Il mondo prima di pesare 21 grammi | Alessandro Tonoli

Il mondo prima di pesare 21 grammi è un romanzo, in cui siamo guidati alla scoperta di ciò che rende l’uomo, un essere umano al di là della materia di cui è composto.

Lo storytelling è una delle capacità più importanti che chiunque voglia trasmettere un messaggio dovrebbe coltivare. Colui e colei che è “storyteller”, racchiude in se quella capacità di raccontare una storia: forse la sua, forse quella che ha visto e/o udito da qualcun altro. Certo è che quando si racconta una storia, questa prende vita e acquisisce più valore, per il semplice fatto che qualcuno, interpretandola ed enfatizzandola è stat*, in grado di carpirne il valore intrinseco e comunque i punti salienti, ovvero quelli degni di essere raccontati in una storia che valga questo nome.

C’era condivisione, ma nessuna intenzione di condividere.

(…) 

Nessuno le faceva proprie. Nessuno le rielaborava. Nessuno gli donava le sue. [di parole]

Indipendentemente dal fatto che ci si immedesimi, in quello che si sta ascoltando o leggendo, ciò che conta è quello che l’ “esperienza” del venire a contatto con una nuova storia suscita in noi, sai nell’immediato sia per cosa ci lascia dopo. Leggendo “La vita prima di pesare 21 grammi”, sono rimasta distaccata dalla vicenda…un osservatore quasi onnisciente. Certo è, che immedesimarsi con qualcosa che è più simile ad una sagoma che non ad una persona è alquanto improbabile, eppure quando l’autore Alessandro Tonoli, ha scritto questo libro di poco più che duecento pagine, ci è riuscito. Anzi, ha creato nel personaggio di Selim, il pretesto per porre attenzione sulla sostanza della vita, rispetto alla forma.

Le parole potevano creare, quanto ricongiungere.

Questa “massa dalle non-forme” questo “manichino” che è Selim, rappresenta ciò che l’essere umano sarebbe se non intraprendesse alcun percorso, atto ad esplorare e quindi accrescersi e soprattutto esplorarsi; tanto nei propri lati umani carichi di dubbi e sentimenti, che nei propri lati bestiali in cui la cieca rabbia talvolta, prende il sopravvento.

Non può dolere la solitudine se non si è mai compresa la sua alternativa.

Bianco e nero, come pure tutti gli altri colori e le loro sfumature fanno tutte parti di noi esseri umani, e forse è per questo motivo che l’autore Alessandro Tonoli, non si sofferma a descrivere il “colore” di Selim. Ci racconta che ha non-mani, non-gambe, non-occhi… ma gli unici colori che ci vengono proposti con cura sono quelli del mondo esterno: il rosso del sangue che esce dal “manichino” quale è Selim, e l’argento della figura sua simile che incontra, evidenziando in tal modo il fatto che ciascuno di noi si realizza in rapporto con il suo intorno, che inevitabilmente deve includere dei nostri simili

(…) egli sentì la forza e la voglia di tutti quei pensieri di divenire parte del mondo.

In un primo momento tutto ciò che viene visto e udito, dopo che il “Groviglio’’ ha fatto dono a Selim degli occhi e quindi delle orecchie, è proprio l’esterno. Solo “poi” inizia a prendere consapevolezza di , dei propri pensieri, di quello che gli piace o meno, e di quello che era in grado di sentire sia a livello superficiale, che ad un qualche livello più profondo.

La mancanza di una direzione lo aveva completamente annullato.

E in questo suo indagare, dopo anni di vagabondaggio nel deserto attirato come l’ago di una bussola verso una direzione “obbligata”, interpretabile come il futuro, Selim si rende conto che immaginare, sognare e percepire non ha assolutamente senso se non si condivide con qualcuno che sia simile a noi, il nostro specchio perfino! Qualcuno che sia fatto della nostra stessa materia.

Si poteva chiaramente osservare come le due fossero modellate dalla stessa fonte.

Per disegnare immagini da portare all’esterno.

Traslando l’insegnamento de “Il mondo prima di pesare 21 grammi” nella realtà anche noi che leggiamo queste pagine ci rendiamo conto ancora una volta, che condividere la propria esperienza, il proprio vissuto con qualcun altro è una delle realtà più significative con cui possiamo e dobbiamo fare i conti. 

Energia e desiderio hanno in mano le sorti del mondo.

Ma c’è un’altro insegnamento che possiamo cogliere da questo romanzo di Alessandro Tonoli, e cioè che nessuna creatura umana e non-umana può effettivamente sfuggire a quello che è il proprio “groviglio” interiore. L’odio che Selim ad un certo punto prova per il Groviglio, è l’espressione dell’odio che in talune occasioni nutriamo nei nostri stessi confronti.

Creatura Deserto (il suono del mondo)

E dall’esperienza di questo “non-uomo” carpiamo che al dunque dobbiamo sempre venire a patti con noi stessi, con il nostro passato per compiere quel percorso obbligato che è il nostro futuro, per il quale dovremmo davvero essere disposti a lasciarci indietro tutto il nostro passato, per diventare chi siamo, nella forma che sempre avremmo dovuto essere e che in forma di seme siamo sempre stati, senza magari rendercene davvero conto.

L’accettare di invalidare tutta l’esistenza che si è vissuta fino a quel momento (…) accogliendone una nuova.

Forse, le ricerche più complesse possono definirsi solo nel momento in cui si perdono di vista. È la mente ad arrivare dal viandante quando egli smette di guardarla e si dimostra degno del cammino.

Fu così che La Meta, infine, giunse da lui.

Ascoltati.

Ascolti e cerca…un seme.

CIÒ CHE COSTITUISCE I NOSTRI 21 GRAMMI

  • Vista
  • Pensieri
  • Sogni
  • Immaginazione
  • Bellezza
  • Eternità/Tempo
  • Motivazione/Senso
  • Comunicazione
  • Felicità
  • Paura
  • Risata/Ridere
  • Baciare
  • Solitudine
  • Odio
  • Malinconia
  • La Chiave (noi stessi)
  • La Speranza
  • Vita
  • Destino

Titolo originale: Il mondo prima di pesare 21 grammi

Autore: Alessandro Tonoli

Prima pubblicazione: 2020

Prima pubblicazione in Italia: 2020 (Porto Seguro Editore)

La mia edizione: I edizione Porto Seguro Editore 2020

Editore italiano: Porto Seguro Editore

Collana: Rose blu

Genere: Romanzo

Numero di pagine: 216

Preceduto daLa piccola Parigi. Leggende di Cabiate (2015)

Seguito da: –

La piccola Parigi | Alessandro Tonoli

La piccola Parigi è un racconto breve scritto da Alessandro Tonoli. E’ un inno alle piccole cose, ma anche a quelle grandi come l’amore e la vita, insegnandoci che la verità sta tutta nelle proporzioni e dal punto di vista, dal quale “qualcosa” viene osservato.

E’ il secondo libro dell’autore, che colpisce per la sua intensità e per il suo tono narrante, che fa uso di una perfetta punteggiatura ritmica, quasi teatrale, che porta il lettore a sentire il suono delle parole nella propria mente, proprio come se nonno Francesco fosse lì e noi fossimo la piccola Chiara.

Nell’ora che occorre, poco più poco meno, per leggerlo diventiamo parte di questo racconto, che nella sua irrealtà immaginifica, è così profondamente autentico, e genuino.

La piccola Parigi, la bambina dai boccoli dorati di rosso vestita, rappresenta la gioia di vivere,  la speranza, l’amore, la gratitudine…è l’essenza della vita stessa e non è certo un caso che chiunque, che nella realtà o nella finzione l’abbia incontrata, non abbia potuto che fare sua quella stessa dirompente vitalità.

Per questo

Cabiate era più bella che mai pur non avendo un solo fiore in più,

o una torre che fosse più alta di un centimetro rispetto al solito.

perché cambiarono le persone.

E con il loro cambiare, anche il loro modo di stare l’uno con l’altra cambiò; ecco perché i giovani si innamorarono al punto di sposarsi, ecco perché i vecchi smisero di sentire il dolore degli anni, e poterono finalmente godere del sole che gli scaldava le ossa.

Per non parlare della gratitudine dimostrata alla stessa terra che ci sostiene, e che calpestiamo senza neanche accorgercene. Finalmente siamo capaci (perché qualcuno ce lo ha insegnato per la prima volta), di dimostrarle gratitudine chiedendole scusa a fine giornata, per averla eventualmente offesa col nostro calpestio.


Ecco perché la piccola Parigi, quella bambina venuta da chissà dove e scomparsa all’improvviso proprio come era venuta, saltellava invece di camminare e parlava con le piante e con gli alberi, riuscendo persino a cogliere un idioma che non era il suo: il francese. 

Ed ecco che in una terra lontana la bimbetta, scoprì che (a suo percepire) era sicuramente Parigi, il luogo dove la primavera nacque per poi diffondersi altrove.

É come spiegare cosa viaggia nello sguardo di due innamorati.

E fu talmente rapita da questa rivelazione, che decise di piantare il seme della primavera, il seme dell’amore, anche a Cabiate e che ci si creda o meno, quella creatura un po’ reale un po’ magica, riuscì a far crescere una piccola Parigi, proprio lì dove l’età adulta insegnava il valore della lamentela più che della gratitudine e dell’amore.

Non si sa come… ma lei innaffiava, e l’amore dietro di lei, sbocciava.

E non erano lacrime di rabbia o di dispiacere. Erano solo lacrime.

Lacrime di un pianto giusto. Lacrime spese per un desiderio


Certo a Cabiate, alcuni furono più grati di altri, dell’aver avuto la possibilità di incontrare una simile creatura e certo la famiglia di Chiara, probabilmente, era quella che più degli altri doveva la sua felicità a quel batuffolo saltellante di gioia.

Siete davvero belli. Ma due più di voi 

PERSONAGGI

  • la piccola Parigi: la bambina dai boccoli dorati di rosso vestita, arrivata da chissà dove a Cabiate, rappresenta: la gioia di vivere,  la speranza, l’amore, la gratitudine…è l’essenza della vita stessa nonostante abbia solo una decina d’anni eppure con due occhi grandi, azzurri vitrei, che nascondono molte cose. L’appellativo piccola Parigi, gli viene riservato dagli abitanti di Cabiate, al ritorno del suo viaggio a Parigi, in quanto a onor del vero quella bimbetta non ha mai rivelato a nessuno, nemmeno a Francesco il suo vero nome
  • Francesco: il nonno di Chiara, che ha avuto la fortuna di incontrare davvero? la piccola Parigi all’età di circa sedici anni
  • Chiara: Chiaretta o Chiaraccia, come era solito chiamarla suo nonno Francesco, è una bambina di dieci anni
  • Nonna: la moglie defunta di nonno Francesco, compare nel racconto solo in forma di ricordo e di fotografie
  • Italo: vecchietto amico di nonno Francesco
  • Sara: quella che siede al primo banco, nella stessa classe di Chiara; è evidente che quest’ultima non la stimi molto, né che siano amiche
  • Andrea Montelli: un ragazzino che all’epoca era più piccolo di nonno Francesco di qualche anno; un vero demonio, una vera peste, un vero “stronzo”.
  • Sil e Lori: prima coppia citata ,che ha deciso di sposarsi dopo essersi innamorata come tante altre, grazie alla piccola Parigi
  • Gianna e Roberto: seconda coppia citata ,che ha deciso di sposarsi dopo essersi innamorata come tante altre, grazie alla piccola Parigi

LUOGHI, TERMINI & NOMI

  • Cabiate: piccola città, dove è ambientato il racconto
  • Parigi: città in cui la bimbetta bionda, sparisce all’improvviso e dalla quale tornerà con il sogno di creare una piccola Parigi, proprio a Cabiate
  • il seme della piccola Parigi: si tratta in realtà di souvenir che la bimbetta, riporta a Cabiate dopo il suo viaggio a Parigi

Titolo originale:  La piccola Parigi – Leggende di Cabiate

Autore: Alessandro Tonoli

Prima pubblicazione: 2015 (e-book)

Prima pubblicazione in Italia: 2015 (e-book)

Prima pubblicazione in Italia cartacea: Dicembre 2019

La mia edizione: Dicembre 2019

Editore italiano: GWMax

Collana: –

Genere: Racconto breve

Numero di pagine: 64

Preceduto da: Quel che rimane incastrato nel vento

Seguito daIl mondo prima di pesare 21 grammi

La mia recensione *****

RACCONTO MERAVIGLIOSO

Questo racconto breve è meraviglioso!

Ha la capacità di rendere vivo tutto quanto si legge, trasportandoti tra le sue pagine fino a farti diventare, la Chiara che ascolta suo nonno narrarle una storia, alla quale tanto lei come personaggio quando noi come lettori, crederemo a prescindere che sia vera o fantastica.

E’ un racconto di amore, di affetto profondo, di vita autentica, forse proprio per questo si è usato il pretesto de “La piccola Parigi”: per spiegare dinamiche, che difficilmente si riescono a trasmettere con un lessico semplice, tanto da farlo capire ad un bambino e al contempo potente, al punto da scuotere l’animo dell’adulto.

E’ un libro di poco più di cinquanta pagine, e in poco più/poco meno di un ora riesce a farci suo; consiglio la lettura in un momento della giornata tranquillo dove possiamo effettivamente immergerci tra le sue pagine.

Letto questa seconda pubblicazione di Alessandro Tonoli, ora non mi resta che leggere sia il suo primo che il terzo libro in uscita.

E concludo dicendo grazie all’autore, perché gli adulti hanno bisogno di leggere, immaginare e ricordare storie come questa, che siano vere o immaginifiche.