esprimere.

Leggendo questi racconti ci rendiamo immediatamente conto che sono “maturi”, ma non dal punto di vista letterario, quanto piuttosto da quello personale: di lei come ragazza, di lei come donna, di lei come figlia, di lei come madre, di lei come moglie.

Questi racconti ci offrono uno spaccato della sua vita personale. L’autrice abbandonando la lirica ed emotiva letteratura femminile, si immerge in un profondo percorso di introspezione, che ci guida e ispira a farlo a nostra volta, rivalutando quelle che sono le nostre priorità e il nostro stesso modo di stare nel mondo.

La Ginzburg usa fatti comuni e noti ad un vasto pubblico, O più semplicemente all’essere umano; come i rapporti con gli amici dello stesso sesso o di sesso diverso, l’amore che sboccia, le differenze con il partner, quel partner che non ci saremmo mai aspettati diventasse tale, ecco che al dunque volge lo sguardo al suo passato.

Il tono che intride e funge da filo conduttore della raccolta è quel sentimento misto tra lo smarrimento per il non sapere cosa fare della propria vita, in un momento in cui assolti tutti i proprio doveri di studentessa, figlia, moglie e madre ecco che ci si rende conto di aver ubbidito a regole che non sempre le hanno permesso di esprimersi appieno.


Quando in Le scarpe rotte ci parla del suo trascorrere del tempo con una sua amica squattrinata e di avere entrambe un solo paio di scarpe malandate, ecco che quanto appena detto risulta lampante! Lei non si sente a disagio nel non avere mezzi o nello scegliere consapevolmente di vivere con un tenore di vita più libero e svincolato dalle etichette.

Era facile individuare i poveri e i ricchi, guardando il fuoco acceso

Inverno in Abruzzo

Infatti pone sempre il pensiero e quindi ci fa immaginare il suo senso di dovere verso la famiglia, che si occupa dei suo figli e ai quali non fa mancare nulla tra cui le scarpe, e che a lei stessa non sarebbe consentito di indossare quelle stesse scarpe bucate:

(…) in una casa dove non mi sarà permesso di portare le scarpe rotte.

Le scarpe rotte

che per lei sono da un lato sì l’espressione della sua ristrettezza di mezzi finanziari e da un lato però anche l’emblema della possibilità di essere come si vuole e chi si vuole in questo mondo, proprio come la sua amica che in qualche modo guarda con una sorta di affettuosa invidia, proprio in funzione della corda che prima o poi la costringerà a “tornare a casa” mentre la sua amica ne è sprovvista in quanto priva di legami.

(…) e scoprimmo, con profondo stupore, che anche nella nostra grigia, pesante e imponente città si poteva fare poesia.

Ritratto d’un amico

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Ed ancora torna la casa quando ci parla della Torino che sente casa sua, del confronto tra l’Inghilterra e l’Italia, portando sempre a noi che la leggiamo quel senso di nostalgia e calore domestico che sente mancare nella sua vita, come pure quell’impulso “giovanile” di voler scoprire ed esplorare sia sé stessa che il mondo, esprimendo sempre se stessa al meglio come ci parla in “Un amico” dove celebra le qualità di Cesare Pavese.

(…) è un paese dove si sanno costruire le case.

Elogio e compianto dell’Inghilterra

In realtà rievoca un momento della sua vita in cui era ancora capace di essere la versione migliore di se stessa, perché metteva se stessa a contatto con stimoli che erano funzionali alla sua crescita e a nutrire quella che è la sua unica vocazione: lo scrivere!

Il mio mestiere è quello di scrivere e io lo so bene e da molto tempo.

Il mio mestiere

Io non so amministrare il tempo. Lui sa.

Lui e io

Quando in il “Il mio mestiere” ci parla di come abbia voluto per amore dei figli mettersi da parte e mettere da parte la scrittura, ecco che sentiamo tutto il conflitto di essere felice concretamente per due aspetti della sua vita: la famiglia e la sua vocazione, che tuttavia non sempre sono stati facilmente conciliabili e tra i quali non sempre si sono riusciti ad intessere le migliori gerarchie in termini di priorità, almeno per quello che riguarda il suo essere una scrittrice che lei percepisce come un qualcosa che può esistere solo nella sua vecchiaia, quando in qualche modo non da “fastidio” a nessuno e non ci sono più “altri” ruoli per lei da interpretare, che abbiano più importanza della sua stessa essenza.

truffare con parole che non esistono davvero in noi e che abbiamo pescato su a caso fuori di noi e che mettiamo insieme con destrezza perché siamo diventati piuttosto furbi.

 

Eppure Natalia Ginzburg ringrazia con profondo affetto tutto quello che l’ha tenuta distante dal suo scrivere, al pari di quello che ce l’ha avvicinata, poiché lei nulla rinnega della sua vita e tutto è funzionale ad essere se stessa, ossia la scrittrice che è in realtà.

(…) in cui sarò una vecchia scrittrice famosa.

Scarpe rotte

A conti fatti il suo mestiere è lei che se l’è sempre costruito, contrastando le innumerevoli critiche sminuenti della famiglia in particolare dei suoi fratelli, il fatto che sin da bambina “lei” sapeva perfettamente quale era la sua priorità mettendo da parte praticamente tutto fuorché lo sperimentare e il trovare quindi il suo modo di esprimersi nel testo scritto, vuoi ora in forma prosaica o dei primi versi.

Diventavamo in sua compagnia molto più intelligenti; ci sentivamo spinti a portare nelle nostre parole quanto avevamo in noi di migliore e di più serio.

Ritratto d’un amico

Il vero banco di prova in fondo, è sempre l’esperienza diretta, quella nella quale scrivendo capiamo la “forma” nella quale ci sentiamo a nostro agio e nella quale riusciamo a dare il meglio di noi, come del resto ci capita anche nella vita.

(…) invece quando scrivo delle storie sono come uno che è in patria.

Il mio mestiere

Quando scrivo qualcosa, di solito penso che è molto importante e che io sono un grandissimo scrittore.
Credo succeda a tutti. Ma c’è un angolo della mia anima dove so molto bene e sempre quello che sono, cioè un piccolo, piccolo scrittore.

Il mio mestiere

Vero è che in “Piccole virtù” di Natalia Ginzburg l’autrice stessa confuta l’importanza delle piccole cose poiché per loro natura non ne possono contenere di grandi, eppure nonostante questo credo che le piccole virtù possano intendersi in conclusione in due maniere differenti, ossi come se da un lato ci fossero i valori, quelli di cui parla appunto in “Le piccole virtù” mentre da un lato ci sono le virtù delle piccole cose, ossia tutte quelle che cooperano a definire chi siamo e come siamo.

Si nutre e cresce in noi.

Il mio mestiere

Nessun scrittore italiano capisce, come lei, cosa sia una famiglia. Vivere insieme, sedere alla stessa tavola; essere avvolti dalle stesse pareti e dagli stessi mobili; conoscere soltanto noi quel modo ostentato o dimesso di pronunziare una parola, intendere in pochi una vecchia ricetta di cucina, ricordare insieme la storia di un cassettone o di un quadro, e i loro spostamenti attraverso la casa…

Pietro citati

Info bibliografiche

Titolo originale: Le piccole virtù (italiano)

Autore: Natalia Ginzburg

Prima pubblicazione: 1962

Prima pubblicazione in Italia: 1962

La mia edizione: Seconda edizione 1962

Editore italiano: Einaudi

Collana: –

Genere: Racconto breve

Numero di pagine: 136

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Che bello è guardarsi nello specchio degli occhi degli altri quando il male non si riflette

Che bello è guardarsi nello specchio degli occhi degli altri quando il male non si riflette

Copertina del romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde

ROMANZO

Che bello è guardarsi nello specchio degli occhi degli altri quando il male non si riflette

Dorian Gray è il dandy per antonomasia, un edonista che fa del piacere la sua unica ragione di vita e tutto il mondo, indipendentemente da chi, cosa e come sono meri mezzi per raggiungere ciascuna delle sue più oscure passioni.

2 GENNAIO 2021 – ROMA

ROMANZO

Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Ecco la mia recensione.

Dorian Gray è il dandy per antonomasia, un edonista che fa del piacere la sua unica ragione di vita e tutto il mondo, indipendentemente da chi, cosa e come sono meri mezzi per raggiungere ciascuna delle sue più oscure passioni.

La figura del “dandy” è quella di un personaggio, che per definizione, esiste per essere amato e adorato da chiunque lo incontri.

Eppure nel caso di Dorian Gray, non si può sempre dire che si tratti di un evento fortunato, quello di averlo incontrato.

C’era qualcosa in Dorian che incantava chiunque, il solo fatto di vederlo dava piacere.

Dorian Gray è l’esteta sui cui tutti vorrebbero avere il piacere di posare lo sguardo. E quale scenario migliore se non quello dello studio di un artista, per aprire la scena di un romanzo, che ha come protagonista un dandy?! La scelta di Oscar Wilde è assolutamente “perfetta”.

(…) quella indefinibile attrazione che Dorian sembrava in grado di esercitare a suo piacimento .

La bellezza più affascinante di sempre è quella di chi è inconsapevole di possederla, e all’epoca dei suoi diciassette anni, Dorian era un giovane del tutto incontaminato, il cui animo ancora fanciullesco, fece di lui “la musa” del talentuoso artista Basil Hallward.

Penso, Henry, che ci sono soltanto due ere importanti nella storia del mondo. La prima è l’apparizione di un nuovo mezzo artistico, la seconda è l’apparizione di una nuova personalità artistica

Probabilmente l’unico aspetto di purezza che questo romanzo è in grado di insegnarci, è che un desiderio si realizza solo quando è espresso da un animo gentile e di certo, all’epoca in cui si fece ritrarre cristallizzando la sua bellezza, Dorian lo aveva davvero.

Si aveva la sensazione che egli fosse rimasto incontaminato dal mondo

Ma la purezza e l’ingenuità, sono due qualità che tendono ad abbandonare un ragazzo quando inizia a diventare un uomo. E così accadde anche a Dorian Gray, quando conobbe Henry Wotton proprio durante l’ultima delle sue sedute di posa nello studio di Basil Hallward.

Un lampo di gioia apparve nei suoi occhi, come se si fosse riconosciuto per la prima volta.

Questi sin da subito colpito dalla meravigliose fattezze del giovane, non poté fare a meno di spiegarli, contaminandolo irreparabilmente, che la bellezza della giovinezza è il bene più raro e prezioso che vi sia al mondo, e Dorian era stato indiscutibilmente tra i più baciati dalla fortuna in tal senso. Il biondo giovane rimase colpito da questa rivelazione, poiché in tutta onestà egli non aveva mai osservato la propria persona con gli occhi del mondo, eppure nessuno avrebbe mai avuto la capacità di ignorare la presenza di Dorian, quando questi solo si trovava nella stessa sua stanza.

Viva! Viva la vita meravigliosa che è in lei! faccia in modo che nulla si perda di lei. Cerchi sempre nuove sensazioni. Non abbia paura di nulla…

Il ritratto venne terminato quel giorno, e quello stesso giorno giorno Dorian, o forse fu lo stesso Basil, firmò il proprio destino.

Se soltanto potesse essere il contrario!

Se soltanto fossi io a rimanere sempre giovane, e i quadro a diventare vecchio!

Per questo darei ogni cosa. Non c’è cosa al mondo che non darei !

Darei la mia anima per questo!

Ne Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde realizza il più proibito e antico dei sogni: non solo quello di non invecchiare, ma di riuscire a mantenere intatto il proprio aspetto, poiché questo non era più legato all’anima.

In qualche modo accadde che fu il volto “nel” dipinto ad diventare il vero volto di Dorian Gray, che se in un primo momento fu spaventato da questo strano fenomeno, che ancora non poteva conoscere appieno, poco dopo iniziò a beneficiare di qualsiasi esperienza, con la tranquillità della certezza, che qualunque sua azione non avrebbe avuto riflesso sul suo volto, almeno quello che mostrava in pubblico.

(…) non posso subire una scenata con questo cappello. É troppo delicato, e una parolaccia potrebbe rovinarlo

Infatti l’esteta si assicurò di tenere il suo segreto lontano da qualunque sguardo non fosse il suo, e anche lui evitava di posarci il suo troppo di frequente, perché aveva notato che guardandolo la coscienza tentava di manifestarglisi, e questo era per lui divenuto inaccettabile.

Quel ritratto sarebbe stato per lui il più magico degli specchi (…) gli avrebbe rivelato la sua anima.

Quello che un lettore contemporaneo si sarebbe aspettato, e che inevitabilmente sente mancare il questo romanzo del 1890, è una descrizione più cruda di alcune delle “perversioni” lette o messe in atto dall’eterno giovane. Invece, Oscar Wilde lascia completamente spazio all’immaginazione del lettore! Nemmeno quando ci narra delle vicende più terribili, come nel caso del suicidio (?) di Sibyl Vane, e dei crimini più cruenti, come l’aiuto che Adrian Singleton è costretto a concedere a Dorian.

Il lettore diventa co-autore.

Tutto è evocativo. Soltanto per offrire uno stacco mentale al lettore, Oscar Wilde ci offre una digressione su quelli che sono i maniacali e ossessivi passatempi di Dorian: ora i profumi, ora le gemme preziose, ora gli oggetti legati alla liturgia cattolica.

Quanto più conosceva, tanto più desiderava conoscere.

Eppure un libro va letto tanto con gli occhi degli anni in cui lo si legge, quanto con quelli in cui lo si è scritto, così al pari de La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, quello che ci troviamo davanti è un testo che affronta il tema della più profonda perversione, usando tuttavia soltanto immagini (parole evocative) degne di essere guardate anche da una nobildonna della fine dell’800.

Un pudico racconto di perversione, ecco come il lettore dei nostri giorni, me compresa, percepisce Il ritratto di Dorian Gray.

Egli vive la poesia che non si può scrivere. Gli altri scrivono la poesia che non osano vivere […]

Risulta sempre interessante constatare, come a prescindere dall’epoca di riferimento, la mescolanza sociale è un tema che a tutt’ora rimane di grande trasgressione: il povero che si mescola col ricco, e il ricco che sperimenta la vita del povero, solo per rendere più viva la propria.

Quando facciamo esperimenti sugli altri stiamo in realtà facendo esperimenti su noi stessi.

Ad ogni modo, qualunque fosse la perversione che Dorian voleva sperimentare, aveva da un lato il sostegno di uno dei suoi due migliori amici Henry Wotton; ma dall’altro il suo buon nome, a differenza del suo reale volto, subiva pesantemente le conseguenze delle sue “esperienze” estatiche.

La puntualità è una ladra del tempo

Gli anni passavano eppure il suo volto “esteriore” rimaneva immutato. Questo significava che mai poteva essere completamente onesto con nessuno, e più ignorava questa solitudine interiore, più questa lo faceva lentamente impazzire e annullare nella ricerca dell’estasi perfetta.

Aveva sempre conservato l’aspetto di chi è rimasto incontaminato dal mondo.

Spiragli di coscienza si facevano strada a sprazzi nella mente del Signor Gray, tuttavia esisteva un suo ritratto ad essere condannato a riflettere tutte le sue perversioni, trasformandosi in un vecchio demoniaco di 38 anni che pareva ribollire come la peste, troppo orrendo da divenire inquadrabile persino all’autore (Dorian), incapace di invertire questo unico fenomeno.

Lui sarebbe stato al sicuro, e questo gli bastava.

In una Londra che, conosce il prezzo di tutto e non sa il valore di niente

Al giorno d’oggi la gente conosce il prezzo di tutto e non sa il valore di niente.

i contrasti “caratteriali” (per dirla in termini teatrali) sono molto evidenti ne Il ritratto di Doria Gray. Quelli più significativi, e che quindi giù degli altri danno la misura di quanto Dorian e la società si siano spinti in profondità inesplorate, sono James Vane e Basil Hallward.

Da un lato c’è quindi il fratello di Sibyl, che è l’emblema dell’onesto lavoratore dell’epoca: un marinaio che per proteggere la famiglia e garantirgli un minimo di benessere, attraversa l’oceano pur di garantire una certezza economica, ponendosi quindi diametralmente in opposizione allo sfarzo della vita nobiliare della fine del 1800. 

Dall’altro c’è Basil, che capace di riservare i suoi aspetti migliori per la sua arte, è una sorta di grillo parlante, ed ecco appunto che Dorian Gray inizia ad evitarlo sempre più spesso, fin tanto che gli diventa impossibile costringendolo ad un rimedio estremo.

Sei ha il diritto di giudicare un uomo dall’effetto che ha sui suoi amici

Eppure il contrasto più intenso e significativo, è quello presente nello stesso Dorian Gray: quello fanciullesco e quello che si è fatto “demonio” al punto di spaventare se stesso e i suoi stessi amici, o almeno il caro Basil.

Quest’ultimo perduta la sua musa, vorrebbe quantomeno sincerarsi di mantenere intatto l’amico prima di partire per Parigi, nel tentativo di tornare a sentire la sua arte, dopo che questa è stata evidentemente assorbita integralmente dal patto che Dorian ha stretto col ritratto.

Tu eserciti una straordinaria influenza; fa che sia buona

Vi è tuttavia una sorta di “effetto collaterale” in questo patto, e parrebbe essere una forma di anestesia alle emozioni, che se da un lato spinge Dorian a concedersi il lusso della sperimentazione smisurata, dall’altro nemmeno le esperienze più “cruente” riescono a scalfirlo, anzi queste vengono vissute quasi come se fossero successe ad altri. Più in generale, vige nella mente del Signor Gray la regola del: “ se non se ne parla non esiste”.

Non ho mai cercato la felicità. Chi mai vuole la felicità? Io ho cecato il piacere

Così lui non parlò più di Sibyl Vane, non confessò mai l’omicidio di Basil (se non al suo “complice”), ne’ tantomeno la vera identità del marinaio, accidentalmente ucciso durante una battuta di caccia.

Esisteva però una “cosa” che conosceva tutte le verità di Dorian, ed era ben chiusa nella soffitta di una delle migliori case di Londra.

Ecco che una sera rientrato a casa il Signor Gray apre tutti i pesanti catenacci che aveva fatto installare sulla porta del vecchio studio, e si chiude nella polverosa stanza insieme alla sua “anima”. Non potendo più resistere dal sapere come l’aveva ridotta,

Conteneva il segreto della sua vita e raccontava la sua storia.

afferrò il pesante drappo rosso e trovatosi faccia a faccia con se stesso, fu preso dall’impeto di porre fine o forse di sperimentare le conseguenze di ciò che si apprestava a fare. Con un gesto violento, pugnalò mortalmente il quadro, uccidendo se stesso e liberando il ritratto dal pesante fardello della sua anima, che poté così ricongiungersi al legittimo proprietario, mostrandolo nella realtà di ciò che era diventato.

Nessuna vita è rovinata se non quella il cui sviluppo viene arrestato.

La fine che Oscar Wilde sceglie di dare a Il Ritratto di Dorian Gray, risulta rapido tanto negli eventi, quanto nella narrazione, tanto da lasciare il lettore con quel pizzico di insoddisfazione, che lo porta a rileggere le ultime due pagine in cui la scena viene descritta, alla ricerca di qualche dettaglio, che un’avida lettura avrebbe potuto tralasciare. Eppure è semplicemente così: Dorian si uccide, nel tentativo di liberarsi della peggiore versione di se stesso.

Se si è innamorati, si supera se stessi

Personaggi de Il ritratto di Dorian Gray

Principali

  • Dorian Gray: protagonista de Il ritratto di Dorian Gray, è all’inizio del romanzo un più che affascinante giovane di diciassette anni dai capelli biondi e gli occhi dell’innocenza. E’ il nipote del defunto Kelso. Il giovane è orfano e ad occuparsi di lui sono rimasti esclusivamente i suoi tutori. Sua madre, era Lady Margareth Devereux dalla quale ha ereditato tutta a sua bellezza. Il padre era uno squattrinato, e venne ucciso soltanto dopo pochi mesi di matrimonio, in una rissa probabilmente organizzata dalla famiglia di lei per liberarsi di lui, in virtù della sua non posizione sociale.
  • Basil Hallward: uno dei due migliori amici di Dorian Gray, è il talentuoso artista che dipinge il suo ritratto
  • Lord Henry Wotton: uno dei due migliori amici di Dorian Gray, è colui che instillerà sottilmente i primi stimoli che inizieranno il signor Gray alla perdizione. E’ anche un caro amico di Basil Hallward sin dai tempi di Oxford

Dame e lord dell’alta società

  • Lady  Brandon: una dama che in una delle tante occasioni, organizza a casa sua un ballo
  • Lord Agnew: uomo particolarmente ricco che offrì una somma altissima per uno dei paesaggi dipinti da Basil Hallward
  • Lord Goodbody: uno degli amici della zia di Basil Hallward, Lady Agatha
  • Lady Agatha: zia di Basil Hallward, è una filantropa che assilla più o meno tutti i suoi amici e parenti per invitarli a sostenere la sua ennesima causa. Henry Wotton l’accusa infatti, in quanto filantropa, di aver perso qualsiasi forma di umanità nei confronti dei propri amici, conoscenti e familiari.
  • White: amico di Lord Henry Wotton
  • Lord George Fermor: zio scapolo di Lord Henry Wotton, è un tipo gioviale nonostante le sue maniere rudi
  • Carlington: uno degli sposi, oramai deceduto, di Margareth Devereny
  • Duchessa di Harley: amica della zia di Henry Wotton, è una donna apprezzata e di buon temperamento
  • Thomas Burden: politico di sinistra è amico della zia di Henry Wotton
  • Lord Erskine di Treadly: vecchio gentiluomo dal fascino e dalla cultura considerevoli, tuttavia taciturno. E’ un caro e vecchio amico della zia di Henry Wotton
  • Signora Vandeleur: una delle più vecchie amiche della zia di Henry Wotton, una “santa” ma dall’aspetto molto trasandato
  • Lord Faudel: un calvo e mediocre signore amico della zia di Henry Wotton
  • Lord Dartmoore: gentiluomo dell’alta società, che seguendo la moda del tempo sposerà un’americana
  • Signora Victoria Wotton: moglie di Henry Wotton. I due hanno un matrimonio di facciata, come molti membri dell’alta società dell’epoca. Tra una bugia e l’altra la loro relazione è divenuta una “cattiva abitudine” di cui tuttavia Henry sentirà la mancanza nel momento in cui la moglie decide di lasciarlo per uno dei suoi amanti
  • Lady Thornbury: amica dei Wotton
  • Duca di Berwick: nobile inglese
  • Lady Hampshire: amica di Henry Wotton
  • Lady Gwendolen: sorella di Harry Wotton, invaghita (come tutte del resto) di Dorian Gray
  • Anne de Joyeuse: ammiraglia di Francia la quale invitò Dorian Gray a uno dei suoi famosi balli
  • Lord Staveley: amico (non più) di Dorian, ma lo è ancora di Basil Hallward
  • Henry Hashton: amico (non più) di Dorian
  • Adrian Singleton: amico (non più) di Dorian
  • Figlio di Lord Kent: amico (non più) di Dorian
  • Duca di Perth: amico (non più) di Dorian
  • Lord Gloucester: amico di Basil Hallward è un nobile dell’alta società e il proprietario della Villa di Mentone
  • Alan Campbell: amico (non più) di Dorian  con la passione per le scienze e la musica, che condividendo col signor Gray evidentemente un segreto accetta dietro minaccia di aiutarlo con la faccenda di Basil Hallward
  • Adrian Singleton: lord che regala a Doria Gray una copia degli Emaux et camées di Gauthier nell’edizione Charpentier in carta giapponese con le acqueforti di Jacquemart
  • Lady Berkshire: nobildonna presso la cui casa, Dorian Gray incontra per la prima volta Alan Campbell
  • Lady Narborough: nobildonna londinese
  • Lord Harrowden: anziana nullità
  • Lady Ruxton: di 47 anni
  • Signora Erlynne: ambiziosa nullità
  • Lady Alice Chapman: figlia di Lady Narborough
  • Madame de Ferrol: una delle amanti di Dorian, è al quarto marito i primi tre sono morti
  • Lady Monmouth: duchessa e donna intelligente
  • i Willoghby: coppia di nobili
  • i Rugby: coppia di nobili
  • Sir Geoffrey Clouston: fratello di Lady Monmouth con la passione per la caccia. Sarà lui ad uccidere accidentalmente James Vane liberando così Dorian Gray dall’ennesima preoccupazione
  • Lord Gotrian: 
  • Lord Bournemouth: nobile londinese, padre di Lord Poole
  • Lord Poole: primogenito di Bournemouth che ama molto lo stile di Dorian fino a imitarlo
  • Lady Branksome: nobildonna londinese

Altri personaggi

  • Sibyl Vane: il primo e unico vero amore di Dorian Gray. E’ attrice in erba del Bristol, che si suiciderà a seguito del rifiuto del dandy disincantato durante una delle interpretazioni di Romeo & Giulietta
  • Signora Vane: madre di Sibyl Vane
  • Signor Isaacs: impresario del Bristol, che ha preso sotto la sua ala la famiglia Vane
  • James Vane: fratello  minore di Sibyl Vane di un anno più piccolo della sorella; viene chiamato dalla madre e dalla sorella anche Jim o John. Dalle maniere rudi e la corporatura robusta, detesta il teatro e sceglie invece la marina. Verrà ucciso per sbaglio durante una battuta di caccia presso la residenza di campagna di Dorian Gray, Selby Royal, presso la quale si era recato nel suo secondo tentativo di vendicare la sorella
  • Tom Hardly: amico di James Vane
  • Ned Langton: amico di James Vane
  • Lord Radley: uno dei tutori di Dorian Gray
  • Parker: maggiordomo di Basil Hallwart
  • Victor: cameriere di Dorian Gray, è al suo servizio della prima parte del romanzo, nonostante il suo lavoro sia irreprensibile, Dorian ne’ tantomeno i suoi amici lo hanno mai trovato simpatico o affabile
  • Francis: nuovo cameriere di Dorian dopo Victor, è francese e decisamente più simpatico
  • Patti: cantante dell’opera
  • George Petit: curatore d’arte che propone a Parigi il lavoro di Basil Hallward
  • Signora Leaf: governante di Dorian Gray
  • Signor Hubbard: famoso corniciaio di South Audley Street, al quale Dorian Gray si rivolge per spostare il suo ritratto
  • Lady Radley: moglie di uno dei tutori di Dorian Gray
  • Dottor Birrell: medico che pratica l’autopsia su Sibyl Vane
  • Signor Danby: procuratore distrettuale che ha seguito le indagini sulla morte di Sibyl Vane
  • Harden: uomo di Richmond che manda le orchidee a Selby Royal
  • Adolfo: cuoco di Lady Narborough
  • Dottor Andrew: medico di Lady Narborough
  • Thornton: sovrintendente della polizia di Londra
  • Hetty Merton: giovane campagnola che evoca in Dorian Gray, il suo primo amore: Sibyl Vane, e che viene da lui “risparmiata”
  • Zio di Henry Ashton: uno dei poliziotti che odono il grido ultimo di Dorian Gray

Luoghi

  • Londra: l’intera vicenda è ambientata interamente a Londra, nonostante in un paio di occasioni si citino la Francia, l’America e l’Australia
  • Grosvenor: Museo
  • South Works: tribunale dove si attuano le cerimonie di divorzio
  • Whitechapel: quartiere dove si trova un club in cui Dorian e Lady Agatha avrebbero dovuto duettare, è tuttavia una zona infima dove Dorian Gray è solito recarsi da solo, una volta scelta la strada dell’edonismo
  • Orléans: solo citato
  • Curzon Street: strada dove abita Lord Henry Wotton
  • Eaton: famosa scuola londinese frequentata da Lord Henry Wotton
  • Albany: dove abita lo zio di Henry Wotton
  • Midland: luogo in cui Lord George Fermor, lo zio scapolo di Lord Henry Wotton possiede delle miniere di carbone
  • Darthmoore: i negozi di Darthmoore, sono quelli nell’omonimo quartiere londinese, in cui è solito servirsi Henry Wotton
  • Burlington Street: strada di Londra
  • Berkeley Square: strada di Londra
  • East End: quartiere di Londra
  • Willi’s Room: luogo dove i gentiluomini si riuniscono per fare delle riunioni più o meno “auliche”
  • Treadly: residenza in cui abita  Lord Erskine di Treadly
  • Athenaeum: circolo privato di cui è membro Lord Erskine di Treadly
  • Wardour Street: dive Henry Wotton contratta per del broccato
  • Piccadilly: quartiere di Londra
  • il Bristol: teatro in cui recita Sibyl Vane, e dove Dorian Gray la vede per la prima volta
  • Euston Road: squallida strada dove vivono i Vane
  • Melbourne: in Australia dove James si reca nel suo primo viaggio da marinaio
  • Marble Arch: luogo, di Londra di passaggio per raggiungere l’abitazione di Doria Gray
  • Covent Garden: quartiere di Londra che prende il nome dal mercato coperto che vi si tiene
  • Selby Royal: residenza di campagna di Dorian Gray dove il dandy si rifugia ora da solo ora in compagnia di amici ed estranei
  • Jermyn Street: “la via degli usurai” frequentata da Dorian Gray
  • Rue de Sèze: location per l’esposizione in cui Basil avrebbe dovuto esporre il ritratto di Dorian Gray
  • South Audley Street: strada in cui ha sede la bottega del famoso corniciaio Signor Hubbard, cui Dorian Gray si rivolge
  • Pall Mall: uno dei tanti  club di Londra frequentato da Dorian Gray
  • Mayfair: uno dei tanti  club di Londra frequentato da Dorian Gray
  • West End: nel “West End” c’è  uno dei tanti  club di Londra frequentato da Dorian Gray
  • Blue Gates Fields: luogo di Londra
  • Grosvenor Square
  • South Audley Street
  • St. James Street 
  • Victoria Station: stazione di Londra da dove Basil Hallward sarebbe dovuto partire per i suoi sei mesi a Parigi
  • Villa di Mentone: residenza di Lord Gloucester
  • 152 Hertford Street, Mayfair: indirizzo della residenza di Alan Campbell
  • Bond Street: strada di Londra
  • Daly: locale malfamato molto apprezzato da Dorian Gray

Termini & Nomi

  • Figurine di Tanagra: Basil Hallward ne ha almeno una nel suo studio
  • Statuetta di Clodion: Henry Wotton ne ha una nella sua casa a Mayfair
  • 17: gli anni che ha Dorian Gray all’inizio del romanzo
  • 38: gli anni che ha Dorian Gray alla fine del romanzo
  • 9 Novembre: data di nascita di Dorian Gray e della morte di Basil Hallward
  • Manon Lescaut: una delle opere teatrali citate, è un opera di Giacomo Puccini
  • Romeo & Giulietta: una delle opere teatrali citate, è un opera di William Shakespeare

 

 

Capitoli

  • 1. Capitolo primo
  • 2. Capitolo secondo
  • 3. Capitolo terzo
  • 4. Capitolo quarto
  • 5. Capitolo quinto
  • 6. Capitolo sesto
  • 7. Capitolo settimo
  • 8. Capitolo ottavo
  • 9. Capitolo nono
  • 10.Capitolo decimo
  • 11. Capitolo undicesimo
  • 12. Capitolo dodicesimo
  • 13. Capitolo tredicesimo
  • 14. Capitolo quattordicesimo
  • 15. Capitolo quindicesimo
  • 16. Capitolo sedicesimo
  • 17. Capitolo diciassettesimo
  • 18. Capitolo diciottesimo
  • 19. Capitolo diciannovesimo
  • 20. Capitolo ventesimo

 

Info bibliografiche

Titolo originale:  The picture of Dorian Gray (inglese)

Autore: Oscar Wilde

Prima pubblicazione: 1890

Prima pubblicazione in Italia: 1905

La mia edizione: VI edizione Einaudi 2007

Editore italiano (la mia edizione): Einaudi

Collana: –

Genere: Romanzo

Numero di pagine: 237

Preceduto da: Il ritratto di Mr W.H. (1889)

Seguito da: Salomé (1891) – L’anima dell’uomo sotto il socialismo (1891) – Intenzioni (1891) – Il delitto di Lord Arthur Savile (1891) – La casa dei melograni (1891)

 

 

 

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