Dopo l’era del corpo e l’era della mente dobbiamo imparare ad accogliere e vivere l’Era del cuore!

Dopo l’era del corpo e l’era della mente dobbiamo imparare ad accogliere e vivere l’Era del cuore!

Copertina libro L’era del cuore di Luca Mazzucchelli – recensione book blog

GROWTH – MIND & BODY – SELF HELPPSICOLOGIA

Dopo l’era del corpo e l’era della mente dobbiamo imparare ad accogliere e vivere l’Era del cuore!

I libri anche se la mente può non comprendere sanno sempre trovarti al momento giusto!

Ogni libro che arriva nella mia vita è una tappa del mio viaggio evolutivo. L’era del cuore di Luca Mazzucchelli non ha fatto eccezione!

É stato un richiamo sottile, un invito a rientrare dentro di me, proprio mentre la vita mi chiedeva di scegliere, ancora una volta, da quale parte del mio sentire costruire il futuro.

17 AGOSTO 2025 – TORINO

GROWTH – MIND & BODY – SELF HELPPSICOLOGIA

L’Era del cuore di Luca Mazzucchelli. Ecco la mia recensione.

Imparare ad essere felici accogliendo l’innata natura umana ad espandere e crescere come atto d’amore verso di sé e verso il prossimo; questo è ciò che Luca Mazzucchelli ci insegna nel suo secondo libro.

Ci sono libri che si leggono con la testa, e altri che ti attraversano con la forza di una rivelazione.
Questo appartiene alla seconda categoria.
Mazzucchelli non racconta semplicemente come “mettere il cuore al centro”, ma ci accompagna a riscoprire cosa accade quando la mente cede il controllo e si affida al suo ritmo.

Compro l’Era del cuore di Luca Mazzucchelli la primissima volta che sono andata a Milano nella mia vita era il 20 Novembre 2021.

Non potevo che inaugurare la città con un nuovo libro! 

L’ho acquistato in Stazione Centrale in attesa del treno di rientro per Torino…ricordo ancora la sensazione di chiamata che ho sentito in libreria.

L’ho letto quattro anni più tardi nell’Agosto del 2025, in un momento in cui stavo ridefinendo completamente me stessa e il mio Business…evidentemente prima non ero pronta.


Non cercavo risposte, ma direzioni.
E quel libro è diventato una bussola.

Una guida grazie alla quale ho risvegliato parti di me.

«Se riusciamo a trovare quella chiave di volta che ci consente di amare gli eventi dolorosi, allora riceviamo la spinta che ci permette a tirare fuori tutte le nostre potenzialità e vivere in maniera più completa, non nonostante il male, ma grazie ad esso.»
Luca Mazzucchelli, L’era del cuore

Il cuore come nuova prospettiva di realtà

Quando ho iniziato a leggerlo, ho provato la sensazione che si prova quando qualcosa ti riporta a casa.
Ogni pagina sembrava sussurrarmi che non si trattava di “scoprire qualcosa di nuovo”, ma di guardare la realtà — e la mia realtà — con un filtro diverso: quello del cuore.

«Trasformare le ferite in feritoie.»
Luca Mazzucchelli, L’era del cuore

Ho capito che il cuore non è il contrario della mente: è la sua evoluzione.

 

È la saggezza che resta dopo ogni sconfitta, la quiete che nasce quando smetti di voler capire tutto.
E in quelle pagine ho trovato la conferma che la vera forza non è resistere, ma aprirsi.

Ne parliamo anche sin dai primi contenuti gratuiti di Spiritual CEO Academy.

Dorso libro L’era del cuore Luca Mazzucchelli – crescita personale e psicologia
Libro aperto L’era del cuore di Luca Mazzucchelli – Marzia Rosi Book Blog
Lettura del libro L’era del cuore di Luca Mazzucchelli – riflessione interiore

Quando il cuore diventa direzione

Quando ho chiuso L’era del cuore, “fatalità” stavo andando a prendere il treno per tornare a Milano per incontrare la mia Anima Gemella, mi sono chiesta quanto spazio avessi lasciato davvero al cuore nelle mie scelte professionali.


Nel mio percorso, come Mentore e imprenditrice spirituale, ho imparato che la mente struttura, ma è il cuore che orienta.
E che l’allineamento fra i due non è un punto d’arrivo: è una pratica quotidiana.

L’ho letto in un periodo in cui avevo bisogno di conferme interiori, ma ho trovato molto di più: una riconferma vibrazionale e identitaria.

Ero sulla giusta via!

Visione evolutiva e imprenditoriale

Vivevo un’ennesima fase di transizione, in cui avevo appena scelto di lasciare andare alcune parti del mio percorso per aprirmi ad altre più autentiche.

Inoltre mi stavo aprendo alla vita nel senso più ampio del termine agendo non solo in maniera intenzionale e consapevole, ma da una postura rinnovata.

Semplicemente avevo iniziato ad incarnare la mia Versione Futura.


Questo libro mi ha ricordato che non serve avere tutte le risposte — basta restare nel cuore, perché da lì la direzione si mostra da sola.

«L’importante non è quello che possiedo, ma quello che sono diventato.»
Luca Mazzucchelli, L’era del cuore

Mentre leggevo, sentivo risuonare in me quella verità semplice e potente: il successo non è un traguardo, è una forma di presenza.

È il modo in cui resti fedele a chi sei anche quando tutto cambia.
E per me, che vivo e insegno un Business fondato sull’energia e sull’anima, L’era del cuore è stato un promemoria potente: il vero passo avanti accade quando smetti di dimostrare e inizi ad incarnare.

Mazzucchelli parla di fiducia, responsabilità e libertà, ma ciò che ho sentito più profondamente è l’invito a rimanere umani anche mentre cresciamo.

Nell’era del cuore non si parla solo di emozioni, ma di una leadership nuova, più autentica e compassionevole.
Il successo non si misura più solo in risultati, ma in presenza, ascolto e coerenza energetica.

Di fatto non è più la mente che guida, ma il cuore…e sa farlo molto meglio di quanto gli abbiamo permesso di fare fino ad oggi.

Riflessione per chi fa Business da un luogo di Anima

Nel Business come nella vita, non vinci quando arrivi prima.
Vinci quando resti fedele a te stess*, anche quando il mondo ti chiede di cambiare direzione.

Il cuore non è debolezza: è la bussola che ti riporta a casa, ogni volta che ti perdi nel rumore e cadi nel tranello di un “maschile non sano”.

Ed è da lì che nasce la forza gentile di chi crea con intenzione, non per paura di perdere ma per amore di espandere.

«La vera misura di un uomo è come si comporta con chi non può fare assolutamente nulla per lui.»
Luca Mazzucchelli, L’era del cuore

Essere guidata dal cuore nel Business non significa rinunciare alla strategia.
Significa integrarla con l’ascolto, con la capacità di sentire ciò che non è ancora visibile, con la fiducia che ogni scelta fatta dal cuore è già una vittoria.


È questa la via del nuovo imprenditore consapevole: quello che costruisce il suo impero, la sua Visione Espansa, senza rinunciare a sentire.

Morale: Il cuore come bussola evolutiva

L’era del cuore di Luca Mazzucchelli non è solo un libro, è un promemoria.
Un invito ad attraversare ogni cosa con consapevolezza e a non temere la trasformazione.

Mi ha ricordato che la felicità è un atto di coraggio, che le ferite possono diventare feritoie e che il cambiamento, se ascoltato dal cuore, non spaventa: illumina.

Alla fine, restiamo sempre con ciò che siamo diventati lungo il cammino.
E questo, credo, sia il vero significato di evoluzione.

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮

Esperta in allineamento fra identità e obiettivi  lavoro sia con chi sta scalando il fatturato che imprenditrici/imprenditori con Business strutturati nella propria crescita personale, spirituale e imprenditoriale con l’obiettivo di incarnare la propria identità più elevata e raggiungere insieme gli obiettivi di fatturato unendo Strategia ed Energetica!

Oggi puoi iniziare anche tu il tuo viaggio dentro di te accedendo alle risorse gratuite di Spiritual CEO Academy.

 

Sinossi

In L’era del cuore di Luca Mazzucchelli, il viaggio verso la felicità non è una meta lontana, ma una direzione che impari a riconoscere ogni giorno.
Con il suo linguaggio autentico e profondo, lo psicologo e divulgatore ci guida dentro le stanze più intime della nostra mente per ricordarci che la vita non è mai qualcosa da subire, ma da creare.

L’autore ci accompagna nel processo di passaggio dall’“era della testa” — fatta di controllo, logica e paura — all’era del cuore, dove a muovere le nostre scelte è il coraggio di sentirsi vivi, vulnerabili e presenti.
Pagina dopo pagina, Mazzucchelli ci invita a riconnetterci con i nostri valori più veri, a perdonare le nostre cadute, e a trasformare le difficoltà in lezioni di consapevolezza.

Il libro è un dialogo aperto tra psicologia e anima, tra mente e sentimento: una bussola per chi sente che il proprio tempo è arrivato, ma non sa ancora come attraversarlo.
Leggere L’era del cuore significa imparare a scegliere, con decisione e dolcezza, ogni volta che la vita ci chiede da che parte stare: quella della paura o quella dell’amore.

Info bibliografiche

Titolo originale: L’era del cuore

Titolo: L’era del cuore – Come trovare il coraggio per essere felici

Autore: Luca Mazzucchelli

Prima edizione: 2020

Prima edizione italiana: 2020

La mia edizione: 2020

Editore italiano: Giunti Editore

Collana: Saggi Giunti

Genere: GROWTH – MIND & BODY – SELF HELPBIOGRAFICOPSICOLOGIA

Numero di pagine: 208

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Il tuo pensiero laterale è una risorsa da allenare, e farlo è divertente!

Il tuo pensiero laterale è una risorsa da allenare, e farlo è divertente!

Copertina del libro “Il pensiero laterale” di Edward de Bono del 1967

GROWTH, MIND & BODY, SELF HELPPSICOLOGIA

Il tuo pensiero laterale è una risorsa da allenare, e farlo è divertente!

Il pensiero laterale, dello psicologo maltese Edward de Bono, ci insegna e spiega, come sviluppare la creatività e trovare sempre nuove idee superando i limiti imposti dal pensiero verticale e da una formazione che di fatto, non ci insegna a pensare “fuori dagli schemi”; anzi tutt’altro.

26 FEBBRAIO 2021 – ROMA

GROWTH, MIND & BODY, SELF HELPPSICOLOGIA

Il pensiero laterale di Edward de Bono. Ecco la mia recensione.

 

Il pensiero laterale, quello che si estrinseca nel trovare soluzioni creative, è qualcosa che può, e dovrebbe essere, molto più quotidiano di quanto non si pensi. Il pensiero creativo, e quindi il pensiero laterale, non è infatti strettamente connesso all’espressione artistica dell’individuo, quanto piuttosto ad una volontà di cercare e trovare, una soluzione che sia libera dalle briglie del pensiero verticale, ossia quello razionale.

Il pensiero laterale lo si può più facilmente apprezzare nelle sue realizzazioni pratiche.

Edward de Bono, sintetizza appunto la differenza tra due diversi “modi” di pensare, che nella migliore delle circostanze possono essere complementari e sicuramente sono uno la sintesi dell’altro. 

Di fatto i due procedimenti sono complementari.

Il pensiero laterale è sempre ricostruibile verticalmente, ma solo a posteriori.

In prima battuta troviamo il pensiero puramente logico per il quale Edward de Bono, conia il termine di pensiero verticale, proprio ad evidenziare la consequenzialità delle fasi che lo compongono. In secondo luogo troviamo il pensiero laterale che invece, libero da schemi prefissati, spazia ovunque purché vi siano: l’intuizione, il desiderio di ricerca e di sperimentazione a guidarlo nella sua manifestazione.

Il pensiero laterale invece non richiede sempre la consequenzialità: quel che gli interessa e che la conclusione finale sia esatta.

Il pensiero laterale non si propone solo la soluzione dei problemi singoli, ma so preoccupa a che di trovare nuove interpretazioni della realtà e si interessa di idee nuove di ogni genere.

Uno degli aspetti più importanti che de Bono porta alla nostra attenzione, è che mentre i verticalisti negano completamente l’approccio creativo, chi sceglie di allenare il proprio pensiero laterale, è invece aperto a qualsiasi itinerario ideativo, purché si raggiunga una soluzione semplice e valida. 

Il metodo verticale non soltanto è, per sua natura, sterile di idee originali, ma ne ostacola concretamente il sorgere.

Quando si sceglie, di ricercare una soluzione alternativa sfruttando le illimitate possibilità che il pensiero laterale ci fornisce, si dimostra fondamentale agire sin da subito in maniera non programmatica: cambiare punto di vista, allontanarsi da ciò che stiamo osservando, girarci intorno, compiere il percorso più lungo, ribaltare mescolare e pescare a caso gli elementi che compongono il problema, sono solo alcuni dei metodi (apparentemente complessi e dispendiosi), che possiamo attuare per raggiungere una soluzione che al dunque si rivelerà profondamente semplice e immediata. Saremo portati a sorprenderci del risultato esclamando, magari proprio ad alta voce: “Ma come ho fatto a non pensarci prima?!”…ebbene significa che abbiamo trovato un’ottima soluzione al nostro problema, che però è certo non essere l’unica.

(…) ognuno al diritto di mettere in dubbio qualsiasi cosa tutte le volte che vuole, e ha il dovere di farlo almeno una volta.

Ma l’aspetto significativo, e sul quale in onestà non avevo mai posto attenzione, è che se da un lato il pensiero verticale una volta raggiunta una soluzione, ne è pienamente soddisfatto e la applica ad oltranza; dall’altro il pensiero laterale cerca costantemente nuove soluzioni, anche per il semplice gusto di farlo…come se fosse un gioco o comunque un esercizio guidato dal caso, e che possa muoversi fuori dagli schemi.

L’imprevedibilità stessa delle idee nuove sta ad indicare che esse non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici.

Il sentirsi pienamente soddisfatti di ciò che si ha, costituisce infatti un limite per quella che è la concezione di nuove idee e soluzioni alternative.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

In un’ottica di efficientamento costante, il pensiero laterale (che ha i suoi tempi, e che a volte produci risultati riflessi” o a distanza di tempo), spesso viene etichettato come antieconomico, soprattutto in ambito scientifico. Ciò nonostante i risultati che si possono e riescono ad ottenere, allenando il nostro cervello in tal senso, ci garantiranno delle soluzioni attuabili in assoluta economia di mezzi e risorse, ripagando appieno l’investimento fatto sia in termini sia economici che di tempo.

È meglio avere tante idee da potersi permettere il lusso che alcune di esse siano sbagliate, piuttosto che saper ragionare sempre in modo impeccabile ma non avere nessuna idea.

Il pensiero verticale, si differenzia empiricamente (è davvero il caso di usare questo termine!) da quello laterale, in quanto il primo si basa su un’alta probabilità di riuscita avendo alle spalle una serie di esperienze pregresse, che ne confermano la validità ed efficacia.

Criterio della probabilità e dell’esperienza.

Ciò nonostante come si è già detto, scegliere deliberatamente di affidarsi a soluzioni “già confermate”, ci impedisce di cercarne e per estensione, di trovarne di nuove o comunque di migliorarne le prestazioni.

È possibile aumentare l’efficienza di un procedimento in due modi. Il primo consiste nel migliorare le prestazioni in modo diretto; il secondo nell’individuare e poi rimuovere gli inconvenienti che ne ostacolano il funzionamento.

Il libro “Il pensiero laterale” di Edward de Bono, è un libro la cui lettura ha le sue tempistiche. Essendo un testo ricco di esempi pratici, che si focalizzano sul processo e non sul risultato, il mio consiglio è quello di prendersi il giusto tempo per comprendere le dinamiche degli esempi proposti, in modo da interiorizzarli visualizzandoli, e chissà che tornino utili in un’occasione completamente diversa rispetto a quella di partenza.

Non è possibile guardare in una direzione nuova appuntando sempre più gli occhi nella vecchia direzione.

Il pensiero laterale non è qualcosa che ci viene comunemente insegnato, dovrà per tanto essere nostra cura, trarre insegnamento da qualsiasi esperienza e associazione di elementi. Come ben ci viene illustrato negli esempi grafici, che l’autore usa come pretesto per insegnarci che la nostra mente ragiona a grappolo, scopriamo che tanti più elementi base conosciamo (che lui ci propone nella figura delle T), tanto più saremo in grado di leggere ed interpretare la realtà che ci si presenta davanti.

L’insegnamento informa, non crea.

[il pensiero laterale] È un’attitudine e un abito mentale.

Nel “corretto” uso del pensiero laterale infatti, la casualità degli eventi e la libera associazione, sono da considerarsi fattori cardini, proprio perché concretizzano il concetto di assenza di percorsi obbligati e prestabiliti, che invece caratterizzano il pensiero verticale. Dunque tanto più noi faremo esperienza varia, tanto più avremo delle chiavi di lettura e di azione, per così dire pronte all’uso, garantendoci una risposta agli eventuali problemi quanto più rapida (e quindi apprezzabile), sia possibile in base al nostro bagaglio esperenziale. Da questo punto di vista Edward de Bono, ci invita a inventare dei giochi creativi, condividendo se possibile, questa esperienza con altri magari durante una cena con degli amici. In fondo sarà divertente!

Se il pensiero laterale sceglie il caos è perché vuole servirsene come metodo.

Il caso non ha limiti, l’immaginazione invece ne ha.
I quattro principi operativi sono:

1. L’identificazione delle idee dominanti, o polarizzanti

2. La ricerca di nuovi metodi di indagine della realtà

3. L’evasione dal rigido controllo esercitato dal pensiero verticale

4. L’utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite

Per omaggiare questo libro che ho riletto una seconda volta a distanza di dodici anni, ho deciso di dare dei titoli alternativi ad ogni capito in modo sia da facilitarmi nella comprensione di questo testo, che in alcuni e sporadici momenti non è particolarmente leggibile (in fondo è stato scritto nel 1967), sia per allenare un po’ il mio cervello, a mo’ di gamification!

Un’altra tecnica utile consiste nell’esporsi di proposito una grande quantità di stimoli aggirandosi luoghi pieni di oggetti a cui non si sarebbe diversamente prestata attenzione

Osservare tutto ciò che attira l’attenzione. Spesso sono le cose più trascurabili a far nascere nella mente idee originali. (…) nei recessi della mente si nasconde sempre un problema in attesa di un’idea.

Il dato di per sé non è significante; significanti sono invece i motivi per cui la mente ne viene interessata, significante è la capacità del dato di suscitare uno schema di pensiero o di adattarvisi.

E se pensi che dare un titolo a ogni capito sia facile, provaci e poi magari mi fai sapere com’è andata per te.

(…) improvvisa illuminazione interiore (…) visione delle cose completamente nuova.

Il pensiero verticale è prevedibile perché preconfezionato e ripetitivo, dunque anche gli effetti esteriori che si manifestano in chi scegli di approcciare alle situazioni servendosi di questo metodo, mostrerà quelle che sono le proprie idee dominanti. Per idee dominanti vanno intese quelle scelte che attuiamo in maniera istintiva, poiché ci sono note, e che dunque percepiamo come una sorta di zona di comfort in cui ci rifugiamo, nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un problema.

Per diventare familiare, una figura deve ricorrere di frequente, perché essa acquisti un significato è necessario che ogni volta si ripete un determinato comportamento, associato alla figura.

Un problema può avere soluzioni facili o complicate: tutto dipende dall’angolazione dalla quale lo si affronta.

Un’idea veramente nuova non appare mai bizzarra perché ha una sua interiore indipendenza e compiutezza. Le idee bizzarre non sono idee nuove ma semplici distorsioni delle vecchie.

Scegliere di rifugiarsi in esperienze già vissute, è una scelta comoda che però non ci fa rendere conto che in realtà disponiamo già di tutto quanto ci occorre per evolvere, e raggiungere un risultato migliore o comunque alternativo

Costa fatica abbandonare una determinata impostazione per mettersi alla ricerca di una diversa. Molto spesso, però, tutti gli elementi base di una soluzione nuova sono già disponibili: si tratta solo di comporli secondo una nuova formula.

La gravità, sta nel fatto che spesso l’essere umano non è neppure interessato a questo processo evolutivo, relegandosi in una situazione stagnante poiché incapace di  adoperarsi in una qualche evoluzione. È più che naturale essere titubanti nel momento in cui si percorre una strada non ancora battuta, ciò nonostante l’esplorare è parte integrante del nostro essere umani! Ebbene Edward de Bono, in “Il pensiero laterale” ci ricorda (tra le righe), che la vita è scoprire ed esplorare continuamente, migliorando così sia le nostre personali vite che quelle altrui, come del resto hanno fatto le grandi menti, che appunto vengono citate in questo libro, che è anche un po’ un testo psicologico. Non a caso Edward de Bono era proprio uno psicologo, e nelle sue origini isolane (Malta), è forse possibile rintracciare la curiosità verso l’esplorazione e l’andare oltre i limiti fisici e quindi mentali in cui possiamo ritrovarci.

Ogni iniziativa che non pone problemi non hanno eppure molte possibilità di sviluppo. (…) il compiacimento per i risultati ottenuti e la mancanza di problemi non significano altro che accettazione di soluzioni mediocri e mancanza di immaginazione.

Altre citazioni 

L’entusiasmo che è un’idea può aver sollevato nel suo stadio concessionario e si attenua molto quando si tratta di attuarla.

Obiettivo del pensiero laterale è la concezione di idee nuove.

Il pensiero laterale non interviene solo nelle fasi di ricerca e di creazione del prodotto ma anche in quella organizzativa e di studio dei metodi.

La divisione migliore è quella più utile.

Un rapporto mostra come due parti erano combinate tra loro prima della divisione.

L’impiego del pensiero laterale è indispensabile in quelle situazioni problematiche che il pensiero verticale non è stato in grado di risolvere.

Ė possibile arrivare a una certa comprensione del meccanismo intellettivo attraverso un esame delle manifestazioni esteriori del pensiero che rechi testimonianza degli schemi mentali di partenza.

E se non ha avuto occasione di conoscere la vecchia impostazione di un problema [ha] migliori possibilità di elaborarne una originale.

Poche cose danno un maggior senso di frustrazione di un impegno che cerca ansiosamente il modo di realizzarsi.uno sforzo deve essere anche ripagato da qualche risultato tangibile, e quanto più tempestivamente il risultato arriva, di altrettanto l’impegno ne risulta stimolato.

L’ideatore di una teoria è continuamente dominato dal desiderio di svilupparla perché la sente propria.

Idee dominanti possono essere più dannose che utili

Info bibliografiche

Titolo originale: The use of lateral thinking

Autore: Edward de Bono

Prima pubblicazione: 1967

Prima pubblicazione in Italia: 1969 (Rizzoli)

La mia edizione: VIII edizione BUR 2008

Editore italiano: BUR (diritti della Rizzoli)

Collana: Psicologia e società

Genere: Auto aiuto, Growth, Mente e corpo, Psicologia

Numero di pagine: 182 (illustrazioni incluse)

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Capitoli

Capitolo primo. Le differenze tra il pensiero verticale (alta probabilità, consequenzialità) e il pensiero laterale (bassa probabilità, lateralità).

Capitolo secondo. L’incapacità del metodo logico, rigidamente applicato, di trovare soluzioni originali.

Capitolo terzo. L’effetto polarizzante delle idee dominanti.

Capitolo quarto. L’abitudine di pensare per immagini.

Capitolo quinto. La ricerca sistematica di una pluralità di impostazioni alternative dei problemi.

Capitolo sesto. Il prepotere del pensiero verticale come ostacolo al sorgere di idee nuove.

Capitolo settimo. L’utilizzazione degli eventi fortuiti e il riconoscimento della loro validità.non interferire, ma favorirne l’evolversi per poi raccoglierne i frutti.

Capitolo ottavo. La dimostrazione dell’utilità pratica di un tipo di applicazione del pensiero laterale.

Capitolo nono. Gli svantaggi che derivano dal mancato uso del pensiero laterale.

Capitolo decimo. L’utilizzazione del pensiero laterale e l’impiego di idee nuove.

 

Capitolo 1 [Novità laterale]

Capitolo 2 [Nuovi dati o nuovo metodo?]

Capitolo 3 [Il dubbio delle idee dominanti: ne vale la pena?] 

Capitolo 4 [Le combinazioni standard: notorietà degli elementi e usualità di rapporti!]

Capitolo 5 [Il pensiero laterale alla pari di un’equazione con più uguali!]

Capitolo 6 [Il terzo principio: Le possibilità del caos omnidirezionale come fluidità creativa]

Capitolo 7 [Il quarto principio: L’abilità di trovare profitto dal caso]

Capitolo 8 [Utilità postuma]

Capitolo 9 [La verticalità è prevedibile]

Capitolo 10 [Duttilità mentale]

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