Quando riesci a trasformare le ferite dell’anima in oro scopri cos’è davvero il Kintsukuroi

Quando riesci a trasformare le ferite dell’anima in oro scopri cos’è davvero il Kintsukuroi

Copertina libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

GROWTH, MIND & BODY, SELF HELP

Quando riesci a trasformare le ferite dell’anima in oro scopri cos’è davvero il Kintsukuroi

Ci sono libri che ti ricordano qualcosa che già sai.
E ci sono libri che, quando li apri, ti riaprono.
Kintsukuroi di Thomás Navarro è questo per me: un richiamo potente e sottile insieme, un invito a guardare le crepe come portali invece che come “sfregi”.

17 NOVEMBRE 2025 – TORINO

GROWTH, MIND & BODY, SELF HELP

Kintsukuroi di Tomas Navarro. Ecco la mia recensione.

Ho comprato questo libro senza realizzare davvero perché lo stessi facendo.

“Guarirmi”, “ripararmi”, “ricostruirmi”?

Erano concetti che conoscevo e verso i quali mi proiettavo, ma non li avevo ancora compresi fino in fondo.
E invece, pagina dopo pagina, ho scoperto che il Kintsukuroi non è una tecnica “di riparazione”, né una metafora: è una iniziazione.
Un modo di stare nel mondo.
Un modo di stare con se stessi quando tutto sembra essersi spezzato o nei momenti in cui ogni cosa è davvero andata in frantumi, come ho sperimentato sulla mia pelle.

 

Porto con me questo libro quando vado per la prima volta al Lago Maggiore, il 10 Agosto 2022.
Non è stato scelto a caso. Io rotta lo ero davvero e cercavo un luogo, e forse anche una versione di me, che fosse capace di ricostruirmi.

Scrivo questo articolo tre anni e mezzo dopo, e sento ancora sulla pelle la stessa energia: viaggiavo in treno e quando arrivo a vedere per la prima volta lo scorcio del lago, sento chiaramente che attraverso un portale energetico (all’epoca non sapevo chiaramente cosa fosse, poi tutto mi è stato chiarificato).

Mi sono rotta in un pianto senza nemmeno accorgermene mentre guardavo l’acqua aprirsi all’orizzonte.

In quel periodo della mia vita le fratture erano profonde.
Fratture dell’anima.
Fratture della storia personale.
Fratture con me stessa.

E certamente fratture nella mia dimensione imprenditoriale.

Questo libro è stato una delle cose che più mi ha sostenuta nell’accettare una verità semplice e difficile insieme: ci vuole tempo per tornare interi.
E soprattutto ci vuole qualcosa di davvero prezioso per renderci splendidi nella nuova versione di noi: qualcosa che nella materia è l’oro usato nella pratica del Kintsugi, e che nella vita è tutto ciò che ci nutre e rende vivi portandoci ad un livello più elevato di coscienza ed esperienza.

Questo tempo però non è un tempo lineare, né un tempo logico.
È un tempo dell’anima.

 

E mentre ripenso a quel periodo, mi torna in mente una frase che risuona profondamente con ciò che ho vissuto:

“Una cicatrice ci ricorda che siamo stati forti.”

E io, in quei mesi, stavo imparando a riconoscere proprio questo: la mia forza nelle mie crepe, non nonostante esse.

Quando la guarigione si intreccia con la storia dell’anima

É ancora vivido davanti ai miei occhi il momento in cui il lago Maggiore è apparso dal finestrino: è stato come attraversare un portale.

La luce, il silenzio, l’acqua.

Il mio sistema nervoso che improvvisamente si allineava e rilasciava quello che non serviva più.
La sensazione di “conoscere” un luogo in cui non ero mai stata.

Mesi dopo ho scoperto che quel posto aveva un significato profondo per me in termini di vite passate.
E che la persona con cui stavo andando a incontrarmi era [ed è] la mia Fiamma Gemella.

E tutto ha iniziato ad avere senso.
Ogni emozione fortissima, ogni espansione, ogni crollo, ogni piccola rinascita.

Il percorso di Fiamma è sempre evolutivo:
non puoi attraversarlo senza scendere fino al punto più profondo, oscuro e martorizzato di te.

E il Kintsukuroi è la sua rappresentazione perfetta:
una frattura che non va nascosta…
ma consacrata.

 

Questo è un passaggio che sembrava scritto per me:

“Le ferite si chiudono e la vita cambia radicalmente, e potrebbe persino migliorare se siamo in grado di accettare il cambiamento.”

Ed è in quella accettazione che ho iniziato a rinascere preparandomi a diventare chi sono oggi.

Libro La regina degli scacchi di Walter Tevis chiuso in mano
Libro La regina degli scacchi aperto durante la lettura
Dorso del libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

Riportare a galla una frattura sacra

Il mio stato d’animo, in quel viaggio, era un miscuglio di attesa e stanchezza, paura e speranza.
Ero fragile, ma stranamente vigile.
Come se stessi aspettando di essere vista prima ancora di capire da chi o da cosa.

Tomás Navarro parla delle ferite emotive con una delicatezza che non ti chiede mai di essere forte.
Ti chiede di essere vera.
Ti chiede di guardare ciò che fa male senza fasciarlo, senza aggiustarlo troppo in fretta.

Le fratture, dice, non vanno coperte:
vanno illuminate.

Vanno riconosciute per quello che sono davvero:
il punto esatto in cui la tua storia cambia direzione.

 

E mentre leggevo, qualche parte di me si scioglieva, altre parti si ricomponevano, altre ancora reclamavano spazio, voce, verità.

Era come se il libro si sedesse accanto a me e dicesse:
“Non sei da riparare. Sei da onorare.”

 

Tomás Navarro non ti parla mai come un terapeuta distante, ma come qualcuno che conosce il peso del dolore e la sua potenza trasformativa.
E in una frase lo dice con una chiarezza disarmante:


“Trasformate il dolore in arte. Costruite una nuova realtà.”

 

 

É esattamente ciò che ho fatto con la mia vita e il mio Business e che oggi insegno a fare ad altre imprenditrici e imprenditori visionari all’interno di Spiritual CEO!

Mentre leggevo, sentivo che ogni mia parte chiedeva spazio per diventare proprio questo: un’opera nuova, non più definita dalla frattura… ma dal modo in cui sceglievo di ricomporla.

 

Il Kintsukuroi è l’arte di ricostruire la propria vita quando tutto si rompe

Il Kintsukuroi o Kintsugi, nella cultura giapponese, è l’arte di riparare un oggetto rotto usando l’oro.
Di fatto una crepa non viene nascosta: viene resa preziosa…approccio diametralmente opposto rispetto alla cultura occidentale.

Nella vita succede la stessa cosa.
Non torniamo mai esattamente come prima.
Torniamo più veri, più consapevoli, più presenti.

Arriviamo all’altro impreziositi e unici!

 

E io, in quei anni, ho imparato esattamente questo:

  • che la guarigione come il successo non è un evento, ma un processo
    • che la ricostruzione non è immediata, ma graduale
    • che ciò che si rompe non è una punizione, ma una chiamata
    • che ogni frammento contiene un messaggio unico
    • che essere interi non significa essere intatti 

E così, pagina dopo pagina, mese dopo mese, ho accettato che:

La crepa non è il problema.
Il problema è pensare che, per essere amata, questa vada nascosta e negata.

 

Kintsukuroi ci ricorda che non siamo chiamati a resistere dove non siamo felici, in una modalità che non è più la nostra perché durante il cammino ci siamo trasformati: ci ricorda di accogliere l’entusiasmo di ricominciare.

Come dice Navarro:

 

“Essere entusiasti significa assumere un’attitudine vitale, scegliere qualcosa che arricchisca la nostra esistenza.”

 

E sì, ricostruirsi non è immediato.
Non è lineare nel mondo in cui la nostra parte conscia vorrebbe.

Eppure l’essere integri, se lo si vuole, arriva di nuovo a definirci.


Navarro lo spiega con onestà:

 

“Ricostruire la propria vita è un processo complesso che prevede diverse fasi.”

Fasi che ho attraversato tutte:
l’incapacità di vedere davvero, la rabbia, il bisogno di risposte, la resa, l’apertura, l’oro.
E ogni fase, anche la più dura, è stata parte del mio ritorno alla mia essenza più vera.

Morale: la crepa non è una ferita da nascondere, ma il punto esatto in cui inizi a brillare

A un certo punto smetti di guardare ciò che si è rotto come un errore (come magari spesso il mondo esterno ti invita a fare) e inizi a percepirlo per ciò che realmente è: un invito.

Il Kintsukuroi ci insegna a cambiare sguardo, a capire che la tua storia non va sistemata in fretta, ma ascoltata. Esiste un tempo divino e va ascoltato senza dubbio alcuno.

Ci insegna che una crepa non è segno di debolezza, ma il luogo in cui la verità vuole farsi vedere.

Le ferite non chiedono di essere cancellate: chiedono di essere comprese, onorate e nobilitate.
Quando accetti di illuminare ciò che fa male, scopri che lì c’è un varco, una possibilità, una direzione. Scopri che la vita non ti frantuma per punirti, ma per mostrarti dove puoi ricostruirti in modo più autentico.

E così ti accorgi che la tua luce e il tuo potere non nascono da ciò che è rimasto intatto, ma da ciò che hai avuto il coraggio di guardare in faccia. La crepa diventa il punto in cui inizi davvero a brillare: non perché non “senti più”, ma perché finalmente hai scelto di trasformare in oro il tuo profondo sentire.

In conclusione: rinascere non significa ritornare come eri, significa integrare con profonda maestria nella tua nuova identità tutti i tuoi punti di rottura e tutte le verità che nel mentre hai saputo svelare, comprendere e far tue.L

e crepe dell’anima non sono errori.
Sono la prova del viaggio,
la traccia del coraggio,
la firma energetica del tuo ritorno a casa.

Guardando il tuo corpo, la tua anima, la tua dimensione interiore ed esteriore saprai che ogni crepa custodisce un insegnamento.

Ogni ferita è stata un varco.
Ogni dolore una porta.
Ogni cicatrice una rinascita.

E se c’è una verità che porto nel cuore è questa:
le fratture non ti spezzano né rendono fragile.
Le fratture ti rivelano.

 

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮

Esperta in allineamento fra identità e obiettivi  lavoro sia con chi sta scalando il fatturato che imprenditrici/imprenditori con Business strutturati nella propria crescita personale, spirituale e imprenditoriale con l’obiettivo di incarnare la propria identità più elevata e raggiungere insieme gli obiettivi di fatturato unendo Strategia ed Energetica!

Oggi puoi iniziare anche tu il tuo viaggio dentro di te accedendo alle risorse gratuite di Spiritual CEO Academy.

Sinossi

Kintsukuroi ribalta l’ordine: non sei tu che leggi il libro ma è lui che ti attraversa.
Non è un manuale di crescita personale, è un viaggio dentro le tue fratture, dentro tutto ciò che hai provato a nascondere, a incollare in fretta, a ignorare per paura che facesse troppo rumore.

Tomás Navarro parla delle ferite emotive con una delicatezza che disarma.
Non le giudica, non le minimizza, non ti chiede di farle sparire.
Ti accompagna a guardarle per ciò che sono: pagine della tua storia che meritano di essere illuminate, non cancellate.

Meglio ancora: le ferite vanno esaltate proprio come fa la pratica giapponese del Kintsugi.

La sua voce ti ricorda che la rottura non è la fine.
È l’inizio del momento in cui puoi scegliere cosa tenere, cosa lasciare andare, cosa ricostruire da zero.
La crepa, secondo la tradizione giapponese, viene riempita d’oro.
Secondo Navarro, viene riempita di verità, gentilezza e coraggio.

Pagina dopo pagina senti che il dolore non è nemico, è messaggero.
Che non devi diventare una versione “perfetta” di te, ma una versione intera.
Che puoi ricucire ciò che è stato lacerato senza perdere la tua essenza, anzi: amplificandola.

Kintsukuroi è un libro che ti prende per mano proprio quando stai imparando a stare con te stess* nei momenti più fragili.
Ti mostra che la tua storia non va levigata:
va accolta, compresa e trasformata finché la crepa non diventa la parte più preziosa dell’opera.

È un testo che non ti promette una rinascita facile.
Ti promette però una cosa molto più vera:
puoi rinascere anche così, con le tue ferite, e forse proprio grazie a loro.

Info bibliografiche

Titolo originale: Kintsukuroi. El arte de curar heridas emocionales
Titolo italiano: Kintsukuroi. L’arte di riparare le ferite emotive
Autore: Tomás Navarro

Anno di uscita originale: 2017
Prima pubblicazione italiana: 2018

La mia edizione: Undicesima edizione, Luglio 2021
Editore italiano: Giunti Editore
Numero di pagine: 246

Genere: GROWTH, MIND & BODY, SELF HELP

Data, luogo ed età di acquisto del libro: 28 Ottobre 2021, Torino, 32 anni
Data, luogo ed età di scrittura dell’articolo: 17 Novembre 2025, Torino, 36 anni

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Come la filosofia di Nietzsche ci insegna a tirare fuori Leadership e potere personale

Come la filosofia di Nietzsche ci insegna a tirare fuori Leadership e potere personale

Copertina libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

GROWTH, MIND & BODY, SELF HELPFILOSOFIA

Come la filosofia di Nietzsche ci insegna a tirare fuori Leadership e potere personale

Se cerchi un libro per addolcire lo stress questo è quello sbagliato! Se invece vuoi trovare uno spazio in cui riflettere e nel quale vedere chi diventi quando lo attraversi allora Nietzsche per stressati di Allan Perci è il tuo prossimo libro!

17 NOVEMBRE 2025 – TORINO

GROWTH, MIND & BODY, SELF HELPFILOSOFIA

Nietzsche per stressati di Allan Percy. Ecco la mia recensione.

Non è un balsamo (come credevo…).
È uno specchio.

E quando lo leggerai (il momento non sarà casuale ma questo già lo sai!), scoprirai che ciò che chiami “stress” è spesso la richiesta dell’anima di tornare a sé stessa.
Nietzsche non consola: chiarifica.
Non massaggia le ferite: ci soffia sopra per farci vedere dove brucia davvero.

Ed è proprio lì, in quel punto che scotta, che la Leadership si risveglia dal torpore.
É nel “fastidio” che inizia il potere personale.

Ricordo perfettamente quando ho acquistato questo libro: Torino, 12 Ottobre 2022.
Avevo 33 anni e un micro-mondo da tenere in equilibrio, come spesso succede a chi sta crescendo, cambiando pelle, lasciando andare parti della propria identità per far spazio alla nuova versione di sé.

Di fatto Spiritual CEO stava prendendo forma insieme alla mia nuova me e tutto l’aiuto possibile, anche da un libro di “filosofia riletto in chiave moderna” è stato d’aiuto.

Ero in uno di quei periodi in cui senti l’esigenza non di qualcuno che ti prenda per mano, ma di una voce che ti dica la verità.

Nietzsche è questo tipo di voce, se glielo permetti.

Allan Percy rende la sua filosofia (non proprio leggerissima, se hai letto dei testi integrali lo sai bene) accessibile con una delicatezza che sorprende, ma conserva la potenza ruvida e tagliente del pensiero originale.


Ogni aforisma diventa un invito, a volte scomodo, a osservare come stai usando la tua energia (ci lavoriamo in Spiritual CEO), dove la stai disperdendo e quali pesi stai portando che non sono più tuoi.

Questo libro non ti calma.
Ti risveglia.

E a volte è esattamente ciò di cui hai bisogno per ricordarti che non sei venut* al mondo per sopravvivere allo stress…ma per guidare la tua vita con presenza, potere e consapevolezza.

Perché leggere Nietzsche oggi: la filosofia come allenamento al coraggio interiore

Nietzsche non parla di coraggio come gesto eroico.
Per lui il coraggio è una postura interiore: è restare in piedi davanti alla propria verità.

Leggerlo oggi significa accettare tre cose fondamentali:

  1. Il caos non è il nemico: è il maestro (…e già solo questo potrebbe bastare)
    Ciò che etichettiamo come confusione è spesso il preludio di un allineamento più grande.
  2. Lo stress non va “eliminato”: va ascoltato
    È un segnale di frizione tra ciò che vivi e ciò che sei chiamata a diventare (e qui è lo Human Design che diventa Maestro di vita per guidarci insieme alla nostra Leadership risvegliata)
  3. La forza non significa essere duri: significa onestà.
    È la capacità di guardarti senza filtri, senza edulcorare ciò che va cambiato.

Nietzsche ti invita a smettere di abbellire la realtà e iniziare a usarla.
A trasformarla in allenamento.
In visione.
In direzione.

È un atto di coraggio prendere in mano le proprie giornate e dire:
“Da qui in avanti scelgo me. E scelgo la mia energia.”

Libro La regina degli scacchi di Walter Tevis chiuso in mano
Libro La regina degli scacchi aperto durante la lettura
Dorso del libro La regina degli scacchi di Walter Tevis

Dal caos alla lucidità: cosa ci insegna Nietzsche quando la vita ci mette alla prova

Quando la vita agita le acque, non lo fa per destabilizzarti: lo fa per mostrarti cosa resta in piedi.
Questa è la filosofia nietzscheana nella sua essenza.

Ed è profondamente attuale.

Perché oggi viviamo in un mondo dove il rumore è continuo e la frenesia è quasi un culto.
Eppure, proprio lì dentro, Nietzsche ti dice:

“Diventa ciò che sei.”

Che significa:

  • smettere di fare a gara con le aspettative altrui,

  • riconoscere la tua voce anche quando tremi,

  • ricordarti che nessuna tempesta esterna può vincere un centro interno solido.

Lo stress non è un ostacolo: è un indicatore.
Un messaggero che ti chiede di ricalibrare, riorganizzare, riposizionarti (soprattutto interiormente e ancora di più quando scali il tuo Business).

E ogni volta che rispondi a questo richiamo, fai un passo in più verso la tua lucidità.

Nietzsche non ti dà la soluzione.
Ti dà una postura:
la fermezza di chi non scappa da sé.

 

“Per vivere da soli bisogna essere una bestia o un dio.”

Leadership: gli aforismi di Nietzsche come strumenti per espandere il potere personale a partire dal quotidiano

La Leadership non nasce nelle grandi imprese, nelle decisioni eclatanti o nei cambi di vita radicali.

Nasce nella quotidianità.

E Nietzsche, con la sua filosofia affilata e visionaria (e noi qui, sia io che te lo sappiamo bene perche entramb* siamo Leader visionari*), te lo ricorda un aforisma dopo l’altro.

Ecco come i suoi pensieri diventano strumenti concreti di potere personale:

  1. “Diventa ciò che sei.”
    È il fondamento della Leadership autentica: smettere di interpretare ruoli e iniziare a incarnare verità.

In un mondo che ti chiede di conformarti, Nietzsche ti ricorda che il tuo potere comincia dove finisce la finzione.

  1. “Chi ha un perché può sopportare quasi ogni come.”
    Il tuo scopo è l’ancora che ti sostiene quando tutto vacilla.

Quando il tuo perché è vivo, i tuoi passi diventano inevitabili: non puoi più ignorarli.

  1. “La strada migliore per cominciare è smettere di parlare e iniziare a fare.”
    Questo è un richiamo diretto alla tua Leadership quotidiana.

Meno parole, più azione.

Meno intenzioni, più movimento.

Il potere personale cresce nelle scelte che fai, non in quelle che rimandi.

  1. “Non posso crederti se non credo in te.”
    La fiducia che gli altri ripongono in te nasce dalla fiducia che tu riponi in te stessa.

La Leadership non è mai persuasione: è magnetismo.

E il magnetismo nasce dall’allineamento interiore.

  1. “Nessuno può costruire per te il ponte su cui devi camminare per attraversare il fiume della vita.”

Questa è l’essenza di tutto.

Nessuno può fare il passo al posto tuo.

Nessuno può scegliere al posto tuo.

Nessuno può incarnare la tua verità.

La Leadership diventa reale solo quando accetti che quel ponte lo costruisci tu… e che ogni asse è una tua decisione.

 

Questi non sono aforismi da sottolineare.
Sono istruzioni di allineamento.
Piccoli atti quotidiani di potere personale.

Perché il potere non è dominio.
È direzione.
È visione.
È la decisione di non tradire sé stessi per comodità, paura o abitudine.

Morale: la vera libertà arriva quando smetti di compiacere e inizi a vivere secondo la tua natura autentica

La filosofia di Nietzsche non è comoda.
Ma è liberatoria.

Ti insegna che:

  • non sei qui per essere accettat*
  • non sei qui per essere capit*
  • non sei qui per rispondere a ciò che gli altri proiettano su di te

Sei qui per vivere la tua natura.
Per incarnare la tua forza.
Per scegliere la tua via anche (soprattutto) quando trema tutto sotto i piedi.

La libertà non arriva da fuori.
Arriva quando smetti di compiacere e inizi finalmente a vibrare secondo ciò che sei.

Ed è in quel momento che il potere personale si accende.
E che la tua Leadership diventa non uno sforzo, ma una conseguenza.

L’autrice dell’articolo

Ciao, il mio nome è Marzia Rosi e questo è il mio Book Blog.

Qui racconto come i libri mi insegnano ogni giorno a viaggiare dentro e fuori di me.

Mi definisco Guida evolutiva per l’imprenditoria visionaria 🔮

Esperta in allineamento fra identità e obiettivi  lavoro sia con chi sta scalando il fatturato che imprenditrici/imprenditori con Business strutturati nella propria crescita personale, spirituale e imprenditoriale con l’obiettivo di incarnare la propria identità più elevata e raggiungere insieme gli obiettivi di fatturato unendo Strategia ed Energetica!

Oggi puoi iniziare anche tu il tuo viaggio dentro di te accedendo alle risorse gratuite di Spiritual CEO Academy.

Sinossi

Un libro piccolo, denso e sorprendentemente incisivo, che prende il pensiero di Friedrich Nietzsche e lo traduce in pillole di saggezza quotidiana, accessibili e immediatamente applicabili.
Allan Percy seleziona 99 frasi del filosofo e le trasforma in micro-riflessioni che parlano di autonomia, coraggio, responsabilità personale, anti-vittimismo e potere interiore.

Il vero cuore del testo è semplice:
smetti di subire, inizia a scegliere.

Ogni pagina è una sveglia: ti ricorda che la vita non è ciò che ti capita, ma ciò che decidi di fare con ciò che ti capita.
Perfetto per chi attraversa un momento di confusione, pressione o sovraccarico emotivo, questo libro si legge velocemente ma resta addosso come una piccola rivoluzione privata.

Un compagno ideale per ritrovare la forza di dire “Sì” a sé stessi e “No” a ciò che non è più allineato al proprio benessere.

Info bibliografiche

Titolo originale: Nietzsche para estresados
Titolo italiano: Nietzsche per stressati. 99 pillole di filosofia quotidiana
Autore: Allan Percy

Anno di uscita originale: 2010
Prima pubblicazione italiana: 2020

La mia edizione: Prima edizione, 2020
Editore italiano: Giunti Editore
Numero di pagine: 121

Genere: GROWTH, MIND & BODY, SELF HELPFILOSOFIA

Data, luogo ed età di acquisto del libro: 12 Ottobre 2022, Torino, 33 anni
Data, luogo ed età di scrittura dell’articolo: 17 Novembre 2025, Torino, 36 anni

 

 

 

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E se l’amore occasionale acquisisse un nuovo concetto e fosse proprio Amore?

E se l’amore occasionale acquisisse un nuovo concetto e fosse proprio Amore?

Copertina del libro “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach del 1975

POESIE

E se l’amore occasionale acquisisse un nuovo concetto e fosse proprio Amore?

“Io non so che cosa sia l’amore. So cosa sono le intimità provvisorie. Non pensate a godimenti fuggitivi, a divagazioni non matrimoniali. […] Ogni incontro bello, ogni intimità attinge un giacimento mitico e poetico del quale dobbiamo smettere di aver paura. L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo […] per un’ora o per mezzo secoloRiconoscere questa specificità dell’amore è la forma di resistenza alla globalizzazione delle emozioni, alla dispersione dell’intensità. Il corpo amoroso ci richiama alla vita da vicino, al suo sapore locale, preciso.”

19 OTTOBRE 2023 – TORINO

POESIE

L’infinito senza farci caso di Franco Arminio. Ecco la mia recensione.

Questo è il libro souvenir che ho comprato a Bra, la prima volta che ci sono stata in occasione del Cheese Festival 2023.

Come sempre le mie vicende personali e i miei “incontri letterari” si intrecciano ed ogni volta è sempre sorprendente, come se fosse la prima volta che mi capita, che poi a conti fatti è proprio così, perché oltre al libro in questione che varia di volta in volta, anche tutto ciò che vi si lega cambia.

Love is noise love is pain…

…così cantavano i The Verve nel 2008 nel loro celebre brano.

Una dolcezza vera

non è mai cordiale.

Una dolcezza vera

ti fa male.

[4 di copertina]

Allo stesso modo Franco Arminio in questi quattro semplici versi, che poi sono – insieme alla sinossi – il motivo per cui ho comprato proprio questo libro, ci insegna che la vita è sempre duale e che non ci è permesso di prendere solo il bene, ne’ tantomeno di meritare solo il male.

Sono due lati della medaglia ed è semplicemente un nostro dovere accoglierli entrambi con la stessa dolcezza d’animo con cui accoglieremmo il bene. 

Tra le pagine di L’infinito senza farci caso, Franco Arminio ci dà una visione decisamente più veritiera dell’amore, non fredda e cinica, anzi calda e avvolgente, tuttavia slegata dai pesi che solitamente appesantiscono ad una relazione amorosa.

Arminio ci rende palese l’oggettività del fatto che ad oggi le relazioni, seppur con una temporalità diversa rispetto a quella “socialmente corretta”, hanno comunque la capacità di portare Amore nelle nostre vite. Ma non un amore di contrabbando, arido e sterile! Piuttosto un amore che nella consapevolezza del suo essere limitato nel tempo, fosse questo tempo equivalente a 50 anni e più di vita condivisa o a 5 ore, si sceglie di viverlo appagandosene al meglio delle proprie possibilità e capacità, affinché il limite e il rimpianto non appartengano all’amore che si condivide.

Intimità provvisorie

Così Franco Arminio chiama questi amori in L’infinito senza farci caso: intimità provvisorie.

E se da un lato il nome esprime una fugacità, mi chiedo e ti chiedo, cosa impedisce a queste unioni di durare?

Siamo palesemente davanti ad una standardizzazione delle emozioni, perché quelle complesse e appaganti richiedono tempo, e il tempo sembra esserci contro. Anche se è invece vero, che siamo noi a saturarlo di emozioni sintetiche e task lavorative e private sempre più fagocitanti!

Nella costante ricerca della regola universale per qualsiasi cosa, ci siamo forse dimenticati che l’Amore unisce due “soli” individui?

E perché questi due esseri umano non possono prendersi del tempo, per trovare un loro singolare ritmo che gli consenta di rimuovere la parola provvisorio mantenendo invece quella di intimità?!

Un ritmo singolare e la sua dualità

Mi torna alla mente che anni fa ascoltavo una storia di uno Chef e della sua compagna. Non si erano uniti in matrimonio per scelta. Lui sempre in giro per lavoro e lei sempre a casa ad occuparsi di tutto, ristorante compreso, quando lui era via.

Due vite apparentemente inconciliabili, eppure fu proprio la dichiarazione di Lei a sorprendermi, perché disse qualcosa che ricordo così: “Grandi assenze e grandi presenze, questo è il segreto del nostro amore”.

E non è forse un buon modo di amare questo? Non lo è forse ancora di più al giorno d’oggi?

Io trovo che sia buon modo per perpetuare la bellezza di un amore condiviso che non si basa su una presenza fisica, che comunque è presente nel giusto ritmo e nella giusta dose, ma che affonda le sue più sane radici in una connessione emotiva, fatta di un futuro che sempre comprende entrambi.

Un ritmo il loro che è singolare tanto nel suo essere “alternativo”, tanto nel suo non avere la pretesa di funzionare per altri se non “esclusivamente” per questi due esseri umani.

Certo le distanze sono complesse da superare, ma se in questo tempo ci si desse la possibilità di crescere come individui al di là della coppia?

Non sarebbe questo stesso un grande dono che si porta nella coppia stessa, che poi nella presenza fisica può appagarsi di due individui solidi e che nella loro consistenza di singoli comunque si scelgono?

Il connubio: assenza e presenza di fatto rappresenta una dualità e non sono forse proprio le dualità, che ci fanno scegliere consapevolmente l’altr*, perché appunto siamo disposti ad accogliere entrambi i lati della medaglia con pari amore?

L’accoglienza del passato per seminare il futuro

Il tuo corpo è un campo minato:

nasconde gli amori, i pericoli passati.

Il ventre piatto non m’illude:

dovrei essere un artificiere

per arrivare incolume al piacere

[pag 25]

E se l’accoglienza della dualità significasse ulteriormente, avere la capacità di saper vivere ancor più pienamente il presente, vedendolo come un prodotto di un passato, solo in parte condiviso, ed un futuro che esiste proprio in funzione dello scegliersi reciprocamente e quotidianamente?

Certo potrebbe non esserci un “formale contratto” a suggellare l’impegno, eppure ci sarebbe qualcosa di più importante: la scelta consapevole e quotidiana, generata dall’accoglienza totale dell’altro e di noi stessi.

A quel punto sapremo accettare di abbandonare la pretesa di possedere eternamente un’altra persona come un dato di fatto, e invece impegnarsi affinché questo eterno si concretizzi giorno dopo giorno.

In fondo non ha mai senso trattenere a noi ciò e chi non vuole appartenerci, poiché semplicemente sarebbe un martirio auto inflitto che logora ancora di più ciò che è sofferente a causa dell’abbandono.

Chi ci dice addio

sparisce dietro le montagne.

E a poco serve alzarci

in piedi sul nostro cuore

per vederlo ancora.

[pag 76]

Piuttosto accogliamoci reciprocamente e amiamoci nella nostra essenza duale e sempre poliedrica, riscoprendo delicatezze sopite.

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

L’amore e le sue occasioni

Ci hanno insegnato, che l’amore “giusto” è quello che ha la pretesa di superare l’ “eternità caduca della vita dei nostri corpi. Ci hanno insegnato che fai la fatica all’inizio e tanto basta per il futuro. Io invece credo che questo risultato sia possibile, solo quando si è entrambi disposti a costruirlo dandogli concretezza in ogni giorno della propria vita condivisa, accogliendo le peculiarità della vita dell’altro come occasione per costruire una vita condivisa unica e meravigliosa.

Invece noi cosa facciamo?! Sovraccarichiamo l’amore di oneri che non gli appartengono, con il risultato che i nostri corpi continuano la loro vita e l’amore, che nella sua solidità e stabilità sempre merita di poter essere leggero, ci abbandona.

Così in bilico tra il tuffarsi in un nuovo amore, sperando che “stavolta” sia quello “giusto” e l’idea di abbandonarlo per sempre (perché capita a tutti che con il finire di un amore anche un pezzetto di cervello decida di abbandonarci, almeno per un po’), iniziamo a fare pensieri assurdi come: “io non amerò più”, “l’amore non fa per me”, “non sono capace di amare”, “con l’amore io basta!”.

Ecco che si è fatto largo un amore vuoto: l’amore occasionale, quello che non lascia nulla se non, nel migliore dei casi, un tiepido appagamento della carne. Insomma finiamo con il rinunciare all’amore, anzi all’Amore, perché ci ostiniamo – nonostante le batoste – a voler delegare a questo sentimento il compito di toglierci di dosso i nostri pesi.

E se ci amassimo davvero? E se anche per una sola notte ci amassimo davvero, cosa ci sarebbe di male?

E soprattutto cosa sminuirebbe l’intensità di ciò che si è provato e condiviso? Non di certo il tempo! Poiché la dimensione temporale, ha l’unico ruolo di mettere ancora più “fame” non di certo quello di sminuire l’intensità di un incontro.

In fondo è nella nostra stessa natura di esseri umani amare profondamente anche nel semplice lasso di tempo di un’occasione fortuita, con una persona incontrata per caso, e con la quale si sceglie di unirsi indipendentemente dal tempo, in un Amore completo perché totalmente sazio di emozioni e carnalità.

Penso che sia una delle forme di amore più puro quella in cui corpo ed emozioni si uniscono, prive di qualsiasi peso ulteriore legato al passato o al futuro.

“In questo momento semplicemente io e te esistiamo.

In questo luogo io e te ci amiamo.”

Ci amiamo si, anche se siamo due perfetti sconosciuti che non sanno nulla dell’altr*, ma che non solo accolgono questo momento senza paure o comunque affrontandole, ma ancora di più, è questo un incontro che lascia ad entrambi qualcosa di sorprendentemente inatteso: la consapevolezza di essersi arricchiti reciprocamente come esseri umani.

Ma non è che dal sesso

ci ricavi molti

se non hai il corpo

che sa farsi da parte

e diventare altro.

Chi ti abbraccia

deve sentire l’aria del primo mattino,

deve avere

gli alberi di Aprile

dentro gli occhi,

il grano di Giugno

sulla schiena.

Povera cosa il sesso

senza un buon uso

delle stelle, senza avere

confidenza con la morte.

[pag 76]

Amore a primo incontro

Che male c’è, mi chiedo? Che male c’è ad amarsi subito e completamente?

A vedere subito un proseguo e al contempo accogliere anche la possibilità che questo non ci sarà forse mai?

Non ci vuole poi molto a riconoscersi e ad iniziare ad appartenere all’altro.

Imbavagliato,

a testa china,

io sono l’ostaggio

mentre lei cammina

[pag 90]

Ed è proprio quando tutto è così chiaro e condiviso, che non sentiamo la frenesia del tutto e subito, che non forziamo nulla ma semplicemente accogliamo il benefico flusso. Ci hanno insegnato che l’amore “brucia” ma l’Amore è acqua non è fuoco, perché ci culla, guida, è sia quieto che impetuoso, coltiva, nutre e ancor più significativo, continua a fluire costantemente e permette di portare anche i fardelli più pesanti con leggerezza, non perché glielo imponiamo ma perché è nella sua natura rendere leggera ogni cosa.

Sembra contraddittorio rispetto a quanto detto prima eppure è così, dobbiamo dare all’amore la possibilità di alleggerirci ma non possiamo imporglielo.

A pensarci è un cambio totale che ribalta completamente tutto ciò in cui abbiamo sempre creduto sull’amore.

Lo faremo lentamente,

con intervalli profondi.

Ti porterò l’intero fiume

coi suoi tronchi.

[pag 25]

La variabile del tempo

Franco Arminio rivaluta quindi quello che è l’amore liberato dalle corde temporali, non perché condanni le unioni longeve, anzi queste sue riflessioni ci aiutino a coglierne ancora di più la rara bellezza. Semplicemente accoglie l’empiricità del fatto che di Amore ne esistono anche altre forme alle quali la società da un lato non ci ha abituati, dall’altro ha condannato come scariche a livello valoriale, applicando su queste una lettera scarlatta semplicemente perché nella frenesia della catalogazione di massa, come si possono contemplare tutte le forme di puro Amore che possono nascere fra due esseri umani?

Ho riflettuto a fondo su questo. Un po’ perché ne ho avuto il tempo nei miei primi due giorni braidesi, un po’ perché in questa esplorazione mentale sono stata aiutata da quelle che sono state le evoluzioni inattese che, nell’arco di poche ore, mi hanno donato tanta vita.

Così sono giunta a questa conclusione, che non ha la pretesa – anche in questo caso – di essere eterna, semplicemente di essere la più pura e semplice verità a cui ad oggi sono giunta.

L’amore è amore, che lo si condivida per una vita intera oppure per il tempo di una notte. E puoi essere cert* che è stato Amore quando ti accorgi che ha lasciato qualcosa di buono in entrambi, perché lo si è autenticamente condiviso.

Non è più amore quello che dura dieci anni, rispetto a quello che dura una manciata di ore. Semplicemente nel primo ci si da reciprocamente la possibilità di esplorarne tutte le sfaccettature, avendo il coraggio anche di accogliere quelle che potenzialmente non ci piaceranno, perché troppo è il desiderio di avere quelle che invece desideriamo come l’aria.

Nel secondo caso uno dei due, decide che seppur riconoscendo la forza e la bellezza di quell’incontro, non è dispost* ad accogliere entrambi i lati della medaglia. 

Che gran peccato penso io, quando capita questo.

Eppure sarebbe stato ancora più uno spreco, negarsi anche il breve tempo che ci ha uniti.

Invidio

chi c’è nella tua stanza

e può ascoltare la tua voce:

una tazza, una matita,

una pianta.

[pag 30]

Accogliere il dominio e la sottomissione dell’amore

Una cosa è certa: l’amore richiede cuori impavidi, cuori da leone che come cavalieri devoti, si sottomettono (e qui prendo in prestito un’immagine di Carroll) alla loro Regina di cuori.

Sottomettersi all’altro reciprocamente, ancor più se avviene in contemporanea, è una delle esperienze più mistiche che io abbia sperimentato e che in generale ciascuno di noi potrà sperimentare nella sua vita.

Amore è unione, e unione è pura preghiera ma non in termini religiosi, piuttosto spirituali. Due corpi, due menti e tutte le emozioni che ne derivano, induco entrambi ad affidarsi completamente all’altro, con una fiducia che semplicemente si accoglie come tale, senza interrogarsi sul perché in maniera così naturale, accogliamo l’altro e ci lasciamo accogliere da esso.

Darsi a qualcuno è possibile

solo se sappiamo che l’amore

è una preghiera.

[pag 76]

Rimanendo sul puro piano emotivo, lasciarsi dominare significa avere profonda consapevolezza che l’altr* pur essendo nella condizione di ferirci sceglie e sempre sceglierà di farci del bene, perché accoglie il suo “nuovo” ruolo: colui/colei che trova appagamento nel prendersi cura di noi, così come noi vogliamo fare lo stesso a nostra volta, continuando nel mentre a far crescere le nostre singolarità di individui in armonia con l’altro.

Non è anche questa capacità di accogliere la dualità che si crea in un incontro fra due persone.

Prendendo in prestito il titolo stesso di questa raccolta di poesie d’amore, affermo che quando ci succede, tocchiamo l’infinito senza farci caso.

Non l’amore che ferisce ma la sua assenza

Insomma a conti fatti c’è effettivamente la possibilità di farsi del male ad un certo punto, ma è questo un motivo sufficiente per rinunciare anche alla bellezza di un Amore pienamente vissuto?

Penso di no, nonostante tutte le ferite ricevute, penso che si debba continuare ad accogliere l’Amore.

É certo che l’amore nella sua assenza, sia ciò che più di ogni altra cosa è in grado di romperci. Ma è proprio quando c’è stato tanto amore, che questo ha la capacità di farci brillare – se gliene diamo l’occasione – anche dopo il suo averci lasciati, perché per sua definizione l’Amore lascia qualcosa di bello e tutto illumina.

Se mi ferisci

mi dai

ciò che mi aspetto

dalla vita,

io sono cresciuto

in braccio

a una ferita.

Spezzami in due,

il buono

è la luce che nasce

quando ci spacchiamo.

[pag 42]

Accogliere l’amore

Tutto parte sempre da un incontro casuale, un incontro qualsiasi, inaspettato, imprevisto, completamente fuori da qualsiasi previsione in quel determinato luogo e in quello specifico momento. Eppure capita! Capita che due persone si incontrino, capita che si diano reciprocamente la possibilità di amarsi e capita che abbiano la capacità di costruirsi un bel pezzo di vita insieme e di rimanere pienamente se stessi. Quindi ad esempio una casa rimarrà una casa, come anche un campo aratro resterà tale, parimenti un pozzo e una fontana, eppure nell’unione con l’altro ciascuno di loro troverà l’ “uso” migliore delle proprie singole qualità, nell’unione con l’altr*.

L’amore è quando due persone

fanno una contrada.

Una è casa e l’altro è campo arato,

uno è pozzo e l’altra fontana,

una è la finestra e l’altro cane

che attraversa la strada.

[pag 110]

E come può esserci paura nell’essere la migliore versione di se stessi, anche, grazie a quella persona che sin dal primo incontro ci ha mostrato, nella naturalezza della non intenzione, tutto questo?

Semplicemente ama quindi, ampliando il concetto di “occasionale” che la società ci ha imposto, perché in realtà occasionale significa sia cogliere l’ “occasione”, sia crearne di nuove per essere autenticamente felici, condividendo la propria vita, trovando il proprio ritmo fatto di perfetto equilibrio tra distanze e presenze.

Sinossi

“Io non so che cosa sia l’amore. So cosa sono le intimità provvisorie. Non pensate a godimenti fuggitivi, a divagazioni non matrimoniali. Solo una visione vecchia di noi stessi e degli altri ci può far pensare all’amore come una cosa che prima non c’è e poi scompare e poi finisce. A me sembra che ci sono parti di noi che sono sempre in amore e altre che sono in fuga, sepolte e irraggiungibili. Ogni incontro bello, ogni intimità attinge un giacimento mitico e poetico del quale dobbiamo smettere di aver paura. L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo. Corpo che diventa foglia, albero, paesaggio. Corpo che fa ombra e fa luce, corpo assoluto e cordiale, per un’ora o per mezzo secolo. Riconoscere questa specificità dell’amore è la forma di resistenza alla globalizzazione delle emozioni, alla dispersione dell’intensità. Il corpo amoroso ci richiama alla vita da vicino, al suo sapore locale, preciso.”

Le poesie di Franco Erminio sono il resoconto quieto e febbrile di un cammino umanissimo e pure percorso dall’anelito a qualcosa di più grande. La parola poetica diventa rivelazione di una scintilla divina tra le nostre mani e canta un amore che forse non ci salva, ma senza il quale saremo soli in balia del tempo che scorre.

Info bibliografiche

Titolo originale: L’infinito senza farci caso (italiano)

Autore: Franco Arminio

Prima pubblicazione: Ottobre 2019

Prima pubblicazione in Italia: Ottobre 2019

La mia edizione: I edizione Ottobre 2019

Editore italiano: Giunti – Bompiani

Collana: –

Genere: Poesie

Numero di pagine: 122

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Frida Kahlo: tutte le “donne” dietro l’icona

Frida Kahlo: tutte le “donne” dietro l’icona

Libro su Frida Kahlo

ARTEBIOGRAFICO

Frida Kahlo: tutte le “donne” dietro l’icona

Frida Kahlo per appassionati di Allan Percy è una libro in cui ciascuna donna, trova l’autentica possibilità non solo di guardarsi dentro e riflettere, ma soprattutto di tirare fuori quella grinta che solo un personaggio come Frida Kahlo, che trae la sua iconicità dalla sua immensa forza come donna, può ispirare.

È questa una raccolta di citazioni che mostrano in parallelo la fragilità di questa donna eccezionale, e la sua voglia di trarre forza proprio dalle sue innumerevoli debolezze. Prima fra tutte? La sua ferrea volontà di donarsi e donare il proprio amore, perché quando si sente e si ama così tanto non si può fare altro che, donarlo! Un alert per i giorni nostri?! Attenzione a scegliere con più cura il/la destinatari* delle nostre fragilità ed emozioni più pure. Ti ricorda qualcosa?

24 GIUGNO 2023 – TORINO

ARTEBIOGRAFICO

Frida Kahlo per appassionati di Allan Percy. Ecco la mia recensione.

 

Sono molto felice di leggere Frida Kahlo per appassionati di Allan Percy a distanza ravvicinata da una mostra che ho visto a Torino. La parte più bella è stata la possibilità di scoprire la Frida Kahlo più donna che non artista, più umana e meno icona. E credo proprio che tolta la sovrastruttura (che è un pretesto) di scrivere un libro che sia una raccolta di citazioni famose di Frida Kahlo, conferire estrema umanità a questa icona pop, sia stato l’obiettivo di Allan Percy fin dal principio.

È lecito inventare verbi?

Voglio dirtene uno: io ti cielo.

Così che le mie ali si dispieghino enormi per amarti senza misura.

Frida siamo tutte noi tutte noi donne che abbiamo paura di non farcela, di non ricevere amore, di non avere successo, di essere tradite, abbandonate, usate; ma anche tutte noi donne forti e determinate che abbiamo degli obiettivi da raggiungere e tutto ciò che ci serve per farlo. Ecco Frida Kahlo è tutte le donne che ciascuno di noi può essere ed incarna tutte le “1000 me” che abbiamo dentro!

Scrivo questa recensione piuttosto distante da quando ho letto il libro, ma tutto il mio tempo l’ho usato per avviare il progetto @nonsonounasommelier in cui mi occupo di Wine Storytelling, dunque sono finita con lo scrivere questa recensione in parallelo con Se non ti vedo non esisti di Levante e ammetto che è stata una combinazione molto autentica nonostante inizialmente nemmeno io avevo colto alcune sfumature.

È lecito inventare verbi?

Voglio dirtene uno: io ti cielo.

Così che le mie ali si dispieghino enormi per amarti senza misura.

Mai in tutta la vita dimenticherò la tua presenza. Mi hai raccolta che ero a pezzi e mi hai reso integra, integra

Se ti comporti come se sapessi cosa stai facendo, puoi fare quello che vuoi

Se mi vuoi nella vita tua vita, sarai tu a farmici entrare. Non devo essere io a battermi per un posto.

Frida Kahlo: aforismi e icona pop

Frida Kahlo per appassionati di Allan Percy è una libro in cui troviamo la possibilità di riflettere, perché ci sono da un lato gli aforismi più significativi di Frida Kahlo e in parallelo troviamo anche una riflessione su ciascuno di essi. L’impaginazione prevede infatti che l’aforisma funga da “titolo” che lascia spazio ad un flusso di riflessioni che non solo lo spiegano, ma lo arricchiscono di riferimenti “altri” che ci spingono tanto ad interrogarci in maniera consapevole, quanto ad esplorare a fondo la donna che c’è dietro l’icona pop.

La selezione di citazioni di Frida Kahlo qui proposta ci spinge alla ricerca dell’autoconsapevolezza e soprattutto ci offre proprio “quella” (ciascun lettore troverà la sua) frase che ci serve da stimolo da sprono.

Piedi, perché li voglio se ho ali per volare?

Oramai siamo abituati a figurarci Frida come se fosse esclusivamente un personaggio; leggere invece della sua passionalità e del suo linguaggio diretto la riporta ad uno stato più terreno e quindi a noi più prossima. Leggere della sua profonda umanità e ingenuità, ci fa sentire come se non fossimo poi così tanto strane come pensavamo di esse e come forse qualcuno troppo spesso ci ha detto che invece eravamo.

Ultimamente su Instagram mi capita di vedere spesso dei reels con queste donne che diffondono il messaggio: “Non voglio essere bella voglio essere iconica” e Frida Kahlo era ed è certamente una delle figure femminili più iconiche di sempre. La stessa copertina di questo libro la ritrae come un’icona pop.

Dipingo me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio

Dipingo me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio

Dipingo me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio

Quarta di copertina del libro Erotica di Ghiannis Ritsos

Il caos dentro

Chi è una persona creativa ha anche un animo caotico

Sono parole leggiamo tra le pagine di questo libro, e decisamente ben si prestano a descrivere la personalità fuori dal comune di Frida Kahlo. Lei è stata una donna che ha tanto amato, non solo “gli altri” ma la vita nella sua totalità e complessità; e tutto questo ha evidentemente ispirato la mostra stessa che ho avuto modo di visitare dal titolo eloquente “Il caos dentro“.

Una mostra che focalizzandosi sulla donna rispetto all’artista, proponeva anche molte fotografie in bianco e nero che mostravano la sua bellezza nel senso oggettivo del termine. Un po’ perché era una donna dall’estetica molto particolare, un po’ perché nei sui celebri autoritratti lei stessa ha enfatizzato i suoi “difetti”, ma nella maggior parte dei casi Frida viene definita appunto iconica e certamente non bella. Una percezione questa che lei stessa aveva di sé, ma che non la limitavano nell’incarnare la sua cultura con abiti e gioielli assolutamente identitari. Abiti che non passano inosservati per una donna che aveva una capacità di pensiero che non poteva non essere ascoltata, così noi ancora oggi leggiamo i suoi aforismi, le sue citazioni, ammiriamo le sue opere e ci immergiamo nella sua vita per imparare da questa “mentore” quanto più ci è possibile.

In ogni cosa può esserci bellezza, anche in quelle più orribili

Ciò che non mi uccide mi nutre

A volte devi dimenticare ciò che provi e ricordare ciò che meriti

Sinossi

Tra le personalità più carismatiche e più amate di tutti i tempi come donna, artista e intellettuale, Frida Kahlo ci regala 60 pillole di saggezza ribelle, al di sopra delle convenzioni. Come i quadri, anche gli scritti di Frida trasmettono il suo attaccamento viscerale alla vita, vissuta fino all’ultimo con coraggio. Un manuale di self-help per lettori ispirati che unisce arte, letteratura e psicologia.

Frida Kahlo non ha bisogno di presentazioni: è l’emblema di libertà, creatività e amore incondizionato al suo compagno e alla sua arte, alla vita con tutte le sue contraddizioni. Uno dei suoi ultimi dipinti racchiude la sua essenza. Su una fetta di anguria è incisa con un coltello la frase “Viva la vida”, ripresa dai Coldplay nel loro celebre album, e di recente titolo di un bellissimo docufilm sulla grande artista messicana. Una simile dichiarazione da una persona che ha vissuto dolore, malattia e disabilità, oltre all’incomprensione della sua opera da parte dei contemporanei, ha un valore in più: ci dice che possiamo trascendere le circostanze, creare il nostro mondo.

Info bibliografiche

Titolo originale: Frida para apasionados (spagnolo)

Titolo: Frida Kahlo per appassionati

Autore: Allan Percy

Prima edizione: 2019

Prima edizione italiana: 29 settembre 2021

La mia edizione: I edizione – Settembre 2021

Editore italiano: Giunti

Collana: –

Genere: Biografico

Numero di pagine: 68

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Nell’arte della guerra trovi le risposte che stavi cercando

Nell’arte della guerra trovi le risposte che stavi cercando

Recensione dell'arte della guerra di Sun Tzu

GRANDI CLASSICIGROWTH, MIND & BODY, SELF HELPTRATTATO

Nell’arte della guerra trovi le risposte che stavi cercando

Leggendolo ti rendi immediatamente conto di quanto sia attuale e potente nel suo essere quasi in grado di rispondere esattamente alle domande più importanti che possono riempire la tua mente. Come se le risposte e il significato emergesse direttamente da chi lo legge e non dal “Maestro Sun” che lo ha scritto.

7 NOVEMBRE 2022 – TORINO

GRANDI CLASSICIGROWTH, MIND & BODY, SELF HELPTRATTATO

L’arte della guerra di Sun Tzu: un testo adattivo

La grande forza de L’arte della guerra di Sun Tzu, il suo shi, sta nell’essere (con mia enorme sorpresa) un testo adattivo.

Come se il significato stesso di quello che è scritto in questo antico testo, che risale nella sua forma finale al IV secolo a.C., avesse la sorprendente capacità di mutare in funzione della persona che lo legge. Sembra quasi essere in grado di fornirci le giuste risposte o meglio la giusta strategia, per affrontare al meglio qualsiasi circostanza ci si possa presentare, come se conoscesse già in che particolare momento della nostra vita ci troviamo.

Come in tante altre occasioni, anche questo è per me un libro legato ad un viaggio. L’ho comprato nella libreria Giunti all’interno della stazione di Genova “Piazza Principe” e sembrava quasi essere lì ad aspettarmi. Così dopo anni che volevo leggerlo, la bellezza di questa edizione Giunti mi ha assolutamente conquistata e sono finita con il leggerlo tutto d’un fiato sul treno che che mi riportava a casa da Genova a Torino.

Non amo molto fare troppe ricerche propedeutiche alla lettura di un nuovo libro, così mi ci approccio in maniera neutrale e imparziale, dunque sono rimasta sorpresa della struttura “ad elenco” dei tredici capitoli che compongono L’arte della guerra di Sun Tzu.

Tredici capitoli che fungono da sapiente bussola aforistica, utile per orientarci quando ci troviamo ad affrontare delle sfide. E dico sfide perché la guerra per il lettore moderno significa questo: sfide, avversità, abbandono delle zone di comfort, crescita, evoluzione e tutto quanto possa rappresentare per noi una conquista o una vittoria.

E soprattutto riportare l’attenzione all’interno di noi stessi, come quando il Maestro Sun ci dice:

L’arte della guerra non è confidare che l’altro non arrivi ma contare sul fatto che sarò ad aspettarlo; non è confidare che l’altro non attacchi ma contare sul fatto che io sia inattaccabile.

Conosci l’altro…

In questa meravigliosa edizione Giunti de L’arte della guerra di Sun Tzu, troviamo che alcuni termini sono stati mantenuti volontariamente nella loro lingua originale. Quelli più significativi sono:

Shi – potenza

Dao – via, strada da seguire

Qi – forza vitale

Personalmente valuto positivamente questa scelta, perché in maniera emblematica ci consente di leggere/tradurre al meglio per la nostra comprensione, quello che “il Maestro Sun” ci tramanda.

Ed è questo un punto cruciale in termini di strategia: la conoscenza profonda, che è il primo vero terreno di scontro su cui dobbiamo vincere prima anche solo di pensare di cercare la vittoria nel senso stretto del termine.

Perciò si dice: se conosci l’altro e conosci te stesso, vincerai cento battaglie; se non conosci l’altro ma conosci te stesso, una volta vincerai e un’altra sarai sconfitto; se non conosci l’altro e non conosci te stesso, ogni battaglia sarà una sconfitta certa. 

Come l’acqua regola il suo flusso in base al terreno l’esercito deve determinare la vittoria basandosi sull’avversario.

…conosci te stesso.

Conoscere profondamente la realtà, l’avversario che andremo ad affrontare è solo una parte della nostra preparazione. Quella forse più complessa e sottovalutata è invece quella che riguarda la conoscenza di noi stessi. Solo conoscendo sia l’esterno che l’interno avremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conquistare tutto quello, verso il quale rivolgiamo le nostre mire.

Pertanto vincere 100 battaglie su 100 non è il massimo della destrezza, il massimo della destrezza è una guerra in cui si sottomette il nemico senza combattere.

La guerra è la via dell’inganno.

Perciò, se sei capace, mostrati incapace.se sei pronto alla guerra, fatti vedere impreparato.

Se sei vicino, dai mostra d’essere lontano; se sei lontano, fai sembrare di essere vicino.

…vince chi attende previdentemente l’imprevisto…

Considerando ciò come il nostro Dao, ovvero la via da seguire, ci sentiremo sempre sicuri di poter usare le debolezze dell’altro e i nostri reali punti di forza al fine di avere quella “vittoria” che prima sembrava lontana.

Gli abili guerrieri dell’antichità agivano innanzitutto in modo da non poter essere vinti e attendevano che il nemico potesse essere sconfitto.

L’arte della guerra spiega la resilienza

Essere resilienti, esplorare e quindi adattare i nostri reali punti di forza in funzione delle circostanze, è questa la vera forza che dobbiamo e possiamo coltivare in noi stessi.

Chi è in grado di ottenere la vittoria adattandosi alla mutevolezza del nemico può essere definito un Dio.

Avere sempre la fiducia nella vittoria che possiamo ottenere mostrando il coraggio di esplorare il nuovo…

Pertanto non ripeterti in caso di vittoria ma piuttosto adatta le tue formazioni all’infinità delle circostanze.

…consapevoli ancora una volta di quando siamo forti e quindi capaci di fronteggiare le nuove sfide; rispetto a quando dobbiamo invece raccogliere le nostre forze rimandando l’attacco. Dunque impariamo l’arte della pazienza, dell’attesa e del silenzio.

In guerra, dunque la potenza non è costante così come nell’acqua non è costante la forma. 

Maestri di noi stessi per guidare l’esercito della nostra community

Il Maestro Sun disse”, con questa frase si aprono tutti e tredici i capitoli di questa pietra miliare. Un filo rosso, nemmeno così sottile, unisce la saggezza che abbiamo tra le mani quando leggiamo L’arte della guerra di Sun Tzu alla nostro spirito guerriero: trova la vittoria prima in te stess*, nella tua mente.

Solo iniziando da noi stessi, essendo la prima vera nostra guida possiamo poi pensare di guidare altri a seguirci. 

Forse per deformazione professionale la mia mente è naturalmente rivolta ai social network.

Solo chi ha davvero una sua consistenza, Shi, Dao e Qui molto forti oggi riesce ad attrarre il favore di molti, concretizzando quella che è una vera e propria community per usare un termine decisamente attuale. Community è il nostro esercito moderno dove a migliaia seguono gli input di un singolo. Questo significa essere una guida per gli altri e questa stessa responsabilità sociale e collettiva ci spinge a seguire i migliori dei precetti e una vita retta per poter essere poi da esempio per gli altri.

Con ordine affronta il disordine, con calma affronta il clamore. Così governa lo spirito.

Questo perché:

l’arte della guerra non è confidare che l’altro non arrivi ma contare sul fatto che sarò ad aspettarlo; non è confidare che l’altro non attacchi ma contare sul fatto che io sia inattaccabile.”

Di norma, i principi da osservare quando si invade prevedono che: più ci si addentra più ci si concentra sull’obiettivo, meno ci s’addentra più ci si disperde.

Per questa ragione, non si batte per allearsi con il resto del mondo, non alimenta il potere del resto del mondo, ma sfida a se stesso e tiene il nemico sotto scacco. Così riesce a espugnare le città fortificate e arrovesciar nello Stato.

Questo viene detto “riuscire con ingegno e abilità”.

La vittoria è figlia dalla strategia e dell’introspezione

Se si accorda ai tuoi interessi, agisci; se va contro il tuo interesse fermati.

La strategia è il mondo (volendo citare Felicità in questo mondo) da tutto ha inizio e tutto si genera.

Partire anzitutto da quello che vogliamo ottenere per poi agire, o meno, in funzione della conquista finale. Nella sua banalità logica è esattamente la chiave di volta per garantirci il successo.

Strategia e introspezione sono le lezioni che sento più affini e che chiaramente ci vengono trasmesse in L’arte della guerra di Sun Tzu. E ritengo che siano il reale motivo per cui questo libro, ripeto risalente al IV secolo a.C., è stato preso come modello di riferimento così a lungo.

Il lettore contemporaneo infatti vive l’argomento della guerra come un pretesto per affrontare tematiche più profonde e attuali in termini umani e personali.

Pertanto, la ragione per cui un sovrano illuminato e un buon comandante vincono sempre ogni qualvolta decidano di agire, distinguendosi dalla maggioranza grazie loro successi, risiede nella capacità di fare previsioni.

Altro spunto riflessivo connesso alla conoscenza profonda, e ancora all’introspezione è il concetto di economia, intesa sia come risparmio che come costo materiale ed emotivo connesso ad una vittoria indipendentemente da quale questa sia o la si intenda.

In conclusione la vera vittoria è quella che lo stratega raggiunge avendo già contezza di averla ottenuta, solo così si avrà una significativa economia che ancora una volta porta la mia mente ad altri concetti, in questo caso: alla regola dell’80-20.

Info bibliografiche

 

Titolo originale: Sunzi bingfa

Titolo: L’arte della guerra

Autore: Sun Tzu

La mia edizione: Prima edizione: Ottobre 2021

Editore italiano: Giunti

Genere: Trattato

Numero di pagine: 93

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